Due parole sul blog

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Quasi.
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Su, su, guardate, guardate...

martedì 5 maggio 2015

Frammenti: "Come Polvere Nel Deserto" p.: 25

ATTENZIONE: Finora la narrazione di Marabel/Iset è stata un'eresia per la storia ufficiale, ma da questo momento in poi potrebbe diventare scioccante.
Se ne sconsiglia quindi la lettura a persone impressionabili o particolarmente religiose, quantomeno devote alle tre grandi religioni monoteiste.
Grazie e buona lettura (a vostro rischio e pericolo)
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(Link capitoli precedenti: p.:24 p.:23 p.:22 p.:21 p.:20 p.: 19 p.:18 p.: 17 p.:16 p.:15 p.: 14 p.: 13 p.:12 p.:11 p.: 10 p.: 9 p.: 8 p.: 7 p.:6 p.:5 , p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1)
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21 giugno, ore 11.45 a.m.

Il citofono suonò un po’ strano,  pareva ubriaco.
Oppure che a suonarlo fosse qualcuno ubriaco o in equilibrio molto precario.
Mi affacciai e vidi Marabel lottare disperatamente con una borsa in cui avrebbe potuto essere imprigionato un alieno inferocito, o in alternativa un Mau nervosetto e notevolmente ginnico.
Mi precipitai ad aprire e afferrai la borsa con entrambe le mani: “Ma buongiorno, micione!” salutai il gatto senza degnare di uno sguardo l’umana che cercava di recuperare un minimo di dignità: “Finalmente ci conosciamo, ho sentito parlare molto di te!”
Un simpatico: “FFFFFFFFFFFFFFHHHHHHHHHHHHHHHTTTTTTT!!!!!!” di risposta mi comunicò che non gliene fregava assolutamente un cavolo.
“Non portiamolo in giardino per ora, è spaventato, direi di farlo ambientare” Marabel annuì con ancora la faccia un po’ stravolta: “No, ma è calmissimo, davvero! Dovresti vedere quando lo porto dal veterinario!”

La borsa non pesava molto, il micio doveva essere sui quattro chili, cioè la metà di Micky, ma il caratterino era veramente notevole.
Micky, per inciso, ci aspettava seduto al centro geometrico della mia cucina/soggiorno con due occhioni spallati di curiosità: vide la borsa e cominciò a girare attorno indagando sul nuovo venuto, il quale, nel vedere un suo simile grosso come una piccola tigre, non mostrava il minimo segno di sollievo, soddisfazione o desiderio di micizia, anzi, manifestava chiari propositi gatticidi.

Aprii la porticina cautamente, Micky mi stava appiccicato con il fondoschiena, ma con il muso a mezzo metro di distanza, sporto verso l’ospite cui Marabel stava parlando dolcemente, il quale, per parte sua, si esprimeva come uno scaricatore di porto.
Per un po’ non accadde nulla, rimase nel buio della borsa infilando un improperio dopo l’altro, facendo sfoggio di notevole fantasia (minacciai Micky di morte, se avesse solo tentato di imparare qualcuna di quelle parolacce), poi, un po’ alla volta, iniziarono ad uscire delle vibrisse, un nasetto a cuore fremente, un paio di orecchie con sotto due occhioni da cartone animato.

Scarafaggio gorgogliò brontolii rassicuranti e amichevoli, il Mau fece uscire tutta la testa e la girò di qua e di là, guardingo, un po’ di volte, emettendo dei sordi ululati che ricordavano uno spirito in pena nei meandri di un castello diroccato. Micky articolò un: “rreommmrggghh?” speranzoso e il mau lo guardò sospettosissimo: “Mrugh? Aaaaoouuuuuuuurrrgghhhh!”
“Mmmvvvrrrrrrrnnnggg!”
L’altro uscì.
Ci mise quei cinque minuti buoni, ma uscì per intero, a parte la coda, che per sicurezza lasciò in borsa.

A quel punto presi uno snack, lo spezzettai, ne diedi alcuni pezzetti a Micky e i restanti li offrii al nostro riluttante ospite, che annusava energicamente. “Su, prendili!” invitò Marabel.
I mau sono gatti piuttosto caratteriali, un po’ megalomani, ipercritici, ma svegli. Il nostro guardò l’umana interrogativo, ancora offeso e probabilmente deciso a fargliela pagare, poi prese dalla mia mano un pezzetto di snack. Lo masticò, ci rifletté su un attimo, poi ne prese un altro.

Ci volle un’ora buona di tira e molla ed esplorazioni di casa, ma alla fine lui e Micky si sistemarono sul divano, vicini, e presero a toelettarsi.
Era l’una passata, io scaldai pollo e patatine nel forno, Marabel mise ai mici due piattini di pappa di marca, convincemmo Grigno che quella roba non andava bene per lui, gli preparai dei croccantini (che spazzolò per affogare la delusione), e apparecchiammo la tavola.

“Come facevano a quell’epoca ad essere così sicuri del sesso del nascituro? E ci prendevano?”
“Oh, si! Avevano diversi metodi, le levatrici erano più terra terra e facevano urinare la donna su un mucchietto di orzo e uno di grano, impastati con terriccio e polpa di datteri. Se, un paio di giorni dopo, germogliava l’orzo era una femmina, se germogliava il grano era un maschio.
I medici, invece, i wabu, facevano complicati calcoli astrologici e fisico fisiognomici della futura madre, i sunu usavano le loro osservazioni ed esperienze e poi c’erano…quelli come me. Sacerdoti stregoni, streghe, a volte sacerdotesse…noi vedevamo attraverso la donna l’ombra del bambino e una serie di caratteristiche che gli o le appartenevano. Quando si era tutti d’accordo, eravamo meglio di un’ecografia.”

“Qualche volta? In che senso qualche volta?”
“Beh, molto spesso, purtroppo, le cariche sacerdotali erano semplicemente di tipo onorifico. Eri sacerdote perché eri il tal dei tali e sacerdotessa perché eri moglie, cugina, cognata del talaltro, oppure perché avevi avuto un ruolo importante in qualche evento.
Io ero cresciuta nei Templi, certo, sballottata tra quattro o cinque sacerdotesse ormai clandestine, donne sole che vivevano in quegli alloggi a pochi metri dal Tempio di Iside, e la mia fortuna era stata proprio essere orfana accolta da loro. Il mio potere, però, mi veniva dall’uomo che aveva fatto credere di essere mio nonno: il Gran Sacerdote di Amun mi aveva istruita fin dai quattro anni, come i maschietti, insegnandomi a leggere e scrivere in perfetto geroglifico e in ieratico, insegnandomi e facendomi insegnare da quelle donne tutto ciò che sapevano.
La mia carica, invece, mi veniva semplicemente dal Faraone: ero stata la sua bambinaia, la sua ancella e lui, salito al trono, mi aveva elevata a Somma Sacerdotessa, chiedendomi di terminare gli studi, per quel che era ancora possibile, ed era stato proprio grazie alle mia cultura che, nonostante il tempio fosse abbandonato, avevo potuto studiare su testi antichi, dimenticati in qualche sotterraneo o in vecchi bauli, iscrizioni...Per questo ero potente: se poche donne avevano la mia cultura, meno ancora,  sia donne che uomini, avevano le mie capacità, quelle che le persone sacre dovrebbero avere sempre, cioè veggenza, tocco di guarigione, empatia.
Per questo intorno a me, in quei tempi così confusi, c’era tanta acredine e invidia, o meglio, per questo e per il mio rapporto con quel ragazzino”

“È grandioso, per quel che ti riguarda, ma anche deludente: pensavo che i sacerdoti egizi avessero conoscenze inimmaginabili!”
“A volte si, a livello magico esoterico o perfino scientifico, spesso per discendenza: come architetti e medici si tramandavano il mestiere e i segreti di generazione in generazione, così facevano i detentori di queste cariche, che erano vere e proprie caste, in cui si era molto gelosi delle proprie conoscenze.
Le sacerdotesse, almeno in quel periodo storico, avevano ruoli molto più limitati, a volte addirittura semplicemente decorativi. Non si elevavano perché non avevano secondo me un vero interesse a farlo, usando le loro cariche come onori di cui fregiarsi, ma raramente sapevano leggere, soprattutto il geroglifico e questo le relegava a ruoli secondari. Nessuno avrebbe vietato loro di sapere e conoscere di più, ma raramente lo facevano: perché guadagnarti un incarico importante, perché meritartelo, se tanto ce l’hai senza aver fatto niente?”
“Ma dai! Raccomandati?”
“Era un periodo strano, Eva, te l’ho detto.
E, per quella che è la mia esperienza, se mai questi ricordi possono valere qualcosa, gran parte delle conoscenze autentiche si erano già perdute per strada.
In ogni caso, avevano conoscenze magiche occulte e assolutamente secretate dal carattere spaventoso, come mi toccò scoprire…”
Avevo l’acquolina in bocca, ma sapevo che avrei scoperto a tempo debito ciò cui faceva riferimento. Le mie antennine mi comunicarono di non spingermi oltre.

“E il cocchio? Che mi dici del cocchio? Non è quello trovato nella tomba!”
“Certo che no, scherzi? Il cocchio che fu trovato nella tomba era quello su cui aveva imparato a correre da bambino, ad AkhetAton e che non usò dopo i quattordici anni, forse perfino prima. Immagina cosa sarebbe successo se si fosse trovato un cocchio reale del piccolo, perfettissimo Faraone Fanciullo, con delle modifiche chiaramente per disabili…un gambale di cuoio fissato nell’intelaiatura e con delle cinghie, per lui? Oh, santi numi! Hanno riempito la sua tomba di menzogne, di immagini bucoliche, idilliache ed eroiche per nascondere le loro colpe, non avrebbero mai mostrato ai posteri o a loro stessi la sua imperfezione.
Il cocchio vero venne bruciato appena lui ebbe esalato l’ultimo respiro.”

“Aveva il femore spezzato, dicono gli sia passato sopra un carro o il cocchio stesso, ma sarebbe stato possibile?”
“Non lo era. Se fosse caduto in corsa, sarebbe rimasto attaccato alla biga e trascinato, sarebbe stato pieno di ferite ed escoriazioni ed escludo che gli sia passato sopra quello di qualcun altro, o meglio...non gli sarebbe passato sulle gambe, visto che sarebbero rimaste nel cocchio, semmai  gli avrebbe tranciato la testa.
 
In ogni caso, Eva…la storia del femore non significa nulla: sono rarissime le mummie che non abbiano qualche osso rotto, e non per colpa dei profanatori di tombe, i quali in questi casi prendevano i resti del defunto e li maltrattavano, strappando mani o braccia per arrivare agevolmente ai gioielli, o li gettavano da una parte, magari nei sarcofagi di qualcun altro o, ancora, li bruciavano…interessante, no? Tanta fatica per seppellire qualcuno e poi…bah!
Comunque, io non ho ricordi di una frattura alla gamba.
Potrei semplicemente non ricordare questo particolare, ma mi pare strano ed è ancora più strano che potessimo non essercene accorti. Per un periodo si è parlato di setticemia, dovuta alla frattura, ma, santo cielo, soprattutto nel suo caso, eravamo ossessionati dall’eventualità di un’infezione e, se non fece infezione la ferita alla testa, perché avremmo dovuto permettere che succedesse con una gamba? Ovviamente tutto può darsi, ma…E comunque, oggi la teoria dell’infezione sarebbe tramontata a favore della malaria.”
“Si, ne avevamo parlato. Che gran casino!” constatai. “Se ne verrà mai a capo?”
Marabel scoppiò a ridere: “Se Sua Maestà dovesse decidere di rivelare al mondo la Sua identità, si potrebbe. Naturalmente è molto più probabile che lo rinchiuderebbero in una stanzetta bianca, con una camicina bianca dai laccetti decorativi…per quanto mi riguarda, ne venni a capo con notevole precisione.”
Già, in effetti, lei sapeva.

“Come prese la morte della bambina Ankhesenamon?”
“Meno peggio di quel che pensavamo.
Chissà, forse se lo aspettava…dopo l’ultimo aborto era maturata molto, dopo quel periodo di depressione totale, voglio dire, e soprattutto il rendersi conto che suo fratello non l’avrebbe mai fatta cadere in disgrazia, che la proteggeva nonostante tutto, doveva averle dato molta fiducia.
Era molto infelice, naturalmente, come è normale che lo sia una madre che perde un neonato, ma si fece forza, con immenso sollievo di tutti. Però…”
“Però?”
“Beh, non la vidi più in compagnia della nobile Tey. Ricordi? Quella donnaccia malefica le stava sempre appiccicata, ma dopo la perdita della bambina, credo di non averle praticamente più viste insieme.”
“Ma prima? Cioè, dopo il loro ritorno a Tebe, prima del parto, erano come prima?”
Scosse la testa, pensierosa: “Non so…non ricordo di averla vista, dopo quel giorno con le ancelle. Devo averla vista un’altra volta, dopo il colloquio con Sua Maestà e non era con Tey.
Poi…poi iniziò a non sentirsi bene e ci fu quel parto prematuro. Era così piccola! Sembrava di sei mesi, non di otto…”
Si fermò a riflettere, come vedesse la bambina in quel preciso momento.
“In ogni caso, qualsiasi cosa sia accaduta, la Sposa Reale si allontanò sempre più da Tey e anche da Aye.
Certamente non le disse della sua sensazione che proprio Aye fosse la causa della sua malattia, questo l’avrebbe spaventata inutilmente, ma la mise in guardia da loro due, senza dubbio.

Passarono alcuni giorni.
Il Gran Visir era furioso con il Faraone per la sua irrevocabile decisione di far mummificare la piccola, cosa che molti consideravano blasfema, in quanto la bambina non aveva vissuto, era nata morta, per cui non aveva un’anima e non c’era motivo di considerarla un essere umano.
Sua Maestà fu irremovibile.
Vedevo dignitari, sacerdoti e segretari correre per la reggia zitti, zitti e a testa bassa, sicuramente allibiti per quella decisione scandalosa ed incomprensibile, ma spaventati dalla determinazione di Sua Maestà in quella sua follia.

Due, forse tre giorni dopo quella decisione, venne a trovarmi il Gran Sacerdote. Non era contrario al volere del Faraone, anche se non era sicuro di comprendere le sue ragioni, ma era molto, molto preoccupato: “Tu lo conosci più di chiunque al mondo, Luna Nascente. Per quale motivo ha deciso di inimicarsi il Gran Visir e tutto il suo seguito di vecchi ipocriti bigotti? La bambina era morta alla nascita!”
“No. Non esattamente, voglio dire. Sarebbe morta comunque, ma è soffocata durante il parto, era troppo debole per sopportarne la fatica, ma era ancora viva fino a poco prima. Ho visto la Sposa Reale appena prima che sedesse sui mattoni, aveva già le doglie e ti assicuro che la piccola, nel suo corpo, si muoveva. Debolmente, ma si muoveva, le ho visto girare la testa e aprire la bocca, come cercasse l’aria.
Sua Maestà lo sa, come sapeva da un po’ cosa io avessi visto e come la piccola soffrisse nel ventre della madre. Non ha respirato l’aria libera, è vero, ma questo non significa che non sia un essere umano completo.”
Sedette a gambe incrociate, riflettendo: “Ne sono sicuro, ma questa cosa è considerata uno scandalo! Luna Nascente, ci sono così tante malelingue, così tanti pettegolezzi su malefici, demoni che si nutrono dei piccoli delle Loro Maestà, maledizioni vecchie e nuove…e lui si mette a fare cose di questo genere! Io sono dalla sua parte, per me può fare quel che vuole, ma per il resto del mondo no!
Non dimenticare che Sua Maestà non ha alle spalle un periodo felice e prospero, ma anni da incubo per tutto il paese a causa della follia dell’eretico! È passato del tempo, lui si comporta meravigliosamente, è saggio, buono, amorevole, ma il passato grava pesante su lui! Poco fa, in giro per la reggia, c’era già chi diceva che il Fanciullo sta cominciando a delirare come suo padre!”
Sedetti a terra accanto a lui: “Deve dare sepoltura alla bambina, come si conviene.” Dissi lentamente.
L’uomo mi guardò rassegnato: “Immagino non gli daresti torto neppure se si mettesse a saltare sulle mani mangiando serpenti vivi, vero?”
“Se mai dovesse fare una cosa del genere” risposi ridacchiando: “Penserei che abbia i suoi buoni motivi, anche se ammetto che potrebbe sembrare un po’ eccentrico.”
“Digli di fare attenzione!” si raccomandò andandosene.

Il paese era in lutto: vedevo per le strade la gente piangere, donne si lamentavano e si prostravano a terra al nostro passaggio, si che le mie guardie dovevano allontanarle per liberarmi la strada.
Molti mi chiedevano di lui, mi consegnavano piccole tavolette o pezzetti di papiro con preghiere, auguri, o solo gesti d’affetto perché li bruciassi nel tempio.Ogni giorno gli venivano recapitati doni da ogni parte del regno o dai regni vicini.
Loro restavano in silenzio, chiusi nel palazzo reale.

I giorni passarono, la mummificazione della bambina procedeva, nonostante il malcontento di alcuni e lo sbigottimento di altri.
Un giorno sentii dire che l’opera delle due grandi statue di Sua Maestà e della Sposa Reale era a buon punto.
Le nostre statue…ero in piedi e dovetti sedermi per metabolizzare quelle parole: forse avevo capito male, forse si trattava di altro, forse il tipo che aveva parlato non sapeva bene tutta la faccenda, no?
Un po’ di tempo prima era venuto da me uno degli architetti e mi aveva studiata bene, osservandomi e misurandomi da tutte le parti, schizzando un mio ritratto stilizzato, poi, nell’andarsene, aveva detto che avrebbero fatto del loro meglio per rendere l’idea, senza fare un vero e proprio ritratto.
In effetti, l’accordo era che io fossi di ispirazione per Aset, non che la impersonassi, quindi andava benissimo.
Sapevo da subito che la statua avrebbe rappresentato i canoni ideali della scultura e dell’arte dell’epoca, per cui mi avrebbero comunque diminuita di petto e aumentata di vita.
Ammetto che mi dispiaceva: tenevo molto al mio vitino sottile, e poi, nei secoli, nessuno avrebbe detto, vedendo quella statua, che la Dea Aset aveva più curve di una serpe arrotolata al sole.
Perfidamente, in quel momento, pensai che, se la statua fosse stata nominata come Sposa Reale, allora era bene che le mie forme me le tenessi io!
Se la mia parte razionale comprendeva bene la posizione di Sua Maestà e le ragioni che lo avevano spinto a cambiare la destinazione dell’opera, non era così a livello emotivo: mi sentivo come se mi avessero derubata di me stessa e mi dispiaceva di essere così materiale, mentre i reali piangevano la loro piccina. Essere gelosa poteva essere una reazione umana, ma io non ero lì per avere debolezze umane.”

“Parli di quelle due statue al Tempio di Luxor? Quelle che poi vennero usurpate da Ramses?”
Annuì: “Si, quelle. Divennero un dono per la Sposa Reale, per consolarla del lutto, una sorta di promessa di non abbandonarla, se vogliamo.
D’altra parte, questa era una pratica normale, che non aveva nulla di romantico o di particolarmente amorevole: per millenni i faraoni sono stati rappresentati accanto alla loro consorte principale, anche se avevano un migliaio di mogli o concubine, poiché la Coppia Reale rappresentava la dualità nei cieli portata sulla terra, quindi dovevano assolutamente essere rappresentati insieme.
L’unico modo che il piccolo rivoluzionario aveva per rappresentare assieme lui e me era falsificare le identità delle statue: non il Faraone con una sacerdotessa, ma un dio, Amun o Osiride, per esempio, e la sua consorte divina, Mut o Aset, ma quella disgrazia lo costrinse a cambiare i suoi piani.”

“In pratica…quella seduta al suo fianco non è lei, ma sei tu?”
Marabel scosse la testa: “Direi di no. La statua femminile venne modificata dopo quella decisione. Ripresero delle misure e lavorarono sulla statua in corso d’opera per renderla più simile alla Sposa Reale. Osiride, invece, è probabilmente la statua a lui meno somigliante di quelle che ci sono pervenute.”
“Però tutti raccontano come lei apparisse sempre al suo fianco, in tutte le rappresentazioni…questo ha fatto pensare ad una grande storia d’amore. D’altra parte…” riflettei: “Anche Nefertiti ed Ekhnaton hanno fatto pensare ad una storia d’amore romantica e struggente, poi lui aveva mogli e concubine a vagoni…la differenza è sottile, ma fondamentale, no?”
La sottile differenza fece ridere Marabel: “Lui non avrebbe mai voluto mogli e concubine a vagoni, nemmeno fosse stato sanissimo, robusto e non innamorato di un’altra, era proprio totalmente al di fuori della sua concezione del mondo.
Loro si volevano molto bene, o meglio, lui le voleva molto bene, lei…lei dipendeva da lui. Negli ultimi giorni della sua vita, quando lottava tra la vita e la morte, lei continuava a ripetere in preda al panico “Che ne sarà di me se morirà?”
Ero scioccata dal suo comportamento: per dieci anni lui aveva pensato a lei prima che a se stesso, e lei ora si disperava non per lo stato in cui lui versava, ma per se stessa.
Allora mi sentii crollare la terra sotto i piedi. La odiai.
Forse era comprensibile, la scomparsa del fratello rappresentava un disastro per un paese appena ripresosi dal peggior periodo della sua storia e per lei una responsabilità che non era assolutamente in grado di reggere, ma lui era là, febbricitante, sofferente, morente e lei pensava a se stessa!
Non potevo accettarlo, Eva! Se fosse stato per me, credo che l’avrei strangolata!

Comunque sia…erano passate più o meno tre settimane dalla morte della bambina, la mummificazione aveva richiesto delle modifiche, perché nella storia non era mai stato mummificato qualcuno così piccolo, anche se spesso venivano mummificati i gatti. Dovettero usare strumenti adattati e allo stesso modo adattare il procedimento, ma andarono avanti.
In quei giorni mio marito era lontano, nel delta, ad occuparsi di carichi di legname provenienti dal Libano, così soggiornavo nelle mie vecchie stanze. Una sera, piuttosto tardi, ero alzata a studiare delle antiche preghiere trovate in una cassapanca nei sotterranei, quando sentii qualcosa, tipo…un dolore sordo all’altezza dello sterno, un dolore dolce, caldo, quasi piacevole.
“Is…”
Mi voltai. Era dimagrito, pallido, con gli occhi segnati.
Avvolto nel mantello da carrettiere, il capo coperto, si appoggiava pesantemente al bastone, somigliando in tutto e per tutto ad un vecchio storpio.
Volai accanto a lui, lo sostenni e lo condussi al mio letto, distendendogli la gamba: il piede era di nuovo scuro e gonfio, e la parte esterna, dal tallone alla metà del piede, era scorticata dalla postura innaturale e strascicata. “Scusami” disse mentre lo sorreggevo: “Scusami, Is”
Non capii cosa intendesse, distratta dalle sue condizioni: “Nessuno si è occupato di te, in questi giorni?” protestai: “Per averti trascurata e…No, non volevo nessuno. Avevo solo voglia di restare solo, la maggior parte del tempo l’ho passata nelle mie stanze, con mia sorella. Oppure a litigare con zietto e consorte”
“Per via della sepoltura?” annuì, lasciandosi cadere sulle pelli e i cuscini che avevo sistemato precipitosamente alle sue spalle.
“È venuto da me il Gran Sacerdote” dissi distrattamente: “Era piuttosto preoccupato. No, non è vero, era sconvolto. Pare che questa storia ti stia creando parecchi nemici, NebKheperuRa”
Si appoggiò ai cuscini, distese la gamba: “Ma davvero?!?” disse ironico: “Non lo avrei mai detto!”
“Non scherzarci! Non prenderla alla leggera, la corte mormora e anche il popolo è quantomeno a disagio. Sono disperati per il vostro lutto, ma il tuo comportamento li disorienta: temono che tu stia impazzendo come tuo padre, che ti trasformi in un eretico a tua volta!”

“Is, io sono eretico! Lo sono quanto lui non avrebbe mai potuto essere in mille anni! Ekhnaton aveva avuto degli insegnamenti, ma nella sua perversa mania di se stesso li aveva stravolti.
Sono io che ho le risposte che lui non aveva…Mia madre lasciò alle loro follie il faraone e la reggente e si occupò di trasmettermi quanto più poteva, finché poteva, sapeva per che cosa io fossi nato e fece tutto ciò che le riuscì per aiutarmi. Perché credi che quei due la odiassero?”

“Vuoi dire Aye e Tey? Oltre Nefertiti? Nefertiti era gelosa di lei. Non è per questo che la uccise? Non è questo che hai sempre temuto per me?”
Sospirò: “Non fu NeferuAton ad ucciderla, Is. Non ho prove, ma sono certo che furono Aye con un paio di suoi scagnozzi, probabilmente fu Tey a sfigurarla, anche se non posso escludere che NeferuAton fosse con loro...lei odiava Kiya. Che fossero gelosi non c’è alcun dubbio, ma non per il suo rapporto con Ekhnaton, che stava offuscando la loro adorata. Erano ragioni ben più profonde, credimi.”
Mi lasciai cadere al suo fianco, la mano abbandonata sulla sua gamba: “Potresti continuare? Mi stava facendo bene…” tentò di scherzare quando la ritrassi, distratta dalle sue parole: “Dovremmo di nuovo incidere, temo” mormorai riportando l’attenzione alla gamba.
Lui ebbe un gemito: “Oh, no, pietà!”
“Temo di si. Pensavo che lo avessimo sconfitto, invece dopo appena tre mesi, siamo daccapo! Eppure stavi bene mentre loro erano lontani!” esclamai.
“Gli sto togliendo potere. Le mie scelte sulle migliorie ai templi, sui bassorilievi, la sepoltura della bambina” elencò: “Sono tutte cose in cui lui non ha avuto alcuna voce in capitolo, ma…si sta rendendo conto che non si tratta di semplici opere artistiche o religiose. E poi la mia ribellione ad eccessive tasse e…Oh, Io…io ero venuto per scusarmi, Is”
Era vero, era la prima cosa che mi aveva detto, ma non avevo colto, presa dalla sua salute: “Perché?”
“Per le statue. Le nostre statue. Mi dispiace, non posso fare diversamente”
Gli sorrisi a fatica: “Lo so”

Per un po’ mi concentrai sul piede: la caviglia era gonfia per lo sforzo, la massaggiai e medicai le abrasioni sull’esterno del piede. Tenevo gli occhi abbassati, attenta a quel che stavo facendo, ma sentivo il suo sguardo su di me: “Perché hanno così paura?” chiesi per distrarmi.
“Ekhnaton aveva bandito ogni manifestazione dell’antica religione, distruggendo millenni della nostra cultura, della nostra storia, cercando di sostituire un singolo dio, o meglio, se stesso, all’intera schiera di Dei.
Riteneva che questo fosse grandioso, evoluto, rivoluzionario e rivoluzionario sicuramente lo è stato, visto quello che è successo, lui...lui aveva sentito miti e filosofie parlare di un Dio misterioso, increato e creatore e così lo adattò ai suoi bisogni e ai suoi vaneggiamenti.

Is, io ti dico che quell’Essere increato, creatore ed eterno non era follia…l’Uno Senza Nome è una forza che riposa nel cuore dell’Universo, creando da Se stesso e dal proprio respiro ogni più piccola parte di esistenza, dalle stelle più remote ed antiche, ai mondi, alle più umili creature di ogni mondo allo stesso modo.
Egli è l'Universo stesso, è tutto ciò che esiste e crea gli Dei, prima di ogni altra cosa, come emanazione di Sé.
Onora gli Dei in quanto Sua essenza, in quanto essi, a loro volta, generano i mondi di cui sono genitori primigeni, su cui vegliano e di cui si curano. I mondi stessi sono Dei, viventi, generatori di vita come espressione di Loro stessi.
Ogni Forza ha un suo nome, ogni Forza è divina e divinità, promanata dall'Uno Senza Nome.

Ekhnaton non riconosceva la divinità di tutto ciò che esiste, perso nel barlume di una prima intuizione, peraltro errata, poiché l’Aton non è quel Dio increato, ma uno dei suoi molti figli, generatore di altri figli, generatori di noi esseri mortali.
La Coscienza dell’Uno Senza Nome è in ogni cosa, ogni cosa è cosciente e deificata dalla Sua essenza.
I nostri Dei sono le Sue Manifestazioni, le forme visibili, conoscibili, figli, fratelli e padri di sé stessi e di ciò cui sono dedicati.

Non venerare l’Uno, poiché l’Uno non ne ha bisogno, né ti ascolta.
Egli ti offre le mani tese delle Sue Emanazioni, gli Dei della Terra, consapevoli, viventi, divini, figli della Madre e suoi custodi.
La storia del mondo venne scritta molto prima che nascesse la terra d’Egitto. La storia degli Dei, le loro vite, i loro simboli, erano antichi quando questo Regno ancora era là da sorgere, e ciò che ci è tramandato è ogni giorno di più flebile ombra di un ricordo già mutilato e cucito con nuovi rattoppi senza comprenderne la natura.
È così che la realtà si è perduta, che la verità si è dimenticata. Ed è così che si sono create situazioni di follia, ossessioni, linee di successione che hanno portato…a me. A noi. Alla fine della dinastia. Questa non è certo la cosa peggiore, ma per quanto ci riguarda, per quanto riguarda me e mia sorella, è una tragedia.

Oggi i  molti dei che i sacerdoti fingono di servire, non sono gli Dei delle origini, le emanazioni dell’Uno, sono invece esseri privi di anima, creati da incanti, da pensieri distribuiti lungo millenni di preghiere, riti di timore e di avidità, avidi essi stessi delle preghiere, della venerazione e della paura, poiché di questo si alimentano per crescere e mantenersi in vita. (Egregore n.d.a.)
Si fanno potenti, poiché ogni giorno nutriti dai loro servi ipocriti e infuriano sul mondo, scatenando le proprie ire, se sentono di perdere attenzione, costringendo i popoli in ginocchio.
Non sono i veri dei, Is.
Gli Dei sono quasi dimenticati, sopraffatti da questi demoni creati dai loro stessi servi molto tempo fa.
Aset, Ausar…erano Dei emanati dall’Uno Senza Nome, essi, dalle molteplici forme e molteplici nomi, sono oggi confusi con i demoni che ne prendono il posto nei templi.
Ogni Loro nome è una Loro forma, benevola, gioiosa, protettrice o irata.
Gli Dei sono forme pure, forze cosmiche amorevoli perfino nei loro aspetti distruttori.
Per questo io ti dico che sono ben più eretico di lui, che io possiedo le risposte che lui mai avrebbe avuto.

Ti dico che la ciò che sono venuto a portare, sconvolgerà il mondo ben più della prima eresia.
Io sono qui per cacciare la morte dal mondo.
Io sono qui per mostrare la verità.
Eppure i figli di Seth vivono e si nutrono di morte e paura e il loro potere crollerebbe su se stesso e li annienterebbe se io completassi la mia opera.
Sono pericoloso più di qualsiasi demone, di qualsiasi eresia, di qualsiasi maledizione…ed è per questo, per la mia natura di Anima Antica, di Distruttore delle Tenebre, che io sono in pericolo. Sono pronti a fare qualsiasi cosa, a compiere qualsiasi maleficio pur di fermarmi…io sono in pericolo, ma tu non devi esserlo.
Sono disposto a qualsiasi cosa per proteggerti. Sono disposto a sacrificare il mondo intero perché tu sia al sicuro!”
“Non devi farlo” dissi con gli occhi appannati di lacrime: “Non devi sacrificare nulla, non per me. Qualunque sia il mio compito, purché sia per te, voglio percorrere questa strada fino in fondo, anche se dovessi essere distrutta. Non perdere te stesso per me, NebKheperuRa.”
Lui mi attirò verso di sé e nascose il viso nei miei capelli: “Tu puoi condurmi in salvo, ma se ti fosse fatto del male, non vorrei essere salvato. Meglio un eterno oblio che un solo giorno di vita senza di te.”

Erano calore le sue parole.
Erano una luce liquida e dorata che scendeva dentro di me come una medicina.
Appoggiai la testa alla sua spalla, respirandone l’essenza.
La sua pelle odorava di lutto e di dolore, ma sentivo anche la forza luminosa della sua Anima irradiare attorno, avvolgermi, comprendermi e compenetrarmi, eppure molte delle sue parole mi erano oscure: le sentivo agitarsi dentro di me, sapevo di conoscere il loro significato, sapevo che erano vere e spaventose più di quanto sembrasse, ma la mia coscienza non riusciva a comprenderle.

“Se tra gli Dei d’Egitto molti non sono che demoni creati dagli stessi sacerdoti, come posso sapere se servo Aset o uno di queste creature?” chiesi preoccupata.

“Gli Dei non sono prepotenti, a loro non interessa che gli uomini passino il proprio tempo a fare per loro sacrifici. I riti, le preghiere, le offerte ed i templi servono agli uomini, per essere in armonia con la natura divina che dimora in ogni cosa esistente e ben oltre a tutte le cose, per dare loro forza e coesione con la Divinità che riposa nelle loro profondità.
Se un Dio si fa feroce, se chiede sangue, se inaridisce la Terra, se scatena guerre nel proprio nome, usando come veicolo gli uomini suoi fedeli, se è vendicativo e punitore, allora non è generato dall’Uno Senza Nome, ma della malvagità dei suoi creatori.
Conoscerai la loro falsità quando vedrai Dei tiranni costringere i popoli nella paura, minacciandoli di dannazioni e punizioni, quando vedrai genti soggiogate dal giudizio dei loro sacerdoti, schiacciate dalla loro volontà, condannate per azioni innocenti stravolte e ridotte a peccati…quando vedrai genti con sguardi vacui, comportarsi come greggi paurose, private della volontà e della capacità di giudizio, allora saprai di essere di fronte a costrutti famelici.
Io sono qui per distruggerli e ridurli al nulla da cui provengono”
Per un bel po’ non parlammo, assorbiti semplicemente l’uno nell’altra, fronte contro fronte, gli occhi chiusi.

“Mia sorella e io abbiamo parlato: questa volta eravamo sicuri di questa bambina, ce l’avevamo quasi fatta. Vogliamo fare ancora un tentativo, e, se non dovesse andare, allora prenderò una seconda sposa. In ogni caso, temo che un erede maschio, tra noi, sia fuori discussione.
Le ho promesso che lei sarà sempre Sposa Reale e non cadrà mai in disgrazia, anche se un’altra donna sedesse al suo posto; anche per questo sono eretico, come vedi: non ho intenzione di portare avanti usanze umilianti per chi non ha colpe, né di passare da una sposa ad un’altra a seconda dell’umore del giorno, così per suggellare questa promessa ho voluto mutare la natura di quelle statue."

Annuii, mettendo da parte la mia gelosia e il mio orgoglio ancora una volta.
Tre mesi prima, ad AkhetAton, quando aveva ripreso a camminare, un artista ci aveva ritratti assieme lungo le rive del fiume, mentre io gli offrivo delle spighe raccolte lì accanto.
Tornati alla capitale, avevo visto il bassorilievo terminato: la donna di fronte a Lui era indicata come la Sposa Reale. Oggi alcuni ricercatori sostengono che gli stesse porgendo delle frecce.
Nel bassorilievo lui si appoggia pesantemente ad un bastone: immagina cosa se ne sarebbe fatto delle frecce, in quello stato! Ah, Eva! Se a quel tempo la storia era intessuta di menzogne, oggi mi chiedo se davvero ci sia tanta stupidità o se si voglia credere apposta a simili sciocchezze.

Inghiottii il magone e gli sorrisi: “Si? Avresti dovuto farlo da tempo, lo sai.”
 “Voglio aspettare, voglio ancora sperare, ancora una volta! E poi…e poi vedremo, io ho una cosa in mente.” Rifletté per un momento: “Lo so. Lo so, lo sappiamo tutti che è necessario, eppure io continuo a sperare in un miracolo. Ma non era questo il punto, veramente, il fatto è che eravamo negli alloggi delle donne e Tey era presente.

Quando ci ha sentiti parlare di un’altra sposa, ha avuto una reazione feroce: ha gridato che non può esserci un’altra donna sul trono, che ci si dovrebbe semmai chiedere se non sia io ad essere maledetto, che avremmo dovuto fare qualcosa subito, dopo il primo aborto, e che non permetterà mai che la sua bambina sia messa da parte e poi che mia sorella dovrebbe prendere un altro sposo e…dal momento che non esiste nella storia una Sposa Reale che abbia preso un Secondo Sposo…la minaccia alla mia persona era piuttosto palese.”

“Perché sono così ossessionati dalla linea di Nefertiti? In fondo, sia tu che tua sorella siete figli del faraone, il vostro sangue è puro!”
“Quarant’anni di potere in crescita, per tre faraoni, provengono loro dalla parentela con la reggente, in più io rappresento il sangue di Kiya.
Se avrò una discendenza da un’altra donna, la loro linea di sangue sparirà dalla storia e questo li corrode: hanno giocato tutte le loro carte perché quella linea di sangue proseguisse e non si fermeranno ora, vogliono un discendente di NeferuAton sul trono d’Egitto, a qualsiasi costo e io, per loro, sono un incidente (si ricordi che la Grande Sposa Reale Nefertari era probabilmente nipote di Aye n.d.a). Inoltre, sono certo che Aye conosca i miei piani.”
Mi irrigidii: “Credi che il Gran Visir sia la mente dietro gli attentati alla tua vita?”
Prese un respiro: “No, non ho detto questo, non posso escluderlo, ma non posso esserne certo: ci sono molti Aye e molte Tey in terra d’Egitto.
Di sicuro ieri Tey mi ha minacciato apertamente, ma non ho alcun motivo di credere, per ora, che negli anni scorsi siano stati i responsabili degli attentati alla mia vita, soprattutto perché mia sorella era in pericolo insieme a me, e non lo vorrebbero mai. Lei vale troppo per loro!”

Mi schiacciai contro di lui: “Posso farli sparire. Tutti e due. Posso fare avere un incidente al Gran Visir e poi usare un’erba che fermi il cuore della vecchia. Diremo che non ha retto al dolore. Lo posso fare, NebKheperuRa!”
Lui spalancò due occhioni grossi così e poi scoppiò a ridere: “Non farai niente del genere! Non lo farai ora, né mai!”
“Loro non avrebbero alcuno scrupolo a farti del male, ad assassinarti non appena avessero l’occasione!”
“Questo non ha nulla a che fare con te! Il mondo brulica di ladri e assassini, questo non significa che dobbiamo diventarlo anche noi!”
Mi morsi il labbro, per niente convinta: “Vogliono farti del male e io non voglio che qualcuno ti faccia del male!”
Lui si lasciò ricadere sulle pelli.
“Non vuoi…Io non riesco a vedere le sue intenzioni, il suo cuore mi è precluso, come non avesse un cuore e a tenerlo in vita non fosse che la sua arroganza!” sospirò e chiuse gli occhi, come dinanzi ad essi stesse passando qualcosa di troppo penoso.
“Ho freddo, Is…” disse piano.
Presi una coperta, la distesi sopra entrambi, sfilai la tunica e mi rannicchiai contro di lui.

Non ci fu altro. Non avevamo avuto altro da quando mi ero sposata, un anno e mezzo prima.
Se anche lui era il Faraone, mi aveva sposata ad un altro uomo e non voleva rendermi adultera, come non aveva mai voluto nemmeno pensare di fare di me una concubina.

Sapevo che, prima o poi, ci saremmo uniti ancora, ma ora non era importante: restavo abbracciata a lui, ad ascoltare il suo respiro, il battito del suo cuore contro il mio e non volevo altro, perché questo era perfetto. Avrei potuto passare mille anni accanto a lui, senza che accadesse niente di più e sarei stata felice e completa.
Mi addormentai, sognando un misterioso Dio ignoto ed immoto al centro del Tutto da prima che il Tutto esistesse e a Dei creati per vanità e potere, avidi e corrotti come il loro servi creatori.”



(...continua p.:26)

6 commenti:

  1. Oh Mamma!!! Non vedo l'ora che lo ritrovi cosicché possa fare nel presente quello che aveva intenzione di fare all'ora... distruggere le tenebre e tutti gli attuali gran visir dell'universo!!!
    Adesso ricoverano me con la camicina bianca!! Sto parlando da sola in cucina e sono anche abbastanza fomentata!! XDDD

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    1. ...non pensi che, se ci prova, lo rifacciano secco di brutto?
      Scusa, non ho molta fiducia nella specie umana...

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    2. Purtroppo nemmeno io!!! Non mi stancherò mai di dirlo... la specie umana è la più distruttiva mai evolutasi (o stata creata) sulla faccia della terra!!!
      Ma la speranza è l'ultima a morire... dopodiché... beh ciccia al sugo!! XDDD

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    3. ...ciccia al sugo?!? XD

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    4. Beh si... non volevo essere scurrile! XDDDD

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