Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

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Su, su, guardate, guardate...

sabato 11 agosto 2012

Frammenti: Il Dono P.3

Sono di parola.
Magari sto per tirare le cuoia causa clima terrificante (io sono pur sempre una foca!), ma sono di parola.
Per cui posto un pezzetto del racconto della nostra amica Eva, così per un paio di giorni sono tranquilla, e voi che passate per questi lidi, avete qualcosa da leggere.
Avevamo lasciato Eva con le sue considerazioni piuttosto amare sull'andamento della sua vita, dove niente sembrava andare per il verso giusto, finché un giorno...
**********************************
Erano le sei del mattino quando suonò il telefono, e io ero andata a dormire alle due e mezza per finire delle traduzioni.
Ho sempre avuto una rapidità di risveglio pari a circa un millesimo di secondo, per cui la maggior parte della gente che mi sveglia (si, succede spesso) è convinta che io non dorma mai.
Pronto, pronto?” Sentii dall’altra parte del filo: “Eeehiiiii? C’è qualcuunooo?”
“Si!”, risposi seccata: “Si può sapere chi è?”
“Oh! Ma davvero, sento una voce! Che cosa affascinante!”
Ecco” pensai “Ci mancava la scappata dal manicomio!”
Eeevaaa? Seeei tuuu?” disse la voce, mandandomi nel panico: chiunque fosse quella spostata, cercava proprio me.
“Si, ma chi è?” chiesi pentendomi di aver ammesso la mia identità: “Yhuuhuuu, Evaaa! Sono la zia Greta! Ti ricordi di me?
“Chi? No, c’è un errore! Non ho una zia greca!”
“Certo che ce l’hai cara! Non ci vediamo da molto tempo, è vero, ma…ero al tuo battesimo, ricordi?”
Avevo due mesi al mio battesimo, non mi ricordo no!” strillai uniformandomi al tono della mia interlocutrice. La voce all’altro capo del filo fece una faccia molto imbronciata: “Oh, che peccato!”
“Beh” aggiunse subito rianimandosi: “Ho alcune foto, vuol dire che le porto, così mi vedi, eh?”
Alzai gli occhi al cielo: “Scusa, presunta zia, ma se le portassi di persona, che ragione avrei di vedere le foto, dal momento che ti vedrei dal vero?” (Oddio, che non succeda mai!)
“Hai ragione! Bene, allora ti è comodo domani alle cinque? Del pomeriggio, intendo!”
cos…?!?! Che diav…?!?!?
Cosa? No, non ho capito…scusa, che intendi dire? Domani pomeriggio cosa?!?”
“Domani arrivo alla stazione alle cinque, cara. Vengo a trovarti, non sei contenta?”
“M-ma…ma che contenta, io ho un sacco di impegni, il lavoro e…e poi non so nemmeno chi tu sia! Che ne so se sei davvero mia zia, non ti ho mai manco sentita nominare!”
“Ma porto le foto, cara, così mi vedi!”
Ma da dove era sbucata questa pazza?!? E come aveva avuto il mio numero?
“Senta, signora, deve esserci un errore, io non la conosco, non so chi lei sia e non vengo a prenderla da nessuna parte, né domani, né mai! La prego di lasciarmi in pace, buonanotte!”
“…Eva?”
D’accordo, sapeva il mio nome e ammetto che Eva non è il nome più comune di questo mondo, ma…
“…Si?”
“Tu sei dislessica, vero?”
??????????????????????
“Come fai a saperlo?”
“Tesoro, io c’ero quando hai iniziato a camminare, lo so che non hai gattonato! Ho cercato di spiegare a tua madre la situazione, ma…”
Un momento! Quando io avevo appena un anno, qualcuno aveva capito e aveva tentato di spiegare?!?
“E lei come ha reagito?” domandai d’impulso. Percepii un sorriso, al di là del filo: “Oh, beh…mi ha buttata fuori di casa, naturalmente!”
…Forse, dopotutto, era davvero mia zia.

Alle dieci suonai alla porta dei miei: “Abbiamo da qualche parte una zia Greta?” feci a mio padre senza preamboli. Lui impallidì: “Oh, cielo! Si, l’avevamo, ma non la sento da decenni, non so nemmeno se sia ancora viva! Perché me lo chiedi?”
“Beh, deve essere viva, visto che arriva domani” lasciai cadere con nonchalanche.
Mio padre si sedette: “Ah!”
Beh? Tutto lì? Mi sarei aspettata una reazione un po’ più vivace.
“In ogni caso, il mio numero dovete averglielo dato voi, dal momento che non sono sull’elenco, no?”
Mio padre esitò: “Oh, no, vedi…lei è…è, ecco, come dire…deve avere avuto, ehm, altre fonti. No, lei non avrebbe mai chiamato qui e, se lo avesse fatto…”
In quel momento entrò mia mamma: “Chi non avrebbe fatto cosa?” chiese allegramente: "Greta” fece laconico mio papà: "Ha chiamato". La mamma si immobilizzò. Si lasciò cadere sulla sedia più vicina e restò a fissarlo.
Cavolo, questa zia Greta mi stava sempre più simpatica: bastava il nome per riuscire nell’impossibile compito di zittire mia madre!
“Ma tu…” iniziò dopo un po’: “Tu cosa le hai detto?”
“Io? Io manco so chi sia! Cosa lei ha detto a me, piuttosto!” protestai.
Mia mamma, improvvisamente, scoppiò a piangere, con quel suo caratteristico boato: “Buhuuuuu! Eccooooo, tu adesso te ne vai con lei e ci lasci soli per sempreeeee! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per teeeeee! Ah, che figlia ingrataaaa! Buhuuuuuuu! Vergognatiiiiiiiiii!!! Buhuhuhuuuuuuu!!!”
“Veramente devo solo andarla a prendere in stazione alle cinque di domani. Anzi, pensavo di chiedervi una foto, così ho un’idea di che faccia possa avere…anche se, dopo tutti questi anni…”
Mia mamma pianse ancora più forte, tanto che temetti che i vicini avrebbero chiamato la polizia: “Spero non vorrai buttarti di nuovo dal balcone!” sospirai.
Spesso mi ero chiesta se non nascondesse qualche antenato napoletano, vista la sua incredibile abilità nella sceneggiata. Anzi, doveva essere imparentata con il re di tutte le sceneggiate!
“Lo vediiiiii?!? Guarda cosa mi toccaaaaa! A meeeeee, che ho sempre fatto di tutto per teeeeee, e tu mi ripaghi cooosììììì! (“ok, ma così come?”) Eeeeccoooo! Ma dove, dove abbiamo sbagliato?!? Sono stata troppo buona, troppo generosa, ecco, cosa! Avrei dovuto farti filare di piùùù, usare le maniere forti, buhuuuu! Dovevamo usare la cinghiaaaa! Buààààààààà!”
“Scusa…ma di che cosa stiamo parlando, esattamente?”
“Si, ecco, lei pensa che la zia voglia…beh…portarti via, ecco. Per sempre!”
(Ah va’?!?) “Oh, davvero? E ove ardirebbe condurmi, immagino contro la mia volontà, codesta zia di così infame condotta?”
“Dai, Eva, smettila di ironizzare! Tua madre è sempre stata terrorizzata da Greta. Sai, quando eri piccola ha perfino insinuato che tu fossi anormale, pensa come mamma e io ci siamo rimasti!”
Non ha insinuato che fossi anormale! Ha detto che ero dislessica, che è esattamente quello che sono, per la miseria! E se voi l’aveste ascoltata, io non avrei avuto un sacco di grane che ho avuto e probabilmente adesso sarei laureata!”
“Kkkattiiiiivaaaa!!! Lo vedi come sei cattiva con nooiiiiiii?? BUHUUUUUU! Ti inventi queste sciocchezzeeeee, e noi che ti abbiamo sempre trattata come una principessaaaaaaa, BUHUUUUUUU! Avrei dovuto buttarmi dal balcone tanto tempo faaaaaa!!!”
“Si, mamma, per esempio quella volta che in seconda elementare ho preso quattro di dettato perché la penna macchiava. Solo che adesso non ho più sette anni e la scena l’hai ripetuta qualche migliaio di volte di troppo per essere credibile. Però pensa: potremmo metterti un bell’epitaffio, no?
‘Si gettò nel vuoto per un dettato’
o hai qualche altra idea?”
BUUHUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!!”
“…Appunto!”
“Dovresti smetterla di provocarla, Eva” protestò debolmente mio padre, pulendosi gli occhiali.
Era sempre stato molto sollecito nel tenerle le parti e nel disperarsi ogni volta che lei minacciava di buttarsi dal balcone o sotto un treno, ma evidentemente aveva superato anche lui il limite oltre il quale, se si da ancora credito a certi comportamenti, significa che si è veramente cretini!

L’indomani alle cinco de la tarde, parcheggiai in stazione.
Alla fine mio padre mi aveva dato una foto, proprio del mio battesimo, dove, tra vari volti noti, vidi una signora dai vaporosi capelli biondi sotto un cappellino con fiore e veletta che mi fece pensare a Clarabella.
Non sapevo con che treno sarebbe arrivata e nemmeno da che direzione, ma più osservavo la foto, più ero perplessa.
Il giorno prima non avevo fatto molto caso alla frase di mio padre sul fatto di non sapere nemmeno se la zia Greta fosse ancora viva, ma ora mi sorgevano legittimi dubbi: la zia era in realtà zia di mio padre, il quale aveva sessantatre anni. Nella foto aveva i capelli biondi striati di bianco, un visetto tondo e grazioso, ma non doveva avere meno di una cinquantina di anni. Niente rughe, niente guance flaccide, ma ero convinta che fossero più sessanta che cinquanta, anche se non riuscivo razionalmente a spiegarmi il perché.
Dal mio battesimo erano passati più di trent’anni, però! Quanto era anziana, esattamente, la zia Greta? E viaggiava da sola? E se avessi scoperto che soffriva di Alzheimer ed era scappata alla guardia della badante?
“Eeevaaaaaa, yuuhuuuu, sono quiiii!”
LEI mi aveva riconosciuta? Io ero quella che era cresciuta un bel po’ e anche quella che aveva la foto e LEI chiamava ME?
Vidi venirmi incontro una signora appena diversa da quella della foto, con un cappellino marrone ornato da alcuni fiorellini, una grossa borsa stile Mary Poppins e un abito quasi della stessa epoca.
A dirla tutta, la zia Greta sembrava uscita da un film Disney degli anni sessanta…
Avvicinandomi le presi la borsa, che quasi mi schiacciò al suolo e che la deliziosa vecchietta portava come una borsetta da sera: “Oufh! Ehm…zia, hai fatto buon viaggio? Ma come hai fatto a riconoscermi?”
“Ma tesoro, vuoi che la zietta non riconosca la sua nipotina adorata? Ma guardati, sei sempre uguale, non sei cambiata per niente, sai? Certo sei cresciuta un bel po’!”
“Zia? Ho trentadue anni e sono un metro e settanta! Come faccio a non essere cambiata?” lei sorrise. Aveva un grazioso viso rotondo, i capelli bianchi e vaporosi, praticamente nessuna ruga e profumava di violetta: “Si, cara, sei davvero cresciuta!” rispose dolcemente, partendo a razzo verso l’uscita.
Restai imbambolata a guardarla, poi afferrai la borsa con entrambe le mani e la condussi alla macchina.
La zia si sistemò sul sedile del passeggero con la borsa sulle ginocchia (non volle saperne di metterla nel bagagliaio), si guardò attorno soddisfatta, diede delle piccole pacche al cruscotto, facendo i complimenti all’auto per come fosse carina ed esclamò: “Ma guarda, mi mancava proprio questa tremenda puzza di città! Ogni tanto fa bene un po’ di sano inquinamento, no? Ti fa apprezzare di più la sua assenza! E poi è così esotico!”
Beh, non sapevo se la zia avesse o meno l’alzheimer, ma di sicuro era fuori come una capra siberiana.
Il tragitto dalla stazione a casa mia non era lungo, ma c’erano quattro semafori che facevano la differenza: si potevano impiegare sette minuti o settantadue a seconda se li si acchiappava verdi o rossi.
Quel giorno erano verdi, tutti tranne l’ultimo, dove alcuni vigili controllavano lo scorrimento intorno ad un cantiere, così zia Greta impiegò i dieci minuti di attesa commentando tutto quello che vedeva, vigili compresi: “Guarda, Eva! Come sono buffi quei signori vestiti tutti uguali, a parte che la signorina ha la gonna! Dici che sono di un collegio? Non sono un po’ grandicelli? E cosa fanno proprio in mezzo alla strada, disturbano! Vedi che hanno fatto fermare tutti! Vado a sgridarli!” e fece per uscire dall’auto: “NO!!! Per carità! Sono vigili, è il loro mestiere fermare le macchine!”
“Davvero? E che genere di mestiere sarebbe? Non c’è già abbastanza caos così, senza che ci si mettano anche loro?” e continuò a fissarli imbronciata finché, osservandoci con sospetto, uno dei tre si avvicinò e bussò leggermente al finestrino: “C’è qualche problema?“ mi chiese sbirciando la zia, che a sua volta lo scrutava: “No, no signor vigile, la signora è mia zia e viene pochissimo in città, non capiva come mai ci fosse tanto imbottigliamento” risposi con un sorriso smagliante. L’uomo annuì comprensivo, lanciò un ultimo sguardo alla zia e poco dopo ci diedero il segnale di muoverci.
“Ma zia, da dove vieni? Da te non ci sono i semafori e i vigili?” lei sembrava davvero molto, molto sorpresa: “Sefa…seraf…cosa sarebbero?”
“Semafori! Semafori, zia! Quei cosi con tre luci, rossa, gialla e verde!”
“Ah, queeelli! No, non ne ho mai visti…ora che ci penso, c’è un coso simile a Chiusa, proprio vicino alla stazione, ma non sapevo avesse le luci, non l’ho mai visto acceso! A che serve? Io l’ho sempre trovato così bruttino!”
Ero basita: “Non ci sono semafori?” intanto parcheggiai sotto casa, dove, incredibilmente, c’era un posto libero proprio davanti al portone. Afferrai la borsa, che mi parve più pesante di prima, e mi misi a cercare le chiavi, mentre tentavo di indagare.
La zia non mi ascoltava: continuava a guardare tutto, e toccare tutto, come i bambini piccoli: “Oooh, cara, cosa sono tutti questi bei bottoncini?”
“Sono campanelli, zia…NO, FERMA CHE FAI?!?!?!?! NON SUONARLI!!!!”
Troppo tardi.
Al colmo della vergogna infilai furtivamente e molto velocemente la zia, me e la borsa nel portone, mentre dal citofono cominciarono a sentirsi raffiche di “Chi è?” sempre più seccati. Per fortuna nessuno aveva visto la scena e tutti avrebbero pensato ai soliti ragazzini maleducati, nei confronti dei quali mi sentii terribilmente in colpa.
“Oh, cara, che bello, hai un balcone! E dà proprio sull’incrocio! Chissà quante cose interessanti vedrai…un sacco di ingorghi pittoreschi, immagino?”
“Ingorghi pittoreschi? Ma che…zia! Zia, dobbiamo parlare! Ascolta!”
“Guarda queste piante, che carine! Come riescono a crescere tutte sole?”
“Zia…sole? No, non sono sole, ci sono io e…ma vuoi ascoltarmi? Non puoi combinare guai come suonare i campanelli di tutto lo stabile e infastidire i vigili e…ma cosa stai facendo?” chiesi vedendo che la zia si chinava sulle mie rose galliche chiacchierando fittamente: “Sto convincendo questa pianta a crescere, cara! Non vedi com’è triste?”
“Veramente? Non saprei, mi pare stia benino…insomma, non distrarmi, lo stai facendo apposta! Intanto dimmi da dove vieni, com’è possibile che tu non abbia mai visto un semaforo, un vigile o un campanello? E poi…sei già stata qui, quindi queste cose le conosci, no?”
Mia zia si voltò come non avessi parlato e aprì la borsa: “Ti ho portato un po’ di viveri, cara…anche tu sei patita, come le piante. Ma adesso che c’è la zia, vedrai che andrà tutto bene!” e iniziò a tirar fuori un enorme barattolo di miele, un paio di salumi dal profumo irresistibile, formaggi, conserve, marmellate…ecco perché quella borsa pesava tanto, anzi, non capivo come facesse a starci tutta quella roba…che fosse davvero la borsa di Mary Poppins? Ma no, che assurdità, che cosa andavo a pensare?
“Ehm…zia? Ma quanta roba hai portato? Mi ci vorranno anni a finirla! E poi…non sai nemmeno se sono allergica a qualcosa, o se sono celiaca o…”
“No, non sei eliaca…sei nata verso mezzogiorno, pigrona!”
“Ho detto…oh, non importa!”
La zia aveva finito di estrarre i viveri dalla borsa, finalmente, e ora il mio tavolo era ricoperto di vettovaglie di ogni genere. Tutta roba che avrebbe meritato certificazione e garanzia, a giudicare da aspetto e profumo e che, a comprarla, mi ci sarebbe voluto un finanziamento.
“Ho portato qualcosa anche per te, tesoro!” esclamò la zia estraendo delle piccole scatole che non avevo mai visto, ma riconobbi come pappe per gatti.
Il mio Miky, che era rimasto prudentemente nascosto ad osservare l’intrusa fino a quel momento, si materializzò improvvisamente: “Zia? Come sapevi che ho un gatto? Insomma, papà dice che non gli hai parlato e di sicuro non hai avuto contatti con la mamma, quindi…”
“Ma cara! La tua zietta preferita sa cosa va bene per te, no? Se non ci fosse stato un gatto, non saresti stata mia nipote!” esclamò grattando il mento di un Miky particolarmente radioso.
“ZIA! ORA BASTA, DOBBIAMO PARLARE!”
“Oh cara, ma quanta fretta! Sono appena arrivata, non ti vedo da quando eri alta così e non mi offri nemmeno un tè?”
Cavolo, aveva ragione! “Zia…certo che ti offro un tè e ti porto anche a cena fuori (con tutto quel ben di Dio non avrei fatto la spesa per due mesi, potevo scialare!), ma ci sono un sacco di cose che devi spiegarmi!”
“Ma abbiamo tutta la vita per questo, cara!” rassegnata a quel tornado dai capelli d’argento, presi la teiera e scelsi del tè al fior di loto.
Michelangelo Merisi da Scarafaggio…Caravaggio, detto Miky, il mio mezzo Siberiano, si era accomodato sulla sedia di fianco a lei e faceva fusa a manetta.
Non aveva tentato di slacciarle le scarpe, strappare la veletta dal cappellino, infilarsi nella borsa e nemmeno di aprirsi le scatolette nuove. E tutto questo non era da lui.
Misi a scaldare l’acqua, ne feci scorrere di molto calda dal rubinetto e la versai nella teiera di coccio, togliendola poco dopo e ripetendo l’operazione un paio di volte, poi misi le foglioline sul fondo ancora caldo: “Dovresti mettere un paio di pietre” disse la zia. Mi voltai a guardarla: pietre? Nel tè? In che senso?
Lei aprì la borsa, prese un sacchettino di velluto nero e mi fece segno di tenderle la mano.
Quando guardai, dentro splendevano cinque cristalli di smeraldo da taglio grossi come l’unghia del mio pollice, di un verde per cui l’unica definizione era ‘perfetto’.
Mi lasciai cadere sulla sedia: “Ma zia! Ma dove li hai presi? Sei stata in Colombia?” lei ridacchiò: “No, pare non sia molto prudente. Le Alpi sono generose, se le sai prendere”
Sapevo, naturalmente, che in diverse valli si possono trovare smeraldi, ma non avevo mai visto niente di quella qualità. “A casa ne ho in associazione con Quarzo, Fluorite rosa, Aragonite…una vetrina piena, tutti diversi. Non ti andrebbe di vederli, cara?”
Veramente al momento non riuscivo proprio a connettere: “…grbl…”
“Immagino che voglia dire si…”
“A proposito” continuò subito dopo: “Ti ho portato un regalino, sai, non mi andava di venire a mani vuote e contando di fermarmi qualche giorno…” disse armeggiando ancora nella borsa: “Come regalino? E tutto questo ben di Dio?” protestai riprendendomi dalla contemplazione degli Smeraldi: “Oh, ma quelle sono soltanto un po’ di provviste, io intendevo un regalino vero, tutto per te, da conservare!” disse estraendo finalmente un pacchettino di circa quindici centimetri di diametro: “Ecco” disse umilmente: “Spero ti piaccia…”
Lo scartai con cautela. Avvolto in uno strato di bambagia, spuntò un grappolo di quarzi di qualità straordinaria, perfetti, trasparenti e, incredibile, perfettamente ialini al centro e morioni intorno, a corona intorno ai primi.
La matrice era cosparsa di cristallini di pirite inframezzati a splendidi, piccoli romboedri rosa acceso.
Restai come un’ebete a bocca aperta per un tempo interminabile: “È un po’ piccolino, ma quel giorno ho cercato per tutto il pomeriggio un pezzo speciale e alla fine ho trovato questo. Sai, ce n’erano di più grandi, ma non erano così luminosi e poi…beh, avevo qualche difficoltà a prenderli. Questo, invece, era incastonato nella roccia solo per quella parte lì, vedi?” Le sue parole mi riportarono alla realtà: “Vuoi dire che l’hai estratto tu?!? Che sei andata in Montagna, ti sei infilata in un buco e hai scalpellato questo?!?”
Lei parve sorpresa: “Ma certo, cara, vuoi mica che lo facessi fare a qualcun altro, no? Che regalo sarebbe stato?” Non riuscivo a chiudere la bocca.
Improvvisamente sentii qualcosa pungermi gli occhi: “Oh, zia!” dissi abbracciandola.
Era davvero fuori come una capra. Siberiana, naturalmente, di quelle che non hanno mai visto un ovile nemmeno in fotografia, ma adorabile!
“Zia…sono quarzi di La Gardette! Valgono un sacco e…”
“Oh, no, cara, non sono di La Gardette, sono di Forno di Morione! Vengono da una fessura a mezz’ora dietro casa mia” spiegò ridendo, rossa per l’imbarazzo.
“Il tuo paese si chiama Forno di Morione?” esclamai: “Non oso chiederti quale sia la vostra attività principale, eh?”
“Oh, certo, in effetti è una zona di pascolo…ci sono un sacco di api, vacche, capre, lupi…marmotte e camosci. E giusto qualche cristallino qua e là. Due o tre forni che ancora…sfornano roba così. Vedi, la nostra specialità è l’associazione Quarzo-Fluorite rosa. E anche Ametista, ce n’è parecchia, sai?”
(Arf! Arf! Pensai con la bava alla bocca, due o tre forni?!? Ametiste, Fluorite rosa?!?)
“Eva? Non dovresti mettere l’acqua nella teiera? Magari con un paio di quegli Smeraldini, eh?”

(...continua link p.:4)

8 commenti:

  1. ciao!che simpatica la zia...e che scrittrice fantastica sei!grazie

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  2. Ehilà! Non sei in ferie?
    La zia Greta è un personaggio cui sono mostruosamente affezionata.
    Chissà che non trovi il modo di infilarla da qualche altra parte...in fondo, ha appena 103 anni, quindi il meglio deve ancora venire! ;)

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  3. Fantastico! Fantastico!!! Vorrei anche io una zia così!!!

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  4. E come no! Pure io ce la vorrei un sacco e il bello deve ancora venire!

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  5. Insomma, ce la vuoi proprio dare col contagocce questa storia. Il seguito, please!!

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  6. Ehm..è per non annoiarvi con post troppo lunghi, o...avevo in mente di mettere stasera il post sulla Giada, e tra un paio di giorni l'altro pezzo, ma...ok, stasera metto il capitolo, eh?

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  7. Troppo forteeeeXD...sto ancora ridendo per la capra siberiana!!!!!vado a leggere il resto..:D

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  8. Guarda, questa cosa della capra siberiana è un mio modo di dire e fa sempre ridere...in fondo, in Siberia le capre...stanno VERAMENTE fuori! O_O

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