Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

Se volete scoprire la Valle attraverso i RACCONTI potete cliccare sul pulsantino "Frammenti", oppure scegliere attraverso l'indice alla vostra destra. I numeretti indicano l'ordine cronologico.
Se cercate i gioielli, non avete che da scendere col cursorino, oppure cliccare il pulsantino "Gioielli".
Se volete saperne di più sulle diverse Creature, cliccate "Creature Fatate".

Su, su, guardate, guardate...

giovedì 4 ottobre 2012

Frammenti: Il Dono P.6

Non sono riuscita a finire l'anello, o meglio...io lo AVREI finito, se non si fosse spezzato l'Argento e non avessi dovuto disfare tutto il lavoro di ieri e rifarlo.
Buttando via un bel po' di Argento, tra l'altro...
Così, per non deludere le aspettative dei miei affezionati lettori (mah!), ho pensato di postare un pezzetto del racconto di Eva, che forse comincia a farsi interessante...povera Eva, ma dove è capitata!
Ecco qui:
*************************************

...Miki aveva corso tutto il giorno avanti e indietro, frenando con fondoschiena contro la balaustra da una parte, e ripartendo a razzo in direzione opposta, lanciando kiai terrificanti nel prendere lo slancio.
Le scintilline, comunque, non parevano infastidite, anzi, si divertivano un mondo a farlo giocare, dondolandosi davanti ai suoi occhi appese a strani fili lucidi di non so che origine, o lanciandogli palline.
Ora, finalmente, era crollato sul divano a pancia all’aria, la zia dormiva da un po’ e io, pur stanchissima, fissavo il buio incapace di addormentarmi.
Avevo scritto a Franco, ma evidentemente la vita notturna di Sharm el Sheik era decisamente più vivace di quella delle mie lussuosissime terme.
Il silenzio era profondo, rotto solo dal continuo sussurro del fiume e dall’occasionale stormire delle fronde.
Le lucine sembravano invece parecchio attive: da bambina avevo letto che il giorno appartiene all’uomo e la notte alle Fate, che la occupano danzando in cerchi nei boschi, festeggiando e cercando di fare scherzi a quei poveretti che si trovino a passare dalle loro parti.
Quelle, però, non parevano impegnate a danzare: volavano da un ramo all’altro, affaccendandosi attorno ai germogli, schizzando improvvisamente da una foglia ad un bocciolo o rimanendo sospese in qualche punto specifico.
Avrei voluto avere una lente per poterle osservare meglio, ma mi pareva invadente e, dopo aver negato la loro esistenza per tutto il giorno, anche poco etico.

Avevamo passato il pomeriggio tra acque calde e fredde, fanghi, bagni di fieno, massaggi e beveroni assurdi…una roba mai vista: acque strane, trasparenti-opalescenti e di color diversi, come fibre ottiche liquide, per rendere l’idea.
Le prendevano da delle botti dello stesso colore del contenuto e ti spedivano in un posto contrassegnato da un cartellino.
I posti erano per lo più angoli riservati del parco o sul costone alle spalle dell’albergo ed erano “arredati” a seconda delle necessità con fiori, cespugli o alberi diversi, sia come specie che come disposizione. C’erano anche delle strutture in pietra simili a Mandala molto semplici, dall’effetto ipnotico, che, a guardarli, facevano incrociare gli occhi. E si avevano sensazioni strane…quindi, io cercavo di guardarli solo fino ad un certo punto, poi, quando mi accorgevo che stavo per perdere il contatto con la mia preziosissima realtà newtoniana, facevo abilmente in modo di distrarmi. Avevo la fastidiosa sensazione che, intorno a me, gli alberi, le pietre e qualcosa di non ben definito, mi guardassero con notevole disappunto.
Una ragione in più per mantenere i piedi ben saldi per terra!
Nel parco c’erano un sacco di Scoiattoli, Daini, Uccelletti di ogni tipo, avevo visto un Tasso e, ovviamente, Cavalli, però tutti accompagnati.
Tutti gli animali mostravano curiosità o indifferenza, pareva che nessuno avesse paura degli umani, anche se, per quel che avevo visto, non si facevano toccare. Rimbambivo a guardare gli Scoiattoli correre su e giù per i tronchi, avvicinarsi, guardarmi con una incredibile faccetta da schiaffi, e poi svignarsela su tra i rami come folletti rossi, più veloci della luce!

Era passata la mezzanotte quando un bip mi comunicò che c’era una mail.
Franco sembrava al settimo cielo. Diceva di aver fatto immersioni nel Mar Rosso, di essersi trovato col naso a pochi centimetri da quello di uno squalo e di essere stato salvato da una signorina che aveva un gran bel pezzo di fratello.
Etero, che sfiga! Ciononostante si stava rifacendo gli occhi e si divertiva un mondo.
Lo squalo era simpatico, ma lui aveva adocchiato i due da un po’ e non gli era parso vero di avere una scusa per agganciarli.
I beveroni colorati lo affascinavano:

“Una sorta di cromoterapia liquida?”
“Non saprei, sembra qualcosa di più complesso, ma non si sbottonano più di tanto. Forse hanno  paura gli si rubi la ricetta”
“E come ti sei sentita?”
“…”
“daaaaiiii!!”
“strana”
“Ma tu sei strana! Dimmi qualcosa che non so!”
“Cretino!”
“UAHUAHUAH! Insomma, com’è la fauna locale?”
“Beh…sono tutti belli. Non ho visto una sola persona dall’aspetto sgradevole in tutto il giorno”
“Sei alle terme, bambina. È proibito avere un aspetto sgradevole!”
“No, Frà, non hai capito! Tutti, proprio tutti, sono belli. Aspetta, non belli come…come una massa di modelli superfighi, ma belli! E questo vale per tutti, giovani e anziani. Un po’come la zia, no? E’ carina, anche se ha i suoi annetti, non sfiorita o sciupata dall’età. Mi spiego?”
“uhmmmm”
“Sono belli come…come saremmo anche tutti noi se la natura non ci avesse pasticciati un po’, ecco!” scrissi citando Pennac.
“Figo!”
“Ah, e poi ho una cugina.”
“E ME LO DICI SOLO ADESSO?????????????????”
“Ah, ehm, ecco…non è proprio una cugina di primo grado, è tipo di, boh, terzo o quarto. Ma lei dice che non è importante, perché qui la gente non è mai lontana cugina. O è cugina o non lo è. Qui i cugini sono lontani solo se sono in Brasile o in Australia. Così dice”
“Foooorte!!! Com’è, com’è?”
“Lei…lei è…lei è davvero un gran pezzo di gnokka! Altro che pasticci!”
“WOW! Mica ha un fratello? Gnokko, possibilmente”
“Non credo, almeno non ne ha parlato, però so di un altro cugino. Comunque l’ho vista quando siamo arrivate e poi abbiamo pranzato insieme. Oggi eravamo solo la zia e io”
“Devi saperne di più, Eva! Tu non hai mai avuto parenti, non puoi perdere l’occasione di un’intera cugina! Pensa: due settimane fa eravamo solo tu e io, abbandonati ed incompresi nel cuore del mondo, e adesso hai una zia, una cugina e continui ad avere me! Non è fantastico?”

Lo era, in effetti, detto così.
Solo che io ero piuttosto frastornata da tutte quelle novità.
E, se devo essere sincera, il fatto che fuori dalla porta-finestra una ventina di lucine colorate a forma di donnine-omini bonsai stessero allegramente svolazzando…non aiutava.
Mi veniva quasi da essere comprensiva con mia madre e…Oddiiiiio, non le avevo telefonato!
E adesso era l’una e mezza! Crollai sul letto con un attacco di ansia e mi addormentai di botto.
Un attimo dopo fui svegliata da sette chili di pelo e vibrisse che mi zompavano sullo stomaco strillando selvaggiamente: “Michelangelo!! Sono le due, è presto non…” guardai l’ora: le sei e mezza. “Cavolo! Al solito!” brontolai e gli spezzettai quattro caramelline per gatti assortite.
Si era svegliata anche la zia e ci osservava divertita: “Dì, mica è già ora di alzarsi, vero?” domandai preoccupata: “No, anche se non avresti dovuto andare a dormire così tardi!” mi rimproverò: “È che Franco era in giro con dei nuovi amici e poi ci siamo messi a chiacchierare e poi c’è la differenza di fuso orario e…”
Il silenzio era profondo, eppure…Miki smise di masticare e rizzò le orecchie. Un istante dopo fui raggiunta da un suono inequivocabile,
Un lungo, profondo ed appassionato ululato. La zia ascoltava, assorta. Poi un altro, lontano, in risposta e qualche secondo dopo quello più vicino, cambiando tonalità.
Il cuore mi batteva all’impazzata, Michelangelo era tutto gonfio, occhioni sbarrati e orecchie appiattite sulla testa: “Non è niente, Scarafaggio, non preoccuparti, sei al sicuro!” gli sussurrai prendendolo in braccio.
Presumo che i Siberiani, in natura, come tutte le altre Creature, siano abituati a sentire la voce dei lupi e, semplicemente se ne stiano per gli affari loro, ma il micio in questione era nato all’interno della civiltà umana e la sua reazione, di fronte al grande predatore, era di panico.
Beh, di moderato panico.
Panico dignitoso.
“Su, Miki, tranquillo! Anche tu sei un predatore, non sei buono da mangiare…credo” “Avvertono di tenersi lontani dal territorio del Lago delle Ametiste. Il branco del Pian delle Masche risponde pericolo di valanghe sui costoni Est verso i Laghi Alti. Il branco della Serra dice che qui è sicuro, nessun pericolo, disgelo graduale, ma hanno sentito movimenti sospetti intorno al lago. Vanno a controllare,”
Mi voltai verso la zia, a bocca aperta: “Mi prendi in giro?!?” Lei mi guardò con occhi più sbarrati del gatto: “Ma ti pare?” chiese offesa.
Nella valle era tornato il profondo silenzio di prima, anche se iniziava ad albeggiare e qualcosa presto avrebbe iniziato a svegliarsi. “Tu sciamana figlia di Spirito Amarok?” nella penombra la zia aveva un’espressione indecifrabile: “Amarok è padre di tutti bravi selvaggi di tre valli!” rispose stando al gioco e dimostrando una inattesa conoscenza del mondo al di là della Serra. Un giorno, molto tempo dopo, avrei scoperto che i Valdombriani hanno un’approfondita conoscenza di quei popoli antichi, sciamanici, che oggi sono quasi più estinti dei panda.
Magari non aveva la più pallida idea di cosa fossero un semaforo e dei campanelli, però conosceva culture lontanissime. Conosceva i sintomi della dislessia, ma non aveva idea dell’esistenza di termini quali ‘celiachia’, o ‘allergie alimentari’. Usava, a proposito, parole come ‘Pleistocene’, ma non aveva mai sentito nominare i vigili.
Quando si dice le priorità!
Le ologrammine lanciasassi erano andate a nanna, evidentemente, perché non arrivavano più quelle lucine rosa e violette dalla terrazza e Miki, passato lo spavento, stava dignitosamente ripulendo il piattino dagli avanzi di pasticcio di trota.
Passai la giornata in uno stato di trance: transitai da un trattamento all’altro, mi toccò bere acque lisce, frizzanti (che pizzicavano il naso) e così così, passeggiai negli angoli segreti del parco seguendo strani disegni di pietra, sedetti con un libro in mano più di una volta. Quale, non lo ricordo…
…la zia sapeva la lingua dei lupi. O mi aveva presa in giro, oppure…

“Voglio imparare il lupese!” esclamai a cena. Joelle ci aveva raggiunte poco prima, in tutta la sua luminescenza. Pareva vagamente stanca, ma non avevo ancora capito che accidente di lavoro facesse.
Quel giorno non era alle terme, ma all’ospedale di Chiusa e non era né medico, né infermiera. Mah, prima o poi lo avrei scoperto. “Fai capire un po’? Adesso se così evoluta da accettare l’idea che i lupi parlino?”
La guardai malissimo: “Che parlino non c’è dubbio, sono gli umani che non li capiscono, almeno là fuori. Ma la zia parla la lingua dei lupi, o perlomeno la capisce e voglio farlo anch’io. Ecco!”
Sospirò: “Oh, con quella mentalità illuminista e retrograda!” sussurrò al piatto.
“Beh, la retrograda, qui, vuole parlare con i lupi, e non vede perché non dovrebbe farlo, se lo fate voi. Siamo o non siamo parenti?”
Non avevamo più parlato della mia mente razionale in lotta con l’esistenza di mini ologrammi lanciatori di sassolini assolutamente materiali, ma sapevo che il mio atteggiamento non le andava giù.
Io non ero come gli altri forestieri, o meglio non ero proprio forestiera e non potevo essere cieca, sorda e paralitica (e anche un po’ scema, diciamolo!) come, secondo lei, sono loro.
La verità è che avrebbe anche avuto ragione, se non avessi impiegato i trent’anni precedenti a tentare l’impossibile per essere come tutti gli altri, aggrappandomi con tutte le mie forze alla razionalità più bieca.
In quella un ululato vicinissimo mi fece sobbalzare, terrorizzando alcuni ospiti forestieri. Joelle sospirò: “Il branco è appena fuori dai giardini. Stanno andando verso il fiume, c’è un passaggio proprio dietro l’Hotel, ad un centinaio di metri dal cancello. Se vuoi possiamo cercare di vederli, finché c’è luce”
Afferrai la giacca e le lanciai la sua. Sospirò di nuovo, alzando gli occhi al cielo e si alzò riluttante, gettando uno sguardo malinconico allo sformato di cavolfiori con la fonduta che si avvicinava.
Sceso il sole, l’aria era decisamente più fredda: calcolai che non dovessero esserci più di cinque o sei gradi. Joelle mi fece strada verso un cancello secondario, che portava fuori dal parco, a pochi metri dal sentiero di passo: “Oggi era giorno di caccia, ma non hanno dato alcun segnale su come sia andata. I casi sono due, o pensano di proseguire stanotte, oppure è successo qualcosa di imprevisto”
Eravamo ad aprile, ci eravamo lasciati alle spalle l’Equinozio e le giornate si erano allungate abbastanza da rendere quell’ora della sera carica di pathos, ma benché il cielo fosse un trionfo di luce, sulla terra eravamo già piuttosto al buio e non speravo di riuscire a vedere più di qualche ombra. In ogni caso ero elettrizzata.
Joelle mi portò su una gobbetta che sovrastava l’ingresso posteriore e guardava verso i boschi che digradavano alle spalle di Terme.
Poco più avanti, su un sentiero laterale, diverse figure scivolavano silenziose, l’una nelle impronte dell’altra.
Mi si fermò il battito: idiota! Non solo non hai di nuovo telefonato alla mamma, ma non hai preso la macchina fotografica!
Ah, giusto, non l’avevo presa perché sarebbe stato difficile far credere a qualcuno che quel posto in mezzo a montagne innevate fosse Sharm el Sheik…
Joelle mi fece cenno di fare silenzio, poi scese con passo leggero fino all’ingresso, restando a pochi passi dal cancello.
Otto paia di occhi di un verde dorato fosforescente si volsero verso di noi, interrogativi.
Le ombre si fermarono, una si staccò dalla fila e si avvicinò a mia cugina. Io avevo la mandibola praticamente a pochi centimetri dal suolo e gli occhi strabuzzati in fuori.
Ora che ci penso, ero anche in apnea da un bel po’.
Joelle si accosciò di fronte al grande lupo dagli occhi luminosi, quasi con umiltà e l’altro si abbassò leggermente. Pareva un rituale di rispetto e riconoscimento reciproco.
Gli altri se ne stavano ad una certa distanza, in attesa nel buio che infittiva, solo gli occhi, quei fari verde oro sospesi nell’aria, li distinguevano dalle rocce, tanto erano immobili.
Per tutte le puzzole tracagnotte, non ero mai stata così vicino a dei lupi! Liberi!!!
Finalmente ripresi a respirare, forse troppo rumorosamente perché i lupi diedero segno di inquietudine, uno si alzò perfino in piedi guardando nella mia direzione.
Sapevo che poteva vedermi, anche se per un umano sarei stata invisibile e temetti di aver fatto qualche casino…il capobranco emise una specie di leggero uggiolio e mia cugina si voltò facendo segno di avvicinarmi.
Pochi istanti dopo ero accovacciata a due metri da un lupo favoloso e lo guardavo, di nuovo, a bocca aperta, occhi sbarrati e in apnea.
Il capobranco emise una specie di sbuffo, scuotendo la testa: “Dice che sarebbe meglio se respirassi” tradusse Joelle: “Eh?”
“Prendi fiato, emetti fiato, prendi fiato, emetti fiato, hai presente? Quella cosa lì!”
“El …l…lo ha detto lui?”
“Si. Ti trova molto buffa” cercai di ricompormi, raddrizzai la schiena, mi sistemai i capelli, manco avessi dovuto far colpo su uno della mia specie. Per un attimo ebbi la visione di sette lupi che si rotolavano dalle risate.
Il capobranco mi studiò per qualche istante, ipnotico. Mi ronzavano le orecchie.
Improvvisamente mi assalì un ricordo molto diverso.

Anni prima, in Montagna con degli amici, ero stata attratta da qualcosa di strano che si muoveva in un ginepraio. Come attratta da una calamita mi ero avvicinata e, nascosta nel mezzo dei cespugli, avevo visto una ragazza accovacciata nel tentativo di nascondersi.
Vestiva una specie di casacca grigio marrone, dei calzoni dall’aspetto primitivo e aveva una sorta di pelle di lupo gettata sulle spalle. Aprii la bocca per dire qualcosa e lei mi guardò. Non dimenticherò mai quegli occhi: obliqui, giallo fluorescente, pieni di disperazione.
Come feci per parlare, scomparve e, dove lei era un istante prima, scorsi un lupo assassinato. Era stato ferito e poi finito a bastonate. Un centinaio di metri più in là trovammo i resti del radiocollare distrutto.
Poco dopo ci raggiunsero due auto della Forestale e della Guardia di Finanza, stilarono verbali, cercarono qualche segno tra le rocce e sui sentieri…avevo detto ai miei amici della ragazza, ma non ce n’era traccia e il mio racconto sembrava così incredibile che decidemmo di non dire nulla.
Cominciai a pensare di essermela sognata. I miei amici, a parte Franco, ne erano convinti.
Tornai i giorni seguenti, con binocolo e molta pazienza, cercai un posto dove avrebbe potuto nascondersi, cercai delle tracce, inutilmente.
Diverse volte ebbi la sensazione che qualcuno mi seguisse, ma non c’era mai nessuno. Non vidi, non sentii, non riuscii a fotografare o sorprendere alcunché nemmeno guardandomi le spalle con uno specchio.
Sognai la ragazza e il Lupo ucciso per anni e a volte mi succede ancora.

Ora, nella notte incipiente, mi trovavo con una cugina di cui mai avrei sospettato l’esistenza in una valle pressoché inaccessibile, a due metri da un capobranco dalle dimensioni ragguardevoli, vivo, vegeto e in ottima salute, che mi studiava con attenzione scientifica.
Mi sentivo un batterio di qualche strana specie.
“..co…come è andata la caccia?” balbettai, tentando di fare conversazione. Il Lupo socchiuse gli occhi, emise un rumore basso, sommesso, un po’ stiracchiato.
“Non male. Hanno acchiappato un paio di bracconieri che tentavano l’ingresso nella Valle”
Ridacchiai, ma Joelle era serissima.
Osservava il Lupo attentamente, facendo movimenti con gli occhi e la testa, quasi impercettibili, che indicavano che loro stavano parlando.
“Oh, al diavolo!” esclamò.
Cioè? Mica che per davvero avevano preso dei bracconieri, no?
“Tentano sempre di entrare in Valdombra! Da quando si sono create vie d’accesso, questo posto è sempre più in pericolo!” sibilò.
Io guardavo ora l’una, ora l’altro.
Il Lupo guaì debolmente, sbuffò e scosse la testa verso terra, puntando le zampe: “Capito. domani dovrò fare gli straordinari” borbottò lei.
Il Capobranco si voltò verso di me, fissando gli occhi nei miei: “Devi incontrare qualcuno” disse mia cugina. “Chi?” chiesi sorpresa: “Qualcuno che non…che vuole conoscerti” avevo la sensazione che mi nascondesse qualcosa: “Chi? Perché?”
Joelle scrollò le spalle, pareva nervosa: “E io che ne so!”
La notte si faceva più scura e gli occhi più inquietanti, luci verde ambrato sospese nel buio. Strane, consapevoli luci. Espressive. Divertite.
Mi sentivo molto idiota.
“..qu…qui…quindi?” balbettai alla fine: “Domani un’ora prima del tramonto, alla Sorgente della Croce. Non fare quella faccia, c’è una roccia con una vena di quarzite a croce.”
“Tu vieni con me, si?”
Joelle mi guardò nel buio, rassegnata: “Non credo di avere scelta.”
Mi voltai verso il branco, ma non c’era nessuno, nemmeno un lupacchiotto piccolo piccolo. Sembravano svaniti nel nulla, tanto che pensai di essermeli sognati.
“Torniamo, è ora del dessert” disse laconica la mia luminescente cugina. La seguii incespicando, continuando a cercare i Lupi, completamente rimbecillita.
Davvero, ma mica me li ero sognati?

“Zia?” Era notte fonda e io non riuscivo a prendere sonno. Era stato un sogno? Avevo veramente incontrato dei lupi? E la faccenda dei bracconieri? Che intendeva Joelle con la storia degli straordinari?
“Mhhhhhh?” brontolò il buio
“Ma è normale che i lupi diano la caccia ai bracconieri?”
“No. In genere non ci sono bracconieri, in giro. Però se ce ne sono, i ragazzi azzannano loro il fondoschiena, si.”
“Ma…vuoi dire che li attaccano? A degli umani?”
La zia si puntellò su un gomito: “Eva, i lupi non attaccano l’uomo per motivi…politici, ecco. Non è che non ne siano capaci. Ora, da queste parti, i fuorilegge vengono ricercati e chi li trova li acchiappa. Se li trova un camoscio se la svigna, poi cerca di dare l’allarme, se li trova un Lupo…cavoli loro! Quelli di stasera li hanno lasciati in un fosso, legati. Appena fa luce, la polizia andrà a prenderli”
ECCO! E ALLORA!!!
“ZIA???????? Posso accettare tutto, ma proprio tutto, ma che i lupi possano legare dei bracconieri…no, è troppo!!!!”
“Mica sono stati loro!”
“Ah, e chi, allora?”
“Una delle loro Fate, ovvio!”
Mi venne da piangere.
“Santo cielo, Eva! Non dirmi che non hai mai visto una Fata Lupo!”
“OVVIAMENTE NO!” sbraitai…e poi compresi che non era vero.
Io l’avevo vista una Fata Lupo…altroché, se l’avevo vista!
(...continua link p.:7)

6 commenti:

  1. Splendido!! Splendido!!! Ancoooooraaaaaa!!!
    Eva deve incontrare la Fata vero? vero? vero? no no non me lo dire!!! aaaaarghhhh che curiositàààààà!!!

    Ok mi ricompongo!!! Perchè hai buttato l'argento non potevi più riutilizzarlo?

    RispondiElimina
  2. Ah, ah! Sei troppo buffa!
    In parte sono riuscita a recuperarlo, in parte non era possibile, perché non perdeva più la memoria della cucitura ed era diventato fragile...in questi casi bisognerebbe avere la possibilità di ri-fonderlo! :(

    Pazienza...per fortuna ne avevo preso mezzo metro in più...ohi, devo chiederti una cosa, stasera ti mando una mailina...^_^

    ..comunque...ci saranno risvolti gialli nella vita di Eva...colpi di scena...beh, poi vedrete!

    RispondiElimina
  3. @_@ risvolti gialli???? colpi di scena???? Sbrigatiiiiiiiiii!!!!!!

    ps non mi è arrivata la mailina... :-)

    RispondiElimina
  4. Ah, hai ragione, non te l'ho mandata...incasinatissima con pc della vicina e anellino da finire...visto più su? ;)
    Rimedio...

    RispondiElimina
  5. che bello che bello..incontro alla Sorgente della Croce..lupi..Fata Lupo....*___________*
    ps:mi sono tornati davanti agli occhi i Lupi del quadro..non so perchè ma subito li ho associati a questa storia..mi sto appassionando troppooo!!

    RispondiElimina
  6. Mah, in realtà mi sa che il quadro è precedente, almeno all'inizio..."Valdombra" è iniziato nella primavera del 2008. I Lupi sono dell'anno precedente.Però ci stanno bene! ^_^

    RispondiElimina