Due parole sul blog

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Su, su, guardate, guardate...

giovedì 21 agosto 2014

Frammenti: "Come Polvere Nel Deserto" p.: 5

(Link ai capitoli precedenti:p.:4 , p.:3 , p.:2 , p.:1 )
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...Cominciavo a capire, anche se il mistero di Marabel era ancora immenso. All'inizio, vedendo come lei, il giorno in cui aggredì la maestra, fosse così forte ed autorevole, avevo pensato potesse essere stata Ankhesenamon, sorella e unica moglie del Faraone Bambino.
La storia ufficiale sostiene il loro fosse un grande amore, così come lo si dice di Nefertiti ed Ekhnaton, ma come è piuttosto palese che la realtà fosse stata diversa per i genitori, era molto probabile che dovesse essere quantomeno inesatta per quanto riguardava i due fanciulli.

Il sospetto mi sorgeva fondamentalmente per due motivi: il nome di Ankhesenpaaton apposto a cancellare quello di Kiya dalle iscrizioni amarniane e le sue lettere, appena dopo la prematura morte del Giovane Faraone, al Re Ittita, proponendo uno scambio “equo”, cioè il trono d'Egitto per un marito, poiché non voleva diventare moglie "di un suo servo", come scrisse di suo pugno. 
Cercai notizie su notizie, ma più cercavo, più mi si confondevano le idee. La maggior parte degli archeologi sosteneva che:

  1. Merytaton era stata la moglie di Smenkhara
  2. Ankhesenpaaton era stata la moglie di Smenkhara
  3. Kiya era la madre di Smenkhara e Tut Ankh Aton
  4. Nefertiti era caduta in disgrazia
  5. Kiya era caduta in disgrazia
  6. Kiya era molto più giovane di Nefertiti (quindi non poteva essere la madre di Smenkhara)
  7. Kiya non era mai esistita
  8. Nefertiti era stata coreggente con Ekhnaton
  9. Smenkhara era stato coreggente con Ekhnaton
  10. Ekhnaton era una donna
  11. Smenkhara non era più figlio di Kiya, ma fratello di Ekhnaton
  12. Smenkhara era in realtà Nefertiti travestita
...e così via.
I ricordi di Marabel avevano delle lacune, alcuni erano chiarissimi, tanto da trasportare anche l'ascoltatore nei luoghi descritti, altri nebulosi e incerti, ma, in ogni caso, erano molto, moltissimo, infinitamente più coerenti delle conoscenze ufficiali e consolidate-si-fa-per-dire.
Il rapporto tra il Principino e le sorelle, questo era chiaro e probabilmente realistico, era quantomeno di indifferenza, se non di aperta ostilità.

La sorellastra più grande, Merytaton, sembrava l'unica dotata di apparente umanità, a quanto diceva Marabel, ma per quanto avevo potuto scoprire, nemmeno lei si era fatta scrupolo ad usurpare il Maruaton, il tempio dell'Ombra Solare eretto dal faraone per Kiya (presumibilmente dove Marabel e il piccino si rifugiarono dopo l'assassinio della donna) apponendovi il proprio nome al posto di quello della Seconda Sposa.
Alcune notizie, però, mi confusero ulteriormente: a quanto pare un esame del DNA di Kiya confermerebbe la sua maternità del Principino, ma anche la sorellanza con Ekhnaton. Possibile? Che bisogno aveva quell'uomo, che aveva già una Sposa Reale, di sposare una sorella minore? E lo era veramente? Era possibile che un esame del DNA dopo tanti secoli fosse sbagliato?
E se veramente Kiya fosse stata sorella di Ekhnaton...allora, la faccenda del “figlio di una cortigiana dal sangue impuro” sarebbe crollata miseramente e il piccolo Aton sarebbe stato un erede più che legittimo e puro, esattamente come, a quanto pareva, veniva considerato a quell’epoca.

Kiya veniva definita spesso come “cortigiana straniera” e Marabel sosteneva il suo aspetto indoeuropeo, ma questo poteva non significare nulla dal momento che le dinastie erano mischiate tra regnanti di vari paesi.
D'altra parte, uno dei busti del piccino, presentava una colorazione effettivamente come da lei descritta, cioè come bronzo vecchio ed era molto, molto improbabile che la bambina avesse potuto essere influenzata da qualcosa, visto che non aveva mai aperto un solo libro sull'Egitto, né ne sentiva parlare in casa.
Cercando ancora, usando il nome di Baketaten, cioè la sorella di Ekhnaton menzionata come reale identità di Kiya, le idee si facevano ancora più confuse: nel leggere i testi inglesi mi veniva il capogiro dopo poche righe: c'erano possibili identità che non parevano avere niente o quasi a che fare tra loro...chi era stata, veramente, Kiya?
E perché nessuno si era posto delle domande sul vero rapporto tra Nefertiti e il consorte, soprattutto dopo la scoperta dell'omicidio di Kiya?
Inoltre, la storia del grande amore pareva un po' artificiosa, vista la presenza provata di mogli secondarie e concubine.
Ho sempre sognato una macchina del tempo...in quel momento la desideravo come l'ossigeno!

L'indomani era sabato e io mi resi improvvisamente conto che in casa mancava praticamente tutto, non solo per me, ma soprattutto per i miei due coinquilini a quattro zampe.
Decisi che avrei fatto una spesa bella consistente per tutti e che avrei programmato un pic-nic in giardino per la domenica...speravo che Marabel non avesse impegni o non desiderasse restare sola accettando di passare la giornata nella nostra mini pineta privata.
Non mi sarei limitata ad ascoltare, volevo saperne di più, volevo sapere il più possibile, anche se sapevo che, qualsiasi cosa potesse raccontare, difficilmente si sarebbe potuta provare.

La domenica Marabel arrivò verso le undici, portando un giocattolo per Grigno, alcuni topini con sonaglio per Micky e un libro sui minerali del Nord Africa per me.
Avrei preferito una foto autografa del Faraone scattatagli per i suoi diciotto anni, ma immagino non fosse una cosa facilmente reperibile, perfino per lei...
Un po' mi aiutò a preparare, un po' giocò con un Grigno entusiasta, un po' chiacchierammo.
Scoprii molte cose, al di là della storia personale tra lei e il Principino: Marabel, per esempio, fin da piccola aveva la mania di mettere le cipolle dappertutto e, anni dopo, scoprì che gli antichi egizi facevano lo stesso.

“Il clima, anche se al tempo delle piene del Nilo era molto migliore di quanto sia ora, era comunque caldo e ovviamente, almeno lungo le zone di esondazione, molto più umido. Infezioni, zanzare portatrici di malaria e altre varie malattie erano all'ordine del giorno, ma loro avevano le cipolle! Influenze, virus intestinali e non, febbri, qualsiasi forma di infezione veniva prevenuta o curata con le cipolle.
Le mangiavano, le passavano sulla pelle, le lasciavano nelle stanze degli ammalati...
Quello che spesso non capivano, e che si è scoperto solo di recente, era che la cipolla “raccoglie” dall'ambiente circostante un enorme quantità di agenti patogeni, ma così facendo diventa a sua volta tossica. Quindi, le cipolle che venivano conservate nelle case, anche se al fresco, diventavano presto veicolo di ciò che avrebbero dovuto eliminare o quantomeno indigeste o inutili.
Per questo non sempre la cura funzionava: avrebbero dovuto essere sempre raccolte di fresco. Loro non capivano perché un giorno funzionassero e due giorni dopo no, per cui finivano per pensare di avere fatto qualcosa di sbagliato o che qualche vicino avesse maledetto le loro case, per esempio.”

Scoprii anche che avevano grossi problemi di masticazione, a causa della grande quantità di sabbia contenuta soprattutto nei cereali che coltivavano, che provocava un rapido consumo dello smalto, anche se gli Egizi erano piuttosto scrupolosi nella cura dei denti, come di tutta la persona in generale: “Il Principino spesso veniva rimproverato perché...beh, tendeva a mangiare tutto senza pane! Un po' come si fa con i bambini di oggi, almeno fino a prima di questo boom di celiachia e intolleranze...lui mangiava pochissimo di quel pane e quando lo mangiava ne sputacchiava ogni volta che sentiva scricchiolare sotto i denti, così finiva per sprecarne un sacco.
Spesso veniva deriso per questo, gli dicevano “Vedi, è proprio un Principino dal palato fino fino!”, ma lui lo faceva di proposito...istintivamente o per comprensione, sapeva che questo lo avrebbe danneggiato.
Inoltre, per quanto non lo avesse conosciuto, suo nonno era morto a causa di gravi infezioni ai denti. Non so se ne fosse al corrente o se semplicemente fosse abbastanza furbo da rendersi conto che la sabbia sotto i denti fa male”

Era buffo e surreale: anni prima avevo guardato anche io un bambino per circa un anno e mezzo e ora parlavamo dei reciproci marmocchi, così, come due baby sitter qualunque, solo che...ci stavamo confrontando su un baby-sitteraggio a distanza di oltre tremila anni!

“Non era viziato” mi spiegò: “Avrebbe avuto tutte le ragioni per esserlo, ma, alla fine, no, non lo era...però aveva comportamenti da “IO sono il Principino!”, dava certe cose per scontate. Per esempio, ricordo come una cosa abituale che lanciava via i sandali e scappava di corsa, lasciandoli lì dov'erano, tanto sapeva benissimo che qualcuno li avrebbe raccolti.

Non potevi sgridarlo per questo, no? Era lui, era il Figlio del Divino Faraone, poteva farlo e lo sapeva. Non gli piaceva portare i sandali, glieli facevano mettere e lui, hop! li scalciava via. Nessuno se la prendeva. Chi gli era intorno li raccoglieva, sennò, beh, prima o poi qualcuno li trovava e li metteva a posto, ma guai se tentavo di raccoglierli io! Non voleva, diceva che non fosse compito mio e si arrabbiava se mi chinavo per prenderglieli.
Non perse mai quell'abitudine, anche se...un giorno, aveva forse quindici anni, stavamo discutendo e lui si tolse i sandali e...si, ho questa immagine, di noi che parliamo camminando e lui ha i sandali in mano. Sorrideva, qualcuno lo salutava e lui si fermava a dare una carezza o una benedizione...con i sandali in mano!” disse ridendo.
C'era una tale, morbida tenerezza, nel suo parlare di lui e nel suo sguardo così distante, che, come al solito, faceva salire un groppo in gola da strozzarcisi.
“Ho trovato una nota, diceva che l'analisi del DNA di Kiya la farebbe risultare come sorella del faraone...è possibile? Voglio dire, se l'analisi lo conferma, immagino sia così, ma potrebbe esistere un errore, secondo te?”

Lei si strinse nelle spalle: “Un margine di errore esiste, si, ma parlarne non è politicamente corretto. A dire la verità, ho visto tante di quelle contraddizioni da non farci nemmeno caso, ma...oh, santo cielo, era così normale che si sposassero tra parenti, là, che magari due cugini finivano per avere un DNA molto simile, come fratelli, per esempio! Io posso dirti che Ekhnaton era più chiaro di carnagione, nonostante sua madre fosse nubiana, mentre Kiya era più scura, ma con un aspetto Parsi o comunque indoeuropeo, quindi di sicuro non era figlia di Tiye, che aveva tratti molto marcati, diversi da Kiya, molto diversi.
Il Principino era più chiaro di un mulatto, ma più scuro del resto della famiglia reale. La sua pelle aveva il colore del secondo busto che abbiamo visto l'altro ieri, quello più grandicello, per cui lei doveva essere figlia di una delle tantissime mogli secondarie di Amenophis, che spesso erano principesse di paesi amici o aspiranti tali, o di territori sottomessi che dovevano all'Egitto dei tributi e davano le figlie come pagamento, aumentando il valore delle proprie offerte al paese dominante. Abbiamo notizie di almeno due mogli Mitanne e Kiya doveva essere figlia della prima di queste.
Senti, ad AkhetAton la chiamavano “L'Orientale” e aveva una cultura amplissima, molto più di Nefertiti, ma di tipo spirituale, come una filosofa o una sacerdotessa e, a millenni di distanza, mi rendo conto che, sebbene alcune fonti avvicinino la religione dell’Aton allo Zoroastrismo, per quanto molto precedente, io mi rendo conto che si trattava di altro, sembrerebbe una forma di enoteismo molto vicina al primo induismo o allo Shivaismo più antico”
Stavo condendo l'insalatona mista e mi cadde il cucchiaio di legno: “Ma allora...potrebbe essere stata un'iniziata? Di un culto così lontano? Se sua madre era in Egitto, sposa del faraone, significa che lei stessa era un'iniziata? O Kiya, da grande, è tornata al paese d'origine?”

Marabel sorrise: “Sappiamo che Amenophis IV°/Ekhnaton non crebbe a Waset con il resto della famiglia, ma in un paese lontano, ad Oriente, da cui portò, presumibilmente, la sua idea eretica. Ma perché il faraone padre spedì il figlio minore all'estero? All'epoca non era proprio comune, non mi risulta ci fosse l'Erasmus...quindi, forse non fu casuale.
Ricordati che Ekhnaton non avrebbe dovuto essere faraone, ma lo divenne dopo la morte del fratello maggiore, e furono in molti a storcere il naso su quel tizio così strano, anche caratterialmente.
Thutmose piaceva, Amenophis junior no.
Penso che Amenophis padre abbia mandato il figlio malaticcio assieme alla figlia avuta dalla principessa mesopotamica, presumibilmente per ragioni più politiche e culturali che religiose.
Lì, evidentemente, il giovinetto egizio fu molto colpito da qualche cultura e religione proveniente da ancora più lontano della terra d’origine della sorellastra, che doveva essere piccina, allora.
E' molto probabile che ci fosse un qualche accordo tra capi di stato per cui la nipotina venisse istruita al paese materno...e Amenophis, che non era inetto come il figlio omonimo, deve aver fiutato qualcosa di interessante. Penso che abbia spedito il figlio laggiù perché apprendesse di prima mano il più possibile su una civiltà antica e affascinante, mentre la bambina veniva istruita come sacerdotessa. Di questo sono certa, Kiya non era cresciuta in Egitto e non aveva avuto una formazione classicamente egizia.”

“Ma allora...il Principino NON era impuro! Era legittimamente erede del trono, non fu casuale la sua ascesa a faraone!”
Lei storse il naso: “Impuro! Il Principino era il più grande tesoro d’Egitto, la cosa più preziosa per tutti. Era più che erede legittimo, ma Smenkhara era in qualche modo precedente a lui in linea di successione, sia per la maggiore età, sia per qualche impiccio non chiaro, fumoso in questa successione. Oltre ad essere di parecchi anni più grande del Principino, era più in salute di Ekhnaton...non che ci volesse molto...la vecchia governante sosteneva che Tiye avesse voluto a tutti i costi mettere sul trono il figlio minore, anche facendo sparire Thutmose che, come dicevamo, pare fosse parecchio benvoluto. Forse sistemare sul trono il nipote era una specie di risarcimento al fratello buonanima.”

Restai un bel po' a fissarla, inebetita: “Cioè...no, fai capire un po'? Mi stai dicendo che Tiye avrebbe fatto secco il figlio maggiore per mettere sul trono il minore?!?”
Marabel fece una smorfia: “La vecchia governante, al mio arrivo ad AkhetAton, aveva superato la sessantina ed era accanto alla famiglia da molto tempo. Lei era stata molto legata al faraone padre, lo riteneva una specie di eroe e un grande statista, anche se, diceva, negli ultimi anni era...andato molto giù. “E poi” diceva “è arrivato lo sgorbio e con quella strega nubiana ha rovinato tutto!”
Evidentemente non aveva amato molto la Sposa Reale del suo eroe preferito. Non so se le cose che diceva fossero tutte vere, ma quelle che mi fu possibile verificare lo erano...pettegola, malpensante, spia, ma penso abbastanza affidabile come fonte.”

Mi sentivo elettrizzata e sconvolta dalle carinerie reali dell'epoca: “Insomma...arriva un faraone con grandi abilità soprattutto politiche, che porta l'Egitto ad un periodo di potere e prosperità, che dura forse...quanto, trentacinque, quarant'anni? E poi, la moglie principale fa secco il suo proprio figlio primogenito per far posto al minore che fa su il più gran casino che si possa immaginare...e da lì inizia un tempo in cui tutti tentano di far fuori tutti...è grandioso!”

Marabel rideva: “Si...direi che calza! I Borgia, in confronto, erano delle educande! Era una situazione davvero complicata e caotica, soprattutto nei rapporti di parentela, dove era normale e perfino consigliabile che tutti fossero imparentati con tutti, alla faccia della variabilità genetica!
Il Principino, però, la pensava diversamente.
Quando parlava di risanare l'Egitto, non intendeva semplicemente restaurare il benessere e la forza economica e militare che suo...insomma, il padre fisico aveva mandato in malora.
Intendeva ben altro: risanare nella mentalità, nelle logiche, nei comportamenti malsani, soprattutto ad alti livelli della società e non solo!
Lui era amato, Eva. Lo era moltissimo, lo adoravano per davvero...ma, purtroppo, aveva tre o quattro nemici, che, casualmente, erano quelli che detenevano il potere.”

Ecco, ora ero sicura che ci stessimo avvicinando al nocciolo di molte questioni: “Tu hai detto, fin da quando hai insultato la maestra, che non erano i dignitari a comandare...”
“No, non erano loro a governare, ma di sicuro tramavano quando lui imponeva la sua volontà e, dal momento che non c'era nessuno più in alto di lui e nessuno più in alto di loro, appena un gradino sotto di lui...era circondato di serpi velenose. Sappiamo come, da che mondo e mondo, la persona al comando sia la più esposta e fragile in caso di intrighi e tradimenti e, spesso, la più sola”

Eravamo a tavola e mi resi conto che non aveva molta voglia di continuare una discussione così complessa durante il pranzo, così parlammo del giardino, di gatti, di mostre nei vari musei e di cose molto banali, come la teoria delle stringhe rapportata al concetto di universo olografico e del bosone di Higgs, nonché il rapporto di tutte queste cose con i testi Vedici e tutto questo mentre Grigno si filava spudoratamente la nostra ospite.
Nel frattempo, però, avevo scoperto che il piccolo Tut Ankh Aton, che non amava le pagnotte sabbiose della sua epoca, andava matto per i datteri, l'uva, i formaggi di capra con il miele e l'anatra arrosto, ma non amava la birra, che era una bevanda assolutamente comune. Preferiva il vino di datteri e il vino rosso d'uva. Oppure latte.

Mi era sempre più simpatico: mi sono sempre detta che, se fossi stata io, nella preistoria, a scoprire la birra, avrei pensato che fosse un'emerita porcheria, privando l'umanità di una delle bevande più amate nel mondo!
Marabel la pensava come me, incredibilmente: probabilmente eravamo le uniche due (tre, contando il Principino) creature al mondo a detestare la birra!
Più tardi, finalmente all'ombra del bungalow con una menta ghiacciata grossa come un secchio, riprendemmo la conversazione: “Dopo la morte di Nefertiti le cose si misero molto male per il faraone. Non aveva mai governato, non lo sapeva proprio fare e ora non poteva regnare senza una Sposa Reale, ma aveva bisogno di un coreggente...si trovava in una situazione davvero spinosa e parecchia gente non vedeva l'ora di farlo saltare.
Così, appena vedovo, prese Merytaton come moglie e Smenkhara come coreggente, al posto di Nefertiti”

Ecco!
“Quindi è vero? Nefertiti fu...faraona al fianco del marito?!?”

Marabel mi guardò molto sorpresa: “Oh, naturalmente! Lo fu per anni, era lei a prendere praticamente tutte le iniziative e le decisioni per quanto riguardava la politica o ciò che era pratico, soprattutto dopo la morte della rivale. Ekhnaton forse fu colpito dalla morte violenta di Kiya più di quanto lasciasse trapelare e lasciò definitivamente ogni incombenza nelle mani della Sposa Reale, non fece nemmeno più finta di governare.
Ora, non si può dire che lei abbia risanato l'Egitto, naturalmente, le cose andavano sempre peggio, anche se le notizie che arrivavano in quella nuova capitale erano piuttosto scarse, ma se e quando le decisioni venivano prese, erano sue e non del marito.
Così, dopo la sua morte, il trono si divise in tre: Ekhnaton, Smenkhara, Merytaton.
Ho un'immagine molto chiara del suo matrimonio col padre: avanzava lungo la sala del trono in una tunica bianca e oro, adornata di gioielli di un lusso mai visto, con un'acconciatura elaborata intrecciata con fili d'oro ed era pallidissima e terrorizzata. Aveva scritto in faccia che voleva scappare, ma avanzava sorridendo verso l'uomo che aveva chiamato “padre” fino al giorno prima. Credo fosse sui tredici anni.
Il Principino e io assistevamo, naturalmente, e lui guardava la sorellastra con un misto di compassione e terrore negli occhi...forse temeva già quello che sarebbe successo”

“Che sarebbe successo alla sorella? O a lui?”

“Beh, probabilmente ad entrambi. Triste per la sorella, felice di non essere al suo posto, almeno per il momento. Ogni tanto gettava occhiate preoccupate verso l'altra sorella superstite, Ankhesenpaaton, che assisteva immobile come una statua. Non so cosa lei provasse: come sai, per me erano delle perfette estranee, qualcuno che incontravo di tanto in tanto in saloni, corridoi e giardini, cui mi inchinavo rispettosamente e via. Loro non mi vedevano neppure. Però, penso che il mio Principino abbia iniziato a rendersi conto che, a meno di un mezzo miracolo, sarebbe stato costretto a sposare la sorellastra e la cosa non gli piaceva per nulla. Mentre la guardava mi stringeva forte la mano, e mi stava appiccicato come avesse paura di vedermi sparire all'improvviso”

Restò per un lungo istante a fissare il bicchiere, girando la cannuccia: “Non passò molto tempo, comunque, che Ekhnaton seguì la moglie e le diverse figlie...Merytaton rimase vedova, cosa che probabilmente non le dispiacque, e Smenkhara dovette prendere sul groppone un trono molto scottante. Sposò la giovane vedovella e la vita continuò in modo sempre più traballante.”
“Ma, quindi, ha regnato un anno, due, tre? Non si capisce!”

Lei rifletté per un po': “Beh, almeno un anno e mezzo con Ekhnaton, poi...all'inizio era guidato dalle serpi real...ehm...dai dignitari. Penso fosse sui vent'anni, era un bel ragazzo, dall'aria un po' annoiata e i lineamenti piuttosto spigolosi. Poi vediamo...meno di due anni, da solo, direi...si, forse due, non molto di più, tra una cosa e l'altra.
Certo, Merytaton doveva essere contenta di essere sposata non più ad un padre malato e sessuomane, ma ad un giovane cugino. Sembrava molto più serena e posso capirla.
Là era così normale che i fratelli sposassero le sorelle e ci facessero figli, è vero, ma era normale perfino che i padri o le madri sposassero i figli. Sai, pochissimo dopo il matrimonio col padre, Merytaton restò incinta.
Per sua fortuna perse il bambino quasi subito, ma io ne fui  sconvolta: ero sicura che si trattasse di un matrimonio politico e basta, di facciata, non che facessero sul serio...non so perché fosse così orribile per me questa storia, in fondo venivo dallo stesso posto, avrei dovuto esserci abituata anche io…eppure ci piansi. Non perché avesse perso il bambino, ma perché lo aveva aspettato da suo padre! Immagina, Eva, se fosse nato, sarebbe stato allo stesso tempo suo figlio e suo fratello!”
Deglutii: mi pareva una cosa assolutamente folle, in effetti, aveva qualcosa di mostruoso. Non mi stupivo che la mortalità infantile fosse così elevata in una civiltà che appariva molto progredita.

Non dissi nulla, la mia faccia doveva essere piuttosto eloquente.
“Il Principino era sempre più pensieroso. Spesso mi chiedeva se avevo notizie di come andassero le cose in Egitto. Buffo, vero? I reggenti non si ponevano molte domande, lui, che era ancora piccolo, si.

Un giorno volle venire con me al mercato, perché sapeva che incontravo i miei contatti.
Fece loro molte domande, fingendo di essere interessato ai pesi, alle giare di mercanzia, ai loro formaggi...era curioso, grazioso, intelligente, nessuno trovò molto strano che fosse lì, con le guardie a pochi passi, a ficcare il regal nasetto in faccende da popolani.
Scoprì che le tribù nubiane, in tutto il Sud, avevano creato una sorta di coalizione e sistematicamente razziavano le navi provenienti da Nord, soprattutto nel caso trasportassero preziosi.
Le varie popolazioni, per secoli vassalle all'Egitto, non pagavano tasse e tributi da anni e i popoli amici, soprattutto verso l'Asia, avevano interrotto quasi del tutto gli scambi commerciali, poiché non ritenevano l'Egitto un paese affidabile, a causa dei molti debiti non pagati.
L'esercito era allo sbando totale, i templi quasi tutti chiusi e in stato di abbandono, la criminalità saliva di giorno in giorno e lungo le coste, a Nord, i pirati si nascondevano nel delta assalendo le navi mercantili dirette lungo il Nilo.
Ogni giorno cresceva il pericolo di essere attaccati da paesi limitrofi, dal momento che non esistevano forze militari a difendere il paese.

Lui ascoltò tutto il racconto molto concentrato e sempre più turbato:
“NeferuAton riceveva spesso delegazioni dall'estero...Nubia, Mesopotamia, Keftiu...cosa significa che il paese non paga i debiti?” si informò. “Che Nefertiti riteneva che il paese non dovesse pagare per le merci che importava, poiché quei paesi erano ritenuti vassalli, cosa che spesso non era vera e offendeva profondamente i regni amici...Altre volte prometteva pagamenti, che però raramente arrivavano, viste le situazioni dello stato.
L'oro che avrebbe dovuto pagare i debiti veniva usato qui, nella città, per comprare i fedeli e per rendere AkhetAton sempre più splendente, ma non c'era se non per pagamenti parziali e frammentari.
Non c'è nulla per il paese, Principino. A Waset e Men Nefer gli uffici contabili sono chiusi da anni, i conti dello stato non sono seguiti da nessuno, non credo esista una contabilità di qualche genere, a parte a livello di famiglie”
Lui annuì, riflettendo: “Io non posso fare nulla, eccetto provare a consigliare mio cugino, ma dubito che ascolterà un bimbetto...vuole lasciare AkhetAton, ma non subito, per non urtare i dignitari che qui hanno costruito il loro potere. Penso tema che urtarli possa significare per lui una morte prematura ed improvvisa, naturalmente”

Faceva impressione sentir parlare in quel modo un bambino dal visetto con ancora le rotondità dell'infanzia, sottile come un giunco e minuto come un uccellino, ma lui era lui e ormai ci ero abituata.
I miei contatti, invece, lo guardavano affascinati, totalmente innamorati di lui e li comprendevo bene.
Chiese ancora notizie della capitale, voglio dire, di Waset, di Men Nefer, dei confini, del popolo, di come si sviluppasse la criminalità, se fosse occasionale o organizzata e chi fossero i pirati, se erano in grado di dirglielo.
Discussero per ore, fingendo di fargli assaggiare formaggi, frutta, bevande e mostrandogli la fattura degli orci e delle casse che contenevano il burro.
Io per lo più ascoltavo, fiera di lui come lo avessi fatto io, mentre i miei amici sembravano toccare letteralmente il cielo con un dito per l'emozione di averlo lì a discutere con loro come un vero reggente.
Intelligente, saggio, umile, curioso e rispettoso.
La moglie dell'uomo continuava a guardarmi e, indicandolo, sorrideva incantata e piena di speranza.

Rifletteva molto, in quel periodo si era fatto pensieroso e solo quando correva a cavallo riusciva a distrarsi veramente e a tornare il fanciullino di sempre.
Un giorno, mentre giocavamo ad osservare i girini nel laghetto, mi accorsi che era più serio del solito e gli domandai cosa non andasse.
Lui strinse le labbra nel suo modo caratteristico, girando in giù gli angoli della bocca, forse cercando le parole giuste.
Poi mi guardò molto, molto intensamente, con quello sguardo che non usava mai con me, quando gli occhi gli cambiavano colore e diventavano come vortici scuri che facevano perdere l'equilibrio a guardarli, e poi mi disse: “Io sono qui perché ho qualcosa da portare a termine, qualcosa di molto importante. Non sono qui solo per riportare ordine e prosperità all'Egitto, sono qui per ben altro. Ma se non riuscirò a portare ogni cosa a compimento, allora l'oscurità scenderà sul mondo, non solo sull'Egitto e sarà per molto, molto tempo. Verrà una notte di cui nemmeno io riesco a vedere l'alba”
Aveva nove anni, l'età in cui, secondo le datazioni ufficiali, salì al trono. In realtà salì al trono un anno e mezzo dopo, ma era comunque molto, molto presto.
In qualche modo, almeno idealmente, lui era già sul trono, su quel trono che era  suo, come diceva lui. Non lo diceva perché lo desiderasse, ma perché così era e doveva essere, punto.
Non ne era felice, anzi...se ci pensava diventava immediatamente cupo e preoccupato.
In quel periodo Merytaton rimase incinta di Smenkhara...la gravidanza, questa volta, andò bene, ma...né lei, né il bambino sopravvissero. Fu un colpo per tutti, quello.
Il giovane faraone ne fu colpito molto più di quanto avrei mai immaginato e cadde in uno stato di profonda tristezza.

Poco tempo dopo dovette sposare Ankhesenpaaton e compì il suo dovere, ma non si riprese.
Presumo che il matrimonio non fosse solo formale, almeno non per tutto il tempo, ma di sicuro non teneva alla nuova moglie, non era che un dovere.
Si trattavano bene, rispettosi, educati, freddamente cortesi. I dignitari non erano contenti, ma ritenevano fosse solo un brutto periodo.
Non so se fosse stato così profondamente innamorato di Merytaton o se a gettarlo tanto a terra fosse tutto l'insieme di quella situazione: in quei sei anni in cui rimasi ad AkhetAton io stessa vidi un numero di morti strane e premature impressionante.

C'era tensione, lo stesso faraone era tirato come una molla da vari dignitari con diverse e spesso opposte idee sul governo, che finivano per insultarsi l'un l'altro e tentare in ogni modo di screditarsi gli uni gli  altri ai suoi occhi.
Si racconta che il Principe Thutmose fosse una persona molto retta ed intelligente. Se Smenkhara aveva preso un po' da lui, doveva averne veramente le scatole piene...e doveva sentirsi molto solo.
Solo che...beh, al momento della sua ascesa al trono, Smenkhara non era, o non sembrava, un grande statista, anche se pareva voler prendere le distanze dalle idee del predecessore, ma ora, dopo la vedovanza, lo stato di prostrazione in cui precipitò fece si che diventasse del tutto indifferente al suo ruolo.
Svolgeva i suoi compiti formali, ascoltava, assente a tutto, poi lasciava che i dignitari prendessero le decisioni o si scannassero nel farlo.

Il Principino era sempre più teso: lo osservava preoccupato, cercava di distrarlo, di parlare con lui, inutilmente.
A volte lo osservava di nascosto e sussurrava: “No, per favore! Non ora, non ancora, non sono pronto, è troppo presto, non posso farcela!”
Non mi diceva più: “Is, mi aspetti? Mi sposi quando cresco?” ormai aveva capito che, a meno di un miracolo, non avrebbe mai potuto opporsi alla legge reale.
Quando eravamo soli, al sicuro, mi abbracciava e restava in silenzio, a volte con la testa sulla mia spalla, a volte guardandomi con le lacrime agli occhi.

Anche Ankhesenpaaton era cambiata...non lo trattava più come una seccatura, o con sufficienza, né cercava di evitarlo, anzi.
Spesso si fermava a chiacchierare con lui, o gli chiedeva di mostrarle il suo arco o se voleva giocare con lei a senet.
Ho un'immagine...io ero inginocchiata a terra che riponevo le sue cose in una cassapanca, mentre lui era a qualche lezione, e lei arrivò alle mie spalle, tutta intimidita, chiedendo se non ci fosse suo fratello.
Le risposi che sarebbe tornato più tardi e lei fece per andarsene, poi mi chiese se poteva aspettarlo: “Ci vorrà un po', non credo torni prima di metà pomeriggio”
“Ma tu non vai da lui?” si informò: “Tu sei sempre con lui...”
“No, lo raggiungerò solo più tardi, devo sistemare tutto questo, anche se lui non vuole, dice che non è compito mio, ma io preferisco che non ci sia troppa gente a mettere le mani nelle sue cose. E poi deve fare tiro con il Maestro d'armi. Possiamo andare ad assistere, se vuoi”
Lei annuì, poco convinta e restò per un po' a ciondolare i piedi da una sedia, poi se ne andò triste e delusa.
Era molto sola. Il Principino lo era sempre stato, e allo stesso tempo non lo era mai stato, perché io ero con lui ed ero sua. Non c'era spazio per niente e per nessuno tra me e lui, eravamo più uniti dei blocchi che costruiscono le grandi piramidi!

Forse nemmeno io, per molto tempo, mi resi conto di quanto fossimo un’unica cosa...
Lei, al contrario, era sempre stata circondata da sorelle, dalla madre, dal padre, da altri cugini e parenti vari che, seppure secondari, se ne erano andati anche loro uno dopo l'altro...tutto ciò che le restava erano il marito e il fratello.
C'erano il Gran Visir e sua moglie, certo, che erano suoi parenti, ma avevano una quarantina di anni più di lei.
Aveva dodici anni ed era sposata al vedovo della sorella, a sua volta vedova del padre...Credo che questo l'abbia fatta crescere molto, e molto in fretta.
In ogni caso, il giovane faraone non si riprese, o non gliene diedero il tempo...fatto sta che meno di un anno dopo, iniziò a stare improvvisamente male.
Gli ci vollero due settimane per levarsi di torno, povero ragazzo!

E fu così che il mio bambino mi venne rapito da dignitari, sacerdoti, ancelle, precettori, nobili...da una folla di facce avide e fameliche di potere e ricchezze.
Non lo vedevo praticamente più, se non da lontano, indaffarato e soffocato da mille incombenze e impedimenti.
Per anni, ogni sera, si era ripetuto lo stesso rituale: pregavamo insieme, poi lo coprivo, spegnevo i due lumi nella sua stanza, gli davo il bacio della buonanotte e mi coricavo.
E, un attimo dopo, lui si infilava sotto la mia coperta e mi abbracciava.

Tempo  prima, una sera, dopo il bacio della buonanotte, mi aveva afferrato il polso: “Is...non posso più venire da te, non sono più piccolo e non è prudente. È bene che io impari a restare nel mio letto, da solo”
Avevo annuito ed ero andata nell'altra stanza.
Non mi ero mai sentita così sola, così abbandonata e così ferita.
La mia favola personale, quel periodo sospeso nel nulla, senza tempo, senza passato, né futuro che apparteneva a noi soli, in cui avevamo vissuto per oltre sei anni, era finito e molto, troppo presto, sarebbero finite molte altre cose.”

(...continua: parte 6)

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