Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

Se volete scoprire la Valle attraverso i RACCONTI potete cliccare sul pulsantino "Frammenti", oppure scegliere attraverso l'indice alla vostra destra. I numeretti indicano l'ordine cronologico.
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Su, su, guardate, guardate...

sabato 29 settembre 2012

Ultime prove: Anelli Quarzo Rosa ed Ematite

Ebbene, come promesso (o minacciato!) ecco gli ultimi due anelli di prova.
Ho usato una coppia di cabochon di Quarzo Rosa, tenuti da parte da tempo immemorabile per un paio di orecchini, per provare ad avvicinarmi il più possibile all'idea che avevo del risultato finale della commissione.
Intanto mi sono pure fatta un'idea della quantità di metallo e delle misure.
Ad esempio, nel primo, qui sotto, ho usato soltanto 4 fili di metallo da 0.80mm da circa 20 cm.
Il risultato, pur grazioso (almeno spero!), era molto lontano dalla mia idea e da quel che so essere il desiderio della committente.
Eccolo:


 
Più o meno. Le foto potevano venire meglio, a dire la verità...la pelle a squama di rettile è dovuta a prolungata esposizione a detersivi per piatti...MAI fotografarsi primissimi piani delle dita dopo lavature di piatti e pentole in cui papino ha fatto bruciare le verdure (pensando di avere spento il gas!)

Il secondo è invece composto da sei fili metallici di 25 cm l'uno. I 5 cm di differenza, oltre al numero maggiore, permettono di creare delle volute adatte ad installare pietrine di contorno.
Al Quarzo rosa, ho quindi aggiunto tre sferette da 4mm di Ematite.
Quando ero piccola il rosa abbinato al grigio andavano forte ed era scoppiata la moda Quarzo rosa/Ematite. La gente comprava Ematite a gògò, in effetti.
Poi, come tutte le mode, è passata e oggi più nessuno si fila la povera Ematite. Che, invece, continua a stare benissimo con il Quarzo rosa...
Ecco qua:
 
Ovviamente questi anelli sono tutti disponibili. La misura va da 6.5 a 8 per quest'ultimo...vero, non lo dico mai...ma essendo i piccini delle prove tecniche, forse non era così scontato che fossero "adottabili".
Rame argentato, Silver Filled, Argento 925.

martedì 25 settembre 2012

Anello Adularia e Granatini

Lo so...o posto poco, oppure esagero. E' una vera vergogna!
Solo che, dal momento che ho un sacchissimo di cose da fare entro fine ottobre e pochissimo tempo per farle, mi sono tuffata a testa prima nel lavoro.
E siccome ho un'urgenza per un anello che ho paurissima di fare, sto facendo prove su prove.
E poi mi viene voglia di mostrarvi i risultati, ovviamente! :D

Questo qui, con la Pietra di Luna (VERA!!!) grigia, cioè Adularia e tre piccoli Granati più una sferetta sul fianco, sempre Granatino, è forse quello che potrebbe essere più prossimo alla commissione. Il cabochon di Adularia, pur piuttosto piatto, ha la stessa misuradi base dell'Opale che dovrò vestire nei prossimi giorni.

Sono occorsi: 156cm (6 pezzi da 26cm) di Rame argentato da 0.70 di diam., 70cm di argento 925 da 0.50, un tre metri circa di Silver Filled 0.30.
misura: 6.5

La mia idea di base era mettere il cabochon verticale, come piace a Black Baccarat, ma lei non voleva proprio saperne! Abbiamo litigato un sacco e mi scappava di mano, scivolava da tutte le parti e scappava via!
Alla fine ho dovuto appiccicarla provvisoriamente con un po' (ehm) di gomma pane alla veretta, per farla stare a posto!
E lei, per vendetta, che fa?!?
Si mette sbilenca!
Comunque, io trovo sia simpatico così, con la pietrolina sghemba.
Eccolo:
Lato 1:
Lato 2:
Primo piano della struttura:
Indossato:
Può andare?

lunedì 24 settembre 2012

Ri-ecco Pensieri Contorti

Eccomi qui.
Come avevo accennato, riposto il gioiellino che io trovo un po' scemo, ma in giro par che piaccia.
Evidentemente, però, non piace a blogger perché, sponte sua e senza alcun incoraggiamento da parte mia, ha arbitrariamente cancellato il MIO precedente post con i VOSTRI precedenti commenti.

Beh, prima o poi riuscirò anche a postare quelle benedette spiegazioni per un paio di pietre...che nel frattempo saranno diventati una decina! Uf!

L'ho chiamato "Pensieri Contorti" perché effettivamente dimostra una mente non proprio  lucida ed equilibrata, cosa che, almeno quel giorno, aveva un suo perché, in effetti...elucubravo su tutorials e idee originali e....
Beh, eccolo:
Dietro:
Rame argentato per la struttura, wrappata in Rame. Due Granatini e due Labradoritine bianche.
Speriamo stavolta resti...
 

venerdì 21 settembre 2012

Anello Acquamarina

'Sera a tutti.
Lo so, lo so, avevo detto che avrei aspettato almeno domani, poi avrei postato una cosina sulle Terre d'Ombra, visto che mi fregio di chiamare questo...progetto, ditta, idea...cosa Valdombra.

Peeeeròòòò....ho appena finito un anellino e siccome me lo sono messo e continuo a guardarlo, ho pensato di mostrarlo al mondo.
In questi giorni ho fatto delle cose che, un giorno, forse, potrebbero diventare tutorials per un certo giornale, ergo non potevo mostrare nulla al mondo.
Questo è MIO e faccio quello che dico IO, oh!

Dunque: gli anelli sono una seccatura tremenda. Basta un fiiiiilo più grande o più stretto e sei fregato. Per un gioiello classico, a fusione, è sufficiente prendere, far leggermente fondere il metallo e modificare leggermente la struttura, ma per i wrappers...E' UN GUAIO TREMENDO!!!!!!!!!
Perciò io detesto fare gli anelli! Anche quelli mobili!
Però devo farne uno molto prezioso e quindi ho deciso di allenarmi.

Ecco qualche fotina, micio permettendo...(Leonardo, leva la coda dalla tastiera, grazie!)

...Laterale 1:
...Laterale 2:
...Da sotto:
Lo so, le mie manine sono vistosamente quelle di qualcuno che non ha mai usato una crema per mani in vita sua e che ha lavato i piatti da poco. Vero. Ma a me quelle robe lì danno un fastiiiiiiidio!!!! Preferisco le manine da tartaruga!
 
 
 
Bene. Acquamarina burattata, di qualità da taglio wrappata in Rame argentato, Ottone e Silver filled.
Per tutta la struttura sono stati necessari 120cm di metallo 0.70 (e poi, ovviamente, l'argento per cucire). La morale è che un anello richiede molto più metallo di quanto ci si aspetterebbe, soprattutto se consideriamo che questo è veramente semplice.
Misura 6.5.
Mi è un po' larghino, ma almeno non stringe e comunque non si perde.
Piace? ^_^

giovedì 20 settembre 2012

Frammenti: "Il Dono" P. 5

....
Entrare nell’albergo fu un’esperienza indimenticabile di per sé.
Era una specie di incrocio tra Neuschwanstein, la palazzina di Stupinigi e Chaumont.
Ci si arrivava attraversando il minuscolo paese che lo circondava, chiamato semplicemente “Terme”, dove tutti vivevano lavorando alle medesime o per qualcosa che le riguardava.
La via principale si apriva a ventaglio sui cancelli del parco oltre i quali si entrava in un mondo incantato: era un susseguirsi di angoli boscosi, stagni, fontane, sentieri e viali che si snodavano tra giardinetti pietrosi, orti botanici e un viale centrale fiancheggiato da aiuole alla francese, che portava ad un ponte levatoio, il quale introduceva finalmente all’interno dell’Hotel.
Alcuni clienti dell’albergo passeggiavano lungo il viale o si addentravano nei viottoli che sparivano nel folto dei boschetti, un paio di cavalieri ci passarono accanto e superarono il ponte davanti a noi.
Entrati nella corte del castello-albergo, vidi venirci incontro una ragazza…vidi avvicinarsi una figura eterea, slanciata e dalla grazia e bellezza ultraterrene.
Non potevo fare a meno di fissarla ebete perché, non so come e non so se per un mio problema alla vista (che però riguardava unicamente lei), brillava.
Si, intendo che era circondata da un alone luminoso che non dipendeva da riflessi della luce, anzi, era più evidente se passava in ombra.
Aveva, è vero, lunghissimi capelli biondo platino, che ondeggiavano lungo i suoi fianchi ad ogni passo, ma dubitavo che fossero la causa di tale brillantaggine.
E, ora che era vicina, vidi che aveva gli occhi, due per l’esattezza, color ametista.
Direi Ametista messicana, no, forse sarda, di quella viola scuro sull’apice e bianco-azzurrato alla base, cosa che va benissimo se sei un cristallo di Ametista, per carità, ma se sei un occhio, o due, di un qualsiasi essere umano, ecco…potrebbe risultare quantomeno inusuale.
E poi c’era poco da fare: quella ragazza brillava.
Avevo letto, in un libro abbandonato su un autobus, di una specie di vampiro mutante che, anziché incenerirsi al sole, sberluccicava come uno svarovsky, ma questa era una cosa diversa, un po’ come gli angeli negli effetti speciali nei telefilm, solo meno intenso.
“Ciao!” esclamò tendendomi la mano: “Sono Joelle Antamatten, tua cugina…” io strabuzzai gli occhi: “Bllgrf…”
“Eh?”
“Non preoccuparti, Joelle, lo fa spesso. Anche quando ho suonato per sbaglio l’allarme del bagno di un ristorante ha fatto un po’ così. Ha proprio bisogno di rilassarsi, non trovi?”

Io continuavo a fissarla con gli occhi sbarrati, lei pareva trovare la faccenda molto divertente: “Oh, davvero? E tu come hai fatto a suonare l’allarme da un bagno?” La zia alzò il naso, un po’ offesa: “Bohf, che vuoi, pensavo fosse la catenella dell’acqua…sono loro che costruiscono i bagni in modo discutibile…comunque, quando sono uscita c’era un sacco di gente ad accogliermi! Sembrava una parata!”
Non la stavano accogliendo, naturalmente. È che la zia era entrata in un bagno per disabili, non aveva trovato la luce e nemmeno la catenella dell’acqua, almeno non al primo colpo, e fuori c’era solo un sacco di gente preoccupatissima per via dell’allarme che continuava a suonare come le trombe del giudizio, mentre io ero impegnatissima a sentirmi un verme.
In quel preciso momento ero altrettanto impegnatissima a cercare di chiudere la bocca e recuperare un minimo di dignità. “Che bellissimo gatto!” stava intanto dicendo la creatura: “Sc…scus…mat…mattù com’è che faresti ad essere mia cugina, di grazia?” riuscii ad articolare.
Lei sorrise. Un sorriso abbagliante, nel vero senso della parola, visto che la luce che emanava si fece decisamente più intensa: “Oh, si, non di primo grado, ovviamente! Dunque…il papà di Greta, tuo bisnonno, era fratello della mia bisnonna, giusto Greta? Insomma, i nostri bisnonni erano fratelli. Credo significhi che siamo cugine di terzo grado. O quarto. Beh, in ogni caso non ha molta importanza, non credi?”
Cugina. L’apparizione era mia cugina. Di un grado indefinito, ma cugina!
Però! Chissà se, allenandomi molto, avrei potuto brillare un pochetto anch’io? Elidendo in qualche modo i geni materni, ovviamente.
“Che bello!” balbettai. Lei mi rivolse un altro sorriso molto smagliante, prese la borsa di Miky, che cominciò a farle una corte spudorata (adora le belle ragazze, soprattutto le bionde) e ci condusse nell’albergo: “Per fortuna c’era una suite libera, potete fermarvi fino a fine mese, se volete!” disse compiaciuta.
Io rischiai di travolgere un paio di signori e di cadere a mia volta, visto che camminavo a bocca spalancata guardando contemporaneamente da tutte le parti.
Il pavimento era ad intarsi in Quarzo bianco, rosa e fumé che creavano, intersecando la luce delle vetrate gotiche a mosaico, riflessi e disegni che mutavano con l’avanzare del giorno.
Dai soffitti alcuni grandi lampadari di fattura molto atipica rifrangevano la luce di minuscole candele, facendone aumentare a dismisura l’intensità.
Pensai che fosse un gran bel modo di risparmiare energia e mi ripromisi di studiarmi bene la tecnica, nei giorni seguenti.
Non vidi la reception, non mi accorsi di aver sbrigato quelle ridicole faccende tipo registrarsi, consegnare documenti e prendere chiavi, ma in qualche modo mi trovai a salire uno splendido scalone bianco scintillante. Doveva essere la quarzite estratta da quella famosa frana e mi accorsi che c’erano screziature di un giallino molto, molto sospetto. Strizzai gli occhi, rischiando di inciampare nel gradino e di finirci sopra con il naso spiaccicato, ma non feci commenti. Ma che posto era quello?!? Camminavo su scalinate di Quarzo aurifero!
La stanza…cioè, la suite, era in una delle torri e guardava verso la Serra morenica e i laghi poco lontani: “Qui, se c’è vento, i cellulari prendono e puoi perfino usare internet” spiegò Joelle: “Però devi uscire sulla terrazza e fare in modo che la parete della Serra non sia proprio davanti a te, sennò fa da schermo…oh, avrai notato che, dall’altra parte, non è esattamente una serra, vero? C’è una parete, contro cui la morena si è schiacciata, molto antica, basaltica. È un simpatico mistero geologico, sai?”
Ma davvero? Incredibile che in quel posto ci fosse un mistero!
“La leggenda vuole che, in un tempo antichissimo, gli uomini avessero iniziato a comportarsi male e avessero compiuto atti malvagi sulla Terra Madre. Allora gli Elfi spezzarono l’alleanza che avevano stretto con loro, si ritirarono qui nella Valle dell’Ombra e fecero sorgere dalle profondità della Terra un muro di basalto che impedisse agli uomini di raggiungere la Valle. Ovviamente è una leggenda”
“Certo” sorrisi: “Ovvio che lo è!”
“Vero? Lo sanno tutti che gli Elfi non hanno un simile potere, sono i soliti millantatori!” concluse strizzandomi l’occhio. O_O
Miky balzò dalla borsa e corse in giro ad annusare. C’erano già lettiera, tavolino con scodelline e piattini per lui, una gigantesca palestrina con tanto di grattatoio, che ovviamente non degnò di uno sguardo, fiondandosi invece verso la terrazza con un urlo satanico e cominciò a correre avanti e indietro come un forsennato.
Tutto quello spazio, tutto quel verde! Doveva sentirsi in Paradiso!
Mi guardai intorno: Le tende sembravano broccato di seta, divano, letti e tutto il mobilio erano vere opere d’arte.
Non c’erano maniglie d’oro, né pavimenti in Lapislazzuli; l’appartamento era elegante, lussuoso, ma non pacchiano od ostentato; raffinatezza e classe erano le parole che meglio lo descrivevano. Però era sempre e visibilmente roba da ricchi e che ne sapevo, io, della roba da ricchi?
La terrazza, più grande della suite, doveva avere la metratura di tutto il mio appartamento ed era praticamente un giardino pensile.
Franco sarebbe morto d’invidia, pensai ridacchiando.

C’erano delle scintille colorate nell’aria, soprattutto lì, intorno al lillà che si arrampicava lungo il muro e intorno alla balaustra.
Cercavo insistentemente di non guardarle, di non vederle, di eliminarle dalla mia consapevolezza visiva, ma era impossibile.
Le scintille c’erano e io non potevo fermare i miei occhi, anche se mi sforzavo fino a farli lacrimare.
“Eva?” disse Joelle: “Perché storci gli occhi? Che succede?”
acc…
“Io, ecco, sono un po’ fotosensibile, sai…” azzardai: “Ma non dire scemenze!” ribatté dandomi una sventola sulla spalla. Allungò la mano e afferrò una scintilla.
“Ecco” disse poi aprendo piano la mano e mostrandomene il contenuto. La scintilla era lì.
E, giuro, mi guardava. Aveva anche una manina minuscola che mi faceva ciao.
“oh!” singhiozzai. Avevo la sensazione che il mio lessico si stesse rapidamente degradando.
“Carina, eh?” fece Joelle lasciandola andare. La cosina rosa che aveva abitato la sua mano per pochi secondi, se ne volò tra i rami, staccò un fiorellino precoce e me lo fece cadere in mano: “Ehi, grazie!” esclamai.
Insomma, era chiaro che quella roba era ciò che normalmente viene chiamato “fatina” dai fanatici e dalle favole, ma siccome io sono una personcina concreta e con la testa ben piantata sulle spalle, ovviamente…OH, CIELO!!!
Stavo chiacchierando con una FATA!!!!!
“Le stai simpatica, vedi?” disse mia cugina compiaciuta. Poi mi guardò critica. Molto critica: “E adesso perché staresti facendo quella faccia? Forse che stai pensando qualcosa tipo:
oddiomammastoguardandodellefatedopoaverpassatolavitaafingerechenoncifossero…o mi sbaglio?”
Ero in un notevole stato confusionale: “Ahu…ehm…cioè…ecco…gghh”
“Ah, si, naturalmente”
“Insomma, non esistono le fate, Joelle!! Lo sanno tutti!”
“Tutti chi?”
“Ma…ma tutti! Chiunque dotato di un po’ di sale in zucca potrebbe dirtelo! Tu hai mai sentito qualcuno adulto e sano di mente dire che esistono le fate?”
“…Sicché io sarei fuori di zucca?”
Mi bloccai, al massimo dell’imbarazzo: “N-n-nnoo, ceeeerto, ma…”
Mia cugina si voltò a guardarmi con le braccia incrociate e gli occhi di un viola tempesta molto tempestoso, con lampi che saettavano verso di me e non in senso figurato.
“Dunque?” sibilò.
Io battei il tacco sul pavimento, nella speranza che si aprisse una voragine, ma non accadde nulla. In compenso, pareva che una ventina o più di cosine rosa e violetto fossero molto interessate alla nostra disputa.
E minacciose, forse più della mia luminescente cugina, nonostante le dimensioni minuscole.
“…ehm…”
Passavo il peso da un piede all’altro, sperando che succedesse qualcosa, tipo un cataclisma biblico, un incendio, la terza e la quarta guerra mondiale, una collisione planetaria, ma niente.
“…eeeeecco, è evideeente cheee…pootrebbe daarsi che i dati in propooosito fossero inesatti o incompleti, e coosììì…”
“Dati? Esiste forse una spiegazione scientifica che dimostri l’inesistenza delle Fate?” chiese il sopracciglio destro di Joelle dall’apice della sua fronte: “…’sssoooomma…”
“Esprimiti!”
“Ssi, ecco, sarebbe impossibile e nessuno le ha mai viste, quindi non esistono…”
Buttai lì, vergognandomi a morte. Era la spiegazione più cretina che si potesse immaginare, ed era quella universalmente accettata. Fuori di lì, naturalmente.
Le cosine violetto e rosa si affiancarono a mia cugina, tutte con le microscopiche braccine conserte e la luce sempre più minacciosa.
“Secondo quale logica?”
“Prego?”
“Secondo quale logica perversa sarebbe impossibile?”
“Ah, ecco, io…oh, ma che ne so! La gente crede a ciò che vede!” e mi morsi la lingua.
Joelle sembrava un manga: occhioni enormi e dilatati, sopracciglia in orbita, mandibola all’altezza dello sterno.
“…più o meno…” borbottai tra i denti.
Conoscevo un sacco di persone religiose o credenti o spirituali o quel che dir si voglia.
Nessuno di loro aveva mai visto alcuna forma divina o qualche derivazione della medesima, eppure erano profondamente convinti del loro credo e nessuno di loro credeva a fate, folletti, elfi e simili. Tutti ritenevano che non esistessero semplicemente, dal momento che nessuno li aveva mai visti.
“…E poi!” riprese Joelle, sempre più pericolosa: “Chi ha detto che nessuno li ha mai visti?”
Ecco, era questo il punto dolente. In effetti, la storia pullula di pazzoidi che sostengono di aver visto le fate.
D’altra parte il mondo è pure pieno di altrettanti asinaptici totali che sostengono di essere stati rapiti dagli alieni, e…
“Beh, ecco, anche Nessie lo hanno visto in tanti, ma si tratta di stupidaggini, no?”
“No”
“…appunto!”
“Insomma, Eva!” disse mia cugina mettendosi a camminare in tondo davanti a me, imitata dalle cosine luminose che le svolazzavano intorno come falene: “Posso ancora sforzarmi di capire i forestieri che arrivano qui nel corso dell’anno e non hanno mai visto niente al di là dei loro piedi, ma tu!!! Tu non puoi, semplicemente NON PUOI, comportarti così! TU!” e si voltò puntandomi un indice carico e privo di sicura: “TU le hai sempre viste! Tu sai! Puoi mentire in quel mondo pazzo e scriteriato, ma non qui!”
Una delle cosine rosa mi si piazzò a pochi centimetri dal naso, con le manine sui fianchini, volando sul posto e scintillando in modo molto esplicito.
“Potrebbe essere un trucco cinematografico. Un ologramma, o…”
STACK!
“AHIA!!”
“Ologramma, eh?” fece sardonica Joelle, mentre io mi massaggiavo la fronte, dove cominciava a gonfiare un bernoccolo.
La campana batté l’una, accompagnata dal coro del mio stomaco: “Oh, santo cielo!” esclamò miss Luminescenza: “Il pranzo! Ecco cosa ho dimenticato! L’unico ad aver mangiato è il gatto! Dobbiamo sbrigarci, danno da mangiare fino all’una e mezza! Greta?!?” strillò afferrandomi per un polso e trascinandomi nella suite.
Beh, le buone notizie erano due: finalmente andavo a fare la pappa e lei si era distratta.
Al resto, avrei pensato in seguito.
Certo che le fate hanno un ottima mira: il sassolino mi aveva colpita esattamente dove dovrebbe essere sistemato il terzo occhio.
Quello che, grazie a loro, non avrei potuto usare per un bel po’.
 
(....continua link p.:6)

domenica 9 settembre 2012

Serie "The Secret" prima parte

In genere, come è noto, se decido di accompagnare uno o più gioielli da un nome, questo è riferito ad una canzone...
Questa volta, invece...beh...sto facendo un lavoro particolare, forse il più difficile da quando ho iniziato a lavorare con Energie e Pietre. Sicuramente il più difficile da quando ho smesso.
Per questo la serie di Punte grezze non è legata a musica di qualche tipo, ma al film "The Secret".
La prossima serie sarà legata invece a "2075", un film che conosco a memoria, che l'umanità intera dovrebbe conoscere a memoria, invece siamo davvero 4 gatti in croce a conoscere.

Ma veniamo a noi. Sono senza Argento, grazie ad un tizio che prima mi ha chiesto un gioiello bellissimo per la fidanzata, per il quale ho consumato tutto l'Argento che avevo, poi non si è degnato di pagarlo e da pure il cafone...pazienza.
Bello come vi tengo informati sulle mie disavventure, almeno quelle relative all'argomento blog, Hi!Hi!
Quindi ho dovuto lavorare con un Rame argentato 0.40, che non dovrebbe perdere l'argentatura, e con un bellissimo Rame rosato 0.30 (dichiarato, ma al tocco sembra più sottile).
Ecco i primi 4:
Visione uno per uno:
 
 
 
L'ultimo andrebbe visto dalle due angolazioni laterali, ma venivano troppe foto...vediamo in seguito magari!
 

mercoledì 5 settembre 2012

Frammenti: Il Dono P.4

Ebbene, la mia idea era di postare una bella cosa sulla Giada nelle sue varie forme, per poi preparare anche il post sulla Serafinite, ma siccome stamattina qualcuno ha sbuffato perché "metto il racconto con il contagocce", ho deciso di postare prima un capitoletto...
Poi, siccome ho già diverse cosette pronte, sperando di non restare mesi senza pc (è una lunga storia), i prossimi post sono già lì pronti.
Per intanto, AVVISO per le signore Marianna, Sonia (già avvisata in privato), Giulia e Lidia (già avvisata stamattina): le vostre cuffiette sono pronte, io meno, perché sto correndo come una scema per risolvere i miei problemi informatici, per cui spero di spedire entro domani o venerdì. Non le avrete per questo week end, ma almeno partiranno lunedì mattina, alla peggio.

E adesso, beccatevi questo. Baciotti! :P
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Il pomeriggio seguente ci trovò sedute al tavolo della mia cucina a raccontarcela.
Tra noi, proprio al centro del tavolo, il mio meraviglioso cristallo scintillava colpito da raggi di sole serotino, proiettando arcobaleni sulle pareti che Miky, gongolante, cercava di acchiappare rimbalzando contro il muro come una palla di gomma.
La zia aveva a tutti i costi voluto preparare la cioccolata e ora ci stavamo pucciando dentro dei torcetti.
Avevo appena scoperto che veniva da un posto chiamato Valdombra.
Avevo anche scoperto che anche mio nonno paterno, ovviamente suo fratello, veniva da lì. E che, pur non essendoci nato, era di lì pure mio padre.
Era assurdo!
Conoscevo bene le montagne delle nostre regioni, ma quel posto non lo avevo mai sentito nominare, né dai miei, né da chicchessia né ne avevo letto da qualche parte.
La zia non mi aveva dato indicazioni precise sulla sua ubicazione, dicendo che una volta o l’altra avrei dovuto andarci e aveva cambiato discorso:

“Quindi correggi gli strafalcioni altrui?” buttò lì contrariata: “E’ un lavoro, zia!” protestai: “Onesto e tutto sommato migliore di tanti altri. Non proprio sicuro, non proprio stabile, non proprio ben pagato…ma meglio di tanti altri. Comunque è istruttivo. Certo, fa ridere una dislessica che corregge bozze, ma…beh, sono molto più lenta di altri, ma puntuale, so regolarmi. E per necessità, ho imparato presto la precisione. Anche se…si, è davvero difficile, a volte, quando non mi rendo conto di cosa ci sia di strano in una frase, per esempio…”
“Cosa c’è di istruttivo in libri scritti da gente che non sa scrivere, scusa?” mi rimbeccò:
“Beh, non è proprio così e comunque…posso leggere gratis un sacco di libri prima ancora che escano!”
“E…sono interessanti?” nascosi una smorfia nella tazza: “Gullgvlt…”
“Prego?”
“Qualche volta!”
“Ah. Beh, mglghnind!”
“Eh?”
“Meglio che niente!”
Era divertente, la zia Greta. Doveva essere per quello che i miei non la apprezzavano.
A loro piaceva la gente “seria”.
Mia mamma sognava un impiego in banca, o alla peggio alle poste. Qualsiasi altra cosa era riprovevole…io ero terrorizzata all’idea di finire impiegata in banca, ma di sicuro non avrei avuto problemi a pagare l’affitto e contemporaneamente comprare cibo per me e per Miky.
E magari qualche vestito, non per Miky. E avrei perfino potuto andare in ferie, qualche volta, magari con Miky…non ci andavo da dopo la maturità…con un impiego in banca, sarebbe stato tutto diverso. Ma dove sarei finita io? Sotto lo smalto e la permanente, i sorrisi stampati per clienti che magari vorresti strangolare e…e poi…non ero sicura di essere in grado di resistere ad uno sportello: contare denaro con la velocità degli impiegati e senza sbagliare, dover leggere numeri su numeri, codici…per me, che ricaricare il cellulare è la tredicesima fatica di Ercole…no, non posso farcela!
“Da quanto tempo non ti prendi una vacanza?” disse la zia strappandomi ai miei pensieri amari: “Oh, una dozzina d’anni appena…” brontolai, seguendo con lo sguardo i balzi di Miky sul muro.
“Bene. Allora è ora di farne una, non credi?” chiese con sussiego, accarezzando la tovaglietta all’americana.
Mi voltai sorpresa: “Io non posso andare in vacanza, zia! Sei tu la mia vacanza, finché ti fermi qui: ti porto a cena fuori, ai musei, al cinema…è il massimo che posso permettermi e questo grazie al fatto che mi hai portato cibarie per un trimestre!” esclamai costernata: “Oh, no, mia cara. Questa non è una vacanza! Io intendo…una decina di giorni alle terme in un albergo a cinque stelle in mezzo alle montagne, per esempio. Quella è una vacanza!” scoppiai a ridere: avrei dovuto correggere la traduzione dell’Enciclopedia Britannica per potermi permettere una vacanza simile! Anzi: correggere e tradurre l’Enciclopedia Britannica.
“Dunque” iniziò la zia schiarendosi la voce: “Ho una prenotazione per due in un posto abbastanza adatto. Tutto pagato. Possiamo andarci la prossima settimana, o quella dopo, se preferisci…dopo Pasqua c’è sempre meno gente, si sta più tranquilli”
Mi cadde il torcetto nella tazza con uno ‘splosh!’ piuttosto denso, facendo schizzare la cioccolata sulla tavola e sul mio meraviglioso cristallo.
Non avevo mai lasciato Miky più di due giorni e non gli era piaciuto per niente, anche se era stato dai miei, ipernutrito e ancor più coccolato. “Ovviamente il micio viene con noi!” disse la zia tranquillamente.
Deglutii. E chi ero io per oppormi a cotanta offerta?
“Mia mamma pensa che tu voglia portarmi via per sempre…” abbozzai. La zia sorrise: “Oh, davvero? Ma che buffa idea!”
Mamma mi avrebbe dato filo da torcere.
Ovviamente, vista da fuori, la faccenda sembra ridicola, visto che stiamo parlando di una trentenne che vive da sola ad un isolato intero dalla casa materna, ma non c’è niente da ridere, nella realtà.
Quella donna, con i suoi pianti e strepiti, con le urla da tragedia greca e le sue terribili scenate, riuscirebbe a mandare nel panico perfino “L’uomo di Ghiaccio” Armin Zoeggeler!
Non era contenta che io perdessi tempo lavorando fin da quando avevo sedici anni nei rifugi in Montagna, d’estate, e nelle fiere di minerali d’inverno.
Non aveva permesso che diventassi insegnante di sci, facendomi smettere addirittura di andarci, anni prima.
Non era difficile: una studentessa che si paga tutto da sola, non può permettersi lo sci di pista, se non ha un minimo di aiuto economico, soprattutto se deve prendere ripetizioni di latino (ehm…non solo) a manetta.
Con la scusa della scuola, mi aveva imposto di tagliare con qualsiasi cosa. Tutto quello che desideravo era vivere nel cuore delle Montagne…e da anni ero confinata in città.
All’improvviso mi resi conto che da parecchio ormai non vivevo: vegetavo.
Andavo avanti per inerzia, un giorno dopo l’altro.
Le uniche cose in cui speravo erano di riuscire a lavorare per una casa editrice un po’ più grande e diventare editor.
Non me ne fregava onestamente niente di fare l’editor, ma al punto in cui mi trovavo, era la cosa migliore in cui potessi sperare e poi, diciamocelo chiaramente: c’è un sacchissimo bisogno di buoni editors, in giro, sono una razza in via di estinzione, altro che i panda!
Come previsto, mia mamma tentò di gettarsi dal balcone, quando le dissi che mi prendevo una settimanina, forse dieci giorni, di vacanza: “Ma mamma, non faccio una vacanza da dopo la maturità, se si eccettuano quelle due settimane al mare con la mia compagna di banco e i suoi l’anno seguente. Ma quindici giorni passati a cantare canzoni da oratorio mangiando fettine di pane e nutella, e facendo bagni di un quarto d’ora scarso perché non ti si cuociano le dita…non è una vacanza, soprattutto considerando che io odio la nutella!!!”
“Siiiiiiiiiiiiiiiii, ma tu ci vai con quella làààààààààààà e non me lo vuoi direeeeeeeeeeeee! Tu mi farai morireeeeeee, bhuuuuuuuhuuuuu!!!”
Mi sentivo un attimino, giusto un attimino, in colpa: le avevo detto che andavo in vacanza con il mio amico Franco (che le piace un sacco, perché é gay e con lui non corro rischi), e non era vero.
Franco, giusto per non rischiare di tradirsi, aveva deciso di partire per Sharm el Sheik, visto che un suo ex, stuart di volo, gli faceva avere i biglietti aerei super scontati.
Quindi le avevo detto una bugia. Ma piccola piccola, però. E ci ero costretta, se non volevo che finisse male.
“Zia? Pensi che dovrei dirle la verità? Insomma…non ci crede che vado via con Franco…”
è che è sempre troppo sospettosa” sbuffò la zia.
“Si, però è vero che non ci vado con Franco. E nemmeno che vado a Sharm el Sheik è esattamente vero, no?”
“Oh, dettagli! Che vuoi che importi, Egitto, Maldive, Valdombra…l’importante è che tu vada in vacanza, no?”
“Ghgnnfff…”
“D’accordo, allora puoi sempre dirle tutta la verità, compreso che io non sono ripartita l’altro ieri…eh?”
La pressione mi finì nella cucina della signora del pian terreno e decisi di portare avanti il piano A.
Restava sempre il fatto che non ero stata sincera.
Restava il fatto che avrei dovuto scrivere un copione molto dettagliato per Franco e farglielo studiare, perché mia mamma lo avrebbe tartassato.
E lui avrebbe dovuto scriverlo a me, perché i racconti dovevano corrispondere…
D’accordo, forse non sarebbe stato un problema grossissimo, visto che lui è laureato con il massimo dei voti in filosofia alla Sorbona e in Storia Medievale a Cambridge, quella secchia, che in Inghilterra recitava Shakespeare e nella vita di tutti i giorni si diverte un sacco a prendere in giro il prossimo, però non ero tranquilla lo stesso.
E poi io non sono brava come lui a raccontare balle, diciamocelo!
Mi beccano subito, ancor prima che abbia aperto bocca!
Sospirai e presi la borsa di Miky: “Viaggerà in braccio a me!” annunciò la zia Greta: “No, zia, non si può. Gli animali devono viaggiare dietro, ben chiusi nelle loro borse. Se te lo metti in braccio, rischiamo tre multe prima della tangenziale”
La zia sorrise: “Oh, no, cara! Non rischiamo un bel niente!” aprì la borsa e si fece saltare lo Scarafaggio…il Caravaggio sulle ginocchia.
Sospirai, ma non ebbi la forza di oppormi: “Se ci danno la multa, la paghi tu” la minacciai.
Miky mi mandò a stendere nella più caratteristica maniera felina e la mia vecchia carretta si mise in strada.
Nessuno ci fermò. A dirla tutta, pareva che i vigili, che ci capitò un paio di volte di incontrare, non vedessero affatto il grosso gatto a pelo semilungo sulle ginocchia della graziosa vecchietta sorridente. Cominciavo a sospettare che la zia Greta avesse qualche potere occulto.
Il viaggio fu interminabile: continuavamo a cambiare strada e direzione, tanto che a volte avevo la sensazione di girare in tondo e pensai che la zia non avesse la più pallida idea di dove andare.
Verso le undici mi resi conto che ci eravamo perse, sicuramente da un pezzo. La zia coccolava Miky serafica e gli indicava di quando in quando qualche cosa oltre il finestrino.
Tre quarti d’ora dopo ci infilammo in una valletta che solo un inguaribile ottimista avrebbe definito “stretta”: lo era talmente che avevo il dubbio che non ci passasse la macchina!
Era il posto più inospitale e sgradevole che avessi mai visto: una profonda V incuneata tra montagne scoscese, sassose, quasi prive di vegetazione, buie, scostanti e con un fiume impetuoso, scuro di fango e detriti che scorreva nel fondo, ruggendo e strappando affamato sassi e zolle di terra agli argini con i denti schiumosi.
“Zia? Dove vado, adesso?” chiesi terrorizzata: “Sempre dritto, cara. Praticamente siamo arrivate”
Ma che stava dicendo? La strada continuava nel nulla e finiva contro un bastione roccioso dritto come un fuso e scuro come petrolio: “Arrivati? Zia, ma che dici? Non c’è niente lì e la strada finisce dritta nella montagna!”
“Ma va’ là, sciocchina! Vai, vai tranquilla, che ci siamo!” Mi guardai attorno preoccupata, cercando una via di fuga: lì non c’era niente, niente altro che roccia e sassi. E quella specifica roccia davanti a noi, aveva l’aria tremendamente solida!
Certo, il fiume da qualche parte doveva pur uscire, ma…Poi, quando la strada curvò leggermente, mi accorsi che non era solo una parete, ma due, che in prospettiva si sovrapponevano, dando l’illusione di un’unica barriera. Il fiume, infatti, scorreva nello strettissimo orrido che si formava, lasciando giusto lo spazio per due rive, ancora più brulle e tartassate da innumerevoli piene che tutto il resto del vallone.
Ad occhio, l’orrido non doveva essere più largo di una quindicina di metri, con un fondo buio che pareva non avere mai visto il giorno.
Per la prima volta in vita mia mi sentii claustrofobica.
La strada correva a mezzacosta sulla parete alla nostra sinistra e, finalmente, potevo vedere le mezze gallerie che si insinuavano nel granito.
Tirai un sospiro di sollievo, anche se il posto era assolutamente, del tutto e anche di più, inospitale.
“E…dici che ci sarebbero delle terme?” azzardai molto dubbiosa. La zia sorrise.
La parete scorreva a schiena d’asino, la strada la seguiva in una curva ampia, ovviamente cieca, fortunatamente a due corsie, tanto che toccai appena il clacson per indicare la mia presenza ai viaggiatori in uscita…se mai ce ne fossero stati.
Dubitavo che, oltre a noi, ci fosse qualche pazzo in quel posto.
Mi stavo chiedendo se quel curvone a mezza costa sarebbe durato per sempre, quando
-SKHREEEEEEEEEEKKKK!-
MIAO?!?”
EVA?!?”
Avevo inchiodato di botto, mandando quasi a gambe all’aria sia Miky che la zia,  ma non avevo potuto farne a meno: davanti a me si apriva uno spettacolo incredibile!
Schizzai fuori dall’auto e corsi verso il ciglio della strada, cercando di far stare dentro gli occhi tutto quello che vedevo: era immensa. Una valle il cui bacino era impressionante, almeno lì, nella parte terminale. Ed era di una bellezza mozzafiato!
E poi i colori, che cosa erano quei colori! Sembravano appartenere ad un altro mondo, dove tutto era più vivido, più luminoso, più brillante.
Continuavo a guardare tutto intorno a bocca aperta, con gli occhi che mi bruciavano per lo sforzo di tenerli spalancati senza sbattere le ciglia.
L’aria era frizzante e sulle montagne intorno la neve scendeva fino a lambire la conca.
Sulle pendici alla mia sinistra, alberi a perdita d’occhio, nella piana campi, frutteti, frutteti e campi con in mezzo, proprio lì sotto, davanti alla strada, due laghi che splendevano in mezzo ad una distesa di crochi e bucaneve.
“Ma cos’è questo?” balbettai: “Shamballa? La Terra di Smeraldo?”
“Beh” fece la zia alle mie spalle, con un tono sommesso: “Forse non di Smeraldo, ma sicuramente da smeraldi!”
Al di là del fiume, che scorreva gonfio delle acque del primo disgelo, ma ora splendente e limpido, altri campi, prati, boschi e una cittadina dalle piccole case dall’aria retrò.
E poi il ponte! Pochi tornanti più in basso, la strada portava al ponte più incredibile che avessi mai visto: scintillava bianco e trasparente come cristallo, invaso da velature ed arcobaleni che si fondevano con quelli creati dalla spuma sottostante e i parapetti erano percorsi da strisce giallo tenero e violetto. “Quello è il Ponte di Cristallo” disse la zia, con Miky tra le braccia: “Grazioso vero? Oh, guarda! Quando sono partita i vasi non erano ancora fioriti! Hanno messo violette e primule, che bello! Sai, i fiori sui parapetti vengono cambiati ogni stagione…”
Ero senza parole. Il fiato produceva leggere nuvolette che svanivano subito, disperdendosi nell’aria più cristallina del ponte: “Cioè…sarebbe davvero di cristallo?” riuscii a chiedere: “Oh, si!” rispose lei: “Quarzite e quarzo puro in blocchi. Poco dopo il mille…durante una sgradevole guerra, ci fu il crollo di una parte di montagna…vedi laggiù, verso i terrazzamenti? Ecco, nel pleistocene la Montagna si é spezzata a metà, crollando contro la Serra da questa parte qui e chiudendo la valle completamente. Infatti, con il ritirarsi dei ghiacci, qui si formò un grande lago, di cui ora restano solo quei due laghetti. La Montagna, però, non era ancora del tutto stabile e quella volta finì quel che aveva cominciato, così si scoprì che, all’interno era un unico blocco di Quarzo! Un po’ alla volta venne tagliato in lastre e, verso la metà del duecento, fu costruito il ponte. Ha un significato particolare…ed è piuttosto, come dire, magico”
“…wow!”
“…mau!”
Alla nostra sinistra, la strada si biforcava: una andava verso il ponte e l’altra scendeva fino a costeggiare i laghi, dirigendosi verso un paesino minuscolo ai piedi di un parco, che a sua volta circondava un castello con una grande insegna su cui campeggiava la scritta:
“Grand Hotel des Thermes” affiancata da cinque stelle dorate.
Cavolo! Era lì che dovevamo andare?
C’era uno strano odore nell’aria. Fresco, frizzante, simile ad atmosfera ionizzata, ma ancora diverso: “wow!” ripetei sottovoce, per l’ennesima volta: “Allora? Andiamo?“ chiese sorniona la zia.
La seguii in macchina, in catalessi.
In quel momento ci raggiunse il suono di una campana che suonava dodici rintocchi.
(...continua link p.:5)