Due parole sul blog

Se pensate che qui si parli di Fate, Elfi e Creature simili, beh, avete ragione.
Quasi.
La verità è che qui la vera protagonista è la Terra, com'è o come avrebbe potuto essere se...Se l'uomo non fosse com'è, se si fosse evoluto diversamente, se le cose fossero andate in un altro modo...

Se volete scoprire la Valle attraverso i RACCONTI potete cliccare sul pulsantino "Frammenti", oppure scegliere attraverso l'indice alla vostra destra. I numeretti indicano l'ordine cronologico.
Se cercate i gioielli, non avete che da scendere col cursorino, oppure cliccare il pulsantino "Gioielli".
Se volete saperne di più sulle diverse Creature, cliccate "Creature Fatate".

Su, su, guardate, guardate...

venerdì 6 marzo 2015

Frammenti: "Come Polvere Nel Deserto" p.:17

(Link capitoli precedenti: p.:16 p.:15 p.: 14 p.: 13 p.:12 p.:11 p.: 10 p.: 9 p.: 8 p.: 7 p.:6 p.:5 , p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1)
********************************************


Riuscì a trascorrere qualche giorno di assoluto riposo.
Durante la notte la febbre era passata, ma nel pomeriggio tornò e continuò a salire nonostante le cure dei medici di corte.
Andai da lui la sera tardi, nel palazzo ormai quasi deserto, se non per le guardie e trovai sua sorella al suo capezzale.
“Che cosa stai facendo?” La rimproverai: “Vai immediatamente nei tuoi alloggi, è tardi, troppo tardi per te! Per che cosa credi fosse al tempio, stamattina? Non ci sono preghiere che servano se tu non hai cura di te stessa e di tuo figlio!”
Lei si alzò in fretta, gli diede un rapido bacio sulla guancia e corse via a testa bassa, trattenendo a stento un sorriso.
Sorrisi anch’io, quando si fu richiusa la porta alle spalle, ma non ero serena.

Per quanto volessi convincermi, per quanto ci fossero sacerdoti, medici, sapienti, stregoni a pregare, offrire e curare…sapevo fin troppo bene che tra loro non potevano esserci figli.
Non sani, non vitali.
Si dice che i peccati dei padri ricadano sui figli…sicuramente su di loro ricaddero come macigni.
Ero certa che potessero procreare entrambi, ma non tra loro e il pretenderlo non era naturale, era contro l’ordine delle cose.
Eppure che avrei potuto fare, se non aspettare, sperare che un figlio nascesse e che poi, in qualche modo, Sua Maestà si convincesse a prendere un’altra sposa, magari antipatica, ma ben lontana da ogni parentela con la sua famiglia?
Lo osservavo, divorato dalle febbri, dai suoi molti dolori, da quello strano male maligno che lo rendeva sempre più fragile e pregavo perché una donna, una qualsiasi, donasse al regno bambini sani e felici che, un giorno, avrebbero potuto sostenere il passo del padre.

Presto il Generale trovò un’altra guerra e ripartì, questa volta diretto ad Oriente.
Con le ricchezze portate in patria, i restauri dell’intero regno continuavano e nuove opere erano erette, tra cui i famosi “caproni”.
Il viale che conduceva al tempio era ora arricchito da diverse statue di arieti, ma altri ne sarebbero stati aggiunti, lungo tutto il percorso, mentre continuavano i grandiosi restauri del Tempio di Amun.

La Sposa Reale era incinta di tre mesi ormai e, soprattutto a causa del suo fisichino da giunco, si cominciava a notare, così tutto il Regno era in fermento: le era diventato praticamente impossibile fare un passo senza che qualcuno la prendesse in braccio o la sostenesse o facesse qualsiasi cosa per lei e lei era raggiante.
Spaventata, ma raggiante.
“Dopo il terzo mese” dicevano le donne più anziane: “Tutto diventa molto più semplice, vedrai, cara!” e poi si gettavano in lunghe discussioni su cosa fosse meglio, su cosa fare o non fare, su come muoversi, cosa dire, cosa mangiare…Ankhesenamon era decisamente confusa da tutto quel bailamme, ma ascoltava tutte e tutti con occhioni sgranati e pieni di speranza.

Sua Maestà e io ci trovavamo ogni tre giorni per le preghiere, sacrifici e incantesimi.
Non dicevamo nulla, quasi non parlavamo, ma entrambi eravamo molto preoccupati…d’altra parte, i giorni passavano e la gravidanza procedeva.
In fondo potevo essermi sbagliata.
E così passò il terzo mese e si entrò nel quarto.
“Maschio!” dicevano le streghe della capitale, quasi unanimi.
Maschio, ripetevano medici e aruspici, altrettanto unanimi.
Ero d’accordo anch’io e non riuscivo a non pensare a Nefertiti e alle sue molte femmine.

Finché un giorno lui arrivò al galoppo, chiamandomi senza nemmeno scendere da cavallo: “IS! IS, AIUTO!!” gridava.
Gli corsi incontro, già temendo quel che potesse essere successo: “Lo ha perso, Is, lo ha perso di nuovo!!” gridava disperato.
Saltai a cavallo dietro di lui e ci lanciammo verso gli alloggi delle donne.
Non mi piaceva quell’ala della reggia, non mi piaceva entrare negli alloggi femminili, in quelle stanze troppo profumate, troppo piene di fronzoli e troppo qualsiasi cosa, ma quel giorno risuonavano di pianti, urla, disperazione.
Donne e giovinette piangevano, abbracciate le une alle altre, alcune correvano di qua e di là, senza meta, altre vestivano a lutto e si lamentavano davanti ad altari, tagliandosi i capelli.
Lei era là, sul letto, circondata da levatrici e medici reali, sgomenta, incapace di parlare e perfino di piangere, attonita, annientata, sconfitta.
“Non posso fare nulla” dissi lasciandomi cadere seduta sul pavimento: “È troppo tardi”
I medici avevano arrestato l’emorragia, ma sul pavimento c’era ancora una grossa pozza di sangue scuro, grumoso, dall’odore nauseante.
Mi avvicinai perplessa: non sembrava un feto di quattro mesi. “Era già morto, Sposa Reale” le dissi: “Era già morto da un po’. Meno male che lo hai espulso, potevi morire anche tu, altrimenti”
Lei restò in silenzio per un tempo interminabile, mi fissava, assente.
“Ma fossi morta!! Ma fossi morta anch’io con la mia maledizione!” gridò poi e si conficcò le unghie nelle braccia con tutta la forza che aveva.
Sua Maestà e io la afferrammo, ma, davvero, quella ragazzina gracile sembrava improvvisamente dotata di una forza sovrumana e tentava di dilaniarsi anche la faccia.
Ci volle tutta la forza mia e di due medici per fermarla, lei gridava, bestemmiando se stessa, finché la afferrai, invocai il potere di Aset e le conficcai le dita dietro la nuca, facendola crollare in una specie di sonno profondo.
La affidai alle cure delle sue ancelle, raccolsi i resti del feto e li portai al tempio per bruciarli, Sua Maestà al mio fianco.
Restammo in silenzio, io non osavo avvicinarmi e non c’era nulla che potessi dire.
Molto più tardi si alzò, mi accarezzò i capelli e il viso nell’uscire e se ne andò senza una parola.

Rimase per diversi giorni al capezzale della sorella, tralasciando ogni incombenza, peraltro per la massima parte rimandata, cancellata o condotta da segretari e visir.
Il regno intero era in lutto, anche le strade e il porto erano immersi in un silenzio irreale e perfino il sole pareva splendere di una luce fredda e smorta.

“Ho bisogno di un figlio, Is, uno solo! Non importa se maschio o femmina, ma ne ho bisogno e devo averlo da lei!”era passato circa un mese dalla perdita del bambino.
“Puoi averne quanti ne vuoi, ma non con lei” risposi stancamente.
La questione stava diventando sempre più scottante: a corte c’erano malcontento e mormorii, la Sposa Reale non usciva dai suoi alloggi se non trascinata di peso e le cure non servivano a risollevarla.
Non parlava, non rispondeva se le si rivolgeva la parola, andava imboccata a forza dalle ancelle e passava le giornate fissando il vuoto.
Pareva che niente riuscisse a scuoterla, nemmeno le attenzioni del fratello.
Oggi diremmo che soffriva in una grave forma di depressione.
Sua Maestà era preoccupato e spaventato: le altre volte non era stata così. Aveva pianto, aveva sofferto, era stata triste, ma lui era riuscito a consolarla e a darle forza.
Aveva stuzzicato la sua vanità con doni, feste, statue o dipinti e lei, un po’ alla volta, era tornata a sorridere. Un po’ più triste e un po’ più malinconica, ma alla fine la stessa di sempre.
Non quella volta.
 “Sai cos’è l’unica cosa cui pensa? Riprovarci. Io non voglio nemmeno toccarla e lei sta male e…e non c’è, la sua mente è lontana per qualsiasi cosa, ma si aggrappa a me e ripete di volerne un altro, che ce la farà! È orribile, mi fa stare male come non si può descrivere…io credo sia sull’orlo della pazzia!”
“Non è colpa sua…” dissi riflettendo.
“Certo che non lo è, ma lei si sente come lo fosse! E di certo i mormorii a corte non aiutano.”
“Portala ad AkhetAton e portacela con poco seguito, solo le persone più fedeli. Del resto ci occuperemo il Gran Sacerdote e io, d’accordo? Presto starà bene, te lo prometto”
“Lo farai?”
“Certo che lo farò! Solo non posso farti avere un figlio con lei! Non esiste un modo!”
“Ma devo! Proprio ora, se io avessi un figlio da un’altra, sarebbe un disastro! Tutti coloro che sostengono sia maledetta, sarebbero pronti a gettarla ai coccodrilli, altro che cadere in disgrazia! E se non osassero toccarla, a causa della mia volontà, come potrebbe vivere con quel peso agli occhi di tutti?
Is, devi fare qualcosa, nessun altro può riuscirci, ma tu si! Tu sei Aset, Aset può curare tutti i mali, può riportare alla vita!” disse disperato.

Io lo osservai per tutto il tempo, con il cuore pesante come piombo: “Nibhurrereya…nemmeno gli Dei possono cambiare questa cosa, forse non vogliono. Lo vedi? Perfino il Sole ha dimezzato la sua luce”
Sua Maestà sedette sconsolato. “Il sole lo fa, a volte. La sua luce cresce e decresce secondo dei cicli, Ekhnaton lo sapeva e mia madre me lo spiegava: quando scende ogni cosa è meno fertile, quasi dormiente, come nei paesi del lontano Nord, quando viene il tempo che chiamano inverno e tutto il mondo riposa nel silenzio. Questo non è sbagliato, fa parte dell’ordine delle cose, anche se Ekhnaton ne era ossessionato”
“Ekhnaton era ossessionato da molte cose, Heru Ra” dissi sorridendo.  
Lui mi guardò di sbieco e fece un mezzo sorriso, tornando ai suoi pensieri cupi: “Comunque, questo non aiuta. Questo sole freddo fa si che le donne siano meno fertili e molte gravidanze non arrivino a termine, pure nelle donne sane e forti, figurati in una persona fragile e cagionevole come può esserlo mia sorella! E per grazia divina, il paese prospera, le messi sono abbondanti e la gente è ben più felice di quando sono salito al trono.
Sto facendo il possibile e lo sto facendo più in fretta che posso, ma c’è così tanto da fare! E così tanti problemi, ancora più numerosi del papiro che cresce lungo il fiume!”
“Non sei solo” gli dissi, cercando di incoraggiarlo: quel giorno era veramente giù e vedeva tutto nero.
“No. Ho molti buoni segretari, il miglior contabile che si possa trovare, ottimi ufficiali e…e tutto il resto. Ma devo barcamenarmi tra loro e tenerli a bada come un gregge troppo nervoso dove le pecore si credono leoni e i leoni si travestono da agnelli, pronti a sbranare il pastore. E la mia salute, la mia incapacità di procreare stanno facendo impazzire quel gregge.
Ieri ho passato ore a sentire litigi e a tenere a bada i dignitari: tra quelli che vogliono a tutti i costi un figlio da Ankhesenamon, lo zietto Aye in testa, quelli che lo vogliono da figlie di amici o parenti nobili, quelli che ritengono che io debba prendere una principessa straniera come bottino di guerra e quelli che ritengono mia sorella la causa di ogni male e sperano che ormai abbia i giorni contati”
“A questo punto?” domandai amareggiata.
Mi accoccolai ai suoi piedi e gli presi le mani tra le mie.
“Uno…” sussurrò guardandomi supplichevole: “Lei può tutto” disse rivolgendo lo sguardo alla statua di Aset: “Un solo figlio può salvarci entrambi”
Non sapevo come fare, e mi sentivo impotente.

Ho conosciuto donne che hanno perso diversi figli: ognuna reagiva in modo diverso, ma tutte, pur tristi e in lacrime, reagivano in modo apparentemente ben più assennato della Sposa Reale, in un’epoca in cui, perdere un figlio, era più all'ordine del giorno di quanto non lo sia oggi, ma prova a pensare, Eva!
Due ragazzini costretti a sposarsi ancora mezzi immersi nell'infanzia, coscienti che sulle loro spalle gravava il destino di un intero, grande e potente paese.
Pensa alla pressione che doveva esserci su di loro, quanti occhi puntati, quanto sospetto, quanta aspettativa e poi dimmi se la sua disperazione ti sembra esagerata.  

Ci incontrammo con il Gran Sacerdote e sacerdoti di altri Dei, per discutere sul da farsi, ma nessuno trovava una soluzione, anzi, i medici di corte ritenevano che, con l’andare del tempo, le possibilità sarebbero diminuite: ogni aborto rendeva la Sposa Reale più debole e la gravidanza più difficile.

Le cure, ad ogni modo, ebbero effetto: le vecchie levatrici con i loro intrugli, noi con riti di guarigione quasi quotidiani, la presenza amorevole di Sua Maestà, un giorno dopo l’altro riportarono la Sposa Reale alla vita.
Era triste, fragile, stanca, piangeva per un nonnulla, ma la sua mente era tornata lucida.
Un giorno partirono per AkhetAton.
Io non partii con loro, li avrei raggiunti poco prima della partenza per Men Nefer.
Con la morte nel cuore, sentii il suo pensiero accarezzarmi, mentre la nave si allontanava pigra sulla corrente.

Messaggi dalla capitale del Nord dicevano che erano stati individuati alcuni nuclei di cospiratori, ma che non era stata fatta alcuna azione, limitandosi a studiarli attentamente.
Poco tempo prima alcune spie avevano trovato tracce di cospirazione anche a Waset, ma avevo ordinato di non compiere alcun arresto per non insospettire chi fosse la mente occulta di tutto questo, solo di continuare ad osservare ogni cosa e tenermi costantemente informata, in gran segreto.
“Io mi domando perché Sua Maestà si fidi di quel mezzo scriba” dissi al Gran Sacerdote: “In fondo fa parte della famiglia di suoi assassini, potrebbe semplicemente averli traditi per aver salva la pelle, no? Io non credo alla sua sincerità, non mi piace!”
“Mezzo scriba?” ridacchiò il Sacerdote.
“Insomma, non puoi definirlo come un vero e proprio uomo di cultura, no? Ha solo avuto fortuna e un minimo di abilità, non ci vuole il cuore di Toth per scrivere ieratico!”
Lui mi studiò divertito: “Uhmmm…perché ti è così avverso, Luna Nascente? Che succede?”
“Sono preoccupata! Sua Maestà ha voluto che io lavorassi con quell’uomo per scoprire il più possibile, ma si sta avvicinando troppo a noi, a lui e io…io non voglio!”
“Tu non vorresti nessuno attorno a Sua Maestà, Iset” rifletté: “Sei troppo preoccupata per lui e non hai fiducia. Il Faraone ha un grande dono: è in grado di leggere nei cuori e di vederne la purezza o meno, quindi…se lui si fida di costui…forse dovresti farlo anche tu, non credi?”
Ero semisdraiata su un divanetto, giocherellavo nervosamente con la mia collana e intanto spiluccavo grossi acini di uva dolce dal vassoio del Gran Sacerdote: “Non sempre…” abbozzai.
“Non sempre, cosa?” chiese aggrottando la fronte.
“Lui…lui non riesce a leggere nel cuore del Gran Visir…” dissi riluttante: “Lui dice che…è come se fosse chiuso in una cassa con un pesante lucchetto e non è possibile vedere all’interno, né aprirla. Questo mi spaventa…quest’uomo è accanto alla famiglia reale da così tanto tempo, ha conquistato la fiducia totale del vecchio Amenophis, che certo non era da poco, e poi di Ekhnaton e ora Sua Maestà è in continuo conflitto: non si fida di lui, ma sa che è molto abile e ritiene di essere più al sicuro con lui accanto che senza. Ma non è in grado di guardare dentro di lui!”
Il Sacerdote rimase a lungo in silenzio ad osservare la notte oltre la finestra.
“…Anunnak…” lo sentii mormorare.
“Chi?”
Si voltò  guardarmi con un sorriso incerto, che non raggiungeva i suoi occhi: “Non puoi ricordarlo…eri piccola. Presso il tempio viveva un vecchio eunuco persiano, molto tempo fa. Era venuto da Oriente quando Amenophis era giovane, non ricordo se per propria scelta o come omaggio di qualche Re”
“Oh, si, me lo ricordo! Un vecchio molto ansioso, peggio di una chioccia, che aveva sempre paura che ci facessimo male o prendessimo troppo sole, troppa acqua o troppo tutto…morì quando avevo circa sei anni” Lui sorrise: “Si, lui. La sera raccontava favole della sua terra e molte se le inventava. Altre volte ci narrava dei miti di molti popoli, appresi dai carovanieri che si fermavano nella sua città…lui spesso diceva che Aìye era un Anunnak”
“E…sarebbe?”
“Dei degli inferi…Dei serpi, privi di cuore o sentimenti.”
“Come Sobke?”
“Non proprio…Sobke (Sobki o Sobek, il Dio Coccodrillo crearore della terra d’Egitto n.d.a.) ama la terra e la gente, presiede alle inondazioni e fa si che i sacri fanghi fecondino la terra e rendano prospero il mondo. Invece queste divinità degli inferi vivrebbero profondamente sotto terra e si nutrirebbero di dolore, diceva lui, di esseri umani cui mangiano le anime.
Noi ragazzini pensavamo fosse solo una sua fantasia, per spaventarci e farci stare buoni…forse per evitare che ci cacciassimo in qualche guaio, ma il Gran Sacerdote ci rimproverava se lo prendevamo in giro. Un giorno gli chiedemmo se le cose che il vecchio ci raccontava fossero vere e lui rispose che qualcosa sicuramente doveva esserlo, ma non è questo il punto, veramente.
È che quell’uomo, oltre vent’anni fa, paragonava il Gran Visir ad un essere degli inferi, un uomo serpente o coccodrillo, del tutto privo di cuore. È interessante, non trovi?”
“Interessante…o molto inquietante. Quell’uomo ha qualcosa di inumano, questo è sicuro. Siamo in molti ad essere quasi certi che lui fosse dietro molte morti ad AkhetAton, ma non ci sono mai state prove.”
“Sua Maestà ha ragione…è molto meglio averlo dalla propria parte e vicino per poterlo controllare. Inoltre, è probabile che un uomo come lui, pur di non perdere il potere, ben protetto dalla figura di Sua Maestà, sia disposto a tener lontane tutte le altre serpi, restando padrone incontrastato del territorio…in un modo o nell’altro, lo protegge da pericoli più subdoli e reconditi. Sicuramente non si fa scrupolo ad eliminare chi lo infastidisca, ma altrettanto sicuramente non colpisce a casaccio o imprudentemente. Temi sia la sua la mente occulta dietro gli attentatori?”
Scossi la testa. Sapevo che avrebbe potuto diventare un pericolo, un giorno o l’altro, sapevo che non si sarebbe fatto alcuno scrupolo ad eliminarlo, se lo avesse ritenuto opportuno, ma sapevo che ora il Fanciullo gli serviva vivo e possibilmente in relativa buona salute.
Più che altro era preoccupato per la mancanza di eredi, ma eliminarlo non sarebbe stato di alcuna utilità; inoltre la sua morte avrebbe addolorato immensamente la Sposa Reale, verso cui era molto protettivo.
“Il problema è che, anche se sono stati arrestati una ventina di cospiratori appartenenti a diversi nuclei, non abbiamo debellato la loro setta e non capisco: veramente nessuno è al corrente di chi sia il loro capo…o i loro capi, oppure sono dei bugiardi di abilità divina? Se li interrogo tacciono, se uso metodi persuasivi più forti dovrebbero crollare, invece non rispondono.”
Alzai lo sguardo verso il Gran Sacerdote: “Non perché mi resistano, no! Precipitano in uno stato come di confusione, gli occhi si fanno vacui e non sono in grado di rispondere sensatamente! Ripetono incessantemente le stesse cose, che vogliono sia restaurato l’ordine degli antichi Dei e Faraoni in Egitto, per il bene del popolo e del paese. E se fai loro notare che è quello che sta succedendo…gridano che il Faraone è un traditore, ma non sanno perché, non lo sanno! C’è qualcuno, alle loro spalle, qualcuno forte che li indottrina, che li guida come pupazzetti, ma chi? Il Gran Visir? Sembrerebbe la conclusione più ovvia, no? Eppure, come faccio a dimostrarlo?
E intanto devo collaborare col mezzo scriba e non mi fido! Non capisco perché Sua Maestà lo abbia assunto…ci sono più scribi reali che sabbia nel deserto!”
Il Gran Sacerdote sorrise: “Quindi, uno più, uno meno…”
Gli lanciai un’occhiataccia, lui rise: “Santi Dei, Luna Nascente! Se questo è lo sguardo che riservi ai prigionieri, lo credo che non parlino! Preferiscono la morte a te!”

Una settimana dopo ero di nuovo in viaggio per il Nord e in alcuni giorni la barca raggiunse AkhetAton.
C’erano diverse guardie alle porte d’accesso, ma all’interno la città era sempre più deserta e desolata.
Uno dei segretari di corte presenti mi accolse preoccupato: “Signora, avremmo voluto chiamarti, ma sapevamo che saresti stata ormai in viaggio…”
“Che succede?” domandai secca, dirigendomi verso il Palazzo Reale.
“Sua Maestà sta male, Signora. Ieri ha di nuovo avuto la febbre, è la seconda volta da quando siamo qui…non ha mai avuto attacchi così forti, né così frequenti! La Sposa Reale sta meglio, voglio dire, piange molto, ma ha ripreso a parlare e anche a mangiare, sembra tornata in sé, ma il Faraone, lui no, per nulla. Siamo tutti molto preoccupati, la febbre questa volta non vuole scendere e ha davvero tanto dolore”
“Portate nella mia vecchia stanza il mio bagaglio, io vado da Sua Maestà”
L’uomo si inchinò profondamente e vidi con la coda dell’occhio che schioccava le dita a due servitori per eseguire il mio ordine, mentre mi avviavo, cercando di non correre, agli alloggi del Faraone.

Era a letto, pallido, madido di sudore, tremante per un freddo innaturale.
Chiusi le porte alle mie spalle e, ormai al sicuro da sguardi estranei, mi precipitai ad abbracciarlo.
Lui mi tese le braccia e nascose la testa contro di me, come un cucciolo abbandonato si nasconde tra le braccia di colui che lo ha raccolto dalla strada.
“Mi fa male, Is! Per gli Dei, quanto mi fa male!” gemette: “Mi fa così male che mi sento azzannare il cuore e mi fanno male perfino gli occhi e i denti!”
Lo accarezzai, gli baciai il viso e la fronte: “Ma i medici? Non fanno nulla?”
“Oh, si, tutto il possibile, ma non ci sono cure che servano! Come facciamo? Non voglio quella cosa che davano a mio nonno…non voglio diventare stupido com’era successo a lui!”
Gli sorrisi: “No, stai tranquillo, non succederà”
“Le tue mani mi fanno stare bene, Is. Tu sei l’unica che riesca a curarmi, ma vedi, non passa mai per davvero…”
“Noi faremo in modo di curarlo ogni giorno, anche se non hai dolore, va bene? E prometto che non starò più lontana, non così a lungo e tu non starai lontano da me!”
“Non chiedo di meglio” sussurrò, un sorriso forzato.
“Vedrai che un giorno dopo l’altro, ricacceremo quella cosa mostruosa negli inferi!”
Gli imposi le mani, cantai degli incantesimi e recitammo delle preghiere insieme, finché si addormentò profondamente, senza bisogno di oppio.
Il piede aveva un colore strano, le due dita centrali avevano un aspetto livido e legnoso e per la prima volta nella mia mente iniziò a prendere forma un’idea che avrei tenuto segreta, per quel momento. Si trattava di una soluzione estrema, rischiosa per chiunque, quasi disperata per un organismo così debilitato come quello di Sua Maestà.
Restai a lungo accanto a lui a riflettere, la bocca asciutta e il cuore stretto per l’ansia.

Migliorò in fretta nei giorni seguenti, riprese a mangiare e a camminare, dapprima appoggiandosi ad un bastone, poi da solo, zoppicando leggermente, più che altro per paura di appoggiare il piede, che sentiva indolenzito, ma non dolorante.
L’atmosfera si era molto alleggerita e tutti mi si inchinavano, ripetevano quanto fossi potente, ma io mi sentivo più o meno fallita: non riuscivo a guarirlo, potevo solo tenere a freno quel male, fargli passare il dolore, ma poi tornava sempre, più arrabbiato e feroce.
Lui, però, era felice, sorridente, pieno di voglia di vivere e di fare, come sua abitudine non appena si rimetteva, sicché tutti coloro che erano al suo seguito, non potevano che essere felici assieme a lui.

(...continua p.:18)

4 commenti:

  1. :) arrivata al (... continua) mi sono accorta che non stavo respirando... mamma mia che ansia!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero? Pensa che con la Milly stavo dicendo che è una puntata un po' più noiosa, ma sennò poi non sapevo dove interrompere e temevo venisse troppo lunga...dai, adesso si fa più "divertente"...però prima devo postare degli orecchini.
      Miaociotti!

      Elimina
  2. Beh meno male che hai interrotto li... se avessi continuato a leggere in apnea... non staremmo qui a discuterne XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      Elimina