Due parole sul blog

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Su, su, guardate, guardate...

venerdì 13 marzo 2015

Frammenti "Come Polvere Nel Deserto" p.: 18

(Link capitoli precedenti: p.: 17 p.:16 p.:15 p.: 14 p.: 13 p.:12 p.:11 p.: 10 p.: 9 p.: 8 p.: 7 p.:6 p.:5 , p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1)
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Presto partimmo per la Capitale del Basso Regno.
Quel giorno ci trovavamo a navigare lungo una zona poco popolata, dalle rive verdeggianti e ricche di uccelli e pesci che si intravvedevano sotto il pelo dell’acqua.
Mi divertivo ad osservarne le forme sinuose avvicinarsi alla chiglia e scartare all’improvviso verso un’altra direzione, quando mi accorsi di avere accanto Tey, la moglie del Gran Visir.
Era questa una donna ormai in età, ancor bella, somigliava a Nefertiti poiché ne era imparentata e di lei aveva la stessa alterigia, ma non la stessa classe.
Se il Gran Visir dagli occhi di serpe mi era indigesto, lei mi era ancor più avversa, ma erano fortunatamente rare le occasioni di incontro tra noi, mentre spesso si accompagnava alla Sposa Reale, cui era legata quasi morbosamente, sia per parentela che per interesse.

Sedette lì accanto, facendo sistemare l’infelice Ankhesenamon su una sedia di fianco a sé, al sole, e prese a pettinarla ed infilarle tra i capelli fili di corniole: “Sono davvero colpita, Signora, dalla tua bravura nel curare Sua Maestà” disse dopo un po’.
Poteva sembrare un complimento, ma la sua voce era troppo suadente ed affettata per essere sincera.
Mi voltai, abbozzai un sorriso di circostanza e tornai a contemplare i pesci: “Certo, è davvero strano come tu sia in grado di curarlo e allontanare da lui il dolore, ma mai del tutto e non per sempre…non trovi anche tu, mia cara?” continuò coinvolgendo la Sposa Reale nel suo ragionamento.
Strinsi i denti, piccata: quello era per me un motivo di sofferenza atroce e certo lei se ne rendeva conto. Non risposi.
“Ed è altrettanto una disgrazia come tu sia riuscita a compiere grandi prodigi per propiziare la gravidanza della mia bambina, ma senza che si potesse portare a termine! Non è davvero una grande disgrazia?” non sopportavo che si parlasse di quell’argomento di fronte alla Sposa Reale, che stava appena ora riuscendo a superare l’ultimo aborto.
Mi voltai nuovamente, decisa a farla smettere e mi accorsi che gli occhi di Ankhesenamon erano dilatati e le tremavano le labbra.
Guardai quella donna, stizzita: dove voleva arrivare?
“Non mi pare saggio affrontare questo argomento, nobile Tey” risposi secca. “Oh, naturalmente no, ma…io mi domandavo…ecco…come sia possibile che una persona di così grande talento come la Somma Sacerdotessa sia in grado di fermare un male senza mai debellarlo, o propiziare gravidanze che non vengono portate a termine…è incapacità oppure…” si interruppe, sorrise di sbieco, studiandomi con uno sguardo da serpe che nemmeno suo marito, nei suoi giorni migliori, sarebbe riuscito ad ottenere.
La fissavo in attesa, incapace di credere alle mie orecchie: “Oppure c’è un interesse, in questo? In fondo, se Sua Maestà fosse veramente sanato dai suoi mali, non avrebbe certo più bisogno di te…”
S-CIAFFF!!!!!!!!!!!!!!!!
La vidi fare due giri su se stessa e cadere a terra, contro il parapetto, a gambe all’aria.
La Sposa Reale fissava la scena a bocca aperta e gli occhi ancora più aperti, immobile, mentre la vecchia si mise a strillare: “Arrestatela! Mi ha aggredita, arrestatela, prendetela!!” tanto che tutti, equipaggio e passeggeri, in pochi attimi furono lì attorno.
Io la guardavo con rabbia, i pugni chiusi, Aye mi si avvicinò a grandi passi e mi si parò di fronte, pronto a…beh, non saprei se ad arrestarmi o gettarmi ai coccodrilli che si crogiolavano al sole sulla riva.
Lei continuava a strillare e piangere, aiutata ad alzarsi da un paio di ancelle e una guardia.

“Signora, Sua Maestà ti aspetta nel castelletto…” disse timidamente un marinaio.
Le navi egizie non erano come i velieri di molti secoli dopo, con cabine e uffici sottocoperta.
Spesso erano semplicemente grandi barche con posti per rematori e un ponte e, nel caso di navi più importanti, come le barche reali, c’era nella parte centrale un castelletto coperto, a volte con un semplice baldacchino, a volte una vera e propria costruzione in legno con diversi vani.
La nave di Sua Maestà era di questo tipo, così mi avviai a testa alta verso poppa, seguita dalle urla assatanate della nobildonna e mi infilai nell’ufficio reale.
“Si può sapere cosa ti è preso??” mi aggredì Sua Maestà, infuriato.
In undici anni non lo avevo mai, mai visto così arrabbiato: “Mi ha provocata, mi ha accusata di non volere la tua salute!” risposi e mi accorsi che mi tremava la voce.
Non era lo spavento di vederlo furioso con me, né timore delle conseguenze o pentimento…era la rabbia, la consapevolezza delle accuse che quella donna orribile mi aveva mosso: “Certo che lo ha fatto! E tu ci sei cascata in pieno!” sbraitò.
Bisogna dire che, nonostante la rabbia, né Sua Maestà, né io urlavamo da farci sentire all’esterno, in effetti: erano urla piuttosto a bassa voce, si che, per quanto da fuori potessero sentire che era in atto una discussione, non si era in grado di seguirne i termini a meno di origliare, cosa che nessuno avrebbe osato fare di fronte ad altri.
In ogni caso, sebbene a bassa voce, stavamo urlando, soprattutto lui.
“Mi ha dato dell’incapace o della profittatrice, ti rendi conto? Dice che non voglio che tu guarisca per un mio beneficio!” insistetti.
“Non mi interessa cosa ti abbia detto, non lo capisci? Ha ottenuto esattamente quello che voleva, anzi, forse di più! Tu…tu non puoi, non puoi abbassarti a simili gesti, Is! Ti rendi conto in che situazione mi hai messo? Come faccio ora? Come posso io non punirti? Oh, per gli dei, che cosa mi hai combinato??” si prese la testa tra le mani, sconvolto e rabbioso.
“Ma…io accetto la tua punizione, quale tu decida…” esitai.
“Io non voglio punirti! Non voglio farti del male, accidenti!!!” gridò: “Ma se io non ti punissi, politicamente sarebbe un gesto incomprensibile, di debolezza e una tremenda ingiustizia verso…la più potente delle coppie d’Egitto! Ma non potevi prendere a schiaffi qualcun altro, dico io??”
“Ma no, è lei che mi ha aggredita, non potevo prendermela con qualcun altro, dai! Compi il tuo dovere, io lo accetterò” lui continuava a camminare nella stanzetta avanti e indietro e mi accorsi che gli tremavano le mani.
Avrei voluto prenderle tra le mie, rassicurarlo, ma non osavo muovermi.
Per la prima volta in tutti quegli anni, davanti a lui ero intimidita e incapace di qualsiasi cosa.
Mi avrebbe fatta frustare? Sicuramente non mi avrebbe gettata nelle carceri, ma altrettanto certamente avrei dovuto affrontare una punizione molto pesante e sicuramente pubblica.
Non avevo paura del dolore, ma mi faceva rabbia, una rabbia cieca ed impotente, immaginare l’espressione soddisfatta di quella vipera: “Non potevo fargliela passare…” dissi sconsolata.
“Dovevi, invece! Potevi insultarla a tua volta, non mi risulta ti manchino doti dialettiche! Potevi umiliarla, ma no! Tu la prendi a schiaffoni, davanti a tutti, per giunta! Oh, come posso fare? Se non agisco contro di te, non solo mi troverò addosso tutta la classe nobile, ma tu sarai in pericolo! Le voci che prima erano solo sospetti e pettegolezzi diventeranno certezze, rischierai davvero di avere i giorni contati! Non ti rendi conto di quale fosse il suo piano? Era questo, esattamente questo! Tu…tu non potresti mai avere una carica diplomatica, mai!” anche la sua voce tremava e sentivo il suo dolore piantato nel mio stomaco come una spada.
Mi vergognai della mia stupidità: “Io ho agito per difenderti, ma comprendo la tua posizione e accetto qualsiasi decisione prenderai”
Non so se mi ascoltasse, veramente.
Il suo sguardo angosciato saettava per quella cabina, alla spasmodica ricerca di una soluzione, di una via di scampo e poi…fece capolino, timidamente, la Sposa Reale.
Ci voltammo a guardarla pietrificati, temendo una ricaduta del suo stato.

Lei chiuse la porta con cautela eccessiva, ci guardò, lui, me, me, lui, mordendosi il labbro e, mentre Sua Maestà faceva l’atto di avvicinarsi per abbracciarla, lei iniziò a ridere, cercando all’inizio di trattenersi, ma poi scoppiando a ridere sempre più apertamente, e continuava ad indicarmi e, tra le risate, appoggiandosi a lui, gli mimava l’accaduto, tra i singhiozzi: “Dovevi vederla! Lei era là, con quella faccia di superiorità e lei…lei s-ciaaaff!! E ha fatto due giri e poi…e poi è volata a gambe all’aria e…e strillava…” e rideva, rideva sempre più forte, fino alle lacrime, tanto che ormai sicuramente la sentiva tutta la nave e io stessa avevo molte difficoltà a trattenermi.
Sua Maestà la guardava stupito, gli occhi sgranati e un mezzo sorriso che si allargava di più ad ogni momento.
La fece sedere gentilmente, attese un bel po’ che smettesse di ridere e poi, con molta calma, senza una parola indossò il nemes, la corona, un pettorale a molti giri di Corniole ed uscì sul ponte, salendo sul trono all’ombra del baldacchino.
Noi lo seguimmo, entrambe perplesse, la Sposa Reale che ancora tratteneva a stento le risate, ma cercava di mostrarsi seria e compunta.

Ci accolsero molti sguardi interrogativi, qualcuno colmo di rabbia e odio malcelato.
I presenti si disposero in due ali di fronte al trono e io al centro, in ginocchio e a testa china di fronte a Sua Maestà.
Tey no, lei rimase nella fila, ma con un gesto che non potei vedere, Sua Maestà la fece inginocchiare accanto a me.
Percepivo il suo sbigottimento per quell’ordine, la rabbia del Gran Visir alle nostre spalle.
“Sua Maestà è molto addolorato e contrariato per gli avvenimenti cui oggi i Suoi occhi hanno dovuto assistere” iniziò il Faraone: “Sua Maestà non può accettare simili azioni da due Signore di così alto rango, qui, alla Sua corte, sulla Sua reale nave e ordina che mai, per nessun motivo tali atti abbiano a ripetersi!”
Sentivo crescere lo sdegno della donna inginocchiata al mio fianco, credo abbia alzato la testa, ad un certo punto, perché intravidi la guardia toccarla con l’asta della lancia per farle abbassare lo sguardo.
Sicuramente stava per arrivarmi una punizione con i fiocchi, ma avevo la soddisfazione di vedere la mia “vittima” prendersi almeno una lavata di capo assieme a me e questo mi fece sentire forte, disposta a sopportare qualsiasi cosa.
“Tuttavia…” continuò Sua Maestà: “Tuttavia…questo esecrabile evento, ha prodotto un effetto inaspettato, del quale il cuore di Sua Maestà non può che gioire e rendere grazie agli Dei.
La Reale Sposa, per la salute della quale ognuno a corte e nel paese tutto trema da ormai parecchio tempo, ha provato grande divertimento e il Suo cuore ha riscoperto il riso e la gioia di vivere, dunque” prese una pausa: “il cuore di Sua Maestà oggi è pieno di giubilo, si che non può non considerare questo evento scellerato come un momento di festa. Quindi…Sua Maestà ordina che sia sospesa ogni punizione o pena per entrambe le nobili signore e si limita a rimproverarle pubblicamente, certo che, a causa del loro rango, questa sia un’umiliazione sufficiente”
Ero basita, non potevo credere alle mie orecchie e, per motivi ben diversi, la mia nemica era più sconvolta di me.
Strinsi le labbra, per non scoppiare a ridere come Ankhesenamon poco prima, e abbassai di più il capo di fronte al mio Signore.
“Dunque” continuò: “Discenda su di esse lo sdegno di Sua Maestà, degli Dei e del popolo. Sia sdegno verso la Somma Sacerdotessa, e che essa ricordi, in futuro, che il suo ruolo è quello di aver cura e guarire le genti e non di schiaffeggiarle.
E sia sdegno per la Nobile Tey, poiché certo non si addice a si grande signora una così bassa e vergognosa provocazione verso la più…fedele, non certo obbediente, tra i sudditi di Sua Maestà.
Egli ordina che oggi sia data una festa per la Sua Sposa e che le Signore che si sono macchiate di comportamento indegno perfino per un portuale ubriaco, restino nei loro alloggi. Sia la nave portata al primo attracco, si procuri selvaggina fresca e frutti appena colti e sia trovato per le Loro Maestà e il Loro seguito un alloggio adeguato. Questo è il volere di Sua Maestà”
Si alzò, passò tra le due ali di corte e guardie, nobile ed indifferente, benché potessi sentirne la divertita soddisfazione e rientrò nel castelletto.
Percepivo la rabbia sconvolta di Tey, lo sgomento scandalizzato del Gran Visir e il celato divertimento del resto dei presenti, soprattutto guardie, segretari ed ancelle, che erano trattati senza il minimo riguardo dai due nobilissimi coniugi e faticavo a trattenermi dal ridere.”

Quando Marabel interruppe il racconto, mi resi conto di essere immobile con la forchetta a mezz’aria, un pezzo di patata in insalata infilato alla meglio in un solo dente, che, lentamente quanto inesorabilmente, scivolava verso il piattino di cartone con Topolino e Minni circondati da cuoricini rossi.
Fissai quei personaggi Disney come in trance: c’era qualcosa di rassicurante, che mi riportava in un mondo e un tempo che poteva avere migliaia, milioni di difetti, ma era familiare, solido, concreto, lontano secoli luce dal mondo raccontato dalla mia amica.
“Maa…Maarabel?!? Lo hai fatto? Lo hai fatto veramente?”
“Ehmmm…cosa?” fece lei con occhioni innocentissimi.
“TU…hai…veramente…preso a ceffoni la moglie del Gran Visir?”
Lei annuì, ancora più innocente.
“Wwoooooww!!” esclamai senza fiato: “Lo credo…lo credo, sai, che ti abbiano fatta sparire dalla storia! Voglio dire…ohpperlamiseria!!! E…e dimmi, non ti hanno fatta fuori, nei giorni seguenti?”
“No, non lo fecero. Non in quel momento. Vedi, il mio Fanciullo era stato incredibilmente astuto e, per una volta, anche fortunato, tanto che aveva potuto risolvere in modo completamente indolore una faccenda veramente spinosa.
Lo avevo messo davvero nei guai, quel giorno, Eva, e non era nemmeno la prima volta, solo che…” prese un respiro, fermandosi a raccogliere le idee: “L’altra volta c’erano solo quattro o cinque testimoni e…e immagino che semplicemente fosse riuscito a gestire le cose diversamente” rimase in silenzio a riflettere, fissando le pratoline ai suoi piedi.
“Ehmmm”
“Si?”
“No, scusa, ma…perché, che avevi combinato?” mi guardò come l’avessi scoperta con le mani nella marmellata: “Oh, io…ecco…quella volta con Nefertiti era…”
“NON AVRAI PRESO A SCHIAFFONI NEFERTITI, VERO?!?”
“No, no, no, no, no, anzi, era lei che stava per picchiarmi, veramente…”
“Aaaahh, eeecco! E presumo del tutto immotivatamente, no?”
A quel punto Marabel era davvero molto imbarazzata: “Beh, ecco…non esattamente”
Mi sentivo improvvisamente molto, molto, molto solidale e comprensiva con il povero Faraone: “Sentiamo”sospirai rassegnata.
“Ecco…una volta, lui non doveva ancora avere sei anni, accadde questa cosa molto inquietante.
Eravamo stati al fiume, in un giorno molto caldo della stagione secca e, tornati al Palazzo Reale, lui si era messo a correre verso i nostri alloggi, lanciando come al solito i sandali in mezzo ai corridoi, solo che erano pieni di sabbia e in quel momento passava Nefertiti con un paio di figlie e la sabbia le schizzò sulla veste. Era solo un po’ di sabbia, non c’era nulla di grave in questo, ma lei si infuriò e mi sgridò duramente, dicendo che non ero in grado di educarlo e tenerlo a bada.
Io mi arrabbiai molto e le risposi che lui era il Principino e, anche se gli si fosse detto di non farlo, lo avrebbe fatto ugualmente perché era il Principino e che non faceva nulla di male, comunque, era soltanto un po’ di sabbia e lui era un bambino”
Sgranai gli occhi fino a far quasi sparire la fronte: “TU hai risposto in quel modo alla Sposa…alla Reggente?!? A quella reggente? Alla faraona??”
“Ssi, ecco…lei non ne fu molto contenta. Afferrò uno scudiscio dal fianco della guardia e mi venne incontro, lanciando fiamme dagli occhi e sibilando qualcosa tipo comeosipiccolaviperainsolente o qualcosa del genere. Alzò lo scudiscio per colpirmi, ma in quel momento sentimmo un…non so, forse un “Aha!!” o “Eh-Ka!” e lei si fermò.
Si voltò lentamente verso il Principino, che la fissava immobile in mezzo al corridoio, le mani strette a pugno lungo i fianchi, gli occhi che risplendevano come accesi da quella luce all’interno e…e  fece una faccia strana, stupita.
E poi sorrise adagio, sai, un po’ alla volta, come se le stesse venendo in mente qualcosa di molto piacevole che aveva dimenticato. Lasciò cadere lo scudiscio e se ne andò tranquilla e sorridente per la sua strada con le figlie, come non fossi nemmeno lì. Anche le figlie e le due guardie si comportarono allo stesso modo.
Il Principino rilassò le mani e gli occhi tornarono normali, ma era arrabbiatissimo. Con me, naturalmente. Mi portò nei nostri alloggi e mi diede una solenne sgridata”
Sorrisi ironica: “Oh, ma davvero?”
“Mi disse che ero stata un’incosciente, che non avevo idea di cosa volesse dire mettersi contro NeferuAton, che non potevo essere così sventata e…e una serie di altre cose, ma quello  che mi ferì non fu la sgridata, piuttosto il fatto che mi accorsi che stava tremando.
Era terrorizzato! Gli chiesi perdono e gli promisi che sarei sempre stata rispettosa, per quanto potesse essere difficile, allora lui scoppiò a piangere, come un normale bambino e mi abbracciò forte.
Ma il punto è che, vedi, lei era potente! Era la Reggente d’Egitto, era incredibilmente ambiziosa, altera, astuta, carismatica, eppure il Principino, quel marmocchio di sei anni, non solo le tenne testa, ma…le cambiò il pensiero!
La costrinse a mutare le sue azioni e cancellò il ricordo dell’accaduto, così, come niente fosse.
Nessuno, a parte noi due, ne fu mai al corrente: chi era presente, quel pomeriggio, dimenticò tutto nell’istante in cui lui apparve nel corridoio ed emise quel richiamo.
Poco dopo si sentì male: gli scoppiò un mal di testa improvviso e feroce, che lo costrinse a letto al buio, poiché anche una debole luce gli procurava dolore.
Aveva pianto a lungo, disperatamente e si potrebbe pensare che questa fosse stata la causa del male, ma io credo che la causa fosse invece nello sforzo di proteggermi cambiando la mente di Nefertiti, delle figlie e delle due guardie.
Ancora oggi è molto difficile immaginare come potesse compiere quei prodigi, ma erano sempre uno sforzo notevole per quel corpicino e, con il tempo e l’avanzare della malattia, diventarono sempre più faticosi.”

Marabel interruppe il racconto, commossa dall’intensità di quel ricordo.
“Ti amava così tanto, fin dal principio” considerai dopo un po’.
Lei si asciugò una lacrima: “Si. Eppure gli ho dato un sacco di preoccupazioni. Doveva averne di pazienza, non credi?”
Restammo per un po’ in silenzio e io presi ad osservarla cercando di trasferire il suo essere attuale in quel tempo lontano.

La immaginavo altera, nobile nel portamento, lo sguardo intenso e passionale, a volte severo, a volte penetrante, a volte profondo e misterioso, con più curve di una serpe arrotolata al sole, sottolineate dalle tuniche piuttosto avvolgenti dell’epoca, i capelli lisciati e intrecciati di perline di Lapislazzuli, Corniole o ceramica bianca e turchese.
La immaginavo passare tra la gente, lo sguardo alto davanti a sé, circondata da sguardi ammirati e pieni di desiderio poiché, probabilmente, le sacerdotesse del tempo erano oggetto dei sogni del popolo come oggi lo sono attrici e modelle, ma con un’autorevolezza e una profondità ben diversa da queste ultime.
La immaginavo soffocare l’amore e la passione per il Faraone sostituendola con dovere e dedizione, in un’apparente indifferenza, celando in sé il proprio dolore.
Era bella, oggi, Marabel. Bella e distante, irraggiungibile, malinconica, ma determinata, a volte timida, imbarazzata per le sue capacità e ancor di più per i suoi ricordi.
Non doveva essere molto cambiata, tutto sommato, negli ultimi tremila anni. Oggi castana e più chiara di pelle, elegante e raffinata, a quel tempo dai capelli neri, la pelle bruna e gli occhi ancora più scuri, il viso forse a forma di cuore. Era sicuramente molto meno umile di oggi, ma simile a se stessa, in ogni caso.
L’umiltà doveva averla sviluppata con il dolore e la solitudine nel trascorrere di quei millenni senza il suo amato.
                                                                
“Eri interessante” buttai lì alla fine. Lei mi guardò e scoppiò a ridere, tra lacrime di malinconia: “Interessante! Oh, povero ragazzo! Immagino mi avrebbe preferita un po’ meno interessante!
 Sai, il fatto è che, come lui diceva, io non avrei mai potuto intraprendere una carriera diplomatica. Ero diretta, sincera, non ero in grado di comportarmi come era uso a corte, cioè da ipocrita, affettata e subdola, così finivo per fare danno.
Per quanto fossimo più che prudenti, per quanto mostrassimo autorità e distacco, pur se non ci rivolgevamo nemmeno la parola, il nostro legame si doveva percepire chiaramente a miglia di distanza.
Era sufficiente toccare Sua Maestà e io diventavo una belva assetata di sangue. Questo lo inteneriva, ma era allo stesso tempo la sua spina nel fianco.
Io lo proteggevo dal mondo intero, ma lui doveva proteggere me dal mondo e  da me stessa, come una volta disse egli stesso.”

“Insomma, la storia dello schiaffo finì lì? Non ne parlò con altri, a corte, alle capitali?”
Marabel scoppiò a ridere: “Ma ti pare? L’uomo più ambizioso del mondo che va a raccontare un’azione così umiliante verso la consorte? Si sarebbe fatto tagliare…qualsiasi cosa, piuttosto!”
Si, immagino che avesse ragione.

“Comunque, almeno in apparenza, la faccenda non ebbe seguito. Ho una vaga immagine di Tey che mi passa a fianco senza rivolgermi il minimo saluto, mentre io la ignoro totalmente.
D’altra parte, arrivata a Men Nefer mi accorsi che, spesso, persone sconosciute mi sorridevano raggianti e addirittura mi si inchinavano senza ragione e mi resi conto che la storia dello schiaffone doveva aver fatto il giro della città o pressappoco.”
“Sua Maestà, in ogni caso, non ti punì in alcun modo, a parte la sgridata. Come la presero?”
“Non la presero. Insomma, non potevano fare un bel niente e lui, come ti ho detto, fece attraccare la nave al primo porto, sistemò il suo seguito e diede una bellissima festa per la Sposa Reale. Almeno, io credo sia stata una bella festa, dal momento che non c’ero.
Sentivo risate e musica dalla casupola in cui ero confinata.
Mi dissero poi che Tey, al contrario, era stata ammessa alla festa quando era già iniziata.
Un gesto astuto e diplomatico: in questo modo evitava di irritare il Gran Visir, dava una notevole soddisfazione ad entrambi, ma allo stesso tempo mi teneva lontana dall’incontrarla: sapeva quanto non mi interessassero le feste e come non mi avrebbe ferita non parteciparvi, ma questa diventava ufficialmente una presa di posizione di fronte al mondo.
Era riuscito a punirmi senza farmi del male, senza dovermi allontanare da sé, senza creare incidenti diplomatici all’interno della corte, né dare sensazione di debolezza, e, alla fine, riuscì a fare in modo che tutti fossero soddisfatti, mentre io, per parte mia, me la ridevo immaginando la vecchia Tey inginocchiata accanto a me, piena sdegno per l’umiliazione subita.”


(...continua p.:19)

2 commenti:

  1. AAAAH che meraviglia!!
    Mi sento talmente liberata... come se glielo avessi dato io lo sganassone!! XD

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