Due parole sul blog

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Quasi.
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domenica 10 aprile 2011

Frammenti: Dal Diario di Padre Lukas:P. 4

A Vaymallez la ragazza del Corpo Forestale che aveva portato su i miei bagagli poco prima, mi aspettava davanti alla jeep: “Ho portato le sue cose nella Parrocchia, là dietro, dopo il ponte, vede? Il suo predecessore preferiva la chiesetta antica, ma se lei crede possiamo in un paio di giorni restaurare l’alloggio dietro la Basilica…” mi spiegò mostrandomi una chiesa dall’aspetto stranamente “normale”, dalla facciata giallina affrescata con puttini alati e una meridiana. Dissi che di sicuro mi sarebbe andato bene continuare la tradizione del parroco precedente e la giovane parve felice della mia scelta.
Aveva un bel viso ovale incorniciato di riccioli castani e grandi occhi da cerbiatta, nocciola meravigliosamente screziati di tutti i verdi possibili. Un velo d’inquietudine, che con gli anni avrei imparato a riconoscere, gettava a volte un’ombra sul suo viso. Mi spiegò di essere impiegata all’ufficio del Corpo Forestale, di aver fatto l’interprete fino a poco tempo prima, ma ora che si era sposata aveva diradato i suoi viaggi Oltrevalle. Era stata anche a Roma, qualche volta, disse sorridendo. Si chiamava Elodie.
La chiesetta vecchia, come la chiamavano, era bellissima, di quelle con il tetto spiovente in lose, un piccolo campanile slanciato, anch’esso con una meridiana di fattura semplicissima, e un’unica campana.
Davanti al piccolo sagrato, era un cortile dalle pietre consumate da centinaia di anni di corse di ragazzini dalle guance rosse. Alla mia sinistra un muretto che dava su un pendio di piccole vigne d’alta quota e noccioli, che finivano per mischiarsi agli alberi del bosco e più sotto una fontana di pietra al bivio di un sentiero, da cui si vedeva l’Ombra correre verso valle. Lungo il muretto crescevano alcuni meli, dai piccoli frutti color oro antico alcuni, verde scuro e ruggine altri. Non somigliavano affatto alle mele che avevo visto a Roma solo tre giorni prima, tutte grandi, rotonde e lucide tanto da sembrare finte. Li guardai e non potei fare a meno di sorridere.
Elodie mi mostrò i miei alloggi: una grande cucina in cui troneggiava una grossa stufa e un tavolo scuro e robusto, una dispensa grande quasi quanto la cucina e, al piano di sopra, tre piccole stanze perlinate, linde e luminose: uno studio, la mia stanza, il bagno e quella di eventuali ospiti.
Dietro intravidi l’orto e più in là, oltre le ultime case del paese, una incredibile corona di montagne, più alte ed imponenti di quelle in Bassa Valle, circondate di pascoli e boschi. Forse era così il paradiso terrestre, pensai.
Elodie tornò al proprio ufficio e io, dopo aver sistemato un po’ le mie cose, uscii a guardarmi attorno, incuriosito dalle propaggini del bosco che arrivavano a sfiorare la canonica. Volevo scendere alla fontana, ma ad un tratto accadde qualcosa che mi sconvolse: mi parve di intravedere un movimento accanto ad un albero e una ragazza dai capelli nerissimi e occhi immensi, parve uscire dal tronco per venirmi incontro. La fissai incredulo, forse molto maleducatamente. Pareva sfiorare appena il terreno e vestiva un abito color foglie, legno e muschio che sembrava fatto di…nebbia. Nebbia a forma di foglie. Forse. O forse foglie a forma di nebbia.
Aveva la pelle ambrata, che sembrava confondersi con la corteccia e mi parve molto magra, ma forse erano solo il viso affilato e gli occhi troppo grandi a dare quell’impressione. Mi venne incontro e mi squadrò con interesse, senza una parola. Io le tesi la mano: “Signorina, sono Padre Lukas, ha bisogno di qualcosa? Io…” lei mi guardò, curiosa ma divertita dal mio imbarazzo e mi resi conto, con una sorta di orrore, che non era solida. Non come avrebbe dovuto essere, almeno.
Restai paralizzato a fissarla, finché vidi che il suo sguardo si spostava alle mie spalle. Mi voltai di scatto, temendo chissà quale altra assurdità, ma alle mie spalle vidi arrivare una coppia intorno alla mezza età. Una donna alta e bellissima dall’aspetto regale, pur nei semplici abiti contadini e un uomo dai capelli castani molto mossi e vaporosi screziati di bianco, dall’aria bonaria e simpatica: “Padre?” disse la donna: “Lei è Padre Lukas, non è vero?” chiese con una voce calda e melodiosa. Li fissai a bocca aperta, incapace di rispondere qualcosa di intelligente: “Io…la signorina…la vedete anche voi?” i due sorrisero: “Si, padre, non si preoccupi” Rispose la donna: “Sono Odette Pernel-Montreux, la Guaritrice di questo paese. E questi è mio marito Gustav. Venga da noi a prendere qualcosa…abbiamo molto di cui parlare”.
I due mi presero tra loro e mi condussero verso la loro casa, prossima alla chiesa, mentre ancora la ragazza poco fisica ci osservava in silenzio.
Lontano si udì un lungo, profondo ululato e un’aquila planò nel cielo completamente azzurro.
E fu in questo modo che ebbe inizio la mia vita in Valdombra.”

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