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Su, su, guardate, guardate...

mercoledì 25 luglio 2012

Frammenti: Il Dono P.1

Visto che sono nel bel mezzo di diverse cose, ma non posso finire niente per ragioni indipendenti dalla mia volontà, ho deciso di iniziare a postare una storia che io, almeno io personalmente, trovo davvero interessante, su una persona che...beh, che non ha saputo la verità sulla propria vita e le proprie origini per molto tempo. Inoltre penso che la sua storia abbia parecchi punti di, come dire, attualità.
Spero possiate affezionarvi a lei e alle sue avventure...

Il Dono

Ci sono molti modi di essere diversi e, a meno che non si tratti di diversità tali da produrre un’elezione a Miss o Mister Universo, generalmente sono tutti sgradevoli ed imbarazzanti per gli…uguali.
I conformati. I regolari. Quelli.
In ogni caso, il più delle volte, anche essere una potenziale Miss-di-tutte-le-galassie ha i suoi lati negativi. Provate ad essere una ragazza di quel tipo e ad iscrivervi, per esempio, alla Facoltà di Fisica. Provate, poi ne riparliamo!
Potreste avere la mente più brillante della storia, una specie di somma tra Leonardo, Pico della Mirandola ed Einstein, ma vi sfido a prendere un voto superiore a 21 agli esami, anche sgobbando come matte!
È inevitabile: non è “normale” essere una sventola pazzesca e anche una grande mente.
È inaccettabile, spaventoso, mostruoso! Soprattutto per una ragazza.
Io, fortunatamente, non sono una potenziale Misseccetera. Dicono io sia una bella ragazza, ma nella norma, alleluia!
Purtroppo, però, sono un genio.
E sono anche dislessica.
E poi, come dire, sono una specie di, ecco, di…sensitiva ma per favore, che non si sappia in giro, EH!
Oddio, mi viene male solo a pensarla, quella parola, figuriamoci a dirla! È che non me ne viene in mente una più adeguata, anche se…
Ma procediamo con ordine.
Quando ero piccola, ma proprio piccola, venivo presa in giro da mia mamma per via della mia totale incapacità di distinguere la destra dalla sinistra, il senso orario dall’antiorario e non ero capace di fare i nodi alle scarpine o al grembiulino, quando le mie compagne d’asilo, pardòn, “scuola materna” già ci riuscivano da un pezzo, tanto meno se mi si richiedeva una cosa assurda, come allacciarmi il medesimo dietro la schiena.
Ma andiamo, a chi mai è venuta un’idea così stupida?
I grembiuli dovrebbero essere allacciati davanti, non dietro, dove uno non vede cosa fa e deve pensare al contrario! No, meglio allacciarselo sul davanti e poi farlo girare fino ad arrivare alla posizione desiderata. A me sembrava una cosa intelligente, mia mamma lo trovava scandaloso.
Inoltre “straparlavo”. La mia unica zia diceva che è sintomo di intelligenza (purtroppo!), ma, a quanto pareva, questo non impediva a chiunque di prendermi in giro per i miei continui falciastroni…starflacioni…strafalcioni.
Il più delle volte rifrasavo le gire…rigiravo le frasi. I miei un po’ si arrabbiavano, un po’ mi deridevano, ma a nessuno venne mai in mente che non fosse esattamente normale.
Purtroppo, a parte questi irrilevanti dettagli, pareva che io avessi una mente assolutamente brillante.
Non so perché gli adulti avessero questa buffa idea, ma era pror…porp…piop…proprio così.
La gente, per ragioni a me del tutto ignote, rimaneva a bocca aperta ogni volta che parlavo, anche se dicevo cose normalissime, a mio parere, come quando, a quattro anni avevo insultato una tizia in panetteria perché parlava in modo così sgrammaticato da far “stridere le orecchie”. Il negozio era pieno e, improvvisamente, era calato il silenzio.
Gelido.
Mia mamma aveva pagato e mi aveva trascinata fuori di corsa, rossa come un campo di papaveri.
Ma che colpa ne avevo io, se quella aveva detto: “Se io, bassa come sono, avrei i piedi grossi come i tuoi, avrei sembravato un papero!”?
Insomma, era lei ad essere stupida, no?
Mi trovavo anche spesso spazientita nei confronti dei miei compagni di asil…scuola materna, ma ancora una volta, non perché io fossi intelligente. Erano loro ad essere stupidi!
Per esempio, una volta quasi picchiai una mia amichetta che si era resa colpevole di manifesta imbecillità.
Alla scuola materna ci avevano portati a vedere un film Disney in cui c’era un grosso serpente tra i protagonisti e, prima del film, era stato proiettato un cortometraggio in cui appariva un dragone cinese tutto colorato e con un sacco di fregi oro e rossi.
Avevo trovato assolutamente adorabile la divina creatura e ne stavo parlando con la bambina, la quale, con foga sofferta, quasi dovendo fare opera di conversione nei miei confronti, continuava a ripetere: “Nooo, non eeera un drago! Sembraaava un draaago, ma era un serpeeente!” e io: “No, non parlo del film, intendo l’altro, quello corto prima del film, con tutti quei cinesi! Lì c’era il drago!” e lei di nuovo: “Nooooo! Sembraaava, ma eera un serpeeente!”
Ora, dopo la ventiquattresima volta che le ripetevo, con molta calma, che NON stavo parlando del film e LEI continuava a non capire, è normale, legittimo e sacrosanto che io avessi perso la pazienza e avessi cercato di farle mangiare le scarpe, dopo averle usate come arma impropria.
Lei aveva cacciato delle urla allucinanti e le maestre se l’erano presa con me.
Ovviamente mi ero rifiutata di chiedere scusa, e avevo invece strillato che, se dovevo essere punita per comportamento aggressivo, lei doveva esserlo per stupidità perniciosa.
Le maestre, lo ammetto, avevano faticato parecchio per non scoppiare a ridere, comunque in punizione io ci ero finita lo stesso e l’altra no.

Era stato allora che avevo cominciato a rendermi seriamente conto che non c’è giustizia a questo mondo!

Un’altra volta avevo chiesto che venissero interdette per incapacità di intendere altre tre mie compagne. Dovevamo giocare alla felice famigliola, composta da quattro sorelle, e io avevo iniziato: “Allora, tu avevi vent’anni e..” e le altre: “Oooohhhh, veeenti!!! Che cosa assurda, allora era alta fino al tetto!!” che idiozia, avevo pensato, ma pazientemente, avevo ripreso: “Allora facciamo diciotto!” e loro, ridendo: “Ooooooohhhh!!! Allora arrivava fino al terzo piano!” e io, pensando: “Ma queste sceme non si sono mai accorte che ad un certo punto si smette di crescere? E quanti anni pensano abbiano i loro genitori?!?” avevo continuato: “Allora facciamo sedici!” e loro: “Ooooohhhhh! Allora arrivava al primo piano!” a quel punto avevo voltato loro le spalle, ero andata dritta dalle maestre, quelle che mi punivano sempre, e avevo esclamato: “O le rinchiudete, o le affogo nella tazza del [***]!!”
Anche quella volta avevano faticato a non ridere, ma mi avevano lo stesso punita.
Il fatto è che dicevo quello che pensavo e se gli altri, bambini o adulti, sparavano sciocchezze, beh, li mettevo al loro posto.
Un sacco di volte mi trovavo ad osservare adulti dai comportamenti idioti e a pensare: “Ehi, ma…mica diventerò così anch’io, da grande?”
Spesso mi arrabbiavo perché, solo per il fatto di essere una bambina, venivo trattata da stupida, così rispondevo per le rime, limitandomi, secondo me, a difendermi, ma questo mandava i grandi nel panico più assoluto.
“Quella bambina risponde!” sbraitavano, maestre in testa.
Beh, ovvio…che avrei dovuto fare? Stare lì a guardare come un pesce bollito?

Quando iniziò la scuola, a nessuno venne in mente che io potessi essere poco intelligente o ritardata, purtroppo.
Siccome era, a quanto pare, evidente che avessi un’intelligenza fuori dal comune (ma, sia chiaro, io continuo a pensare che fossero loro ad essere stupidi), il fatto che avessi difficoltà a scuola, voleva dire che ero cattiva.
Svogliata, lunga, priva di puntiglio, una pessima scolara e una ancora peggior figlia.
Venivo punita per le cose più assurde: perché non ero nemmeno a metà di un compito quando gli altri avevano finito, perché non avevo una bella calligrafia, come le mie compagne di classe, perché…si, non ci crederete, perché ‘non toccavo le righe’ con le lettere, soprattutto con quelle più alte, come ‘l’, ‘b’, per esempio, ma le toccavo invece con le ‘t’, che, secondo una logica perversa, dovevano essere più bassette.
Nessuno si prese mai la briga di spiegarmi la faccenda, come non mi spiegarono mai da che parte dovessero stare le pancine della B, per esempio, ma furono sempre molto solleciti nel segnare con tre righe orsse…rosse le mie

Un giorno qualsiasi, circa un mese dopo l’inizio della prima elementare, la mia maestra, tale Suor Faustina, una delle donne più perfide che abbia mai incontrato, convocò mia mamma con urgenza. Le disse furiosa che avevo scritto ‘a’ al posto di ‘o’, insomma, avevo allungato arbitrariamente la gambetta trasformando una vocale nella sua parente più prossima.
Mia mamma reagì sconvolta e scandalizzata: come avevo osato?!?
All’epoca ne fui terrorizzata: doveva essere una cosa davvero grave! E se lo avessi rifatto, che mi sarebbe successo?!?
Mi avrebbero buttata fuori dalla scuola, avrei coperto di disonore la mia famiglia per sempre, forse sarei finita in riformatorio, come mia mamma non finiva di strillarmi ad ogni occasione da quando avevo memoria?
Così iniziò una strana commedia: io facevo i compiti, con mamma in piedi alle mie spalle e, quando stavo per allungare la gambetta alla ‘o’, rischiando di trasformarla in ‘a’, lei strillava con tutto il fiato che aveva.
In genere facevo un salto di mezzo metro sulla sedia e mi partiva uno sbrego tremendo sul foglio, così finivo per essere punita una volta di più.
Ovviamente non mi limitavo alle ‘o’ e alle ‘a’.
Da brava e diligente dislessica, scrivevo anche ‘b’ per ‘d’, ‘p’ per ‘q’, ‘f’ per ‘v’ e così via. Ovviamente venivo sistematicamente punita, ma mai come per le o e le a!
Svergognata, svogliata, parassita, erano gli epiteti che accompagnavano le mie giornate e i miei incubi.
Che nei miei incubi erano ‘svregongata’, ‘rapassita’, ‘slovgiata’, ovviamente.

“Perché non ti applichi un po’?” mi si chiedeva continuamente: “Mettici un minimo di impegno!” Non hai un briciolo di puntiglio!” e io non sapevo più come difendermi: che significava? Io ce la mettevo tutta, ma proprio, tutta, tutta!
Come potevo fare per fare meglio? Perché nessuno me lo spiegava? Quello era esattamente il mio meglio!
E perché nessuno si accorgeva che le parole avevano la strana abitudine di scivolare fuori dal foglio, se le fissavo? E poi tornavano indietro, danzavano una strana danza delle onde e si mischiavano…a volte cercavo di prenderle, perché non scappassero, o di tenerle ferme, e poi mi guardavo intorno…sembrava che nessun altro si accorgesse del problema, ma i miei compagni cominciavano a ridacchiare, così dovevo far finta di niente.
Tanto le parole, prima o poi, tornavano al loro posto, più o meno. Bastava non guardarle troppo intensamente.
Ero molto nervosa, cominciai a rosicchiarmi ossessivamente la pelle attorno alle unghie, fino a farmi sanguinare.
E questa era un’altra buona ragione per sgridarmi, naturalmente.
Evidentemente, però, la mia presunta intelligenza superiore riusciva a supplire al peggio, così a scuola arrivavo ad una media del 7 (che alle elementari è davvero scandalosa, lo ammetto) e qualche volta riuscivo perfino a strappare qualche 8.
In questo caso correvo entusiasta incontro a mia mamma dicendole: “Mamma, ho preso otto di…” cui lei rispondeva: “Potevi prendere nove!” oppure: “E gli altri hanno preso dieci?” e mi strattonava a casa.
La stranezza era che, se per caso le dicevo che “gli altri” erano andati peggio di me, mi rispondeva sgarbatamente che non importava un bel niente di cosa facessero gli altri!
…strano, vero?
I miei preferivano pensare che io fossi svogliata, pigra, svagata, che non fossi una brava figlia, che esistessi per creare loro problemi e dispiaceri, piuttosto che pensare che, magari, potessi io avere un problemino.
Ad undici anni mi capitò sottomano un libercolo di psicologia spicciola per adolescenti e scoprii che …cavolo! c’era la mia esatta descrizione!

Ero dislessica! Evviva!
Ne fui fiera: insomma, era molto meglio che essere tutte quelle altre cose, no?
Purtroppo non capivo fino in fondo cosa questo comprendesse.
Fino alle medie, a scuola dalle suore, riuscii a cavarmela più che discretamente, perché eravamo molto seguiti, gli insegnanti avevano un modo di spiegare molto “visivo” e tutto sommato le cose erano piuttosto semplici.
All’epoca non avevo bisogno di studiare granché sui libri, mi bastava ascoltare visualizzando attentamente foto e immagini dell’argomento, scrivere accanto alcune parole chiave e capire ciò di cui si parlava, inoltre le pagine erano scritte piuttosto in grande.

Non era facile, perché mantenere l’attenzione mi creava una forte lacrimazione e colpi di sonno o attacchi di panico nelle gambe, così cominciavo a fingere di correre sotto il banco e dopo un po’ i crampi diminuivano. Ovviamente i compagni di banco sbuffavano e si lamentavano, ma pazienza.
Nei temi consegnavo la brutta, insieme alla bella appena iniziata. Mi toglievano un voto, magari due per la brutta scrittura, ma riuscivo comunque a barcamenarmi sul 7/8 e nei compiti di matematica non facevo i calcoli.
Mi spiego: la nostra insegnante riteneva molto più importante che dimostrassimo di avere chiari i concetti, che sapessimo ragionare in modo logico e trovare le soluzioni ai problemi. Non aveva tanto importanza il calcolo. Quindi, io scrivevo tutto il procedimento, lo spiegavo e, insomma, poi era finito il tempo, ecco!
Certo, non ho mai capito come facesse a passare un’ora e mezza nel tempo in cui scrivevo mezza paginetta, ma doveva essere qualcosa che aveva a che fare con Einstein. Sicuramente!
Non andavo oltre il sette e mezzo nei giorni di bel tempo, ma non si può avere tutto.
Continuavo ad avere un sacco di sgridate e punizioni, mia mamma ripeteva che si vergognava di me, ma d’altra parte lo ripeteva da quando avevo tre mesi.
Continuavo a mangiarmi le pellicine, ma adesso mi rosicchiavo anche l’interno delle guance.
Mia mamma mi trovava insopportabile e più urlava, più la tensione aumentava, più ero dislessica, più la scuola diventava un disastro e più mi rosicchiavo qua e là, più mi punivano e più la dislessia cresceva…soffrivo di insonnia e di reflusso gastroesofageo, più frequenti cefalee tensive, ma non potevo dirlo a nessuno, perché mi avrebbero punita per simulazione. Per cui…mi tenevo i miei guai e soffrivo in silenzio. Spesso a scuola mi premevo forte il bordo del banco contro lo stomaco, per non sentire il male.

Immagino che questo mi abbia resa più forte, visto che non mi ha uccisa.
                                                          
 (...continua link p.:2)

22 commenti:

  1. Beh, a quanto pare dalla dislessia si può guarire! Non vedo l'ora di leggere il seguito e scoprire come. Oh, ma mi sono accorta che non so quanti anni hai: si può dire? Sicuramente i venti li avrai passati, quindi sarai ben più alta di un palazzo. A proposito, com'è il panorama da lassù?
    Oggi approfitto dell'assenza del Top (che mi sta schiavizzando) per provare a fare il famoso post sulla ristrutturazione. A presto, un beso

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. NO! Dalla dislessia NON si Deve guarire! Si deve imparare a gestire e...beh, insomma, un po' alla volta vedrai.
    Anche se il racconto parla molto di pietre, di misteri e solo più avanti di dislessia, in un certo senso.
    Comunque considera che Agata Christie, da dislessica, ha scritto oltre 80 libri!
    Il Top è cattivissimo, a lui niente orecchini! :P
    Si, i venti li ho passati, da un tot. Ti posso oppsso...posso dire solo che sono nata nell'anno del Dragone. Quale? Ehhhh!!!
    Vado a vedere il post...qualcuno sa dirmi perché blogger mette spazi a casaccio?!?

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  4. L'ho letto tutto d'un fiato!!! Te l'ho già detto che adoro il tuo modo di scrivere vero??? Si!! Te l'ho già detto! Beh te lo ripeto... aggiungo che non me ne frega niente se fai le t alte come le b senza toccare le righe, l'importante è che continui a scrivere!!!
    Fortunatamente oggi ci sono più strumenti e informazione per riconoscere questo tipo di particolarità ma sta comunque alla professionalità e sensibilità degli insegnanti e dei genitori ad individuarla.

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    1. 'zie per l'apprezzamento.
      Per quanto riguarda genitori e insegnanti, beh, andando avanti vedrai...il racconto è uscito a dir poco il doppio di quel che avevo in mente, per cui temo vi terrà compagnia per parecchio.
      Spero almeno di far ridere, e di dare delle informazioni utili.
      Marina, non ti sei prenotata per la faccenda degli orecchini a cuffietta!

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    2. Sono informazioni molto utili!!
      E si!! fai ridere parecchio XD.
      Tesoro bello nonostante mi piaccia da morire "creare" gioiellini... non ne indosso alcuno a parte un anello a sigillo e due fedine, tutti ricordi di famiglia!!! Strano vero?!! ormai sono diventati parte integrante, mi sento nuda senza. Ogni tanto provo a cambiare e mettermi un altro anello ma me ne stufo subito...
      Però mi farebbe piacere partecipare alla "faccenda delle cuffiette" XDDD

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  5. 1964/65????
    io sono nata nell'anno della Tigre :-)

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  6. Ehi, di anni del Dragone ce ne sono stati parecchi! Tipo 1904, '16, '28,'40, '52, '64, '76, '88, 2000...2012...
    ..ok, non sono nata nel 2012.

    Però, raga...dovete sapere che io ho un'allergia.
    A parte quella agli stupidi e alla propoli, sono allergica all'età, o meglio, alla deplorevole abitudine di considerarla un dato, un dato importante e "uguale" per tutti.
    Avete mai sentito quelli che dicono: "Ah, inutile nascondersi gli anni, tanto ci sono!"
    Spesso ho ascoltato discorsi di questo tipo. Non mi sono mai fatta coinvolgere, ma sono ridicoli.
    Una volta Lidia mi ha detto: "Ho ... anni, ma io, chissà perché, me ne sento sempre 17!"
    Immagino che 27 sia magari meglio, a 17 siamo davvero troppo stupidi, ma perché no? Forse se li sente perché sono quelli che ha per davvero!
    Perché dobbiamo dare rilievo ad una cosa aleatoria, inutile e discriminatoria come l'anagrafe?
    Esistono un'età individuale, biologica, psicologica, sociale e così via, ma quella meno importante è l'unica cui la società dà importanza.
    E quanti possono dire come questo sia terribile: a vent'anni non trovi lavoro perché sei piccino e non hai esperienza, a trenta perché sei vecchio.
    Quando chiedi un consiglio ad un medico (allopatico, intendo) la prima cosa che chiede è: "Quanti anni ha?"
    Se sono più di sessanta, sei carne da macello.
    Io ho un papà grande.
    Meno male che esistono le terapie alternative, e i terapeuti alternativi, perché mi è stato detto: "Ma perché non lasci perdere? E' ora che si levi di torno!"
    Peccato che a dirlo sia stato un cinquantenne molto più vecchio di lui.

    Penso che voler sapere l'età di qualcuno dovrebbe essere considerato reato penale.
    Soprattutto nei curricula.

    Per esempio, io penso che Marina abbia circa 25 anni. Questo vuol dire che Marina trasmette 25 anni. Quindi HA 25 anni.
    Per l'anagrafe questo passa in pochi mesi, per una vita è così, punto e basta.
    Magari per trenta o quarant'anni.

    Molta gente dice: "Voglio sapere la tua età perché così so come collocarti!"
    Ma io NON VOGLIO essere collocata!
    Cosa vuol dire "collocarmi"? Mettermi lì, in un posto o in un altro, anche se questo non avesse niente a che fare con me? Perché lo dice un numeretto?
    E allora la gente ti scruta, in cerca di una ruga, di un inflaccidimento, di qualcosa che possa suggerire la tua età.
    Ma dài,è ridicolo!

    Studi scientifici hanno rivelato, diversi anni fa, che facendo vivere gruppi di anziani in un ambiente in cui era stato ricreato il mondo di un paio di decenni prima, faceva regredire rapidamente i loro acciacchi senili: diventavano più tonici, attivi, sportivi, tornava la memoria, si aveva miglioramento dell'artrosi e di tutti i problemi legati alla senilità.

    Quindi pensiamoci...

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    1. Beh... in effetti non me li sento quelli che ho effettivamente... alle volte me ne sento molti di più!! XDDDD
      Qualche volta è vero... penso di averne ancora 25, ma poi mi guardo intorno e vedo le 25nni di oggi... che ne hanno 15... e penso che a 25 anni avevo già gli anni che ho adesso..bah mi sto incartando!!! Comunque più che la tua età anagrafica... mi piacerebbe sapere il tuo nome :-) e soprattutto... DOVE "hanno ricreato il mondo di un paio di decenni prima"!!!

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    2. Ma Marina, il mio nome è scritto nel mio profilo! XD!!!
      Susanna, comunque! E' buffo, io, quando vado in un blog o un sito che mi pare carino, filo subito a sbiriciare il profilo dell'autore/trice per sapere cosa fa, come si chiama, di dov'è (nella speranza che sia magari dietro casa!), così penso che tutti facciano la stessa cosa...beh, in effetti mica tutti ragioniamo allo stesso modo, no?

      L'esperimento è, ovviamente, statunitense, risale a mi pare una quindicina di anni fa e, se non dico scemenze, era nell'Est, non lontano da New York, ma non in città...uno degli stati lì intorno.
      Si trattava di una grande casa di riposo. I partecipanti erano stati divisi in due gruppi campione, uno dei quali era stato trasferito in un'area, sempre dell'istituto, ma appunto attrezzata come negli anni sessanta o settanta (questo davvero non ricordo, perché non ricordo l'epoca esatta, comunque venti anni prima di quel momento). Musica, auto, vestiti, elettrodomestici, programmi, tutto doveva essere perfettamente in tema, così che i nonnini, pur essendo consapevoli di ciò che stava loro succedendo, facessero una "full immersion".
      Ricordo che perfino i ricercatori furono sbalorditi dai risultati: pareva che i nonni fossero allegramente ringiovaniti di vent'anni ed erano tutti più vitali e felici.
      Poi, come al solito, non se ne è più saputo niente, non ha avuto seguito.
      Probabilmente perché le implicazioni erano troppo importanti, come quelle sugli esperimenti sulle personalità multiple: se un soggetto era, per esempio, paralizzato per un incidente, l'altra sua personalità NON lo era, in quanto non presente al momento dell'incidente, quindi, nel preciso istante in cui prendeva la dominanza nel corpo del soggetto, questo...si alzava e camminava tranquillamente. Nelle TAC non c'era traccia di lesioni alla colonna vertebrale.
      Questo era vero anche per altri problemi, comprese malattie ritenute incurabili.
      Uno dice: WOW! Chissà dove si arriverà con queste fantastiche scoperte.
      ...
      ...
      Da nessuna parte.
      Finiscono nel dimenticatoio. Troppo scomode.

      Per gli orecchini ci sentiamo privatamente ;)

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    3. XDDDDDDDDDD Lo vedi che ne ho molti di più di 25... ormai sono rinconigliata!!! hai una vaga idea di quante volte l'ho letto il tuo profilo?????
      Anche io faccio come te, è la prima cosa che leggo quando trovo un blog interessante... il nome di Leonardo lo avevo visto... il tuo no!! @_@
      Per la full immersion è un vero peccato, mi ci sarei fiondata... e per il resto... non possono mica guarire le persone così... la lobby delle case farmaceutiche s'inca@@erebbe!!!

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    4. Discorso scottante!
      Non preoccuparti, quando c'è di mezzo il mio ragazzo, qui, io sono la spalla.
      C'è gente che, se mi incontra senza micio, non mi riconosce proprio.
      Lui, una volta, faceva la mascotte in un negozio di articoli per animali. Andavamo tipo una volta la settimana e i clienti impazzivano tutti per lui, che si divertiva come un matto.
      Una volta, per strada, icontro una delle sue Fan, la saluto, e lei mi guardava ebete. "Sono la sorella di Leonardino" e lei: "Oh, signorina, mi scusi, sa, ma senza Leo non l'avevo riconosciuta!"
      Che farci?
      E' lui la star!

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  7. Hai ragionissimo! Posso solo dire che sapere l'età può più che altro far capire se si condividono quelle cose epocali che comunque in qualche modo incidono sul nostro modo di essere. Ad esempio: aver visto Happy Days a tredici anni quando era una novità assoluta e tutti dicevano "Hey" alzando il pollice come Fonzie è stato sicuramente diverso che averlo visto in una qualsiasi delle repliche che sicuramente ci saranno state negli anni (non so, non ho la tele). E queste son cose che ti cambiano la vita, eh?
    A parte questo, anch'io sono del drago e quando dico che mi sento come se avessi 17 anni (anzi, già che posso scegliere facciamo 16) intendo proprio che a volte sono proprio scema come allora. Nonostante, come già ti dissi, sia un po' disillusa, continuo a credere che tutto può ancora succedere. Sì, proprio scema...

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  8. Io devo sempre rispondere seriamente al tuo allegato, ma siccome è una cosa seria (vabbé, più o meno, dai!) rimando.
    Ci sono un sacco di punti e di spunti.
    Happy Days fa comunque parte di tutti, perfino la ragazzina quasi sedicenne del piano di sotto lo conosce benino e ti assicuro che la gente, seppure meno in massa, ha continuato a fare "Hey!" per almeno i quindici anni successivi.

    Mi manda in confusione vedere i telefilm con Tom Bosley, perché non so mai se sono successivi o precedenti Happy Days, e mi sembra che 'sti attori siano eternamente lì, sempre uguali a loro stessi, a volte più giovani, a volte meno, ma non si sa bene perché...

    Nel mio modo di essere, comunque, incide ANCORA adesso: Vita da Strega, che io ho iniziato a vedere quando ELizabeth Montgomery era ormai quasi buonanima, e Topolino.
    E i Jefferson? Ieri una mia amica mi ha giusto detto che l'attore che li faceva è mancato.
    Sigh! Come sbatteva le porte in faccia lui, non le sbatteva nessuno!

    I Draghi nella mia vita imperversano. Amici del mio Drago o di altri, successivi o precedenti, il bimbo che guardavo tempo fa (2000), una genitrice, una zia (ma era venuta male), conoscenti...perfino il mondo dovrebbe finire nell'anno del Dragone! O_O
    Il micio no, lui è nato dopo.
    Comunque non sei scema. Non perché sai ancora sognare, almeno..

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  9. ^_^ Happy Days!!! Che bei momenti!!!Pensate che l'hanno dato per la prima volta in TV in USA proprio nel mio anno di nascita!!! non so quando l'hanno trasmesso in Italia in prima TV, ma non ne ho persa una, repliche comprese. e poi ho seguito anche le "diramazioni" tipo Lavern e Shirley e Jenny e Chachi... anche Mork e Mindy è partito da li...
    SUSANNA, purtroppo anche Tom Bosley se ne è andato un paio di anni fa e mi è dispiaciuto moltissimo... l'avevo visto poco tempo prima a "matricole e meteore" (se non ricordo male) ed era molto anziano ma aveva ancora quel suo sorriso dolce!
    E Vita da strega.... ancora adesso quando sento il motivetto della sigla mi prude il naso!!! XDDD

    Lidia, io non ti conosco ma concordo con Susanna "Comunque non sei scema. Non perché sai ancora sognare, almeno..." :-)

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  10. Grazie! So che è un complimento. Comunque a volte mi piace essere scema!

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  11. No, dai... è già finita la prima parte? :(
    Mi stò ancora rotolando per l'imbecillità perniciosa... quand'è che metti il resto??

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  12. ..letto..corro a leggere la seconda parte..:)

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  13. L'ho letto tutto d'un fiato, tra sorrisi e un po' di tristezza.

    Io sono una CAPRA;-)

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