Due parole sul blog

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Quasi.
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Su, su, guardate, guardate...

martedì 27 gennaio 2015

Frammenti: "Come Polvere Nel Deserto" p.: 14

(Link capitoli precedenti: p.: 13 p.:12 p.:11 p.: 10 p.: 9 p.: 8 p.: 7 p.:6 p.:5 , p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1)
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Mi svegliai come da un sogno troppo vivido: eravamo parcheggiate…ok, insomma, diciamo che la macchina era ferma, ecco, in una piazzola a lato della statale presumo da un po’, perché il sole che picchiava sul vetro del parabrezza mi stava cuocendo.
“Che ne diresti di entrare in paese e cercare un posticino comodo vicino alla mostra?” buttò lì Marabel che, nonostante il passato desertico, detestava il caldo.
Restai ancora a fissarla ebete con la mandibola comodamente appoggiata sulle ginocchia, poi mi ripresi e misi in moto.

Che rimanga un segreto: non ho la più pallida idea di come fossimo arrivate in quella piazzola, né di come e quando avessi fermato la macchina.
Poco dopo parcheggiai in un viale di tigli, proprio davanti ad una trattoria tipica.
Alzai gli occhi sospettosa verso le chiome lussureggianti, pensando che avrei trovato la mia povera macchinina coperta di infiorescenze e brattee cadute, forse appiccicosa di moscerini golosi, poi spensi il motore e afferrai la borsa: il posto era ombroso, profumato di quell’intensa fragranza gentile che solo i tigli possono emanare e decisi che non mi interessava poi troppo un suicidio di massa di moscerini, anche se mi sarebbe poi toccato liberarmi dei cadaveri.

La trattoria era raccolta, silenziosa, a mezzogiorno appena passato gli avventori erano ancora pochi.
Trovammo un tavolo in un angolino appartato e ci concentrammo sul menù.
“Che cosa successe con quella ragazzina?” domandai mentre la cameriera apparecchiava.
Lei si strinse nelle spalle: “Era andata a trovare il fratello adottivo, grazie ad un paio di guardie corrotte dalla parente, ricordi? La stessa che l’aveva fatta entrare nel gruppo delle officianti durante le cerimonie. Costoro l’avevano aiutata a scappare e poi le avevano indicato la finestrella e spiegato come entrare non vista.
Sai, la sua parente doveva essere una persona influente e ricca, visto che corrompeva guardie e sacerdoti con tanta leggerezza.

Riapparve poco dopo.
Sua Maestà era ancora immobile, là dov’era quando lei era entrata, solo i suoi occhi dorati risplendevano nel buio.
La lasciò uscire, attese che i passi si allontanassero e poi si avviò verso la cella.
Io sentii lacrime bollenti scendermi lungo le guance, ancora ardente dal desiderio di ucciderla, ma restai nella nicchia, il pugnale sguainato, in attesa che lui tornasse, per proteggerlo.
Più tardi scivolò oltre le mura delle carceri avviandosi verso il palazzo reale e io mi ritirai solo quando lo vidi entrare nei giardini della reggia.

Non accadde niente altro, quella notte, e nei giorni seguenti la ragazzetta venne catturata dai soldati cui era riuscita a scappare, che la ricondussero al confino.
Anni dopo il fratello la rincontrò durante un viaggio, ma finse di non riconoscerla. Non so altro.
Quello che so, è che lei era orribile, dentro e fuori, mentre Sua Maestà fu commovente nella sua delicatezza e umiltà, ma lei non solo non comprese il valore del suo gesto, ma continuò ad odiarlo e disprezzarlo se possibile più di prima.

È questo che ti dicevo, l’altro giorno: ci sono cuori malvagi, così profondamente corrotti e marci da non comprendere, non vedere, non percepire la grandezza dei puri e deriderla e disprezzarla…non sai quanta rabbia provavo verso quella miserabile!
Non la provai mai per assassini o traditori, ma la provai per lei.
Finì, per quel che sappiamo, sola e rinnegata: tutti le voltarono le spalle, inorriditi dalla sua bruttezza d’animo, ma lei continuò sempre ad accusare e maledire il Faraone, raccontando come tutte le sue disgrazie fossero colpa sua!”

Marabel aveva ragione…pur non essendone testimone, benché io non appartenessi a quel tempo o a quel luogo, non potevo non rendermi conto della grandezza di quel ragazzino che era, a quattordici anni, più o meno l’equivalente di un moderno Presidente degli Stati Uniti e del Dalai Lama messi assieme e anch’io ero profondamente toccata dal suo gesto.
D’accordo, era nelle carceri in incognito, ma ero certa che si fosse reso perfettamente conto della presenza di Is e che, in ogni caso, non avrebbe avuto nessun problema né a far imprigionare e punire una piccola sovversiva, per di più sfuggita dal confino, né a permettere alla sua Sacerdotessa di pugnalarla. Avrebbe potuto trovare una scusa qualsiasi e chiamare le guardie.
Nessuno avrebbe osato fare domande, nessuno l’avrebbe pianta.

Poteva, semplicemente, passare e andare per la sua strada, senza curarsi di lei
e se lei, per esempio, fosse corsa in strada gridando che il Faraone era nelle prigioni di notte…
Beh, la gente avrebbe riso, pensando ad una pazza, oppure si sarebbe risposta che, se davvero Egli era là, doveva avere le sue buone ragioni.
Inoltre, correre ad avvisare qualcuno, avrebbe significato rivelare se stessa e questa non sarebbe stata una buona idea...
In ogni caso, sappiamo che non avrebbe avuto il tempo di fare un bel niente, perché Is l’avrebbe sgozzata prima, naturalmente.

Era impossibile non essere colpiti da quel ragazzo leggendario, del quale nessuna leggenda riusciva a comprendere la  vera essenza, ancora una volta ero infinitamente affascinata dalla passione con cui Is/Marabel lo proteggeva e lo amava e ancora di più ero toccata dalla passione e dalla dolcezza del Faraone, dal suo, a sua volta, proteggere lei, così ribelle, volitiva, fiera e disobbediente, dalla sua pazienza amorevole, dal suo sapere in anticipo come lei, alla fine, avrebbe fatto di testa sua, trasgredendo ai suoi ordini e di come lo accettasse divertito,  certamente commosso, trovando il modo di arginarne l’imprudenza.
Doveva sentirsi profondamente avvolto da quella protezione, colmato da quel sentimento totale che lei gli comunicava costantemente.
Era fiera, Iset.
Era forte, guerriera, potente.
Eppure viveva di lui e per lui, votata al suo Faraone come ad un ideale, tanto da essergli ancora, oltre tremila anni dopo, devota come allora.

Ci portarono una teglia di antipasti e cominciammo a spiluccare: “Doveva essere dura…” riflettei “Intrighi di palazzo, cospirazioni, cumuli di strane morti, ma soprattutto questo modo di rapportarsi della gente. Però, se il tizio, il prigioniero, si appartava con la fidanzata in un capanno, dubito si guardassero negli occhi, nel cui caso la viperetta non avrebbe avuto granché da scimmiottare la ragazza da farla piangere, no? Quindi, doveva esserci qualcosa di succoso da scimmiottare. Deduco che fossero abbastanza liberi, costoro”
Marabel rise: “Beh…per certi versi possiamo dire così. Le cose andavano diversamente che nei secoli successivi, si.
Le divinità egizie erano più…gioiose di quelle delle tre grandi religioni che presero il dominio sull’Eurasia in seguito e determinati valori avevano confini più sfumati rispetto a dopo.”
“Ma erano fedeli?” domandai, pensando agli affollatissimi harem dei faraoni, a parte uno: “Se si amavano si.” Rispose facendo le spallucce.
“Ma…lui…fu sempre fedele a sua sorella…” iniziai esistante.
“Dici?”
“Beh, ssi…si sa…cioè…”
“Si sa…” fu l’unico commento.

Io speravo non lo fosse stato, a dire il vero…speravo che in qualche modo la storia tra Is e il Faraone si fosse concretizzata, ad un certo punto.
D’altra parte, secondo la datazione di Marabel, mancavano ancora sei anni alla sua morte e sperai che, prima o poi, accadesse qualcosa.
“Sai” dissi “Quando ero piccola dicevano fosse morto intorno ai vent’anni, poi hanno cominciato a dire diciannove e ora diciotto…tra un po’ abbasseranno la data a quella di nascita.
Però, man mano che diminuisce l’età, aumenta la bruttezza. Ora dicono avesse anche i denti in fuori”
Marabel scoppiò a ridere, quasi strozzandosi con il bagnetto verde: “Cosa?!?”
“Si, non lo sapevi? Nuove rivelazioni da una tac a scansione millimetrica ecc. Orrido, denti in fuori, faccia ebete, fianchi larghi e piede storto…il ritratto di un troll, praticamente.”
Lei strinse gli occhi, feroce: “Dove diavolo vogliono arrivare?”
“Non saprei”
Spostò il piatto con rabbia, gettandovi dentro un pezzetto di pane integrale: “Non è la prima volta che mi scontro, ci scontriamo con simili idiozie! Non sai quanti litigi ebbe mio padre in Egitto!” si voltò verso di me: “Non aveva il piede storto e nemmeno i denti in fuori” spiegò: “Se guardi le mummie hanno i denti rovinati, corrosi, oppure appaiono in avanti e spesso scoperti.
È una cosa dovuta ai millenni e ai processi di mummificazione. Lui aveva i denti forti, ma non in fuori, affatto. Anzi, la gente considerava molto affascinante il suo sorriso, proprio perché i denti erano bianchissimi e, si, piuttosto grandi, ma regolari. E comunque, l’aspetto della dentatura è noto da quando è stato scoperto il sarcofago, e la ricostruzione, se vogliamo scorretta, ma più che dignitosa, del National Geographic, è stata fatta con la massima accuratezza, per quanto possibile.
Non vedo la ragione di inventarsi ulteriori stupidaggini, se non per ridicolizzarlo agli occhi della gente.
Il piede non era storto, non per nascita, anche se negli ultimi tempi camminava sull’esterno, per non appoggiare la parte malata. Certo, aveva preso una brutta postura, ma una volta ricomposto non dovrebbe notarsi, al massimo la tac potrebbe aver evidenziato una qualche anomalia posturale. Quanto ai fianchi, come ti ho detto erano più larghi del normale in un uomo, ma non tanto da saltare agli occhi, anzi, di fronte quasi non si notava, mentre se lo osservavi da dietro, aveva un fondoschiena un po’ più…femmineo, ecco. In ogni caso, l'aspetto dei suoi fianchi non è mai stato nascosto: al Cairo c'è una sua statua  funeraria che lo rappresenta più o meno sedicenne e mostra chiaramente l'aspetto dei fianchi e il pancino...morbido” concluse sorridendo con tenerezza.
Non avevo dubbi che avesse ragione, anche se non capivo perché volerlo ridicolizzare ora.
A chi giovava questo comportamento?

“Chi ha costruito le piramidi?” sbottai cambiando improvvisamente discorso, sull’onda di un pensiero da fanatica complottista.
Lei reclinò la testa studiandomi: “Non Khufu, né Khafra, né Menkaure” disse lentamente.
“Sapevo che l’unica iscrizione sull’autore della Grande Piramide è molto sospetta, con grossi errori di grafia, ma che fu ritenuta autentica per ragioni di comodo…però mi sfugge il comodo. A che pro convalidare una cosa palesemente falsa per comodità? Comodità di chi?”
Marabel si passò le dita tra i capelli: “Per cominciare ai finanziatori, che hanno bisogno di risultati concreti di cui fregiarsi. Entrare nella Grande Piramide si rivelò, sul momento, un’operazione fallimentare: niente tesori, niente mummie, niente di niente, il vuoto! Il resto è una cosa un po’ complicata…molto complicata. E non si può spiegare così su due piedi”
“Provaci!”
Prese un respiro, rassegnata: “Bene. Vediamo: la ragione più semplice è legata al concetto biblico, almeno per quel che riguarda i paesi eurasiatici.
Già di per sé l’esistenza di gentaglia come paleontologi e geologi è piuttosto seccante, visto che impongono di anticipare di milioni di anni la vita e la specie umana: non dimentichiamo che Lucy è datata circa 3 milioni e mezzo di anni fa e che in seguito furono scoperti reperti più antichi, anche se di appena centocinquantamila anni circa.
Un nulla, apparentemente, ma molto più di tutta la storia conosciuta messa assieme. L’uomo, secondo le conoscenze odierne, inizia a lasciare segni tangibili della sua presenza, con incisioni rupestri e dipinti nelle grotte, intorno a 35000 anni fa.
Prima di allora, il nulla: un lungo, infinito susseguirsi di giorni uguali.
Poi la storia inizia, faticosamente, finché arriviamo ai primi insediamenti urbani, alle prime civiltà, un passettino alla volta.
Secondo le Sacre Scritture, però, almeno quelle bibliche, comuni alle tre religioni che tanto si odiano, la storia dovrebbe essere molto, molto più recente, sai, Adamo, e…Eva...
Così la mente si trova in conflitto e cerca di limitare i danni.
Va bene la paleontologia, se proprio non possiamo negarla, ma almeno la storia lasciatecela com’è, che cavolo! Non si possono contraddire le Scritture, così alla leggera! Troviamo un accordo non troppo rivoluzionario, no?
Quindi, neghiamo tutto ciò che da troppo fastidio.

La seconda ragione, per quanto riguarda l’Egitto, è politica.
Alle autorità egiziane non è gradita l’attribuzione dei loro più preziosi reperti ad un tempo molto più antico, ritengono che sia un voler usurpare la loro memoria. Voglio dire, se questa cosa non l’ha fatta quel faraone lì, allora chi? Un’altra civiltà precedente? Intendi forse dire che NOI non siamo abbastanza bravi?!?
Ovviamente è un’idiozia, perché, in ogni caso, gli antichi egizi erano etnicamente diversi da oggi, dal momento che la popolazione locale odierna è araba per la massima parte, mentre gli antichi erano diversi: in alcuni periodi la popolazione egizia appare molto simile a quella nubiana, in altri ha tratti più europei o eurasiatici, arii.
Il ceppo arabo è decisamente successivo, quindi in non è chiaro il motivo di tanta acredine, ma così è.

Il terzo motivo…beh, è il più delicato e pericoloso: abbiamo detto che l’umanità inizia ad involv…pardòn, evolvere apparentemente 35000 anni fa? Bene. Un passettino alla volta? Bene.
Noi ci troviamo di fronte a monumenti che devono, per forza, appartenere a quegli ultimi cinquemila anni di storia di cui ci sia cronaca e  cronologia lineare e già questo porta dei seccanti problemi, dal momento che Khufu, nel duemila cinquecento avanti Cristo, era così bravo da costruire roba che oggi, con una tecnologia per lui inimmaginabile, noi non sapremmo fare.
Come saprai, più o meno un anno si e l’altro anche, qualcuno spunta dal nulla strillando di aver scoperto come furono costruite le piramidi e, puntualmente, il primo matematico dilettante o ingegnere fresco di laurea, smonta la teoria in meno di due minuti.
Seccante, nevvero?
Bene, prova ad immaginare di spostare all’indietro di, vediamo, sei, settemila anni almeno, queste costruzioni.
È terribile! Significherebbe che l’umanità, tipo, chessò, diecimila, forse dodicimila anni fa, era in grado di fare cose del genere?
Cioè, la storia non va in salita?!? Ci sono civiltà incredibilmente evolute che sarebbero scomparse per lasciare il posto a pastori illetterati che a malapena sapevano fare capannucce di fango? No, una situazione di questo tipo è inaccettabile, almeno per gran parte della gente. È spaventosa. La storia, il progresso, devono forzatamente andare solo e sempre in una direzione!
Questo contrasta con il più banale buon senso, guardandosi attorno, ma è il punto fondamentale: quello che è scritto sui libri di storia è, deve essere, immutabile, certo, rassicurante.
Non si può accettare l’idea di una strada diversa, di un andamento sinusoide che destabilizzerebbe l’ordine e la disciplina delle certezze.

E questo è solo l’inizio. I libri di storia sono un cumulo di menzogne, mia cara, una cronaca raffazzonata e infarcita di sciocchezze per tenere le menti in dormienza. I bravi bambini studiano e raccontano quello che c’è scritto lì, non fanno domande indiscrete, non cercano altre strade o conoscenze alternative.
Osserva: i testi più antichi, i Veda, i grandi racconti mitici, narrano storie allegoriche che, ad occhi preparati, dicono determinate cose, mentre agli occhi dei popoli raccontano solo favole su una creazione comprensibile, a loro misura, con Dei grandi e grossi che si fanno guerre o banchettano a seconda del capitolo. Questo è rassicurante, dà un senso di solidità e certezza alla gente, un punto di riferimento e chiare linee di condotta: “Non fare questo, non mangiare quest’altro, digiuna una volta la settimana e lavati dietro le orecchie” ordini divini, niente discussioni.
I moderni libri di storia sono uguali, solo più miseri e meno divertenti, buoni  semplicemente come specchietto per le allodole.
Tutto deve essere ordinato, privo di misteri il più possibile e, dove ce ne siano, dovranno essere spiegati con razionalità e precisione, portando tutti ad una compiaciuta soddisfazione, perfettamente mediocre e possibilmente bacchettona.
Poniti domande scottanti e sarai derisa, presa per stupida, tacciata di cialtroneria o trattata da visionaria.
Quindi…le piramidi di Giza sono assolutamente state edificate come tombe per la vanità di qualche faraone megalomane. Punto.”

“Però questo non spiega ciò che non torna…”
“Oh, no, no, no, non c’è niente che non torni! Non ricordi quando eri bambina a scuola? Quando le maestre consegnavano i compiti in classe con in fondo il risultato dei problemi e delle operazioni dicendo: ‘Mi raccomando, non fatelo venire apposta!’”
Scoppiai a ridere: a quanto pare le cose vanno allo stesso modo da sempre: “Cioè, io voglio che il risultato sia quello e lo faccio venire ad arte?”
“Una cosa del genere, si, solo più complessa, con spiegazioni apparentemente del tutto plausibili, se sei abbastanza stolido da cascarci”
“Ma, naturalmente, se non lo sei abbastanza…” continuai: “ti rendi conto che le spiegazioni sono del tutto parziali e non tengono conto di una serie di fattori. Si, mi ci sono imbattuta spesso…mi fa una rrrabbia!!!”
Marabel sorrise: “Non andare in giro a fare troppe domande, baby, se non vuoi che ti succedano strani incidenti!”

“E dopo? Perché il Faraone voleva incontrare quell’uomo?” domandai, tornando al nostro racconto quasi a malincuore, per quanto mi dicessi che, per misteri e menzogne, avremmo avuto tempo a volontà, in futuro.
“Oh, ecco, Sua Maestà decise di farlo trasferire dapprima in un posto sicuro, poi, imbastendo una storia abbastanza credibile, di rilasciarlo, così che potesse entrare in contatto con gli altri affiliati e scoprire quanto possibile.
Il tizio, tra le altre cose, sapeva scrivere piuttosto correttamente non solo in ieratico, ma, seppure limitatamente, anche in geroglifico, così Sua Maestà decise di fargli continuare gli studi e di farne uno scriba commerciale.
Rimase nascosto in una piccola comunità di pescatori sulla costa per un po’, credo qualche mese, poi venne rispedito a Men Nefer, dimagrito e con qualche livido, dove fu pronto a raccontare la sua storia fittizia e rientrare nella corporazione come infiltrato.
Non parlai mai con Sua Maestà di quella notte, né dell’incontro con la ragazzina, né lui vi fece cenno, tuttavia sono certa sapesse perfettamente che ero là.

Dopo le piene tornammo verso Waset.
Di solito, durante i due viaggi stagionali lungo il Fiume, il Faraone si fermava per un breve tempo ad AkhetAton, o a quel che ne restava.
Per lo più lo faceva per far contenta la Sposa Reale, che si sentiva veramente a suo agio solo nella sua vecchia casa, nonostante i palazzi spogli e in parte smantellati, i giardini semi abbandonati e le strade vuote fossero un tutto molto malinconico.
Per Sua Maestà, invece, quel silenzio e quell’improvvisa austerità, erano rilassanti. Usava quei giorni per osservare, riflettere e riposare.
A volte si recava nel tempietto di Aton dedicato a Kiya e non voleva essere disturbato, ma mi chiedeva di raggiungerlo. Là, a volte, mi chiedeva: “Resterai sempre con me, anche quando sarò grande?” e io rispondevo: “Si, se tu lo vorrai”
“Io lo voglio!”
“Allora rimarrò con te per sempre” rispondevo ed in questo modo rinnovavamo la nostra promessa di tanti anni prima.

Anche quella volta ci fermammo.
Eravamo una cinquantina di persone in tutto tra guardie, ancelle, servitori, cuochi, qualche segretario di Sua Maestà, un paio di medici e due o tre sacerdoti, oltre a me e ad un paio di novizie.
Gli altri proseguirono per Waset e con essi anche il Gran Visir, sicuramente lieto di potersi occupare personalmente del regno, lasciando quel mistico giovane sovrano al suo rifugio di meditazione.
Un paio di giorni dopo trovai un frammento di papiro sotto il cofanetto del trucco: Sua Maestà mi pregava di raggiungerlo prima del tramonto.
Arrivai che il sole già iniziava a calare riflettendosi nell’acqua, così che il Fiume pareva fuoco.
Lo trovai seduto sulla riva, quasi nell’identico posto dove giocherellava con un rametto il giorno dell’assassinio di sua madre.
Non so a cosa pensasse, ma fissava l’acqua assorto, distante come la luna.
Mi fermai alle sue spalle e lui mi prese le mani, si appoggiò con la schiena alle mie gambe, chiudendo gli occhi: “Devi curarmi, Is” disse dopo un po’: “Ho la febbre” ridacchiai: “No, non hai la febbre! Sei caldo perché sei stato al sole!” lo canzonai: “D’accordo, ma io ho la febbre!” insistette: “E se non ce l’ho, mi verrà presto. Quindi, devi curarmi!”
Lo guardai e mi accorsi che aveva gli occhi lucidi e arrossati: se non la febbre, il mal di testa certo gli sarebbe venuto presto.
Lo presi per mano e lo condussi all’interno del tempietto, nella stanza dove c’erano i pagliericci usati da Ekhnaton e Kiya.
Si distese e io gli posai pezze bagnate di acqua fredda sulla fronte, rimproverandolo per le molte ore sotto il sole cocente: “Sei qui per riposarti, perché sei stato tutto il giorno sotto il sole senza alcuna protezione?”
“Oh, avevo il nemes! Stiamo smantellando le tombe” rispose neutro.
“Le tombe? Per quale ragione?”
“Mia sorella desidera che i genitori e le sorelle siano trasferiti nei siti reali. La città è quasi del tutto abbandonata, ormai non ci sono che un centinaio di persone, alcune anziane, altre che se ne andranno presto e lei pensa che qui si sentano abbandonati…Come se i morti stessero davvero dentro le tombe!”
Sentii una stilettata gelida percorrermi la schiena: “Non…non è così?”
Lui si tolse la pezzuola ormai calda e me la porse: “No, lo sai che non è così. Mia sorella lo pensa e io la lascio fare, ma non lo permetto a te, Figlia di Aset! Non fare discorsi da pretucolo attento solo a portarsi i suoi beni nella tomba e ad averla più lussuosa del vicino, ti prego!”
“Lo sai che non dovresti tu fare discorsi eretici, non è vero?” lo rimproverai. “Non dovrei, se non fossi chi sono. Ma io sono io e, per quanto debba essere prudente, non posso aver paura della verità che è mio dovere rivelare, al momento opportuno.” Sorrise: “Deluderei profondamente i cospiratori, altrimenti” mi tese le mani e io mi sedetti accanto a lui: “Resterai con me, Is?” chiese in un sussurro, il viso sulla mia spalla: “Certo che resterò con te, mio Dolce Bambino delle Meraviglie” risposi. “Resterai con me per sempre, anche quando sarò grande?”
“Si, se tu lo vorrai”
“Io lo voglio!”
“Allora resterò sempre con te” dissi sfiorandogli la fronte con le labbra.
Si scostò per guardarmi in viso, lo sguardo intenso, profondo: “Sono un egoista, un incosciente…” disse a se stesso: “Dovrei mandarti lontano, avrei dovuto mandarti via anni fa, dove nemmeno si parli del Faraone! Avrei dovuto ordinarti di andartene e vivere la tua vita, sposarti, avere figli, dimenticarmi, ma io ho voluto tenerti con me, voglio averti con me! Sono un mostro!”
“Ma io ti avrei disobbedito, NebKheperuRa”
“Se te lo avessi ordinato, non avresti potuto fare diversamente”
“Io ti avrei disobbedito, anche se fosse stato un ordine. Mi sarei nascosta, travestita da sguattera, o sarei stata un mendicante all’angolo della strada, ma non ti avrei lasciato!”

Mi sfiorò il viso con due dita, lentamente. Il suo tocco bruciava. Discese fino alle mie labbra, al collo: “Quale meraviglia deve essere amare per puro amore soltanto e non per dovere o ragion di Stato” sussurrò, quasi tra sé.
Le sue dita scivolarono dal collo sulla spalla, si insinuarono sotto la tunica e la fecero scivolare via lentamente, mentre il palmo mi premeva appena per spingermi giù, sul pagliericcio: “Tu che mi disobbedisci sempre…” sussurrò, le labbra quasi contro le mie: “Solo quando è necessario” protestai, il cuore che batteva all’impazzata: “Io non sarei che vuoto, un triste vuoto senza fine senza di te” disse ancora più piano.
Sentii la morbida, calda pienezza delle sue labbra sulle mie, profumate di mirra e miele, sentii il loro umido tepore aprire la mia bocca, i suoi denti, per un attimo, tintinnarono contro i miei e sorrise nel mio sorriso.
Scivolò tra le mie labbra e tutto scomparve, il tempio, il deserto, il mondo…non esisteva che un noi sospeso in uno spazio infinito, di un buio strano, lucente di invisibili stelle e il suo cuore batteva nel mio, la sua Anima si scioglieva in me in quel bacio.
Più di una volta tentò di allontanarsi, riluttante, più di una volta non ce la fece e riprese a baciarmi con più intensità.
Volevo che non finisse mai, che non si fermasse, che andasse avanti, ma non lo fece.
Un po’ alla volta le sue labbra si allontanarono, si posarono dolci sul mio viso, si puntellò sul pagliericcio nello sforzo che pareva sovrumano di staccarsi da me, poi posò il viso sul mio seno, ascoltando il mio respiro, respirandomi e io lo tenni stretto, assaporando la sua presenza.
Sentivo, a tratti, le ciglia sfiorarmi la pelle, nel muoversi delle palpebre, finché, molto più tardi, si arrestarono e il suo respiro si fece più lento e profondo.
Non sapevo se essere felice, disperata o entrambi, ma me lo tenevo stretto, desiderando di essere una cosa con lui, di sciogliermi nel suo sangue e nel suo corpo, per non dovermene separare mai più, per l’eternità.”


(...continua  p.: 15)

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Che meraviglia? Beh, ammetto che si sta facendo un bel ragazzetto... ;)

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    2. Che meraviglia LUI sicuramente... ma anche tutto il resto :)!!
      Sempre sicura che non l'hai scritto te eh??

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    3. Eh, no, davvero! Io mi limito a ricopiarlo bellino sul pc e metterlo qui sopra...

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