Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

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Su, su, guardate, guardate...

sabato 13 ottobre 2012

Frammenti: Il Dono P.7

Mi sono appena accorta che l'ultimo post, l'anello "Wish You Were Here", risale addirittura a domenica scorsa!
E io che pensavo di averlo messo l'altro ieri! Ma come passa il tempo!
Così, siccome sono più nelle canne del solito (ho tre settimane per preparare un mercato con gioiellini per cani. Si, proprio per cani, con quattro zampe!), posto in anticipo una parte del racconto della nostra amica Eva...e poi me ne vò a nanna. Penso resterete un po' basiti dagli sviluppi.
Prego, prego, leggete pure:
*******************************************

"La Sorgente indicata dai Lupi era a poco più di venti minuti dall’Hotel, su un pianoro ancora coperto di neve da cui facevano capolino una miriade di capini bianchi e violetti.
Joelle arrivò con un ragazzo dalla faccia simpatica che avevo intravisto alla reception, che si mise sul sentiero con noi come niente fosse.
Non avevo tanta voglia di avere tra i piedi un estraneo e lanciai diverse occhiatacce a mia cugina, sperando che trovasse una scusa per liquidarlo, ma lei non parve cogliere il mio disappunto. Ero piuttosto stizzita.
Quando arrivammo non c’era nessuno.
Joelle sedette su una pietra e si mise a raccogliere sassolini di quarzite bianca sul fondo della piccola polla semighiacciata, il ragazzo, Mirko, un forestiero, o meglio, un “ex-forestiero”, come disse lui, restò in piedi guardandosi attorno, in attesa. Aveva una bella faccia simpatica e scanzonata, sembrava entusiasta di tutto, uno di quei tipi sempre di buonumore difficili da smontare.
Non mi stavano mica facendo uno scherzo? Mia cugina aveva voluto prendermi in giro, nessuno sarebbe venuto e nessun lupo mi aveva dato appuntamento? La sera prima, sotto l’effetto di qualche allucinogeno, avevo soltanto creduto di vedere i lupi?
Continuavo a girarmi di qua e di là, cercando invano una figura che si avvicinasse, da qualche direzione.
Nessuno.
Joelle aveva intascato un bel malloppo di sassolini bianchi, più o meno tondi e quasi tutti uguali e ora saltellava tra crochi e bucaneve improvvisando una specie di “settimana”, che consisteva nel saltare senza pestare alcun fiore: aveva uno strano aspetto, evanescente, irreale. Una donna adulta(e luminosa, non dimentichiamolo) che saltella tra i fiori come una ragazzina di sette anni…che paese di pazzi!
Intanto lì non c’era nessuno, il sentiero era sgombro, non…Eh?!?
Sulla roccia da cui sgorgava il ruscello, sedeva un uomo. Restai a fissarlo idiota, sbattendo le palpebre per vedere se spariva o meno.
Mi guardava divertito. C’era qualcosa di strano in lui.
“Ah, eccoti” esclamò mia cugina andandogli incontro: “Sei in ritardo, sai?” lo apostrofò. Lui le lanciò un’occhiata in tralice: “No, siete voi in anticipo. Le ombre sono giuste ora” disse con una voce modulata, leggermente roca che pareva di pancia, più che di petto, come dovrebbe essere un buon kiai.
Mirko era scomparso all’arrivo dello strano soggetto, ma lo vidi poco più sotto, sul pianoro, fischiettare con le mani in saccoccia.
L’uomo saltò giù dalla roccia, Era alto, il viso affascinante dai tratti piuttosto affilati, occhi obliqui di uno strano colore salvia-ambrato e capelli abbastanza assurdi, lunghi e folti, andavano dal castano al nero con striature argento e ciocche ocra e bianche.
Il fisico era asciutto, modellato in modo naturale, slanciato, armonico, forte. Insomma, era un gran bel pezzo di figliolo.
Vestiva dei calzoni di tela grezza, dall’aspetto primitivo e aveva una pelle di lupo parecchio rovinata gettata di traverso sulle spalle.
Si, praticamente cadeva a pezzi, ma…no! Ora che vedevo meglio, la pelle non era sciupata, o meglio…era in muta! Era una pelle senza il Lupo dentro, eppure era in muta!!
Il tizio fece una smorfia e grattò un punto della pelle, da cui tolse un fiocco di borra color crema e lo soffiò via.
Mi tremavano le gambe: in quel posto pazzo, con ologrammine lanciasassi che svolazzavano qua e là, gente che luccicava, lupi che catturavano bracconieri e via dicendo…una pelle che avrebbe dovuto essere decisamente defunta e che invece stava compiendo qualcosa di tremendamente vitale, mi terrorizzava.
Avevo la nausea. Riuscivo a vedere il nuovo pelo, più rossiccio e corto, sotto i morbidi ciuffi invernali che si staccavano.
Questo era impossibile. Impossibile! Volevo tornare a casa!
Il tizio si avvicinò, tendendomi la mano e io arretrai terrorizzata: “Eva? Che ti prende?” mi rimproverò la voce di Joelle dall’altro capo della galassia..
“…l…ll…lla…la…la…la…”
“No, non siamo qui per metterci a cantare, dai!”
“…ppelle! La spelle sulle palle! È viva!”
Il tizio fece una faccia stranita: “Beh? Le capita spesso?” chiese voltandosi verso mia cugina, che levò gli occhi al cielo.
Io li guardavo: ora lei, ora lui, ora la pelle.
Anche la pelle mi guardava, con la stessa espressione costernata degli altri due.
Decisamente mi girava la testa.
Sedetti su un masso un po’ bagnato, e mi presi la testa tra le mani: “Ma qual è il problema, scusa?” chiese il tizio sedendosi accanto a me, lui e la sua pelle.
“Una pelle morta non dovrebbe essere viva, no?” risposi con voce stridula.
Lui spalancò gli occhioni obliqui e mi guardò sempre più preoccupato: “Dì, non è che ti danno cose strane da bere, in quella gabbia di matti?”
Non lo sapevo. Cose strane me ne davano dal mattino alla sera, per quello, ma teoricamente, non avrebbero dovuto essere allucinogene. Scossi la testa, senza rispondere: “Ma sentilo!” esclamò mia cugina.
Lui le rivolse un sorrisetto, scoprendo appena una cosa che sembrava un canino e non un canino normale.
Oddio, o era un vampiro, o…
Il tizio si grattò un orecchio emettendo un sordo brontolio…la zia aveva parlato di…un momento!
“Che cosa sei?” chiesi d’impulso. Lui sorrise: “Esattamente questo!” rispose serafico.
“Lui è Vehar” presentò Joelle: “La Fata Lupo a capo della Valdombra. Non è la Fata più anziana, ma la Madre gli ha passato il testimone qualche decennio fa. Aveva la buffa idea che questo lo avrebbe reso più serio e responsabile…pfui!” spiegò.
Lo guardai dritto negli occhi. Non erano gli occhi di un essere umano.
Cavoli! Avevo davanti al naso l’uomo dei miei sogni (pelle a parte) e, sfiga vuole, non era un uomo!
“Non è una pelle morta, vero?” sussurrai. Lui scosse la testa. Un istante e davanti ai miei occhi ci fu un Lupo dal bel pelame nocciola e grigio che si grattava energicamente vicino alle scapole il vecchio pelo invernale, facendone volare via batuffoli arruffati. Un istante dopo il tizio era seduto accanto a me.
“Quindi sei tu che hai catturato i bracconieri?”
“Oh, no!” rispose lui orgoglioso: “Hanno fatto tutto i miei figli, io mi sono limitato a legarli per bene. Sai, loro hanno qualche difficoltà con queste” disse agitando le mani davanti ai miei occhi.
“Già, anche il mio gatto ha lo stesso problema” convenni. Notai che emanava un leggero odore di selvatico e, sotto la famosa pelle, aveva una specie di ampia collana di tatuaggi. Mi parve di intravvedere zanne, unghioni alternati a Rune o qualcosa di simile, ma non osai fissare lo sguardo. E poi avrei giurato che quei segni si muovessero, quindi non volevo proprio saperne!
Gettai uno sguardo fugace alla pelle: continuava ad inquietarmi, anche se ora capivo. Era come la famosa pelle di foca delle Selkies, presumo.
Avevo sempre pensato fosse una leggenda ridicola.
“Perché volevi incontrarmi?”
Domandai per distrarmi: “Volevo vedere com’eri diventata. E poi…Joelle ti ha detto dei tuoi?”
Lo guardai ebete: “Diventata in che senso? I miei cosa?”
“Si, Eva. Hai telefonato tutte le sere da Sharm el Sheik. Ti stai facendo un sacco di nuotate e la sera vai a ballare con il tuo amico. Tua mamma è piuttosto contenta, per i suoi canoni”
La guardavo a bocca aperta, ma fu Vehar a spiegare:
“Lei ha un compito molto speciale, qui: è in grado di entrare nella mente dei forestieri e trasmettere loro ricordi…come dire, addomesticati. È molto utile, visto che in Valle capita ogni giorno che i forestieri abbiano esperienze che non sono in grado di reggere, o che noi non vogliamo che abbiano” continuò vedendo la mia faccia sconvolta.
“Insomma, tu hai modificato la memoria di mia mamma, convincendola che io le ho telefonato, eccetera eccetera?”
“Circa. Le ho telefonato con una scusa e, mentre rispondeva, l’ho distratta e ho creato un canale. L’ho fatta anche parlare con Franco, così ora sa che siete effettivamente insieme. A Sharm el Sheik!” io ascoltavo a bocca aperta: “Finché starai qui riceverà una telefonata al giorno, però tu non devi telefonarle veramente, spezzerebbe l’incantesimo e lei mangerebbe la foglia” spiegò il tizio.
“Nooo, figuriamoci! Mia mamma non sa niente di queste cose, a parte che una sua amica fa gli orospochi…orsoc…oroscopi e gliene regala uno a tutti i compleanni, non penso avrebbe…” erano strani. Imbarazzati, direi. “Scusate, ma perché quelle facce?”
“Perché lei lo sa benissimo. Non capisce, non sopporta, non le piace…considera noi Fate degli esseri infernali, ci odia, soprattutto me, ma ne sa abbastanza da mangiare la foglia. Non è proprio facile incantarla, in effetti…”
“Volete dire che mia madre vi conosce? Che è stata qui? E quando?”
Joelle strinse le labbra: “Tu sei nata qui, Eva. Il sette di agosto del ‘79”
Mi ronzavano le orecchie: “N-no, io sono nata il sedici agosto, ad Annecy, mentre i miei erano in vacanza e…io…io…” spostavo lo sguardo dall’una all’altro, incredula. Ma che stavano dicendo?
“Tua mamma, dopo essere venuta in Valdombra la prima volta, quando si era appena fidanzata con tuo padre, rifiutò ogni contatto con qualsiasi cosa e chiunque, qui, pretendendo perfino che la famiglia di lui non fosse invitata al matrimonio. Quell’anno, però, l’anziana di famiglia era venuta a mancare e aveva espresso il desiderio che in nipote, tuo nonno, e il pronipote fossero presenti alle sue esequie. Pretese la presenza della moglie di lui, in quanto riteneva ingiusto e vergognoso allontanare totalmente un uomo dalla sua terra e dalla sua famiglia o non condividere nemmeno degli eventi importanti…lei venne, suo malgrado. Piena di rabbia.
Noi riteniamo molto grave provare sentimenti di odio e rabbia mentre si aspetta una nuova nascita. Nessuno e niente, nelle Tre Valli, era contento di quel comportamento, ma non pareva esserci nulla da fare. Qui lo spazio ed il tempo sono diversi rispetto a là fuori, più elastici, se mi passi il termine…nascesti con qualche settimana di anticipo, a mezzogiorno del sette di agosto, con una magnifica Luna piena visibile perfino di giorno, ma quella donna non voleva che tu fossi legata in alcun modo con questa terra. Cominciò a piangere, strepitare e minacciare tuo padre, con scene che rasentavano la follia, minacciò perfino di gettarsi dal balcone con te (chissà perché questa mi era tremendamente familiare), fino a costringere tuo padre ad andare Oltrevalle, scendere in una città e fare denuncia della tua nascita come fosse avvenuta lì nel giorno stesso, pegno lasciarlo per sempre e di non fargli mai più vedere la bambina se non lo avesse fatto. Alla fine lui andò ad Annecy, dove avrebbero dovuto essere, secondo i loro progetti, e dichiarò la tua nascita nove giorni dopo la data corretta. E con la Luna decisamente calante” terminò con una smorfia di disappunto.
Sentii il mondo crollare intorno a me: avevo sempre vissuto in una menzogna. Su di me, sulla mia nascita, su…mia madre aveva perfino fatto fare il tema natale dalla sua amica, molti anni prima e trovava che mi calzasse a pennello.
Io ci vedevo un’estranea, ma lei diceva, con quella faccia divertita che ha quando vuol dimostrarmi che sono una nullità, che non mi riconoscevo perché non mi faceva comodo.
Invece…quella persona, non ero io. Non ero io!
Avevo vissuto la vita di qualcun altro, e non sapevo viverla perché non era la mia.
Non mi apparteneva nulla, nemmeno me stessa.
Mi girava la testa, le orecchie ronzavano come uno sciame di vespe impazzito.
“Per questo aveva paura di Greta. Sapeva che prima o poi avresti scoperto la verità” aggiunse mia cugina.
La bambina del tema natale non era dislessica. E lei sapeva che quella bambina non ero io. Papà lo sapeva, il nonno…anche il nonno! E probabilmente la mia zia mancata anni prima, quella bigotta che mi prendeva in giro perché straparlavo! Loro sapevano! Quante volte avevo sognato di essere qualcun’altra, avevo sognato una vita diversa, quante volte, al mattino, mi dicevo che quello era il sogno, un brutto sogno, ma che non dovevo preoccuparmi perché, a sera, sarei andata a dormire e mi sarei risvegliata nella mia vera vita…per anni, da quando potevo ricordare! Non ne avevo mai fatto cenno con nessuno, era il mio segreto che rendeva la mia vita sopportabile…lei non ero io! Il sogno era reale, e quello che chiamavano “vita” era il sogno…
Nel vuoto assoluto in cui ero precipitata, sentii sgorgare una rabbia indescrivibile.
“Non preoccuparti, Eva” disse la voce di Joelle: “Finalmente sei arrivata a casa”

Quello strano essere e io restammo seduti sulla roccia in silenzio per un bel pezzo. Joelle era scesa con Mirko, lasciandomi a metabolizzare quella storia mentre le ombre, un po’ alla volta, si allungavano e l’aria si faceva più pungente.
“D’accordo, diciamo che sono nata qui. Ma lei come fa a conoscerti? Che significa che ti odia e perché?” domandai alla fine, con il cuore che mi sbatacchiava contro l’ugola. Lo sentii irrigidirsi: “Io…sono quello che…il tuo tutore, protettore o…aspetta, voi umani dite ‘Fata Madrina’, giusto?”
Il cuore smise di sbatacchiare, anzi, smise di fare qualsiasi cosa. Io avevo un…una fata padrina? Io, giovane donna colta, di formazione rigorosamente scientifica per vocazione, abitante del pianeta Terra, 21° secolo…IO, proprio IO, avevo una FATA per padrino?!?
Ok, cosa devo fare per uscire dal sogno? Devo svegliarmi, devo svegliarmi, devo…oh, accidenti, ma vediamo come va avanti, no?
“Vedi” continuò lui spolverando energicamente la pelliccia “Noi viviamo accanto agli umani da millenni, ma in generale ognuno si fa i fatti propri. Molte persone, in tutte e tre le Valli, non vedono una Fata di alto Lignaggio più di un paio di volte nella vita, anzi! Per diversi secoli, per ragioni che ora sarebbe lungo spiegarti, molti di noi non sono stati qui. Solo Pòrtune, Driadi, qualche Ondina e le Creature chiamate “Selie”, a parte Gnomi, Folletti e robette simili e questo per molto tempo, un tempo lungo perfino per i nostri canoni.
Noi Fate Lupo, però, benché invisibili, almeno nella nostra forma, eravamo qui, con i nostri figli, a mantenere una promessa antica migliaia e migliaia di anni con i primi Valdombriani. A volte, capita che gli umani ci evochino e chiedano di proteggere qualcuno dei loro cuccioli, di diventarne tutori e, a questo punto, noi ne diventiamo “famigliari” a tutti gli effetti, anche se la nostra presenza può non essere visibile e questo più ancora se a chiederlo è un Anziano. Così, quando tua madre arrivò in Valle con la sua rabbia, la tua trisnonna mi fece chiamare e mi chiese di prenderti sotto la mia ala. Non fu un errore, ma mi trovai in una situazione orribile: non eri ancora nata e dovevi sopportare i suoi sentimenti di orrore, rabbia, ribrezzo, odio…questo, per noi, era inaccettabile. La notte in cui tuo padre partì ti portai via, al sicuro e ti affidai alla Lupa a capo del mio branco, su nell’Alta Valle. I suoi cuccioli erano nati più tardi del solito, aveva ancora parecchio latte e, con il mio aiuto, riuscì a produrre del colostro. Sei stata al sicuro con lei e il suo latte ti ha resa forte, ti ha resa Valdombriana, nonostante loro volessero sradicarti da qui. Ti ha resa una Figlia di Lupo e io ne ero molto orgoglioso.
Ma poi il Consiglio dei Saggi mi chiese di restituirti…mi opposi, mi infuriai, ma secondo loro non si poteva fare diversamente. Volevo crescerti come una piccola lupa, in questa Terra d’Ombra a cavallo dei mondi, ma alla fine dovetti cedere.
Ordinai a tuo nonno di proteggerti, ma anche lui era troppo succube di quella sua moglie forestiera e anche lui cercava di farti dimenticare la tua Magia, dicendo che questo ti avrebbe aiutato a vivere nel mondo Oltrevalle. Quando andavo a trovarlo era molto in imbarazzo, terrorizzato all’idea che sua moglie scoprisse la mia presenza. Apparivo nel suo studio e correva a chiudere la porta a chiave e cominciava a sudare…mi hanno detto che è morto l’anno scorso. Era ancora giovane, che è successo? La coscienza lo ha fatto ammalare?”
“Veramente il nonno aveva 94 anni, non era proprio giovane…la maggior parte della gente muore ben prima di quell’età!” farfugliai nella più totale confusione. “Veramente?!?” ribatté lui al colmo della meraviglia: “Dalle tue parti vivete davvero così poco? Dai, è pazzesco!”
Pazzesco?!? Dico, sei una fata, mi parli di apparire, sparire, ti trasformi in umano e lupo in uno schiocco di dita, dichiari di avermi infilata a pochi giorni nella tana di una lupa e dici A ME pazzesco?!?
“…gh…gh...”
“Oh, per tutti gli Dei! Lo stai facendo di nuovo, ti rendi conto?”
“Ah! E TU TI RENDI CONTO DELL’ASSURDITÀ DI QUESTA STORIA? CHE TUTTO QUELLO CHE DICI È ASSURDO, A CASA MIA?”
Lui sorrise: “È questa casa tua, Eva”

La sera era ormai scesa, e mi accompagnò sul sentiero dell’Hotel. Avevo un milione di domande, ma non sapevo da dove cominciare: ero stata allattata da una lupa? Per davvero? E i miei lo sapevano? Cosa era successo quando mi aveva rapita? E come avevano accolto il mio ritorno? Avevano pensato che non fossi più la stessa, magari vittima di una specie di “changeling”?
Io avevo una storia così incredibile, io che non ero riuscita a costruire mai niente di buono nella mia vita, laggiù! Io che ero un totale fallimento, io! Una piccola bambina-lupo!
Non so come riuscii a non rotolare dal sentiero almeno una dozzina di volte, visto che non avevo idea di cosa stessi facendo. Presumo che il mio…il mio padrino fatato mi abbia impedito di cadere, in qualche modo.
Arrivammo in vista del cancello sul retro che era ormai buio. Nella sera gli occhi di quell’essere risplendevano fluorescenti, obliqui, terribilmente lupini.
Ne vidi altri, qua e là, tra le rocce e i cespugli, pensose, immote e silenziose luci verde chiaro sospese nel nulla.
“È ora di cena” disse indicando le finestre illuminate delle sale ristorante: “Ti farà bene tornare tra i tuoi simili, Figlia di Lupo. E, mi raccomando, mangia eh, da brava!” scorsi lo scintillio di un sorriso sul viso appena rischiarato dai suoi stessi occhi. Per un istante guardai verso le finestre illuminate e rassicuranti, normali, familiari e quando mi voltai verso di lui, non vidi che una coda sparire tra le rocce."
(...continua link p.:8)

5 commenti:

  1. O__________O cavoli.....bellissimo bellissimooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!eh si..sono alquanto basita!e chi se l'aspettava!!

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  2. WOW!!
    Vedi di non farmi aspettare un'altra settimana eh!!!

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  3. Ehi, sono contenta che vi piaccia! Però...dunque, un paio di giorni poi posto una cosa nuova, poi spero le famose pagine su Giada e Serafinite, poi la puntata. Direi che passerà un po' più di una settimana, Marina.
    Però non vi abbandono, no? Metto cose nuove spesso, se mi riesce!
    Non sono brava?!? ;)

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  4. NOOO più di una settimana non ce la posso fare!!!! :-(
    Vabbeh... aspetto ma mi avrai sulla coscienza!!!

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  5. Ma dààààiiiiii!!!!!!! :D :D
    Puoi sempre leggere i racconti vecchi, mentre aspetti, che non li commentava nessuno! ;)
    ...e pensa che, vista la stagione, volevo mettere in mezzo un altra cosa che si svolge in autunno...però non fa ridere, è serio.

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