Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

Se volete scoprire la Valle attraverso i RACCONTI potete cliccare sul pulsantino "Frammenti", oppure scegliere attraverso l'indice alla vostra destra. I numeretti indicano l'ordine cronologico.
Se cercate i gioielli, non avete che da scendere col cursorino, oppure cliccare il pulsantino "Gioielli".
Se volete saperne di più sulle diverse Creature, cliccate "Creature Fatate".

Su, su, guardate, guardate...

sabato 23 maggio 2015

Frammenti: "Come Polvere Nel Deserto" p.: 27

(Link capitoli precedenti: p.:26 p.:25 p.:24 p.:23 p.:22 p.:21 p.:20 p.: 19 p.:18 p.: 17 p.:16 p.:15 p.: 14 p.: 13 p.:12 p.:11 p.: 10 p.: 9 p.: 8 p.: 7 p.:6 p.:5 , p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1)
********************************

“Miseriaccia, si è messo contro tutti loro e ha pure rovesciato l’etichetta!
Un Faraone che, in un’udienza ufficiale, si mette a parlare in prima persona, dicendo annoiato ‘non so’, si era mai visto, prima?”
“Beh, sai…il regno di Pepi secondo durò oltre novant’anni e pare che lui, alla fine, fosse un briciolino rimbambito…potrebbe averlo fatto, si”
“Ad oltre cento anni di età, posso anche capirlo, ma…quindi, il Gran Visir, oltre a celare i propri pensieri, non cadeva sotto l’incanto dello sguardo del Faraone?”
Marabel si appoggiò allo schienale: “No, probabilmente proprio perché non si poteva agganciare la sua mente.
Il Gran Visir era più che certamente uno di quei sacerdoti stregoni che si tramandavano le conoscenze magiche di generazione in generazione ed era molto allenato a nascondere quello che oggi chiamiamo campo energetico. Quel pomeriggio dovette quantomeno sospettare che la Sua Giovane Maestà avesse problemi ad usare le sue facoltà, anche se, finché non fummo soli nella stanza, Lui si mostrò rilassato e sereno, come nulla fosse.
Appena le porte si furono chiuse alle spalle dei convocati, le sue forze cedettero e si accasciò sul trono. Con una guardia gli tolsi le corone e il pettorale, ma nell’alzarsi ebbe un giramento di testa e ricadde seduto. La guardia lo sollevò di peso, se lo prese in braccio e lo portò ai suoi alloggi attraverso il passaggio di servizio, così da non incontrare nessuno.
Non era certo la prima volta che si sentiva male, i suoi crolli di pressione e le crisi convulsive, in quel periodo, iniziavano a manifestarsi con più frequenza, ma meno la corte lo vedeva in situazioni di debolezza, meglio era, soprattutto dopo aver appena imposto la propria mente sulle loro.

Appena nel suo letto si addormentò e dormì per molte ore.
Feci portare fichi e datteri freschi, acqua e latte di capra per quando si fosse svegliato.
Restai accanto a lui per un bel po’, poi feci per allontanarmi; il suo viso appariva pallido sotto la luce lunare che entrava dalle finestre, l’espressione era sfinita, ma ora riposava, eppure, quando mi alzai per andarmene sentii la sua mano afferrarmi. Tornai a sedermi tenendola tra le mie.
Non molto dopo chiese dell’acqua, così lo convinsi a mangiare due datteri e bere un po’ di latte. Lui obbedì, masticando e bevendo senza nemmeno aprire gli occhi, poi si distese su un fianco e si fece da parte per farmi posto. Quando, verso l’alba, tentai nuovamente di lasciarlo, mi prese le mani: “Is, devo parlarti, ricordi? Te lo dissi dopo l’operazione, ma non è più stato possibile…puoi restare nelle tue vecchie stanze, domani sera?” annuii: “Aspettami, verrò, ma se qualcosa mi trattenesse o se fossi troppo stanco, verrò la sera dopo. Puoi farlo?”
“Certo che lo farò, Maestà” si posò le mie mani sul cuore tenendole con la mano destra e accarezzandomi il viso con l’altra: “Parlerò con tuo marito. È giusto che abbia spiegazioni e, per quanto è possibile, scuse. È una persona giusta e fedele, merita il nostro rispetto.” Accennai un sorriso, poiché non sapevo cosa dire. Me ne andai mentre il sole si levava, come una ladra, come quasi sempre accadeva.”

A quel punto ero molto curiosa: cosa doveva dirle di così importante da non poterlo fare tutte quelle volte in cui si vedevano, anche se non avevano ore a disposizione?
“Marabel, a parte la storia degli Ittiti, ma lui che posizione aveva verso la guerra, in generale? Ci sono state molte campagne nei suoi anni di regno, però, da quel colloquio, pare che non gli andasse granché.”
“Se ricordi, già anni prima era molto addolorato per i caduti in battaglia, li onorava quando nessuno pareva curarsene, mentre tutti erano galvanizzati dalle vittorie.
Lui non era né per la guerra, né contro, come non era né a favore, né contro la schiavitù dei prigionieri. Considerava queste cose come necessarie, parte della vita, qualcosa da evitare se possibile, ma da affrontare se così doveva essere.
Non possiamo definirlo un pacifista, ma un Essere progredito che comprendeva come bene e male, gioia e dolore, pace e guerra, siano in qualche modo parte della stessa esistenza.
Oggi tutti strillano di essere ‘contro’ la guerra e questo è di per sé un ossimoro, perché se sei ‘contro’ qualcosa, stai già combattendo; è di moda volere la famosa ‘pace nel mondo’ ed, in effetti, si scatenano continuamente guerre, guerriglie o sfoghi di aggressività cittadina immotivata a gògò: il rifiuto di qualcosa che è connaturato con la vita, non fa che esasperare la cosa stessa, rendendola sempre più forte.
Lui, semplicemente, guardava il mondo con equanimità: accettava la guerra se necessaria, accettava che ci fossero prigionieri e che fossero adibiti al lavoro quasi gratuito, come in ogni altro paese.
Suo padre aveva abolito la pena capitale, lui non poteva abolire la schiavitù dei prigionieri, come non poteva abolire la guerra. A volte ci provò…tentò di negoziare, di discutere con popoli vicini, ma c’erano solo due strade, per quella gente: matrimoni per unire i regni o guerra.
Lui non solo non accettava matrimoni, ma era gracile, misterioso, su di lui e la sorella parevano gravare maledizioni: quello strano Re incuriosiva ed era temuto, perché su di lui giravano molte storie che lo volevano un potente mago o uno storpio  maledetto. Non lo comprendevano, era strano e ciò che è strano fa sempre paura, Eva.”

“Nessuno ha mai saputo fosse cresciuto sul mare, è una storia bellissima!”
“In verità, sulla sua nascita e i suoi primissimi anni, si sa poco o niente, anche se oggi è accettata l’ipotesi che sia nato ad AkhetAton, effettivamente, ma per molti c’è contraddizione per via della tomba di Matia, che lo allatta neonato a Men Nefer.
Se i miei ricordi sono corretti, lui sarebbe effettivamente nato alla capitale eretica, ma sarebbe stato mandato in un luogo più salubre per i primissimi anni. Ovviamente, non esistono prove della sua permanenza sul mare, ma perché no?
Madre e bambino soffrivano di problemi respiratori, quindi è molto probabile che un anno e mezzo sulla costa potessero avergli giovato molto. Non ci vuole una scienza per immaginare che i medici dell’epoca potessero consigliare il mare a persone fragili e con crisi asmatiche, in effetti. È la prima cosa che viene in mente a chiunque, in casi del genere, no?”

Ero assolutamente d’accordo. L’idea che il Principino avesse vissuto un periodo così bello, pieno di benessere e di pace nella sua breve vita tormentata, mi piaceva parecchio.
“Dai, Marabel, ma cosa doveva dirti di così importante da aver rimandato per…due? Tre mesi?”
Lei sorrise, paziente: “Mi raggiunse due sere dopo quel colloquio. Era molto stanco perché, a parte le solite incombenze reali, era circondato da architetti e geometri per l’avvio di nuove opere, più necessarie di altre: la costruzione della sua tomba e del tempio funebre.
Pare strano che un diciottenne pensi alla propria tomba, ma se consideriamo che un uomo come il Gran Visir aveva iniziato a costruirne ben due quarant’anni prima…un Faraone non poteva che passare la vita intera a costruire la propria, soprattutto un Faraone fragile e malato con un paio di attentati alla sua vita in curriculum.
Io non sopportavo di sentir parlare di una tomba, così gli tenevo il broncio e questo lo divertiva.
Quando arrivò mi sistemai alle sue spalle per farlo appoggiare contro di me e gli massaggiai a lungo le tempie, le spalle, scendendo lungo i fianchi fin dove arrivavo e così le braccia e le mani.
Lui sorrideva, tenendo gli occhi chiusi e beandosi di quelle coccole.
Lo unsi completamente con unguenti profumati ed infine lo coprii con un lenzuolo di lino finissimo, degno del Re che era,  lui mi sfilò la veste e mi coprì con lo stesso lenzuolo, tenendomi tra le braccia.
Non parlava, ma sapevo che aveva un pensiero fisso da quando era arrivato, così aspettavo che trovasse le parole.
“Mia sorella pensa sia il momento di provare di nuovo. Teme che, più aspettiamo, peggio sia…forse ha ragione. Sono passati diversi mesi, ormai.”
“Oh!”
“Aspetteremo un anno, a partire dall’inondazione.
Se arriverà un figlio, e noi sappiamo che potrà solo essere una bambina, sarà necessario che io prenda un’altra sposa con cui poter procreare un erede maschio per la dinastia, ciononostante…la presenza di una figlia porterà sicuramente maggior stabilità in tutta la corte, poiché la salvezza della linea di NeferuAton sarà assicurata.
Se non nascerà alcun figlio…sarà a questo punto ancora più necessario un erede, che mia sorella e io non siamo in grado di produrre.
Potremmo interrogare magi, sapienti da ogni dove, ma dubito che qualcuno possa mai trovare soluzione, quindi sarà il momento di fare questo passo, per il bene di tutti. Ho atteso a lungo, il più possibile, e ho provato di tutto…ora è il tempo.
Come ti dissi, ho una cosa in mente e ora sono riuscito a convincerla ad appoggiarmi, anche perché non ha esattamente scelta. Non è privo di rischi, ma…abbiamo pensato a tutto ed è un buon piano.”
Ascoltavo, gli occhi spalancati nella penombra, chiedendomi quale piano e quale donna avrebbe avuto l’onore di essere condotta al tempio come Seconda Sposa, soprattutto senza incorrere nelle ire di Aye e consorte.
“Siamo d’accordo che sia necessità assoluta una donna forte, bella, ma sopra ogni cosa sanissima, una donna che non abbia avuto un solo giorno di malattia in tutta la sua vita.” Tacque e si voltò ad osservarmi, io spalancai gli occhi interrogativi nei suoi: “Conosci qualcuna così, Iset?”
“Io…immagino più di una, ma non tra le nobili della tua corte, Am’n”
“Oh, che disdetta!” esclamò: “Davvero, davvero una terribile disgrazia! E dove mia sorella, la Sposa Reale, potrà mai trovare una sostituta degna di questo ruolo, allora?”
Ero in confusione, a quel punto: “Tua sorella? Perché tua sorella?”
“Per il bene del Regno e per la nostra sicurezza, mia, sua, della donna che siederà al mio fianco, è necessario che sia lei a scegliere la mia Seconda Sposa, la più adatta a ricoprire questo ruolo così importante. Di nobile aspetto, colta, possibilmente bella, dai fianchi adatti a procreare senza problemi, ma soprattutto sana, sanissima, forte. Intelligente, perché sarà la madre dell’erede al trono. Saggia, perché siederà al mio fianco. Appassionata, per fare breccia nel cuore della gente. La mia povera, amata sorellina ha un compito piuttosto gravoso, non è vero? Oh, siamo davvero molto esigenti, ma si tratta della dinastia, del trono…”
“Maestà, la donna che sarà al tuo fianco sarà al sicuro se a sceglierla sarà la Sposa Reale?”
“Naturalmente, mia cara. È questo il punto centrale del piano, vedi…se sarà la sua volontà, nessuno oserà opporsi, soprattutto certi infidi parenti.
Dimmi, chi mai potrebbe ostacolare una donna che abbia tanto sofferto e che, per amore del popolo, sceglie volontariamente l’oblio, pur di dare un erede al Regno?
E, se mai arrivasse una bambina, chi oserebbe opporsi, quando lei si mostrasse con la piccina tra le braccia, offrendo il sacrificio di entrambe al bene della stirpe? In nessun caso qualcuno oserà protestare.
Io accetterò il volere della mia sorella e sposa con il cuore spezzato, le giurerò eterno amore e gratitudine e le  offrirò una parte del regno, di cui sarà la Signora indiscussa, come ringraziamento.
A corte avrà incarichi prossimi a quelli del Gran Visir, che spartirà con lui, ormai anziano, pronta a prenderne gradualmente il posto, così Aye verrà messo da parte senza che nemmeno se ne accorga, un po’ alla volta, e proprio dalla sua pupilla, cui avrà l’ordine di essere sempre accanto e di guidare nelle scelte: avrà potere attraverso di lei, ma allo stesso tempo lo perderà a suo favore e non incorreremo nella sua furia.
Dubito salterà di gioia, ma dovrà accontentarsi.
L’alternativa è non avere discendenza o levarmi di mezzo. Ovviamente propenderebbe più per la seconda ipotesi, ma mia sorella ne sarebbe profondamente afflitta e questo sarebbe nuovamente una terribile disgrazia.
Quindi…lei e solo lei, al momento convenuto, annuncerà al popolo la decisione di restare al mio fianco come consigliera e mio visir, ma di essere con il cuore infranto costretta ad impormi una Seconda Sposa, secondo sua stessa scelta,  tu mi sposerai, Is?”
Lo disse così, con noncuranza, nel bel mezzo di quel lungo discorso, facendolo cadere come un macigno.
Mi si fermò il cuore, mi si bloccò il respiro, lo fissai a bocca aperta senza poter emettere un suono: “Si, lo so…sei sposata e il tuo settennato di prova non è terminato, ma chiederò una dispensa. Se il tuo povero consorte accetterà, potrai avere il divorzio entro l’anno stesso. Naturalmente, sempre se sei d’accordo, ammetto di chiederti un sacrificio terribile, ma sai, per il bene dell’Egitto! Certo, spezzare un così bel matrimonio, quanta sofferenza, oh, lo so, Sua Maestà è così crudele a chiedervi tanto, questo re passerà alla storia come un mostro crudele, distruttore della felicità coniugale di una donna che gli ha dedicato anni e anni di devozione e fedeltà, ma…accetterai, per amore del tuo paese, questo terribile peso?”
Saltai su a sedere e gli gettai le braccia al collo, cominciando a tempestargli la faccia, la fronte, il collo di baci, ridendo e piangendo e continuando a sbaciucchiarlo ovunque.
Lui rideva fino alle lacrime: “Aiuto! Non puoi strapazzarmi così, sono fragile e delicato, io!” tentò di protestare tra la grandinata di baci che gli arrivavano addosso.
Mi ritrassi, imbarazzata: per un momento avevo completamente dimenticato che Egli fosse, era soltanto il mio amore infinito, avevo scordato di trovarmi di fronte a Sua Maestà!
Abbassai lo sguardo, vergognosa, lui mi attirò a sé, mi sussurrò all’orecchio: “Strapazzami pure quanto vuoi!” e poi mi strinse forte, ridendo e piangendo insieme e il suo viso irradiava felicità, più luminoso del sole a mezzogiorno”

“E ALLORA PERCHÉ DIAVOLO NON LO FECE?!? EH? PERCHÉ?!? QUESTO MATRIMONIO S’AVEVA DA FARE!!! E INVECE NIENTE! DAMMI UN MOTIVO VALIDO PER CUI NON VENNE MAI CELEBRATO!!”
“Beh, io immagino…perché da morto gli veniva difficile…”
Mi presi la testa tra le mani, Grigno guaiva chiamandomi con la zampa sulla gamba, per sapere che stesse succedendo. I gatti si voltarono sdegnati.
“D’accordo, d’accordo! Faccio il caffè…caffettiera da sei, ok?” sentii la risatina di Marabel raggiungermi mentre preparavo un mezzo litro di caffè voltandole le spalle.
Non era assurdo quello che raccontava, aveva senso, aveva un sacco senso, accidenti!
A nessuno mai era venuto in mente che non avrebbero potuto andare avanti all’infinito a non procreare eredi? D’accordo, nessuno, ai nostri tempi, era a conoscenza degli altri bambini morti, ma in ogni caso!
Le parole di Marabel, così prive di qualsiasi controprova, erano terribilmente logiche. Ed inquietanti. Poteva essere questa la causa della morte del Faraone? Malaria, setticemia, malattie strane e non diagnosticate, oppure semplicemente la sua determinazione ad agire, togliendo gradualmente il potere che era stato assoluto per decenni ad uno stuolo di profittatori corrotti e scegliendo una compagna non nobile e invisa alla corte?
Fosse stato l’unico a morire improvvisamente e prematuramente, avrei potuto credere ad una causa naturale, ma la lista di morti misteriose di quel tempo, rendeva la faccenda davvero troppo sospetta.
Era debole, era gracile, era sicuramente provato, doveva soffrire molto, si. Tutto vero.
Ma sua sorella, dopo la sua morte, era terrorizzata e questa NON è un’ipotesi.
Ma sua sorella gridò aiuto nientemeno che al re Ittita, che per due volte inviò una delegazione e nessuna delle due arrivò mai da lei e nemmeno questa è un’ipotesi.
Misi la caffettiera sul fuoco e mi asciugai una lacrima, mentre ancora ero voltata.

“Quindi…quindi diventasti la probabile salvatrice della dinastia…”
Scoppiò a ridere: “Ohi, ohi! No, non accadde, anzi! Non avevamo capito come l’ambizione di Aye e Tey fosse superiore all’affetto per la nipote!

Quando riemerse quel ricordo l’ipnotista mi risvegliò.
Ero molto stanca, ma avrei voluto rimanere là, stretta tra le sue braccia, al sicuro, bere la sua felicità, la sua speranza, la mia speranza, la mia incredulità, il senso di stordito stupore che mi toglieva il fiato.
Purtroppo ero in regressione da quasi due ore, un tempo inaccettabile: una regressione non dovrebbe mai durare più di tre quarti d’ora tra la preparazione e il ritorno.
Papà, che prendeva appunti in un angolo fissava alternativamente me e lo psicologo.
“Domani dovrebbe arrivare il mio amico archeologo. È una buona cosa, non posso farti un’altra seduta dopo questa, è stata troppo pesante.”
Sedette e si versò del brandy.
Lo osservavo, ancora un po’ assente, pensando che, se mi fossi fermata a Londra ancora un po’, sarebbe diventato alcolista.
“Non le credi?” chiese mio padre. “Al contrario!” ribatté lui: “Le credo, invece, come no! Solo...Dio, cosa stiamo vivendo? Questa non è la storia come la conosciamo! Siamo sorci in un labirinto, ci godiamo il pezzetto di formaggio, pensando di sapere tutto, di essere padroni di tutto, ma siamo solo sorci da laboratorio! Che idioti!”

Tornammo alla pensione in silenzio, ancora una volta ci fermammo a sedere su una panchina, perché avevo bisogno di sentire l’odore degli alberi e di contemplare il mutevole e capriccioso cielo britannico.
“Papà? Che succederebbe se lo facessimo, quel seminario?” silenzio.
“Non lo so. Ma qualsiasi cosa, potrebbe essere affascinante. Affascinante ed inutile. O forse utile. Forse ci farebbe sentire la nostra continuità, sapere chi siamo…forse fugherebbe qualche dubbio. Chissà!”

La sera dopo l’ipnotista ci chiamò chiedendo se potessimo raggiungere lui e l’amico per cena. Erano le sette meno un quarto, noi eravamo a fine cena, ma domandammo scusa e scappammo all’assalto di un taxi, ridendo: forse avremmo avuto necessità di un ottimo bicarbonato, più tardi.
L’uomo era altissimo, con due occhi azzurro cielo eternamente stupiti, pochi capelli, barbetta bionda, una faccia incredibilmente yankee. Istintivamente sorrisi vedendolo e mi parve di stringere la mano ad un bambino troppo cresciuto.
Mangiammo poco, tutti e quattro, troppo impegnati a discutere fino a tarda notte del mio lungo cammino attraverso la memoria.
L’uomo prendeva appunti forsennatamente, consultava altri appunti presi durante l’interminabile telefonata notturna di alcuni giorni prima, annuiva, collegava…
Gli raccontammo anche della nostra esperienza a Karnak e ne fu incantato: “Signorina, da anni alcuni colleghi stanno studiando ipotesi che sembrerebbero più che fantascienza agli occhi della gente. Abbiamo fatto scoperte, ancora non del tutto provate, su una storia dell’umanità del tutto alternativa rispetto alle credenze comuni, ma lei è un tesoro ambulante, lo sa? Quella visione, quella incredibile visione delle Piramidi in costruzione, mi dica, lei ricorda come fossero costruite?”
Lo psicologo sbuffò: “Ti prego, ancora quella storia! Sembra che il vostro mondo sia concentrato su quei tre mausolei!”
L’americano non se ne ebbe a male per quella critica, troppo preso dal filo dei suoi pensieri: “Solo perché lei le ha viste! Ma la cosa straordinaria è…sono le sue parole: la Sfinge era già costruita, terminata e, a quanto pare, antica, giusto? Dava questa sensazione?” annuii: “Era lì da tempo immemorabile, un punto di riferimento, anche se non ho idea di come o per cosa o da quando. Immemorabile. Era già lì la prima volta, si”
“ECCO! La prima volta, la sua frase, com’era? ‘Era tutto verde la prima volta che siamo stati qui’ e ‘cosa hanno fatto?’ sembra che lei ritenesse la gente del posto responsabile del grosso cambiamento climatico, ma…lei sa che il clima, in quell’area, era umido, tanto che il Nord Africa era coperto di foreste lussureggianti, non dopo il 9000 avanti Cristo? Però lei vedeva che si stavano costruendo le Piramidi, tra l’altro, tutte e tre insieme. Significa due sole cose: o
le Piramidi sono, come molti di noi pensano, molto più antiche, oppure…lei era stata lì almeno seimila anni prima di quel giorno!”
Mi sentivo davvero una topolina da laboratorio: “Io…professore, era un sogno, non un ricordo! Può essere simbolico, una metafora di qualcosa, o…o semplicemente un sogno!” protestai.
L’uomo, però, non era affatto d’accordo: “Sogni di questo tipo non vengono a casaccio e lei ha una preparazione lunga dieci anni, senza contare le sue esperienze d’infanzia. Inoltre, quello che ha visto, per noi criptoarcheologi, ha molto senso. Sarebbe fantastico poterne parlare in qualche saggio!” esclamò sognante. “Ma al momento, non credo sia possibile” aggiunse contrito.
Tornammo alla pensione a notte fonda; per fortuna la proprietaria ci aveva dato una chiave dell’ingresso, che lasciammo sul bancone prima di ritirarci.
Era stata una serata molto piacevole, durante la quale avevo potuto parlare liberamente, senza alcun timore di essere giudicata, derisa, o considerata come una strana curiosità e questo mi succedeva di rado: la mia vita era un continuo giocare a nascondino, fingendo di essere come tutti gli altri, magari un po’ introversa e niente altro.
Sfinita, mi infilai sotto una doccia così veloce che quasi non ebbi il tempo di bagnarmi e mi buttai sul letto, crollando immediatamente.

Eravamo da qualche parte, non c’era dubbio su questo. Dove, beh, era un altro discorso.
Ero come nel sogno di due giorni prima, almeno per quel che potevo vedere, avevo abiti che non riuscivo a collocare, né come periodo storico, né geograficamente, ma in cui mi trovavo molto a mio agio.
L’abito era bianco avorio, con fregi e bordi dorati piuttosto complessi, lineare, lungo, senza fronzoli o pieghe.
Non lo vedevo, ma lui era accanto a me, alla mia sinistra, come nell’altro sogno e questa volta vedevo un lungo abito nero brillante e sentivo la sua presenza dentro di me, sovrapposta a me; una sensazione di totale appartenenza, quasi voluttuosa, che non ho modo di descrivere.
Se ascoltavo il battito del mio cuore, sentivo il suo alternarsi al mio, se ascoltavo il mio respiro, sentivo l’aria nei suoi polmoni, e i suoi pensieri accarezzavano la mia mente, compenetrandosi ai miei.
Ovunque fossimo, c’era una luce giallastra, come quella di certe vecchie lampadine nelle cantine delle case d’epoca, davanti a noi un lungo tavolo perfettamente liscio, perfettamente rettangolare.
Noi eravamo in piedi, più o meno a metà del lato maggiore, osservavamo. Ad un capo del rettangolo un uomo molto alto, magro, in abiti sontuosi completamente coperti di iscrizioni dorate, sul capo una sorta di mitra, anch’essa istoriata e con qualcosa ai due lati che non avrei saputo descrivere. Due larghi nastri, forse?
Mi parvero viola chiaro, ma non potrei esserne sicura.
Altri due uomini, altrettanto alti, ma in abiti scuri, si avvicinarono al tavolo su cui ora era disteso un uomo sofferente. Al contrario di noi era molto basso, dai tratti piuttosto rozzi e brevilinei, lo sguardo morente eppure terrorizzato.
Credo fosse gravemente ferito, non malato. I suoi occhi esprimevano un’angoscia ed un terrore senza fine. Il tavolo si illuminò improvvisamente di una luce bianca, tanto intensa che per qualche attimo quasi inghiottì il piccolo uomo. Durò il tempo di un respiro.
L’uomo sbatté le ciglia incredulo, sedette sul tavolo non più illuminato, del tutto guarito. Disse qualcosa in una lingua gutturale, che le nostre menti comprendevamo attraverso le nostre menti: “Siete Dei?”
Ci scambiammo sguardi divertiti. L’uomo con la mitra fu l’unico a non sorridere.
“Vai e fonda un grande regno” gli ordinò.
L’omino lo guardò costernato: “Non ne sono capace, mio Signore” rispose intimidito. L’uomo con la mitra annuì: “Ora lo sei.”
L’immagine cambiò: lo stesso tavolo, ma non come lo vedevo un istante prima. Era un bassorilievo piuttosto grezzo, in qualche posto sotterraneo che riproduceva quello che era successo nella visione precedente.
Altre incisioni attorno mostravano sacerdoti e divinità. Anche il tavolo di pietra rappresentato era un tavolo di guarigione, meno potente, meno immediato, misterioso e magico per chi ne usufruiva.

Mi svegliai con negli occhi i bassorilievi e la sensazione calda, avvolgente, totalmente amorevole e intima della presenza dell’uomo al mio fianco durante quello strano rito di guarigione.
Il sogno era stato bellissimo, ma c’erano implicazioni inquietanti. Noi eravamo una razza umanoide molto alta, molto evoluta tecnologicamente, l’uomo ferito ci definiva “Dei”.
Ebbi paura, una paura atavica ed affascinante, mentre nella mia mente riecheggiavano le parole “Non ricordi, Is? Perché non ricordi?” avevo la sensazione fortissima che quello, esattamente quello che avevo visto nel sogno fosse ciò che avrei dovuto ricordare tremila anni prima.
Restai a fissare il buio, finché la luce prese il suo posto.”

(...continua p.:28)

Nessun commento:

Posta un commento