Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

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Su, su, guardate, guardate...

mercoledì 3 aprile 2013

Frammenti: Il Dono p.14

Avevo detto che lo avrei finito tutto in una volta...poi mi sono resa conto che questa sarebbe stata la parte 14, cioè un numero pari, e non mi piaceva.
Quindi, per il momento, ho diviso le pagine che ancora erano in mio possesso in due e ne ho messo solo un pezzetto.
Non mi ero accorta che fosse passato oltre un mese dall'ultimo capitolo...non so, penso che non farò più passare così tanto...
comunque, anche se, di nuovo, è un pezzo assolutamente corto, è come doveva essere: uno di quei piatti complessi e sorprendenti che vanno assaggiati con cautela e masticati con cura, per essere sicuri di non perdersi niente.
Buona pappa!
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"Guardavo le stelle.
No, non erano le stelle di sempre. Era come stessi guardando attraverso l’occhio di un telescopio ad alta quota, dove non c’erano distorsioni, interferenze o inquinamento, ma la cosa più incredibile era che le stelle si riflettevano sulla Valle: ogni cosa che pulsasse lassù, aveva la sua controparte da qualche parte sui pendii o sulle foreste Valdombriane.
Il lungo giorno era andato via, e l’indomani sarebbe stato l'ultimo, per me, lassù.
Mi sforzai di ricordare il mondo “là fuori”: era un ricordo sbiadito, da cui oceani di spazio e tempo mi dividevano, di un mondo dai colori sporchi e slavati.
Da casa mia non riuscivo a vedere che una o due stelline anemiche, se la notte era serena…
Miki giocava con un paio di ologrammine luminose, la zia dormiva.

Non avevo sonno.
A cosa mi sarebbe servito tutto quello che stavo facendo, là fuori?
Uno scrigno pieno di tesori di cui qualche burlone ha gettato la chiave. Devi trovare la tua chiave…”
“Come faccio? In che modo?” dissi alla notte.
Non devi preoccuparti di trovare la strada, Eva. Sarà la strada a trovare te
Mi voltai. Nella suite regnava il silenzio in una luce blu argentata che filtrava attraverso le porte finestra. Da dov’ero vedevo scintillare leggermente il Sasso Malefico.
Quel pomeriggio, col professore e la zia, avevamo fatto gli stessi esercizi del mattino con i minerali. Era straordinario e difficile: le pietre non sono soltanto pietre.
Sono vive, coscienti e intelligenti. Sono Creature evolute, antiche, tanto antiche da renderci difficilissimo comprendere il loro concetto di vita.
Come gli alberi, anche loro sembrano emettere correnti di pensieri, anche se non è proprio lo stesso: loro sono diverse da ogni cosa conosciuta, come forme di vita aliene sullo stesso nostro pianeta…che poi, a pensarci, è molto più loro che nostro e da molto più tempo. Gli alieni, pure rintronati, siamo noi.
Avevo guardato dentro la pietra, avevo visto quella luce centrale che in un certo qual modo era la sua “anima”. E avevo visto quella stessa anima frammentarsi in molti piccoli fuochi collegati tra loro da fili di luce: “E’ quello che succede quando si frammenta un cristallo, o lo si taglia. Prenda i grossi Diamanti che vengono tagliati in molti brillanti più piccoli, per esempio. Ecco, gli uomini danno loro nomi diversi, li incastonano e creano oggetti che, secondo loro, sono diversi, ma non sanno che non è così. Il grande cristallo originario, rimane se stesso…solo apparentemente diviso, agli occhi stolti della sua gente. Si tratta di un solo individuo, una sola anima in pietre diverse e distinte”
Mi era venuto in mente che, un concetto del genere, lo sentivo spesso da quando ero nata, ma non mi espressi, perché mi sentivo blasfema.
Quindi il mondo ssarebbe pieno zeppo di sassi collegati ad un’altra parte di loro stessi da reti di energia sottile, magari ai quattro angoli del mondo: “E questo cosa potrebbe comportare? Soffrono?”
“No, non come intendiamo noi. In genere non sono contenti, ecco. A volte si arrabbiano…e allora succedono cose strane. Miliardari che vanno in rovina, navi che affondano, disastri, incidenti, malattie…cose così, insomma. E nascono le leggende sulle pietre maledette, ma in realtà dovrebbero essere sulle pietre che le tirano agli altri!” aveva concluso sogghignando.
“E se qualcuno le riunisse? Cioè, non con la colla, intendo…”
“Sarebbero molto felici, si. Credo che quel qualcuno potrebbe risultare invincibile, o qualcosa del genere. Solo che, di solito, quando succede una cosa di questo tipo, chi ha le pietre, magari senza sapere che sono parti della stessa, è spinto solo dall’avidità. E questo le fa ulteriormente arrabbiare”
“Tipo l’Hope? Ma lui non è arrabbiato per via della divinità cui apparteneva?”
“Sicuramente si. In fondo anche quello è una forma di frammentazione dell’essere, no? Comunque, in origine era più grande e prese il nome dal dis…ehm, dall’uomo che lo rubò, Tavernier. Una pietra sacra profanata dall’avidità…quale migliore vendetta che far crescere nei suoi possessori il seme della cupidigia, fino a farli impazzire e mandarli in rovina o portarli alla morte? Oggi che è custodito in un luogo impersonale, dove la stupidità umana non può toccarlo, l’Hope è piuttosto tranquillo, non trova?”
Lo avevo immaginato riposare nel buio quieto di una cassaforte, in attesa…ma di che cosa?
Come leggendomi (al solito) nella mente, il professore aveva continuato: “Per una pietra il tempo è profondamente diverso che per noi. Non si preoccupa di cinquanta o cento, nemmeno di mille anni, tutto sommato: per lei non è che un sonno prima di un nuovo giorno. Forse viaggia, forse semplicemente riposa. Non le importa molto del tempo e della vita degli uomini. In ogni senso”
“Cioè…intende…insomma…che possiamo schiattare e la cosa non le turba minimamente, insomma?”
Aveva riso di gusto. Il Sasso Malefico, lì davanti a noi, aveva emesso onde di luce intermittente che facevano pensare ad una risata: “In un certo senso. Mi spiego, a loro non importa se i possessori vengono puniti con la pazzia e la morte. diciamo che a loro non interessa il concetto di morte come la intendiamo noi, ecco. Vedono questi insetti apparire e sparire tanto rapidamente, entrare ed uscire da inutili, rozzi e pesanti corpi ed osservano. Sorgono e già sono scomparsi. In fondo, dal loro punto di vista, noi siamo già tutti morti”
“Figo!”
Anche questo lo avevo già sentito…e di nuovo mi ero sentita blasfema: “Un po’ quello che disse il Signore Krishna ad Arjuna prima della battaglia, no?” Lo avevo detto quasi tra me, non pensando che i Valdombriani fossero eruditi in Scritture Vediche, ma negli occhi dell’uomo era brillato un lampo: “Eh, già! Esatto!”
"Eva? Questo ha a che fare con qualcosa che hai corretto?” aveva chiesto la zia: “No, era…avevo letto la Baghavad Gita e ho anche studiato un po’ di Sanscrito, anni fa, al liceo, sai…uno non capisce una sega di latino, e così deve consolarsi, in qualche modo…in effetti, in quello non riuscivo male, ma non era materia scolastica, quindi…mah!”
I due umani, più la pietra, si erano scambiati sguardi d’intesa:
“E…dopo che hai studiato queste cose…non hai preso coscienza delle tue capacità? Niente meditazione, o Hata Yoga, o qualcosa che ti aiutasse?”
C’era una nota di rimprovero nella voce della zia: “Non ci avevo la testa, zia, e poi…e poi mamma è andata in pensione e addio! Come avrei potuto meditare o fare qualsiasi altra cosa con lei che mi arrivava alle spalle in ogni momento?” avevo risposto con amarezza.
Una volta che ero andata a vivere da sola, a parte il fatto che lei piombava in casa mia quasi esattamente come prima, ero stata troppo presa da lavoro, impegni…beh, chi ci aveva più pensato? E poi, ero già sufficientemente strana così, per il mondo!
“Quindi…cosa pensano della nostra passione per loro?” avevo domandato cambiando discorso:
“Dipende dalla passione. Avidità? Fascinazione? Rispettoso amore e cura? In fondo, non è tutta una forma di avidità? Aveva risposto il professore con una scrollatina di spalle.
“No, un momento! L’altro giorno, mentre io cercavo in biblioteca, ho sentito che interrogava i ragazzi su…su qualcosa che i quarzi farebbero. Non so, faden o gwindel, o cos’erano!”
"Fantasmi”
“Ah, si, ecco. E parlavate di vite precedenti, livelli di coscienza…” lui aveva annuito: “Si. A volte loro si risvegliano, come dire, si mettono al nostro livello o poco più. E allora ci aiutano. Ci guariscono da dentro, come se potessero togliere strati di Clorite o brutte inclusioni che ci incrostano fuori o dentro. Ci rendono di nuovo limpidi e portano i nostri miseri esserini a risplendere secondo la loro natura”
“La loro…di noi? O di loro?”
“Perché non proviamo a scoprirlo?” Aveva risposto sibillino. Insomma…in ogni caso, io cominciavo ad avere un po’ di strizza ad avere a che fare con pietre con così tanta personalità, ecco.
Poco dopo, il professore mi aveva di nuovo fatto respirare come al mattino, poi mi aveva infilato un dito nel terzo occhio e io avevo riaperto gli occhi.
Ed ecco che, appena messo a fuoco ciò che mi circondava, avevo visto l’anima del Cristallone.
Avevo visto il campo energetico dei minerali, lo avevo visto mutare, muoversi, e non solo: a seconda di un tipo di suono prodotto dal prof, la parte energetica delle pietre si spostava verso l’alto, librandosi al di sopra del corpo fisico.
Come se i miei occhi, improvvisamente, avessero potuto cogliere ogni atomo, ogni particella subatomica che componeva la pietra, io avevo visto il suo essere lì, fisico e apparentemente immobile e quella specie, come dire, di proiezione ortogonale energetica di se stessa vibrare mezzo metro più in alto.
E poi…e poi avevo compreso: oltre la cella elementare, oltre i componenti chimici, oltre gli atomi stessi, e le particelle, era energia pura…e non locale! Era lì, ma non era necessariamente lì!
Materia/Energia cosciente…consapevole.
I pensieri, i sogni della Madre, aveva definito i cristalli Xavier la domenica precedente, secoli prima.
Il senso di quello che stavo vedendo mi aveva schiacciata al suolo…il Gioco della Coscienza, come tutto l'esistente, l'intero cosmo era definito dalle Scritture nelle quali, ormai parecchi anni prima, avevo tentato di rifugiarmi.
Quelle parole non erano solo una bella filosofia.
Avevo toccato l’Essenza, la Quintessenza divina di ogni cosa, o meglio, soltanto di quelle cose chiamate pietre, ma percependo l’eco dell’Essenza divina della Madre.
Per un breve, fugace istante, ebbi la sensazione che qualcosa, da me, partisse attraversandomi e sprofondasse nelle profondità della Terra, fino al suo misterioso nucleo, che lo toccasse e Lei, percependo quel tocco, sorridesse, consapevole della mia presenza.
Se quella mattina, vedendo le piante trasportare il proprio pensiero a migliaia di chilometri di distanza, avevo dato in esclamazioni di stupore estremo, ora rimasi in silenzio.

E fu così che ebbe fine quel giorno."

(...continua link p.:15 )

3 commenti:

  1. Splendido!! Mi hai fatto penare più del solito... ma alla fine eccola qui e mi spiace sapere che questo sia il penultimo brano...

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  2. Penso di sì, a meno che non mi venga da aggiungere qualcosa all'originale, ma...
    Comunque non preoccuparti, non vi libererete di Eva così facilmente! ;)

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