Due parole sul blog

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Quasi.
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Su, su, guardate, guardate...

giovedì 20 giugno 2013

Frammenti: Il Dono p.16

Avevo detto di avere parecchie cose da postare, in questi giorni. A dire la verità, l'ultima puntata NON era tra le cose più urgenti, come non lo era un post che metterò tra un paio di giorni...
Ma era davvero ora di rispedirla a casa...
con un ultimo colpo di scena, porella!
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Fu il profumo a svegliarmi.
Un incredibile profumo di vaniglia fiorita che entrava dalla porta finestra appena socchiusa, salendo dai piani inferiori.
“Mirko!” pensai. Doveva aver di nuovo invaso le cucine dell’Hotel per preparare qualcosa di favoloso!
Per me, realizzai con una stretta al cuore.
Già…in un altro momento sarei stata felice per quel semplice gesto di amicizia, ma quella mattina rappresentava un addio.
Cioè, un addio, un attimo! Un arrivederci e speriamo pure presto!!
Insomma, in fondo potevo saltare in macchina e venire su quando volevo, no? Ovviamente trovando la strada…
Squillò il cellulare: “Tesooooro!!! Io sono arrivato ora in aeroporto, Tréméndo! Per un voletto di quattro ore, ci vuole tutta la notte…tu quando arrivi?”
“Ehhh??? Ma sono le…le sette! Insomma, io partirò tipo alle dieci, forse un po’ dopo…”
“No, cherie, sono le otto! Quanto arrivi, vieni direttamente a casa mia, così prepariamo un piano…ricordi il fratello fighissimo ed etero della ragazza con cui ho fatto amicizia? Beh, è un genio del computer, così, quando ho spiegato che ti stavo coprendo e che in teoria avresti dovuto essere là con me, mi ha dato una mano!”
“Cioè?”
“Cioè…tu appari sorridente ed abbronzata in diverse foto. Così, per magia! Non è grandioso? E ho anche comprato qualche carabattola per tua –sigh!- madre”
“Frà, sei un genio!! Davvero, non so come avremmo potuto…”
“Oh, non ringraziare me, ringrazia Amelie e –sigh!- Laurent. Peccato, davvero peccato! Avrebbe potuto essere l’uomo della mia vita! Ah, che destino ingrato! E abitano pure a Bourges, figurati! Non lo rivedrò, lo sento!” gemette penosamente.
“Beh, Frà, ma se è etero, meglio così, no? Almeno te lo levi dalla testa…” azzardai trattenendomi dal ridere: Franco fa sempre il melodrammatico in queste situazioni, ma in fondo non ci crede neanche lui!
“Oh, non so…forse…Oooh, che eccitazione, possiamo iniziare il trasloco domani stesso!!! No, magari meglio domenica, devo riposarmi, riprendermi da questa vacanza! A bientôt, cherie!”
Guardai l’ora…dimenticavo sempre che in Valdombra non c’era l’ora legale.
Il trasloco.
Che bello! Peccato per la penale per non aver dato un preavviso e non aver concluso il contratto, ma pazienza!
Saltai giù dal letto, del tutto priva di sonno: mi rimanevano poche ore e non volevo perdere tempo, anche se presumevo l’incantesimo del Lupacchiotto fosse ancora in atto.
Il sole sembrava giocare con una moltitudine di particelle di vapore acqueo creando arcobaleni che si sovrapponevano e riflettevano gli uni negli altri aggiungendo magia alla magia di cui quel posto trasudava.
Scesi e trovai la zia in meditazione sui pains au chocolat ancora caldi: “Non so, il tuo amico forestiero dice che ti ha preparato una cosa da portare via, ma non conviene che tu parta dopo pranzo?" chiese dubbiosa. Scossi la testa: “Mi ha chiamata Franco prima, zia, è già a casa. Devo andare, abbiamo un sacco di cose da sistemare prima di domani mattina, altrimenti tutto il lavoro di Jo su quella donna sarà stato inutile!”
“Oh!
Si!
Certo!” mugugnò la zia.
Mirko si materializzò alle mie spalle in perfetta tenuta da cameriere e mi posò un vassoio di prelibatezze sotto il naso, senza minimamente fingere di chiedermi cosa desiderassi, servì graziosamente altri due tavoli e poi sedette con nonchalance al nostro tavolo: “Quindi che progetti hai?”
“Sgrunf!”
“No, questo non è un progetto!”
“Stai diventando peggio di mia cugina!”
“Hi!Hi! Valdombrite acuta. Contagiosissima! Non ti danno la cittadinanza se non ne sei affetto almeno un pochino. Allora? Tutto quello studio, un sacco di fatica, che progetti hai?”
“Beh, insomma, io…voglio riuscire a creare una struttura energetica capace di sbloccare, liberare, insomma, che permetta alle reti neurali di accendere dei percorsi sinaptici diversi dal normale, o come accidenti vogliamo chiamarlo. Di sfruttare ed ottimizzare la presunta intelligenza dei dislessici. Insomma, di accedere a quello scrigno di cui qualcuno ha gettato la chiave, ecco! ” risposi d’un fiato, senza guardare in faccia nessuno.
“Foooorte!!” controllò l’ingresso del salone e si alzò di scatto per andare ai tavoli: “Beh, sono sicuro che ci riuscirai! Non so quanto là fuori ti daranno credito, ma in ogni caso TU ci riuscirai!” e scappò via. E a me venne una cosa allo stomaco, una specie di mano che stringeva simpaticamente il mio povero pancino, impedendomi di trangugiare qualsiasi cosa.
Stavo guardando il mio dolcetto profumato e caldo cercando di allontanare quel gran senso di nausea da ansia, quando un vecchietto con il bastone entrò nella sala e si diresse dalla parte opposta a noi, stringendo calorosamente mani, rifiutando graziosamente piccoli assaggi di varie leccornie e chiacchierando fitto con l’uno e l’altro: “Zia? Quel signore là…” La zia si voltò distrattamente: “Quale? Chi?”
“Là, con il panama, lo vedi? L’ho incontrato ieri sera e mi ha detto una cosa strana…sai chi è? Non ha un accento molto, come dire, locale”
La zia fece un gesto di saluto verso l’uomo: “Oh, certo che no!” rispose illuminandosi: “Quello è Don Efisio. Un forestiero, o almeno lo era ottant’anni fa, quando arrivò in Valle come parroco di Chiusa. Ora è in pensione, da uhmmm…tre anni, mi pare. O quattro?”
“Ma mi ha detto una roba strana quando l’ho incontrato!”
“Strana?”
“Si, aspetta, non ricordo benissimo. Ha detto…ah:
‘Te tu se’ forestiera? C’hai qualcosa di familiare!’ e io: ‘No, non proprio, ho una zia qui, su a Forno di Morione e…’ e lui mi ha guardata un bel po’da tutte le parti e poi fa: ‘Ah, ma tu se’ quell’altra bambina!’
Che voleva dire? In che senso l’altra bambina?”
La zia posò la tazza, profondamente imbarazzata: “Oh…” disse: “Che c’è?” incalzai, sentendo un brivido lungo la schiena: “Beh, sai, un sacerdote può essere che a volte debba, ecco, intervenire in qualcosa che non è proprio il suo mestiere e…”
“…Ee???”
La zia fissò a lungo il cucchiaino, poi prese un profondo respiro: “Su, vieni, facciamo una passeggiata”
Camminammo a lungo, almeno così mi parve, per sentierini e angoli segreti che non riconoscevo, finché trovammo una panchina circondata di aster e campanule, ovviamente non ancora fioriti e la zia sedette guardando i ciottoli ai suoi piedi.
“Non sei nata sola. C’era un’altra bambina”
Restai immobile ad ascoltare: beh, non era strano che quello stesso giorno fosse nata un’altra bambina nello stesso posto, no?
“L’altra bambina nacque con un problema respiratorio, aveva chiaramente poche ore da vivere. I nostri medici, qui, di solito si sono laureati là fuori per, beh, per non dare nell’occhio, ma hanno ben altra formazione e mentalità, sai, sono pranoterapeuti, erboristi, cose così, ma lo stesso non riuscivano a venire a capo del problema, così decisero di chiamare i Maestri guaritori delle Valli, ma…ma tua madre non voleva. Vedi, la cosa strana, sai, è che i medici dell’Oltrevalle che seguivano tua madre non si erano accorti che foste in due. Per questo, penso, lei era così spaventata: riteneva che si trattasse di una qualche stregoneria di qui, ma questo era ridicolo! Una bambina inaspettata e con un problema che potrebbe portarla via in poche ore! Un mostro, una specie di demone, no, di demonio, secondo lei. Venne chiamato don Efisio per cercare di calmarla, ma, sebbene fosse un prete e non di qui, non riuscì a farla ragionare, finché non decise al posto suo e chiamò lui stesso i guaritori”
Mi sentivo di pietra: non era la bambina di qualcun altro, nata per caso lo stesso giorno nello stesso posto.
“Una gemella…io avevo una gemella!” sibilai con la testa completamente vuota.
La zia annuì: “Era quasi l’alba, ormai. Erano state perse ore preziose, quella notte e…quando i guaritori arrivarono, l’anima della bambina stava ormai lasciando il piccolo corpo. Definitivamente. La…la Corda d’Argento era danneggiata, si spezzò sotto i loro occhi e lei se ne andò”
Non capivo. Cos’era la corda d’argento? “Zia, il cordone ombelicale si spezza, si taglia alla nascita, non può aver…”
“No, Eva. Non parlo di quello: la Corda d’Argento è quel filo che tiene l’anima degli esseri viventi attaccata al corpo fisico. Noi sappiamo ripararlo, quando è danneggiato, ma non siamo in grado di farlo se è spezzato. Non possiamo più fare nulla, voli via, capisci?”
Non tanto. Non ne ero sicura, almeno. “Mmma…ma perché era danneggiato? Perché si ruppe?”
Zia Greta scosse la testa: “Non lo so. La vita è una cosa strana, Eva. La vita della tua gemella (ecco, lo aveva detto!) lo fu particolarmente. Un gemello non riconosciuto, non visto, che non sopravvive, ma che avrebbe potuto. Si, sembra davvero un incantesimo, non trovi? Ma se lo fu, ti assicuro che non venne da noi. E poi sarebbe stato davvero ridicolo, illogico, che diamine!”
Immagino di si, ma non sapevo che dire.
“Zia, ma come è possibile che nel ’79 non avessero riconosciuto una gravidanza gemellare?”
“Tua madre venne qui di sei mesi. Scoprimmo, in seguito, che aveva fatto quelle cose, quelle grafiche ecologiche…”
“ecografie, zia”
“Ah, si, giusto, beh, le aveva fatte di circa quattro mesi. Un dottore di fuori ci disse che, pur raro, è possibile che un gemello, prima dei 4 o 5 mesi, non venga visto dalle macchine. Le macchine sono stupide, sai? I nostri guaritori non fanno mai errori di questo tipo, ma in ogni caso, tutta la situazione fu molto strana. Perfino per tua madre!”
“E…e quindi? Che fece della bambina? Io non ne ho mai saputo niente, né ho mai visto una tomba” protestai: “Oh, no, cara! La bambina spirò mentre don Efisio era assente, e non era stata sbatacchiata…”
“Battezzata, zia”
“Oh, certo…beh, lei la lasciò qui e non le diede un nome. Decise di dimenticarsene, decise che quella piccola cosa diabolica non era mai esistita e ne cancellò il ricordo dalla mente. Almeno, questo è quello che fece credere a tutti. Io dubito che sia davvero così. Io credo che la pensi sempre, in un modo o nell’altro. Non può essere altrimenti!
La seppellimmo noi, lassù ai piedi del ghiacciaio, sai, a Morione, e siccome tu eri stata chiamata Eva, don Efisio ci suggerì di chiamarla Lilith. E ci parve davvero il nome più giusto per lei.
Ma non è tutto qui: la piccola anima di Lilith rimase con noi, come una sfera di luce gioiosa che giocava con il vento”
“Scusa, zia, che intendi? Come rimase qui? Come facevate a saperlo?”
La zia scosse la testa: “Questo è argomento delle prossime lezioni, Eva. Per il momento cerca di fidarti. Sappi che noi percepivamo e vedevamo la sua anima correre tra gli alberi e ridere, e, si, e crescere. Cresceva come sarebbe cresciuta se avesse avuto un corpo fisico, capisci, e noi vedevamo in lei la tua evoluzione. Certo, il più delle volte era solo luce, ma capitava che si riuscisse a vedere la sua figuretta di bambina che, a volte, ci rivolgeva un sorriso. Correva nel vento, volava con gli uccelli e danzava tra gli alberi. Era felice, sicuramente molto più di quanto non lo fossi tu. Alcune Driadi avevano cura di lei: crebbe, se così si può dire, nel cuore degli alberi.
Poi, un giorno, disse soltanto: ‘devo andare’ e sparì. Erano passati circa cinque anni,”
Mi sentii crollare il mondo per la terza volta in pochi minuti: “E…e dove andò? In che senso?”
“Ah, Eva, andò a nascere! Solo che non fu qui in Valdombra e noi non sappiamo dove sia nata e nemmeno esattamente quando. Un’anima di solito trova una mamma ben prima di nascere, a volte prima che la donna che sarà sua madre conosca il padre, pensa! Allora cosa fa? La segue, la studia, la conosce. A volte decide che non è il caso e se ne va, e allora i bambini non nascono proprio. A volte qualcosa cambia all’ultimo momento e la piccola anima va via, e i genitori piangono per la perdita non sapendo che non c’era nessuno in quello che pensavano il loro bambino. Altre va tutto per il meglio e l’anima rimane finché, quando è tutto pronto, entra definitivamente nel suo corpo e di lì a poco nasce. A volte, però, ha troppa fretta, e si hanno nascite premature, altre volte è un po’ pigra e bisogna tirarla per le orecchie.
In ogni caso, come vedi, molte cose sono variabili. Potrebbe essere nata di lì a pochi mesi, come aver aspettato due o tre anni. Sappiamo che non l’abbiamo più percepita, né noi, né le Driadi,
Sappiamo che è là fuori, da qualche parte. Sicuramente ormai è una giovane donna e altrettanto sicuramente ha un forte rapporto con la Madre. Cinque anni cullata dalle Driadi le devono aver lasciato una traccia profonda e meravigliosa,”
“Quindi, dovrebbe essere nata tra…tra l’ottantaquattro e l’ottanta…sette? Più o meno? Voglio trovarla!” dissi scattando in piedi
Mi aspettavo che mi fermasse, che mi dicesse che era un’idea assurda, che non avrei mai potuto riconoscerla, anche trovandola in mezzo a qualche milione di persone, e che, anche l’avessi riconosciuta, non avrei certo potuto dirle: “Ehi, sorella!! Qual buon vento? Chi muore si rivede, eh?”
Ma la zia non disse niente di tutto questo. Mi guardò seriamente e disse soltanto: “Si”
E poi tornammo al salone.
Era ora d’andare.

Come potevo tornare là fuori? Come aveva potuto mia sorella tornare ad esistere là, dopo anni passati ad essere Luce tra gli Alberi? Forse aveva avuto paura, forse si sentiva sola. Forse aveva passato notti intere a piangere per il rimpianto di qualcosa che nemmeno lei sapeva, forse…
“Ma come farò a trovarla?” domandai mentre chiudevo a fatica il bagagliaio pieno di pietre, barattoli, leccornie preparate da Mirko e dai cuochi dell’Hotel e un po’ di altra roba: “Non preoccuparti, Eva. Non devi cercare la strada, perché sarà la strada a trovare te. Pensa a Lilith e lei verrà sicuramente da te, in un modo o nell’altro.”
La mia mente capiva, ma il mio inconscio e qualche dozzina di livelli di condizionamenti, erano terrorizzati. Mi morsi il labbro, avevo la bocca secca e un nodo in gola grosso come un melone.
Da qualche parte si levò un lungo ululato.
“Devo andare” dissi meccanicamente, rendendomi conto che, molti anni prima, quelle erano state le parole della Luce tra gli Alberi.
Mi misi in strada dopo un numero imprecisato di abbracci, arrivederci, baci e torna presto, frastornata e forse quasi felice di poter rimanere da sola, di allontanarmi da tutto,
Poco dopo mi infilai nelle gallerie e mi lasciai la Valdombra alle spalle.
Il rombo cupo e fangoso dell’Ombra nella gola della Valtrista mi riportò alla realtà come uno schiaffo e, per un attimo, mi sentii soffocare.
Era come se tutti i colori e i profumi fossero rimasti dietro di me, oltre quell’interminabile curva cieca tutta gallerie.
Alzai gli occhi a cercare il cielo e vidi, nello specchietto, un Lupo correre lungo il crinale, come ad accompagnarmi.
Corse come il vento finché fui nei pressi dell’imbocco della Valtrista e allora sedette, restando a guardarmi sparire oltre il costone.
Feci un cenno con la mano, come avesse potuto vederlo, da laggiù, ma chissà!
L’ultima immagine della mia vera Vita, fu il Lupo che si stagliava minuscolo contro il cielo, di sentinella.
Sorrisi. La zia aveva ragione: non avrei dovuto cercare la strada, sarebbe stata lei, sempre, a trovare me.
La radio crepitò, captando segnali dimenticati per dieci giorni, lunghi come dieci anni e la voce di Sharon Den Adel esplose avvolgendomi come un improvviso soffio di brezza, un germoglio forte come una liana:

“She Rules Until the End of Time
She Gives and She Takes
She Rules Until the End of Time
She Goes Her Way”

 
Fine...?

4 commenti:

  1. Non sarà mica finito così eh???!!!!
    No no no, ancoraaaaaaaa!!! Voglio sapereeeeee!!!!

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  2. Beh, lì sopra c'è scritto "Fine".
    Però c'è anche scritto "...?"

    Il fatto è che il diario di Eva finisce lì...

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    1. Ma non è possibileeeeee!!!!!!
      Voglio sapere se trova la sorella, voglio sapere cosa ha da dire la madre in proposito... ma soprattutto voglio sapere come ha fatto il padre a sposarla una così!!!!
      ahahahah mi viene da piangere!!!
      Comunque... sei un mito!! XDDD

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  3. Ah!Ah!Ah!!! Sai Marina? Sono tante le volte in cui io mi chiedo come certi facciano a sposare "qualcuna/o così"!! ;D

    Grazie per il mito!

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