Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

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Su, su, guardate, guardate...

lunedì 27 agosto 2012

Sole d'Argento

Una piccola cosa abbandonata in uno dei cassettini da secoli!
Avevo dell'Argento da 0.7, ma non ne avevo per cucirlo. Così ho messo via il ciondolo iniziato per tempi migliori.
Ora avevo argento di tutti i diametri che mi servivano, e così...
Bah, non so cosa avessi in mente, all'inizio, ma questo è quello che è uscito.
Oligoclasio "Pietra di Sole", Labradorite e Occhio di Tigre rosso.
Argento 0.7, Argento 0.25, Argento 0.5 e Silver filled 0.32:
dietro:
Laterale:
Controluce:
Com'è venuto?

mercoledì 22 agosto 2012

Pietre: Prehnite

Prehnite
Fillosilicato di Calcio ed Alluminio: Ca2Al2Si3O10(OH)2
SISTEMA: rombico   
DUREZZA:
6-6,5
COLORE:
verde, verde pallido, incolore, grigio, giallo, verde-giallastro, bianco
SFALDATURA:
buona (basale)
GENESI:
la prehnite si forma principalmente come minerale secondario o idrotermale in cavità all'interno di rocce ignee basiche (spesso in associazione con zeoliti)
Finalmente riesco a scrivere qualcosina sulle nostre pietrine, grazie al tentativo (fallimentare) di temporale, che ha reso bella fresca l'aria. :D
Dicevamo che la Prehnite è minerale di origine idrotermale, con tipici cristalli spesso tondeggianti semitrasparenti, dall’aspetto quasi “gelatinoso” all’interno. In genere ha aspetto stalattitico o botroidale, come dicevamo, ma raramente può presentare cristalli dalla forma ben distinta, che permette di osservare una sezione a croce.
Prende il nome dal colonnello Hendrick Von Prehn, a capo dell’armata tedesca presso il Capo di Buona Speranza, che la scoprì nel decennio tra il 1770-80.
Giacimenti si trovano, come spiegato, in Sud Africa, Canada (dove possibile osservare la succitata sezione a croce), Stati Uniti, Germania, Francia, India, Marocco.
Non ha particolari impieghi fino ad oggi, ed è considerata una pietra da collezione per massima parte, ma sta cominciando a riscuotere un certo (meritatissimo) successo come pietra ornamentale.
Nell'ultimo anno si sono viste in giro spesso collane, anelli e bracciali.
Qualche esempio di pietra grezza:
Questo è un pezzo grezzo dalla particolarissima forma a cuore, inteso proprio come organo corporeo, non come rappresentazione ideale. E' davvero bella, non è vero?


Questo è un pezzo dalla particolarissima forma a cuore, inteso proprio come organo corporeo, non come sua rappresentazione ideale. E' davvero bella, non è vero?
 
Qui potete andare alle proprietà:

giovedì 16 agosto 2012

The Best is Yet to Come....

Bene. Nuova commissione, qualcosa di impegnativo, ma non troppo, elegante, originale e inerente alle caratteristiche della fanciulla cui era destinato.
Giusto in questi tempi la coppietta ha avuto seri problemi familiari, con a seguito delusioni e perdita economica.
Ci vuole qualcosa che possa portare molta luce, vittoria, energia radiante che si esprima con la cosiddetta "buona fortuna" e abbondanza, possibilmente NON di guai.

Quindi, vediamo: Topaccio, per l'autostima, determinazione e abbondanza, Granato per portare forza e vigore fisico, nonché per uscire indenni da situazioni difficili e trasformarle a proprio vantaggio, Occhio di Tigre (rosso!) per chiarezza e vittoria, Labradorite bianca per fascino, carisma, per la creatività, capacità di trasformazione e l'intuizione.

Ho costruito un nastro d'Argento per il quale sono occorsi circa 4.5 metri di Silver Filled per cucire(chi lo direbbe viste le dimensioni dell'oggettino?), in cui il Topaccio potesse alloggiare in una specie di piccolo "nido".
Sul nastro ho poi cucito le sfere degli altri minerali.
Risultato:
Dietro:

Come scintilla alla luce:
...and The Best is Yet to Come!


("The Best Is Yet To Come" da "Sting In The Tail", Scorpions)

sabato 11 agosto 2012

Frammenti: Il Dono P.3

Sono di parola.
Magari sto per tirare le cuoia causa clima terrificante (io sono pur sempre una foca!), ma sono di parola.
Per cui posto un pezzetto del racconto della nostra amica Eva, così per un paio di giorni sono tranquilla, e voi che passate per questi lidi, avete qualcosa da leggere.
Avevamo lasciato Eva con le sue considerazioni piuttosto amare sull'andamento della sua vita, dove niente sembrava andare per il verso giusto, finché un giorno...
**********************************
Erano le sei del mattino quando suonò il telefono, e io ero andata a dormire alle due e mezza per finire delle traduzioni.
Ho sempre avuto una rapidità di risveglio pari a circa un millesimo di secondo, per cui la maggior parte della gente che mi sveglia (si, succede spesso) è convinta che io non dorma mai.
Pronto, pronto?” Sentii dall’altra parte del filo: “Eeehiiiii? C’è qualcuunooo?”
“Si!”, risposi seccata: “Si può sapere chi è?”
“Oh! Ma davvero, sento una voce! Che cosa affascinante!”
Ecco” pensai “Ci mancava la scappata dal manicomio!”
Eeevaaa? Seeei tuuu?” disse la voce, mandandomi nel panico: chiunque fosse quella spostata, cercava proprio me.
“Si, ma chi è?” chiesi pentendomi di aver ammesso la mia identità: “Yhuuhuuu, Evaaa! Sono la zia Greta! Ti ricordi di me?
“Chi? No, c’è un errore! Non ho una zia greca!”
“Certo che ce l’hai cara! Non ci vediamo da molto tempo, è vero, ma…ero al tuo battesimo, ricordi?”
Avevo due mesi al mio battesimo, non mi ricordo no!” strillai uniformandomi al tono della mia interlocutrice. La voce all’altro capo del filo fece una faccia molto imbronciata: “Oh, che peccato!”
“Beh” aggiunse subito rianimandosi: “Ho alcune foto, vuol dire che le porto, così mi vedi, eh?”
Alzai gli occhi al cielo: “Scusa, presunta zia, ma se le portassi di persona, che ragione avrei di vedere le foto, dal momento che ti vedrei dal vero?” (Oddio, che non succeda mai!)
“Hai ragione! Bene, allora ti è comodo domani alle cinque? Del pomeriggio, intendo!”
cos…?!?! Che diav…?!?!?
Cosa? No, non ho capito…scusa, che intendi dire? Domani pomeriggio cosa?!?”
“Domani arrivo alla stazione alle cinque, cara. Vengo a trovarti, non sei contenta?”
“M-ma…ma che contenta, io ho un sacco di impegni, il lavoro e…e poi non so nemmeno chi tu sia! Che ne so se sei davvero mia zia, non ti ho mai manco sentita nominare!”
“Ma porto le foto, cara, così mi vedi!”
Ma da dove era sbucata questa pazza?!? E come aveva avuto il mio numero?
“Senta, signora, deve esserci un errore, io non la conosco, non so chi lei sia e non vengo a prenderla da nessuna parte, né domani, né mai! La prego di lasciarmi in pace, buonanotte!”
“…Eva?”
D’accordo, sapeva il mio nome e ammetto che Eva non è il nome più comune di questo mondo, ma…
“…Si?”
“Tu sei dislessica, vero?”
??????????????????????
“Come fai a saperlo?”
“Tesoro, io c’ero quando hai iniziato a camminare, lo so che non hai gattonato! Ho cercato di spiegare a tua madre la situazione, ma…”
Un momento! Quando io avevo appena un anno, qualcuno aveva capito e aveva tentato di spiegare?!?
“E lei come ha reagito?” domandai d’impulso. Percepii un sorriso, al di là del filo: “Oh, beh…mi ha buttata fuori di casa, naturalmente!”
…Forse, dopotutto, era davvero mia zia.

Alle dieci suonai alla porta dei miei: “Abbiamo da qualche parte una zia Greta?” feci a mio padre senza preamboli. Lui impallidì: “Oh, cielo! Si, l’avevamo, ma non la sento da decenni, non so nemmeno se sia ancora viva! Perché me lo chiedi?”
“Beh, deve essere viva, visto che arriva domani” lasciai cadere con nonchalanche.
Mio padre si sedette: “Ah!”
Beh? Tutto lì? Mi sarei aspettata una reazione un po’ più vivace.
“In ogni caso, il mio numero dovete averglielo dato voi, dal momento che non sono sull’elenco, no?”
Mio padre esitò: “Oh, no, vedi…lei è…è, ecco, come dire…deve avere avuto, ehm, altre fonti. No, lei non avrebbe mai chiamato qui e, se lo avesse fatto…”
In quel momento entrò mia mamma: “Chi non avrebbe fatto cosa?” chiese allegramente: "Greta” fece laconico mio papà: "Ha chiamato". La mamma si immobilizzò. Si lasciò cadere sulla sedia più vicina e restò a fissarlo.
Cavolo, questa zia Greta mi stava sempre più simpatica: bastava il nome per riuscire nell’impossibile compito di zittire mia madre!
“Ma tu…” iniziò dopo un po’: “Tu cosa le hai detto?”
“Io? Io manco so chi sia! Cosa lei ha detto a me, piuttosto!” protestai.
Mia mamma, improvvisamente, scoppiò a piangere, con quel suo caratteristico boato: “Buhuuuuu! Eccooooo, tu adesso te ne vai con lei e ci lasci soli per sempreeeee! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per teeeeee! Ah, che figlia ingrataaaa! Buhuuuuuuu! Vergognatiiiiiiiiii!!! Buhuhuhuuuuuuu!!!”
“Veramente devo solo andarla a prendere in stazione alle cinque di domani. Anzi, pensavo di chiedervi una foto, così ho un’idea di che faccia possa avere…anche se, dopo tutti questi anni…”
Mia mamma pianse ancora più forte, tanto che temetti che i vicini avrebbero chiamato la polizia: “Spero non vorrai buttarti di nuovo dal balcone!” sospirai.
Spesso mi ero chiesta se non nascondesse qualche antenato napoletano, vista la sua incredibile abilità nella sceneggiata. Anzi, doveva essere imparentata con il re di tutte le sceneggiate!
“Lo vediiiiii?!? Guarda cosa mi toccaaaaa! A meeeeee, che ho sempre fatto di tutto per teeeeee, e tu mi ripaghi cooosììììì! (“ok, ma così come?”) Eeeeccoooo! Ma dove, dove abbiamo sbagliato?!? Sono stata troppo buona, troppo generosa, ecco, cosa! Avrei dovuto farti filare di piùùù, usare le maniere forti, buhuuuu! Dovevamo usare la cinghiaaaa! Buààààààààà!”
“Scusa…ma di che cosa stiamo parlando, esattamente?”
“Si, ecco, lei pensa che la zia voglia…beh…portarti via, ecco. Per sempre!”
(Ah va’?!?) “Oh, davvero? E ove ardirebbe condurmi, immagino contro la mia volontà, codesta zia di così infame condotta?”
“Dai, Eva, smettila di ironizzare! Tua madre è sempre stata terrorizzata da Greta. Sai, quando eri piccola ha perfino insinuato che tu fossi anormale, pensa come mamma e io ci siamo rimasti!”
Non ha insinuato che fossi anormale! Ha detto che ero dislessica, che è esattamente quello che sono, per la miseria! E se voi l’aveste ascoltata, io non avrei avuto un sacco di grane che ho avuto e probabilmente adesso sarei laureata!”
“Kkkattiiiiivaaaa!!! Lo vedi come sei cattiva con nooiiiiiii?? BUHUUUUUU! Ti inventi queste sciocchezzeeeee, e noi che ti abbiamo sempre trattata come una principessaaaaaaa, BUHUUUUUUU! Avrei dovuto buttarmi dal balcone tanto tempo faaaaaa!!!”
“Si, mamma, per esempio quella volta che in seconda elementare ho preso quattro di dettato perché la penna macchiava. Solo che adesso non ho più sette anni e la scena l’hai ripetuta qualche migliaio di volte di troppo per essere credibile. Però pensa: potremmo metterti un bell’epitaffio, no?
‘Si gettò nel vuoto per un dettato’
o hai qualche altra idea?”
BUUHUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!!”
“…Appunto!”
“Dovresti smetterla di provocarla, Eva” protestò debolmente mio padre, pulendosi gli occhiali.
Era sempre stato molto sollecito nel tenerle le parti e nel disperarsi ogni volta che lei minacciava di buttarsi dal balcone o sotto un treno, ma evidentemente aveva superato anche lui il limite oltre il quale, se si da ancora credito a certi comportamenti, significa che si è veramente cretini!

L’indomani alle cinco de la tarde, parcheggiai in stazione.
Alla fine mio padre mi aveva dato una foto, proprio del mio battesimo, dove, tra vari volti noti, vidi una signora dai vaporosi capelli biondi sotto un cappellino con fiore e veletta che mi fece pensare a Clarabella.
Non sapevo con che treno sarebbe arrivata e nemmeno da che direzione, ma più osservavo la foto, più ero perplessa.
Il giorno prima non avevo fatto molto caso alla frase di mio padre sul fatto di non sapere nemmeno se la zia Greta fosse ancora viva, ma ora mi sorgevano legittimi dubbi: la zia era in realtà zia di mio padre, il quale aveva sessantatre anni. Nella foto aveva i capelli biondi striati di bianco, un visetto tondo e grazioso, ma non doveva avere meno di una cinquantina di anni. Niente rughe, niente guance flaccide, ma ero convinta che fossero più sessanta che cinquanta, anche se non riuscivo razionalmente a spiegarmi il perché.
Dal mio battesimo erano passati più di trent’anni, però! Quanto era anziana, esattamente, la zia Greta? E viaggiava da sola? E se avessi scoperto che soffriva di Alzheimer ed era scappata alla guardia della badante?
“Eeevaaaaaa, yuuhuuuu, sono quiiii!”
LEI mi aveva riconosciuta? Io ero quella che era cresciuta un bel po’ e anche quella che aveva la foto e LEI chiamava ME?
Vidi venirmi incontro una signora appena diversa da quella della foto, con un cappellino marrone ornato da alcuni fiorellini, una grossa borsa stile Mary Poppins e un abito quasi della stessa epoca.
A dirla tutta, la zia Greta sembrava uscita da un film Disney degli anni sessanta…
Avvicinandomi le presi la borsa, che quasi mi schiacciò al suolo e che la deliziosa vecchietta portava come una borsetta da sera: “Oufh! Ehm…zia, hai fatto buon viaggio? Ma come hai fatto a riconoscermi?”
“Ma tesoro, vuoi che la zietta non riconosca la sua nipotina adorata? Ma guardati, sei sempre uguale, non sei cambiata per niente, sai? Certo sei cresciuta un bel po’!”
“Zia? Ho trentadue anni e sono un metro e settanta! Come faccio a non essere cambiata?” lei sorrise. Aveva un grazioso viso rotondo, i capelli bianchi e vaporosi, praticamente nessuna ruga e profumava di violetta: “Si, cara, sei davvero cresciuta!” rispose dolcemente, partendo a razzo verso l’uscita.
Restai imbambolata a guardarla, poi afferrai la borsa con entrambe le mani e la condussi alla macchina.
La zia si sistemò sul sedile del passeggero con la borsa sulle ginocchia (non volle saperne di metterla nel bagagliaio), si guardò attorno soddisfatta, diede delle piccole pacche al cruscotto, facendo i complimenti all’auto per come fosse carina ed esclamò: “Ma guarda, mi mancava proprio questa tremenda puzza di città! Ogni tanto fa bene un po’ di sano inquinamento, no? Ti fa apprezzare di più la sua assenza! E poi è così esotico!”
Beh, non sapevo se la zia avesse o meno l’alzheimer, ma di sicuro era fuori come una capra siberiana.
Il tragitto dalla stazione a casa mia non era lungo, ma c’erano quattro semafori che facevano la differenza: si potevano impiegare sette minuti o settantadue a seconda se li si acchiappava verdi o rossi.
Quel giorno erano verdi, tutti tranne l’ultimo, dove alcuni vigili controllavano lo scorrimento intorno ad un cantiere, così zia Greta impiegò i dieci minuti di attesa commentando tutto quello che vedeva, vigili compresi: “Guarda, Eva! Come sono buffi quei signori vestiti tutti uguali, a parte che la signorina ha la gonna! Dici che sono di un collegio? Non sono un po’ grandicelli? E cosa fanno proprio in mezzo alla strada, disturbano! Vedi che hanno fatto fermare tutti! Vado a sgridarli!” e fece per uscire dall’auto: “NO!!! Per carità! Sono vigili, è il loro mestiere fermare le macchine!”
“Davvero? E che genere di mestiere sarebbe? Non c’è già abbastanza caos così, senza che ci si mettano anche loro?” e continuò a fissarli imbronciata finché, osservandoci con sospetto, uno dei tre si avvicinò e bussò leggermente al finestrino: “C’è qualche problema?“ mi chiese sbirciando la zia, che a sua volta lo scrutava: “No, no signor vigile, la signora è mia zia e viene pochissimo in città, non capiva come mai ci fosse tanto imbottigliamento” risposi con un sorriso smagliante. L’uomo annuì comprensivo, lanciò un ultimo sguardo alla zia e poco dopo ci diedero il segnale di muoverci.
“Ma zia, da dove vieni? Da te non ci sono i semafori e i vigili?” lei sembrava davvero molto, molto sorpresa: “Sefa…seraf…cosa sarebbero?”
“Semafori! Semafori, zia! Quei cosi con tre luci, rossa, gialla e verde!”
“Ah, queeelli! No, non ne ho mai visti…ora che ci penso, c’è un coso simile a Chiusa, proprio vicino alla stazione, ma non sapevo avesse le luci, non l’ho mai visto acceso! A che serve? Io l’ho sempre trovato così bruttino!”
Ero basita: “Non ci sono semafori?” intanto parcheggiai sotto casa, dove, incredibilmente, c’era un posto libero proprio davanti al portone. Afferrai la borsa, che mi parve più pesante di prima, e mi misi a cercare le chiavi, mentre tentavo di indagare.
La zia non mi ascoltava: continuava a guardare tutto, e toccare tutto, come i bambini piccoli: “Oooh, cara, cosa sono tutti questi bei bottoncini?”
“Sono campanelli, zia…NO, FERMA CHE FAI?!?!?!?! NON SUONARLI!!!!”
Troppo tardi.
Al colmo della vergogna infilai furtivamente e molto velocemente la zia, me e la borsa nel portone, mentre dal citofono cominciarono a sentirsi raffiche di “Chi è?” sempre più seccati. Per fortuna nessuno aveva visto la scena e tutti avrebbero pensato ai soliti ragazzini maleducati, nei confronti dei quali mi sentii terribilmente in colpa.
“Oh, cara, che bello, hai un balcone! E dà proprio sull’incrocio! Chissà quante cose interessanti vedrai…un sacco di ingorghi pittoreschi, immagino?”
“Ingorghi pittoreschi? Ma che…zia! Zia, dobbiamo parlare! Ascolta!”
“Guarda queste piante, che carine! Come riescono a crescere tutte sole?”
“Zia…sole? No, non sono sole, ci sono io e…ma vuoi ascoltarmi? Non puoi combinare guai come suonare i campanelli di tutto lo stabile e infastidire i vigili e…ma cosa stai facendo?” chiesi vedendo che la zia si chinava sulle mie rose galliche chiacchierando fittamente: “Sto convincendo questa pianta a crescere, cara! Non vedi com’è triste?”
“Veramente? Non saprei, mi pare stia benino…insomma, non distrarmi, lo stai facendo apposta! Intanto dimmi da dove vieni, com’è possibile che tu non abbia mai visto un semaforo, un vigile o un campanello? E poi…sei già stata qui, quindi queste cose le conosci, no?”
Mia zia si voltò come non avessi parlato e aprì la borsa: “Ti ho portato un po’ di viveri, cara…anche tu sei patita, come le piante. Ma adesso che c’è la zia, vedrai che andrà tutto bene!” e iniziò a tirar fuori un enorme barattolo di miele, un paio di salumi dal profumo irresistibile, formaggi, conserve, marmellate…ecco perché quella borsa pesava tanto, anzi, non capivo come facesse a starci tutta quella roba…che fosse davvero la borsa di Mary Poppins? Ma no, che assurdità, che cosa andavo a pensare?
“Ehm…zia? Ma quanta roba hai portato? Mi ci vorranno anni a finirla! E poi…non sai nemmeno se sono allergica a qualcosa, o se sono celiaca o…”
“No, non sei eliaca…sei nata verso mezzogiorno, pigrona!”
“Ho detto…oh, non importa!”
La zia aveva finito di estrarre i viveri dalla borsa, finalmente, e ora il mio tavolo era ricoperto di vettovaglie di ogni genere. Tutta roba che avrebbe meritato certificazione e garanzia, a giudicare da aspetto e profumo e che, a comprarla, mi ci sarebbe voluto un finanziamento.
“Ho portato qualcosa anche per te, tesoro!” esclamò la zia estraendo delle piccole scatole che non avevo mai visto, ma riconobbi come pappe per gatti.
Il mio Miky, che era rimasto prudentemente nascosto ad osservare l’intrusa fino a quel momento, si materializzò improvvisamente: “Zia? Come sapevi che ho un gatto? Insomma, papà dice che non gli hai parlato e di sicuro non hai avuto contatti con la mamma, quindi…”
“Ma cara! La tua zietta preferita sa cosa va bene per te, no? Se non ci fosse stato un gatto, non saresti stata mia nipote!” esclamò grattando il mento di un Miky particolarmente radioso.
“ZIA! ORA BASTA, DOBBIAMO PARLARE!”
“Oh cara, ma quanta fretta! Sono appena arrivata, non ti vedo da quando eri alta così e non mi offri nemmeno un tè?”
Cavolo, aveva ragione! “Zia…certo che ti offro un tè e ti porto anche a cena fuori (con tutto quel ben di Dio non avrei fatto la spesa per due mesi, potevo scialare!), ma ci sono un sacco di cose che devi spiegarmi!”
“Ma abbiamo tutta la vita per questo, cara!” rassegnata a quel tornado dai capelli d’argento, presi la teiera e scelsi del tè al fior di loto.
Michelangelo Merisi da Scarafaggio…Caravaggio, detto Miky, il mio mezzo Siberiano, si era accomodato sulla sedia di fianco a lei e faceva fusa a manetta.
Non aveva tentato di slacciarle le scarpe, strappare la veletta dal cappellino, infilarsi nella borsa e nemmeno di aprirsi le scatolette nuove. E tutto questo non era da lui.
Misi a scaldare l’acqua, ne feci scorrere di molto calda dal rubinetto e la versai nella teiera di coccio, togliendola poco dopo e ripetendo l’operazione un paio di volte, poi misi le foglioline sul fondo ancora caldo: “Dovresti mettere un paio di pietre” disse la zia. Mi voltai a guardarla: pietre? Nel tè? In che senso?
Lei aprì la borsa, prese un sacchettino di velluto nero e mi fece segno di tenderle la mano.
Quando guardai, dentro splendevano cinque cristalli di smeraldo da taglio grossi come l’unghia del mio pollice, di un verde per cui l’unica definizione era ‘perfetto’.
Mi lasciai cadere sulla sedia: “Ma zia! Ma dove li hai presi? Sei stata in Colombia?” lei ridacchiò: “No, pare non sia molto prudente. Le Alpi sono generose, se le sai prendere”
Sapevo, naturalmente, che in diverse valli si possono trovare smeraldi, ma non avevo mai visto niente di quella qualità. “A casa ne ho in associazione con Quarzo, Fluorite rosa, Aragonite…una vetrina piena, tutti diversi. Non ti andrebbe di vederli, cara?”
Veramente al momento non riuscivo proprio a connettere: “…grbl…”
“Immagino che voglia dire si…”
“A proposito” continuò subito dopo: “Ti ho portato un regalino, sai, non mi andava di venire a mani vuote e contando di fermarmi qualche giorno…” disse armeggiando ancora nella borsa: “Come regalino? E tutto questo ben di Dio?” protestai riprendendomi dalla contemplazione degli Smeraldi: “Oh, ma quelle sono soltanto un po’ di provviste, io intendevo un regalino vero, tutto per te, da conservare!” disse estraendo finalmente un pacchettino di circa quindici centimetri di diametro: “Ecco” disse umilmente: “Spero ti piaccia…”
Lo scartai con cautela. Avvolto in uno strato di bambagia, spuntò un grappolo di quarzi di qualità straordinaria, perfetti, trasparenti e, incredibile, perfettamente ialini al centro e morioni intorno, a corona intorno ai primi.
La matrice era cosparsa di cristallini di pirite inframezzati a splendidi, piccoli romboedri rosa acceso.
Restai come un’ebete a bocca aperta per un tempo interminabile: “È un po’ piccolino, ma quel giorno ho cercato per tutto il pomeriggio un pezzo speciale e alla fine ho trovato questo. Sai, ce n’erano di più grandi, ma non erano così luminosi e poi…beh, avevo qualche difficoltà a prenderli. Questo, invece, era incastonato nella roccia solo per quella parte lì, vedi?” Le sue parole mi riportarono alla realtà: “Vuoi dire che l’hai estratto tu?!? Che sei andata in Montagna, ti sei infilata in un buco e hai scalpellato questo?!?”
Lei parve sorpresa: “Ma certo, cara, vuoi mica che lo facessi fare a qualcun altro, no? Che regalo sarebbe stato?” Non riuscivo a chiudere la bocca.
Improvvisamente sentii qualcosa pungermi gli occhi: “Oh, zia!” dissi abbracciandola.
Era davvero fuori come una capra. Siberiana, naturalmente, di quelle che non hanno mai visto un ovile nemmeno in fotografia, ma adorabile!
“Zia…sono quarzi di La Gardette! Valgono un sacco e…”
“Oh, no, cara, non sono di La Gardette, sono di Forno di Morione! Vengono da una fessura a mezz’ora dietro casa mia” spiegò ridendo, rossa per l’imbarazzo.
“Il tuo paese si chiama Forno di Morione?” esclamai: “Non oso chiederti quale sia la vostra attività principale, eh?”
“Oh, certo, in effetti è una zona di pascolo…ci sono un sacco di api, vacche, capre, lupi…marmotte e camosci. E giusto qualche cristallino qua e là. Due o tre forni che ancora…sfornano roba così. Vedi, la nostra specialità è l’associazione Quarzo-Fluorite rosa. E anche Ametista, ce n’è parecchia, sai?”
(Arf! Arf! Pensai con la bava alla bocca, due o tre forni?!? Ametiste, Fluorite rosa?!?)
“Eva? Non dovresti mettere l’acqua nella teiera? Magari con un paio di quegli Smeraldini, eh?”

(...continua link p.:4)

venerdì 10 agosto 2012

L'altra Serafinite

...e così, tra dubbi e incertezze, ho comunque finito anche la seconda.
Domani è sabato 11, vuol dire che preparo la scatolina, il bigliettino, consegno e me la svigno.
Poi dovrò stare attenta a dove passo quando esco di casa, perché abitano nella via parallela, am in qualche modo farò...
Eccola:
Più o meno laterale:
Dietro: 
Tre fili 0.7 di Ottone argentato wrappati in Silver Filled. 7 minisfere di Ametista e un Diamantino di Herkimer, questa volta sistemato dove volevo io.
Ho tentato di fare la scintilla di luce sul Quarzino, ma niente da fare. Pazienza!


Ora preparo la spiegazione per loro, poi domani, mentre preparo le spiegazioni per gli ultimi sassolini, vi regalo (?!?) un'altra puntatina del racconto nuovo!
Che dite, ma piaceranno?

Guardate un po' adesso, se si vede?



lunedì 6 agosto 2012

Serafinite, Giada...e richiesta di aiuto!

Gentile pubblico del mio blog, in genere molto silenzioso, ma presente perché il contatore corre...oggi vorrei presentare (fuori programma, vero) un paio di cose, ma per una ho bisogno di un consiglio.
Come direbbe Eva, no, non la moglie di Adamo, la protagonista del nostro racconto appena iniziato, andiamo con ordine.
In primo luogo una cosina sbarazzina, un po' diversa dal solito:

Si tratta di un pezzo di Giada, wrappato in Rame argentato e Rame, per avere un simpatico contrasto. Qui sotto visione laterale:

E dietro:
Mi ci sono subito affessionata! Devo vedere se l'amica da cui ho preso il pezzetto ne ha altra che le cresce...
Si, lo so, devo ancora parlare della Prehnnite, non me ne sono dimenticata! Vuol dire che posterò tre spiegazioni, ecco!

E adesso, veniamo al resto:
Giuliano è un bambino di nove anni. E' simpatico, buffo, sempre in movimento, sembra uno scoiattolo. Va a scuola privata, dalle suore e quando esce qualcuno lo accompagna un paio di isolati più in là, al bar trattoria dei genitori, il migliore e più frequentato della zona.
E' amico di tutti: bambini più piccoli, più grandi, adulti, si comporta da piccolo P.R. nella ditta di papà e fa ammattire una delle cameriere perché vuole aiutare e fa casino...lei lo rincorre, lo sgrida, gli altri ridono.
Ma se non fai casino a nove anni...quando lo fai, che diamine?
Un giorno mamma e papà lo mandano al mare con le suore, sulla costa romagnola, da cui torna un venerdì tutto bello abbronzato e più sbarazzino che mai.
La sera ha la febbre, che l'indomani non è andata via, anzi è salita. Mamma e papà lo portano al pronto soccorso, sembra tutto un po' strano.
Il lunedì Giuliano non c'è più.

Mamma, papà, la sorella Ylenia sono disperati, sembra che non possano più vedere la luce.
Passano un paio di settimane, andiamo a mangiare da loro un paio di volte, che hanno riaperto subito, perché in casa impazzivano, e mio papà un giorno chiede alla mamma che giorno è la messa di Trigesima e lei, già così terribilmente spenta, impallidisce e le vengono i lacrimoni.
Lo sgrido, poteva ben chiedere ad una delle ragazze!
Saliamo a casa e, mentre sono lì che litigo con la sinusite (l'afa mi fa malissimo), ho come un flash: vedo la faccina da scoiattolo di Giuliano che ride e mi indica qualcosa e subito dopo una pietra verde, dal taglio che ricorda vagamente un cuore o un triangolo.
Serafinite...
Vabbé, di slancio attraverso la città, nonostante l'ultimo anticiclone, e vado a prenderne. La mia spacciatrice di minerali me ne pesa tre, sono molto simili, le prendo tutte, ma poi mi vengono un sacco di dubbi....
Loro sono cristiani praticanti, specie un po' strana ai miei occhi pagani...di cui spesso non riesco o a capire le logiche, anche se le conosco da quando sono nata e anch'io sono andata a scuola da quelle strane signore vestite di nero..però mica ci ho mai capito granché.
Questa strana specie considera superstizione tutto ciò che esula da...non so bene cosa, visto che esiste una Santa Hildegard Von Bingen, che hanno anelli con pietre diverse per ogni occasione e un sacco di altre cose che, a rigor di logica, non dovrebbero avere.
Se si chiedono spiegazioni, rispondono che Santa Hildegarda può, ma tutti gli altri sono adoratori di satana.
Pensare che alberi, pietre e chissà che altro possano addirittura avere a che fare con gli angeli...AH! Blasfemia!!
Io non capisco bene: se tutto ciò che esiste viene dal divino, pietre e Angeli compresi...why, pecché, le une  non dovrebbero interagire con gli altri?
Non posso capire, ok, io sono una infedele, blasfema e andrò all'inferno. Però a me, delle loro logiche, frega pochino, diciamocelo.
Ma per chi invece fa parte di quella chiesa?
Mi spiego:
Io vado lì, faccio un gioiello per mamma e uno per Ylenia e poi?
Cioè, è come dire: "Ehi, avete perso un fratello/figlio, ma io vi dò il gioiellino, che bello!"
Ma che gli frega, a loro, del ciondolino del cavolo?!?
Ovviamente scriverò loro delle spiegazioni, ma che significato potranno avere per la loro fede?
"Senti, io ti dò questa pietrolina, che serve a farti sentire abbracciata dagli Angeli e magari potresti perfino sentire la presenza dei fanciullino, che è stato lui a suggerirmelo!"
......................................................no, dico....non sembra una roba da manicomio?

Così non so cosa fare.
Mi sto vergognando un sacco all'idea di consegnare loro quella scatolina.
Però...però so che Giuliano, che nel frattempo ha costruito un castello di nuvole con una torre gigantesca, il ponte levatoio, ci ha messo fontane di arcobaleni e il fossato lo ha fatto con la coda di una cometa, so che sarebbe parecchio contrariato. Deluso. A lui pareva una cosa bellina!
Ma, dico io, chi glielo dice a mamma, papà e Ylenia? Mi sento un po' come la Melinda di Ghost Whisperer, che è sempre lì che fa la figura della scema.
Ok, io non vedo i "fantasmi" (nemmeno lei, la dicitura è errata), però succedono delle cose.
Sogni, intuizioni, immagini.
Sarebbero cose normali, se l'umanità non si fosse annientata, affogando in un paiolo di retrivo materialismo illuminista il giorno della nascita. Dire a qualcuno "Ho sentito che dovevo farti questo" a volte è già troppo.
Che significato può avere un sassolino verde screziato per delle persone per bene, razionali e "credenti"?
E' una cosa buona o cattiva, come direbbe un amico mio?
Per ora ne ho fatta una, che posto qui, ora inizierò l'altra, perché farle le faccio, solo che poi non so se ho il coraggio di dargliele!
E la famosa messa è l'11. Cioè sabato.
AIUTO!!!

Ecco il gioiellino incriminato:
Era difficile, perché la Serafinite ha la caratteristica di mostrare disegni "piumosi", che sembrano veramente ali eteree. Volevo un bel lavoro, ma non volevo coprire un millimetro più del necessario la pietra, così mi sono incasinata un po' tutto da sola.
Questa è montata con un piccolo Herkimer e alcune microAmetiste. L'Herkimer avrebbe dovuto stare in alto a destra della foto, ma non riuscivo a fissarlo in modo sicuro alla montatura.


Particolare:

Bene, ora sapete tutto...io aspetterei consiglio...che ne pensate di questa faccenda?

domenica 5 agosto 2012

Frammenti: Il Dono P.2

Fu alle superiori che cominciarono i guai: gli insegnanti non solo non ci seguivano, persi per lo più nelle loro frustrazioni familiari e nelle invidie professionali, ma, se spiegavano, lo facevano in modo quantomeno strano. Fissavano il vuoto e parlavano come a loro stessi, blaterando le stesse parole che avrei potuto trovare sui libri. A volte, peggio ancora, camminavano per la classe leggendo ad alta voce quel che i testi propinavano, con voce piatta e monotona, ma facce ispirate, finché la campana suonava e…e quindi?!?

Ma sei pagato per gironzolare con un libro in mano?!?
Il risultato era che non capivo una sola parola. Per quel che ne sapevo, avrebbero potuto parlare aramaico o cinese antico, e sarebbe stata la stessa cosa.
Cominciai a tentare di studiare dai libri, che poteva ancora andare per storia e letteratura, ma cose come matematica o, peggio, latino?!?
Leggevo le parole, che erano sempre tutte ammassate le une sulle altre come sardine, tanto che subito cominciavano a tentare la fuga iniziando a mischiarsi, le rileggevo e poi di nuovo e ancora.
Per ore.
Il risultato era sempre: MAH?
Il latino era al di là di ogni ragionevole possibilità.
Passavo i pomeriggi a piangere tentando di studiarlo, finendo per lasciare l’attività sportiva, gli amici e qualsiasi altra cosa, pur di riuscire ad imparare almeno le prime due declinazioni.
Non ci riuscii mai ed è inutile dire che le altre materie iniziarono a risentirne.
La mia vita alle superiori fu un tremendo calvario, una strada che precipitava sempre più giù, senza che io potessi trovare un freno o un appiglio da qualche parte…un paracadute, un cuscino, almeno!
Avevo sedici anni ed ero un anno indietro, quando una compagna di classe disse che andava da una psicologa. Non so come, convinsi mia mamma a mandarmici, anche se dire che lo fece controvoglia è da Nobel dell’ottimismo.
Dopo la terza seduta, la signora decise che era il momento di telefonare ai miei genitori, prenotare un incontro e spiegare loro quale fosse il mio problema.
La pregai di non farlo, di aiutarmi a superare le mie difficoltà senza coinvolgere i miei, ma non mi diede ascolto: era veramente convinta di saperne più di me su come affrontarli!
Il risultato fu che mia mamma, appena rispose all’apparecchio, la insultò violentemente, dandole della ciarlatana, truffatrice e rovinafamiglie, dicendo che sapeva come quella cialtrona stesse solo tentando di dimostrare che fosse proprio lei, la mamma, la causa dei miei presunti problemi e che io non avevo niente se non una incredibile negligenza e svogliatezza, un gran sacco di balle, insomma.
Poi le buttò giù il telefono, senza darle il tempo di replicare, così fiera del suo operato da vantarsene con chiunque per mesi. Sarebbero stati anni, certo, se non si fosse resa conto che avere una figlia che era andata, anche se solo tre volte, da una strizzacervelli, era una vergogna indicibile!
Anno dopo anno, tentavo di spiegare che ero dislessica, col risultato di sentirmi rispondere: “Non so neanche cosa voglia dire!” o “Te le inventi tutte, pur di non studiare!” “Non dire sciocchezze!” “Vergognati!” “Ci fai vergognare!” e giù pianti e minacce di buttarsi dal balcone, ululati e crisi isteriche.
Alla fine, come Dio volle, venne la maturità.
Rischiai di non farcela, perché il mio terrore della scuola aveva ormai raggiunto il parossismo e solo l’aiuto di un paio di compagni di classe e del figlio di un amico dei miei, un giovane genio della fisica in seguito fuggito in Giappone con tutto il suo cervello, riuscì a farmi ammettere agli esami.
Non ebbi mai modo di chiarirlo, ma ho il sospetto che anche lui fosse dislessico, per via di alcune cose che mi disse nei giorni di ripetizioni e perché era l’unico a capire perfettamente la mia calligrafia.
Purtroppo non ne ho la certezza e oggi è troppo lontano per domandarglielo.
Passai gli esami, comunque, meglio di molti miei compagni: il mio tema fu il migliore della scuola in assoluto, quell’anno, e il compito di matematica sufficiente, anche se un po’ tirato per le orecchie.
Gli orali passarono, mi torchiarono parecchio per via del mio terrificante percorso scolastico, e, con mia grande gioia, la commissione fu più che soddisfatta, al punto di credere che gli insegnanti “fossero stati ingiusti nel giudicarmi”.
Il membro interno avrebbe voluto incendiarmi, ma io provai un incredibile, sublime, ineffabile, soddisfazione!
Poi venne il test.
Si, uno di quei ridicoli test d’intelligenza.
Convinta di essere del tutto negata, lo consegnai pensando che il mio risultato sarebbe stato prossimo allo 0, invece presi un voto che all’epoca mi parve dignitoso, anche se non eccezionale. Il tizio che me lo consegnò mi chiese se fossi dislessica e io risposi tranquillamente di si, perché?
No, niente…rispose lui studiandomi. Guardai il foglio e lessi: 1-5-9.
Poi lo guardai di nuovo, per essere sicura che non fosse 1-5-6, o 1-9-5 o chissà che altro, ma vedevo sempre 159.
Chiesi ad una ragazza che voto leggesse e lei, stranita, mi disse 159.
Però, l’avevo letto giusto al primo colpo! Evidentemente facevo progressi. La ragazza continuava a guardarmi basita.
Ebbi le tentazione di chiederle se fosse un buon voto o meno, ma temevo peggiorare la mia evidentemente già magra figura, anche se a me non sembrava proprio terribile.
Una volta avevo letto che un’attrice americana aveva un quoziente intellettivo di 155 e da come lo dicevano pareva una buona cosa, per cui il mio voto non doveva essere così male, anche se non ero un’attrice.
Certo, non era il massimo del punteggio, ma dovevo essere intorno all’equivalente di un sette, forse perfino sette più…immaginai che gli altri avessero preso un punteggio ben superiore, ma, come al solito, io non ero riuscita a finire in tempo.
In seguito, all’Università, abbi una compagna che non faceva che vantarsi del suo 129.
Io pensavo: “Poverina, si vede che, pur essendo ritardata, riesce bene e per questo se ne vanta!” in effetti era una delle migliori del nostro corso, anche se non distingueva una betulla da una sequoia, nemmeno sbattendoci il naso un centinaio di volte.
A parte ciò sui libri era brava e si sentiva tre o quattro gradini superiore a tutti noi. Una ventina superiore a me.
Un giorno, vedendo che non distinguevo la destra dalla sinistra e non riuscivo a fare i fiocchi, mi chiese se per caso fossi un po’ dislessica. Risposi di si, certo, lei lo trovò divertente e la questione finì lì.
Vero, la mia media era più alta della sua, 28 contro 26 e mezzo, ma c’è da dire che avevo un quarto dei suoi esami, forse un quinto, a ben pensarci.
Come al solito, i miei tempi erano molto diversi.
Il problema è che, comunque, io devo studiare in un certo modo, diverso dalla norma.
Che il mio cervellino sembra comportarsi in modo atipico.
Che i miei metodi di apprendimento non sono come quelli comuni.
E siccome quelli comuni sono quelli comunemente usati…io mi perdo. Ancora oggi.
Mi ci vollero anni per capire, da sola, come costruirmi un metodo, ancora oggi non sempre ci riesco, e ci sono testi che non sono in grado di leggere.
Comunque, per tutti quegli anni, dall’asilo all’Università, oltre che per andare malino a scuola, per le cose che non riuscivo ad apprendere e per le continue punizioni, venivo presa in giro per altro.
Non saprei spiegarlo: sapevo cose che altri non sapevano, o le sapevo prima.
Vedevo cose che gli altri non vedevano. Sognavo una cosa e poi succedeva, oppure un sogno mi ispirava un’intuizione scientifica, che tempo dopo (magari anni) si rivelava esatta.
Invece di guadagnare l’ammirazione del prossimo, mi guadagnavo la nomea di “quella pazza” e la derisione dei compagni.
Venivo additata, derisa, scimmiottata, emarginata.
Studiavo attentamente il comportamento delle mie compagne e cercavo di imitarlo in tutto e per tutto, e poi…scoprivo che, alle mie spalle, dicevano che ero “la pazza”. Se chiedevo perché, mi rispondevano: “Ma si, dai, lo sai!”
“No” dicevo io, “Non lo so, spiegamelo!”
E la risposta era, invariabilmente: “Ma si, sei così!”
“Così come?!?”
Mai ottenuto risposta.
Ci rinunciai, ad un certo punto, ma continuai a starci malissimo.
Pensavo che, una volta all’Università, non sarebbe più successo, ma mi sbagliavo. Prima o poi, scoprivo sempre che c’erano delle dicerie su “quella strana”.
Alla fine mi ritrovai a dover lasciare gli studi, ufficialmente per ragioni economiche, e finii per cambiare un lavoro precario dopo l’altro, a lavorare praticamente gratis anche se svolgevo mansioni di un certo livello, e questo solo per via della poca credibilità che avevo e della mancanza di quel famoso “pezzo di carta”.
Per anni lavorai per un’assistenza telefonica.
Cioè, uno studia per anni animali, alberi e montagne, per poi finire a blaterare sciocchezze in un telefono per quattro soldi.
Alla fine, quando ero ormai alla disperazione, riuscii a convincere una conoscente ad introdurmi alla correzione di bozze e, finalmente, potei lasciare cuffiette e telefono.
Vivevo da sola, facendo i salti mortali e rinunciando a tutto ciò che non era assolutamente indispensabile e a volte anche a ciò che lo era, lavoravo in casa e la mia vita sociale era un disastro, ma era meglio che niente.
Poi, un giorno, successe qualcosa…
(...continua link p.:3)

giovedì 2 agosto 2012

Collier Prehnite

Nonostante il caldo…sono riuscita a finire questa collanina per niente impegnativa.

Purtroppo non è tutto argento, perché non sapevo come accipicchiola sarebbe venuta, per cui ho usato rame argentato, ottone placcato e filo argentato 0.4.
Solo alcune parti sono cucite in Silver Filled 0.32, nella parte esterna dell’armatura e per le cuciture fini.
Purtroppo non ho ancora qualche vittima da usare come modella. Uffa!
Ho chiesto a Leonardino, ma mi ha detto se per caso il caldo mi fa male…tzk!

Primo piano  laterale:
…dall’altra parte:
...dietro:
Controluce…se fossi più di un metro e 55  o usassi parecchio tacco, mi sarebbe venuta meglio. Il Sole era ancora altino, al momento:
Queste Prehniti erano in un vassoio insieme a pietre da buttare, perché rovinate al momento della foratura.
Ho pensato di salvarle e penso di aver fatto benino, che ne pensate?
Inizialmente volevo fare un ciondolo e orecchini, ma poi ho visto come stavano bene lato-contro-lato e mi sono intestardita a montarle in questo modo.
Mi ci è voluto un po’ per capire come fare, ma…