Due parole sul blog

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Quasi.
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Su, su, guardate, guardate...

venerdì 2 marzo 2012

Dedicato...

Oggi è un po’ diverso.
Voglio ricordare due persone che apparentemente non hanno tra loro, né mai l’hanno avuta, alcuna relazione.
Eppure, per qualche motivo e per un istante, si sono incontrati attraverso la mia vita.

Una è Ai-Tchourek Ojun, sciamana siberiana di Tuva, donnina deliziosa, profondamente magica e allo stesso tempo fragile tra le grinfie di gente che, in tempi e modi diversi, tentava di sfruttarla, soprattutto nel mondo occidentale, approfittando della sua non conoscenza delle lingue europee.
L’altro è Lucio Dalla, e non c’è bisogno di aggiungere niente altro.

Ebbene? La relazione?
Alcuni anni fa Ai Tchourek spiegava, durante un seminario, quanto due categorie di persone fossero in una sorta di costante pericolo, camminassero su un sottile filo sospeso a mezz’aria, senza alcuna sicurezza: gli sciamani e alcuni cantanti, quelli veri, quelli di cuore.
“La musica” diceva Ai-Tchurek Cuore di Luna, “ha un grande potere, che non è dell’uomo. Egli la usa, ma non ne è padrone. La musica, il canto, rapiscono, portano via lo spirito dello sciamano. E dobbiamo stare attenti, perché questo rapimento continua lontano dal cantare stesso. Spesso succede che uno sciamano, o un cantante, vengano rapiti dalla musica e dal canto e non siano più in grado di tornare nel loro corpo. Allora i medici dicono: “E’ morto per arresto cardiaco!” e questo scrivono nei loro rapporti. Ma non credeteci! Non è così! Quelle persone si sono perdute nel canto, si sono lasciate catturare e non hanno più saputo tornare indietro! E spesso succede intorno ai cinquant’anni! Ricordatevelo!
Quando vedrete che uno sciamano o un cantante muore improvvisamente e vi dicono “Oh, è stato arresto cardiaco!” ricordatevelo! Si è perduto nel canto. Il canto, come un fiume, lo ha portato via!”

Ai Tchourek è morta il 21 novembre 2010, a 47 anni. Per arresto cardiaco.
Chissà se aveva ancora gli orecchini di Pietra di Luna che le avevo regalato? Era così felice, allora, come una bambina e, a sua volta, aveva voluto regalarmi i suoi, scappando alla guardia dell’interprete.

Lo ripeteva spesso, Ai Tchourek. Ti guardava, con una specie di espressione disperata, e lo ripeteva ogni volta:
“Il canto è potente. Chi usa il canto spesso non trova più la strada per il mondo terreno. Il canto rapisce, porta su strade sconosciute da cui lo spirito non può tornare indietro.
A volte gli sciamani vanno a cercare lo spirito di chi è perduto nel canto e si perdono a loro volta”

Per qualche motivo, mentre lei lo diceva, mi vennero in mente Louis Armstrong, Frank Sinatra e Lucio Dalla.
Così, come flash, mentre non mi perdevo una parola della mia sciamana. 
Non ho mai apprezzato molto Sinatra, ma mi venne in mente. 
Armstrong, invece, con il suo sorriso da bambino troppo cresciuto e la sua voce roca, era tutto un grande cuore...
Però Dalla era vivo e, per quanto ne sapevo, godeva di ottima salute. 
All’epoca la cosa rimase così, un istante sospeso nel mezzo di un oceano di cose e di esperienze, tra il suono ritmato e ossessivo dei tamburi e i canti di gola.

Quando mi comunicarono la notizia della “morte” di Ai-Tchourek Ojun non potei non essere folgorata dal ricordo delle sue parole: lei lo sapeva!
Sapeva un sacco di cose, la vita e la morte di tanta gente, le verità nascoste…così non poteva che avere sotto gli occhi il suo stesso possibile destino, forse il più probabile.
Allora compresi l’espressione con cui lo ripeteva, quasi, forse, a volerlo scongiurare, o a chiedere aiuto.
Aveva un figlioletto ancora molto giovane, Ai Tchourek Cuore di Luna…sette, otto anni quando l’ho conosciuto, ora forse sarà maggiorenne o poco più.

Non ho pensato alle sue parole per Whitney Houston, perché la sua vita, come sappiamo, era distrutta da un matrimonio che più sbagliato non si può, che l’ha spezzata nella dignità, nella bellezza, portandole via perfino la coscienza di sé, nelle mille denunce ritirate e negate…no, non ho pensato alle parole di Ai Tchourek, allora.
Ma stamattina si.
Lucio Dalla non aveva cinquant’anni, ne aveva qualcuno in più.
Ma cantava “Nessun Dorma” in modo più cristallino che mai. Non con la sua solita voce roca e potente, ma con una lirica diversa, cresciuta nel desiderio e nella ricerca della perfezione.
“Infarto” lo chiama l’ignoranza del mondo civilizzato.
La mia sciamana, Cuore di Luna, corre nel vento in cerca dello spirito che si è perso nel canto.



3 commenti:

  1. Mi sono commossa nel leggere questa tua dedica...
    E' rassicurante, confortante e bellissimo "sentire" quel qualcosa in più che c'è dietro ogni cosa...
    In filosofia si chiama "metafisica" ed è la dimensione secondo me più propria della natura e di ciascun essere...
    Grazie di avere condiviso i tuoi profondi pensieri!

    Elena Er

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  2. sinceramente commossa.......
    Mani che parlano

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