Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

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Su, su, guardate, guardate...

mercoledì 11 maggio 2011

Frammenti di Valdombra...Diana e gli Origami delle Fate_ P.4

Mi sentivo strana, sfinita e iperattiva: “Devi solo abituarti” disse la signora dai capelli rossi. Sentivo quell’odore nell’aria, più intenso e persistente che in Bassa Valle.
Pensai che dovesse entrarci qualcosa, ma non riuscii a chiedere; continuava a sfuggirmi di mente, ogni volta cha aprivo bocca per parlare.
E continuavo a vedere scintille colorate in giro. Mi fregai gli occhi per l’ennesima volta: “Anche a questo basta fare l’abitudine” disse lei. Poi allungò una mano, afferrò al volo qualcosa, mi fece entrare nella bottega e prese una lente da un cassetto. Aprì la mano per mostrarmi cosa ci fosse dentro…e tutto si fece buio.

Quando riaprii gli occhi ero sdraiata su un divano con una pezza fredda sulla testa e qualcuno mi faceva annusare qualcosa di forte e pungente. La commessa mi stava sventolando un asciugamano davanti alla faccia, la signora mi reggeva una bottiglietta blu sotto il naso e c’era un signore con un maglione rosso alle loro spalle che osservava con occhi sgranati.
Ora, quando uno sviene, si aspetterebbe, al suo ritorno, di vedersi attorno facce quantomeno preoccupate, un pochino ansiose, magari, ma non era il mio caso: tutti e tre parevano piuttosto un po‘ divertiti, un po‘ scocciati: “Vedi, Don? Non serve l’estrema unzione!” fece la gentil signora dalla chioma rossa. Il signore sorrise: “Oh, volevo ben dire!” commentò.
In un’altra situazione mi sarei arrabbiata, ma in quel momento ero troppo stonata: “Io…io ho, avevo la sensazione…ho le allucinazioni, ho visto…
...AAAAAAAAAAAAAARRRGGGHHHHHHHH!!!!”
Davanti ai miei occhi, accoccolata sullo schienale del divano, una creaturina alta circa tre centimetri, di colore lilla, mi osservava incuriosita.
Non è che ci fosse qualcosa che non andava nel suo aspetto. Era molto carina, per quel che potevo vedere, solo che era tutta lilla, pelle, capelli e qualcosa che poteva essere un simil-vestito.
Brillava.
Anzi, era leggermente trasparente e brillava, per l’esattezza. E poi era alta quanto una noce. Quando la guardai restò per un attimo perplessa, poi sorrise e agitò energicamente la manina facendomi “ciao!”
Caddi nuovamente sul cuscino: “Non vorrà mica svenire di nuovo?” sentii bisbigliare: “Non è che voglia, mica lo faccio apposta! È che ho le traveggole!” strillai, devo ammetterlo, un briciolino isterica.
“Non trovi che siano terribilmente prevedibili? Reagiscono sempre allo stesso modo…” disse una quarta voce da qualche parte fuori dal mio campo visivo.
Cercai di voltarmi, ma la cosina lilla si sollevò a mezz’aria e mi volò intorno.
Volava.
Pure.
Cadde di nuovo il buio.
“Ma insomma! Non possiamo andare avanti così tutto il giorno!” esclamò qualcuno spazientito. Riaprii gli occhi per la terza volta, con molta, molta cautela. Mi guardai attorno. Una ragazza, una signora, un signore, un’altra ragazza e un ragazzo seduto. Niente altro. Niente e nessuno. Mi misi a sedere sollevata, la testa mi girava ancora un po’: “Ah, è passato…io…cielo! ho sognato di vedere una fata lilla…”
“Ah, era questo il problema”
“Cioè?”
“Il lilla! A saperlo!”
“Ma cos’ha contro il lilla?”
“E poi sarebbe glicine…un po’ più tendente al blu…”
Sedevo sul divano guardando alternativamente i presenti. Doveva esserci qualcosa di strano e poco legale in quel latte. Forse perfino nella torta. A dire la verità, forse lo strano odore che sentivo nell’aria…
“…ehm…”
Cinque teste si voltarono verso di me, come se si fossero ricordati solo in quel momento della mia presenza: “I signori saprebbero dirmi cosa è successo?” chiesi timidamente.
Una ragazza atletica, con un sacco di curve, ma decisamente terrestre, si avvicinò con piglio deciso: “Continui a svenire, ecco cosa succede! Non si può andare avanti così, che diamine! Hai qualche tipo di allergia?”
“N…no, io…ve l’ho detto, ho, cioè, devo aver respirato o bevuto accidentalmente qualcosa…insomma, ho le allucinazioni, mi è sembrato di vedere una fata lilla, prima. Ma ora mi pare tutto a posto…vedo solo voi, e…”
in quel momento, per la prima volta mi voltai verso il ragazzo, che fino ad allora avevo appena intravisto. Aveva un viso allungato, triangolare, grandi occhi obliqui ambrati, capelli lunghi e…ssssi, doveva essere una specie di punk, perché erano verdi, grigi, bianchi. Verde scuro. Gli occhi gialli, si. Con la pupilla verticale. E in quel momento stava seduto a mezz’aria, su niente. Ovviamente sembrava niente, doveva esserci tipo un’altalena, agganciata con corde al soffitto, solo che non le vedevo. Anche la pelle era verdina. Forse faceva teatro. “Bel costume” azzardai, continuando a cercare le corde.
Lui guardò alle proprie spalle, come a cercare con chi stessi parlando: “Dici a me?” fece dubbioso, dopo un po’.
“Vedi? Era il lilla, adesso non è svenuta!”
Si, però mi girava un po’ la testa. “È per uno spettacolo?” il ragazzo continuava a fissarmi vacuo. Non riuscivo proprio a vedere dove fosse seduto: “Si, perché come trucco è davvero ben fatto, soprattutto per una recita amatoriale. Sembra proprio che tu abbia la pelle verdina. E gli occhi gialli, eh? Queste lenti a contatto sono fa-vo-lo-se! Non ti danno fastidio?” da qualche parte il mio inconscio tentava di dirmi qualcosa, qualcosa di molto importante, ma io continuavo a tappargli la bocca. Il ragazzo mi guardava sconcertato, come fossi demente, forse pericolosa. Io sorridevo ebete, aspettando una risposta. Giurerei di avere anche fatto uno di quei gesti con la testa, tipo: “Si-Si-Si?” come a volte alcuni fanno per avere conferma dal prossimo sulle loro affermazioni.
Certo che aveva proprio gli occhi grandi.
Obliqui.
Gialli.
Con la pupilla verticale.
Il mio inconscio si faceva sempre più insistente, ma io lo soffocavo sedendomici sopra. Lui però urlava. Forte. C’era qualcosa che non andava.
Mi guardavano tutti con una strana espressione. Pensandoci bene non guardavano proooprio me. Guardavano in giro, il signore con il maglione rosso fischiettava. La commessa sembrava avere un fastidioso problema alla gola.
Il ragazzo con le lenti a contatto gialle si mise in piedi. Non mi era sembrato così alto, da seduto.
E non riuscivo proprio a vedere dove fosse stato seduto. Abbassai lo sguardo: i suoi piedi stavano a tipo venti centimetri dal suolo. E…non avrei dovuto vedere quello scaffale alle sue spalle, no? A meno che non fosse stato trasparente, che cosa ridicola!
“Ah, ah! Sono proprio andata…ma cosa ha messo nel latte, signora? Perché io non sono abituata a certe sostanze…pensi che ho la sensazione di vedere un ragazzino che galleggia a mezz’aria, che buffo! Ed è pure un po’ trasparente!” cominciai a ridere. Una risata sempre più isterica.
Il ragazzo non spariva, anche se chiudevo forte gli occhi e poi li riaprivo.
“Beh, però non è svenuta”
“Doveva proprio essere il lilla”
“È glicine!”
“Lei lo ha chiamato lilla”
“Cos’è una recita atamoriale?”
“Amatoriale!”
“Quello che è!”
“Forse dovremmo fare qualcosa…”
“Cosa vuol dire lenti a contatto?”
“Magari ci vorrebbe un prete..”
“Tu sei un prete!”
“Oh, già!”
Ora piangevo forte, e ridevo istericamente. Quella faccenda era assurda!
“Ho capito!” esclamai tra i singhiozzi, trionfante: “È una candid camera!”
“Cos’è una chendicamra?”
“Una stanza molto pulita, no?”
“Non so, non ne sono proprio sicuro…”
“Beh, siete voi gli umani, dovreste saperlo!”
“NO! LO STA FACENDO DI NUOVO!”
Era buio. Di nuovo. Però me ne stavo rendendo conto. Galleggiavo in un limbo buio e rassicurante, del tutto privo di mini-signorine lilla e ragazzetti galleggianti. Il mio inconscio era furioso con me: “Hai voluto a tutti i costi venire! Ti avevano avvertita! Ti avevano messa in guardia! Ma tu niente!!” strillava. Da qualche parte qualcuno ululava.
“Ssssstt, si sta riprendendo…”
“Era ora!”
“Come facciamo se sviene di nuovo?”
“Si chiama la Geppina e le si dice di trasformarla in qualcosa di stabile. Un sasso, per esempio”
“Non è etico!”
“CHISSENE….”
“In fondo le abbiamo chiesto noi di venire…”
“Oh, è lei che ci guadagna, no?”
“Si, però ha cose proprio carine…”
“Io non ho fatto così quando sono arrivato qui, però…”
“Tu venivi dall’Amazzonia! Frequentavi stregoni, sciamani, robe magiche!”
“Soltanto un pochino!”
“Cos’è la mazzonia?”
“NON HAI NIENTE DA FARE NELLA TUA FORESTA, SPECIE DI DRIADE DELLE MIE GHETTE?!?”
“Da quando porti le ghette?”
“Nonmisvegliononmisvegliononmisvegliononmisveglio….”
“Sei sveglia?”
“No”
“Ah!”
“Eppure, mi pareva…”
“Allora, chiamiamo la Geppina?”
“Ma dai, secondo me si riprende”
“Sono le cinque! È due ore che si va avanti così!”
“Io avrei dei clienti, sapete…”
Aprii gli occhi. Per la quarta volta. Ormai ero rassegnata.
Per un po’ avevo avuto la buffa convinzione che fosse tutto un sogno. Che da un momento all’altro sarebbe suonata la sveglia e che sarei corsa al call center a litigare con qualche cliente particolarmente suscettibile su qualcosa di banale come una giacca con tre maniche destre, o l’asse del water che si era rotta appena installata.
Avrei gettato le braccia al collo perfino a quella scoppiata della mia collega emo che si faceva di anfetamine per cavalli…
Ma io di cosa mi ero fatta, per l’esattezza? Così, giusto per sapere…
“Non tentare di svenire di nuovo!” mi intimò la ragazza tutta curve.
“Ce la metterò tutta…” gemetti. “Bene! Visto che migliora?” disse il signore con il maglione rosso, che mi era parso di capire fosse un prete. (‘Si, se quello è un prete, io sono Agrippina!’)
“Ciao, cara, come ti senti? Io sono Padre Lukas, il parroco di questo grazioso paesello!”
“Salve. Sono Agrippina”
“Oh! Ci avevano detto Diana! Hai una sorella che si chiama Diana?”
“No”
“Ah…allora c’è un errore! Lo dicevo io!”
“Nessun errore! Bara!”
In quel momento rientrò la signora con i capelli rossi, con un vassoio pieno di bicchieri e tazzine: “Allora?” domandò: “Tomba!” disse il ragazzetto trasparente.
Lo fissammo tutti: “Ehm…Bara!”
Da qualche parte qualcuno ululava. Chissà perché, questa volta non mi spaventai nemmeno, giusto un po’ di sana inquietudine. Un branco di lupi, grossi e preferibilmente molto affamati mi sembrava decisamente rassicurante.
“Ah, bene, allarme valanghe rientrato” disse una delle signore.
“Vedi che poi tutto si accomoda? Non c’è più niente di cui aver paura!” disse il parroco.
“Mica ho paura delle valanghe!” brontolai: “Mi piacciono un sacco, le valanghe! So nuotare, io!”
“Sta benissimo!” fece il parroco: “Ha recuperato tutto il suo spirito!”
“Perché ha uno spirito?”
“In senso lato”
“No, non c’è di lato!”
“MA INSOMMA, QUANDO TE NE TORNI AL TUO ALBERO?!?!?”
“È qualcosa che avete nell’aria, dite la verità!”
“No, non mi sembra che si sia ripresa…vaneggia”
“L’aria qui ha un odore diverso!”
“È per via dello smog. Qui non c’è”
“C’è qualcos’altro! Allucinogeni, per esempio!”
“Alluci cosa? È una malattia?”
“No, è come la Muscaria”
“Ah. Ma non è stagione! Qualcuno ha della Muscaria essiccata da qualche parte?”
La signora con i capelli rossi e la commessa fecero una faccia indifferente/innocente.
“Qualche spiritoso ha messo della Muscaria nella torta di questa ragazza?!?”
“No. E neanche Artemisia”
“È che è proprio così di natura”
“EHI!”
“Sei tu quella che sviene!”
“Beh, ha anche visto le Fate!”
“Giusto!”
“…E quindi?!?”
“Non è normale!”
Certo che lo è!”
“Non per i forestieri”
“Io me ne torno al mio albero!”
Avevo deciso che non sarei più svenuta, eppure la testa mi girava di nuovo pericolosamente. Poi mi venne in mente una cosa…feci un ghigno perfido: “è un trucco! Ho capito!”
“Cosa?” fecero in cinque. Puntai un dito tremante contro il ragazzetto, che stava a mezz’aria, era sempre trasparente ed era molto improbabile che fosse un trucco, secondo il mio inconscio, cui diedi una gomitata nelle costole e continuai: “LUI!” sibilai accusatrice: “Non può essere una Driade!”
“Davvero?”
“Mah?”
Le Driadi sono fanciulle! Eteree, delicate e vivono negli alberi
“Io sono etereo e delicato! E ho un albero!”
Hai le gambe! Lo sanno tutti che le Driadi sono femmine e non hanno le gambe!”
Mi fissarono. Tutti e cinque.
“Io chiamerei la Geppina”
“Forse sarebbe il caso”
“Potrebbe trasformarla in una statua per la fontana, La vecchia è tutta crepe…”
“In che senso non hanno le gambe?”
Sono umane fino a qui e poi diventano tutt’uno con l’albero!”
“Dovresti smetterla con le droghe pesanti”
“Preparo la cena? Se si va avanti così ancora un po’…”
Perché LUI ha le gambe? E perché non è una fanciulla?”
“Avevate giurato di non averle messo niente nella torta! E nel latte?!?”
“Niente, assolutamente!”
“Giusto un tantino di grappa, di quella buona…ma un tantino”
“…Nella torta”
“La mangiano i bambini!”
“A loro non ha mai fatto niente!”
“EHI, COSA VORRESTE INSINUARE?”
“…oh, beh…”
“Quella ragazza ha dei problemi, date retta! Ce l’ha con i maschi!”
“Non regge l’alcool”
“Ma perché non dovrebbe avere le gambe? Conosci Fate che non abbiano le gambe, a parte quelle che hanno la coda?”
“In questo paese c’è qualcosa di strano!”
“Ma strana sarai tu!”
“Io non vedo le fate!”
“Ma se sono due ore che non parli d’altro!”
“E sei anche svenuta quattro volte!”
“Io me ne torno al mio albero!”
“INSOMMA, COSA SUCCEDE QUI?!?”

“MAMMA!”
“ODETTE!”
“Allora io vado, eh…”

E fu in questo modo…piuttosto pittoresco, che incontrai la Valdombra e vidi delle Fate per la prima volta.
Mi ripresi, in qualche modo, grazie all’aiuto della signora Odette, la Guaritrice del paese (nonché una delle personalità più importanti delle Tre Valli, una dei Capi del Consiglio dei Segreti) e del buon Padre Lukas, che era effettivamente un prete.
Originale, ma sempre prete.
La Geppina, insieme a Victor e al Maestro Leòn, erano gli altri tre Capi del Consiglio, solo che la Geppina era la più…come dire…informale. Atipica. Pittoresca.
Quando la conobbi aveva 107 anni e giocava a carte con il parroco di Coure, suo amico, tutti i martedì sera, accompagnandosi con un pintone di quello buono, poi, in piena notte, se ne tornava a casa a piedi, a tre chilometri di distanza tra le montagne, cantando Maria Gioana…
I Valdombriani non vivono duecento anni, comunque: di solito arrivano ai centoquindici, centoventi.
Per inciso, l’odore che sentivo nell’aria, era l’odore della Magia, che permea l’aria di tutte le Tre Valli..
Mia mamma, dopo due settimane in quel posto, non soffrì mai più di artrite, cefalee, osteoporosi, depressione e perfino i suoi problemi di fegato si risolsero in breve tempo.
Già…pare una favola, vero? È che non sarebbe impossibile per noi terricoli essere come loro, se solo…beh, sarebbe una storia lunga, e, come dice il poeta, bisognerà raccontarla un’altra volta.
Vanessa si arrabbiò moltissimo per non avermi trovata al suo arrivo, tantopiù che non l’avevo neppure avvertita, e disse che non mi avrebbe mai più fatto un favore in vita sua!
Le medicine omeopatiche…non servirono più e la cosa le fece ancora più rabbia.
Ah, a proposito: non mi ha mai dato la famosa fattura. E nemmeno i cinquanta euro.
Io…beh…vendetti tutto, fino all’ultimo pezzo della mia merce. E considerato che avevo oltre settecento oggetti…vedete un po’ voi!
Scoprii che venivano fatti due mercati all’anno, uno a dicembre e uno a fine giugno, in corrispondenza del Solstizio d’Estate e fui invitata anche a quello.
Vendetti di nuovo tutto e la gente fu molto felice perché miglioravo di volta in volta.
La Valdombra è una valle molto grande e, anche se non è eccessivamente popolata, quei più di ventimila ci sono, ai quali bisogna aggiungere (incredibilmente) un migliaio tra turisti e frequentatori delle Terme…per cui, penso che avrò clienti per molto tempo.
Trovai perfino un fidanzato!
Non uno extraterrestre, sia chiaro, un ragazzo che, per i canoni della Valle, è perfino normale. Non molto magico, forse, ma quel tanto che basta e a me andrebbe bene anche se non lo fosse per niente.
Mia mamma, tornata a casa, riprese a lavorare all’uncinetto e oggi ha un banchetto tutto suo, con l’insegna dipinta sempre dalla sorellina dell’extraterrestre. Ha un sacco di amici e dice di essere sicura di aver visto delle fate, qualche volta.
Sonia si è tranquillizzata per la mia sorte, anche se è sempre molto critica verso “quella gente” e Edo preferisce non avere niente a che fare con il mio…futuro marito.
Se sono cambiata? Beh…non mi sento più la piccola fiammiferaia, per cominciare.
Non sono più povera, non lavoro più al call center e sto per sposarmi. Il vestito me lo fanno con seta di Fata iridescente.
Si, forse sono cambiata. Sto imparando a parlare quel loro patois impossibile, e penso che presto mi trasferirò qui per la maggior parte del tempo, anche se non proprio, visto che sto per aprire un’attività con Sonia.
Sta studiando il modo di aprire un locale con servizi per cani e gatti, compreso menù speciale e personalizzato, ma in città la prendono ancora un po’ per tocca e io sarò sua socia: è un buon modo per non restare del tutto tagliata fuori dal mondo esterno e non dimenticare gli amici.
Insomma, oltre ad un’artigiana, sto per diventare una manager!
Oggi il sole splende, la neve si sta sciogliendo e presto sarà di nuovo primavera.
Ieri i lupi dell’Alta Valle hanno annunciato la nascita dei cuccioli, ululando nella sera tiepida.
E, come dicono i Valdombriani, finché cantano i Lupi, va tutto bene.
                                                                                                             Fine
Ehi, a proposito! Ricordate la ragazza degli orsi? Beh, me la trovai al mercatino la vigilia di Natale e, non ci crederete, vestiva davvero una pelle d’Orso e una collana di unghioni! Perché lei è veramente una Fata Orso!
E quando l’ho saputo…non sono nemmeno svenuta!”
Fine

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